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La musica sacra

L'Illustrazione Popolare – 10 settembre 1882

Il clero cristiano, al momento della primitiva istituzione, innalzava verso il Cielo la voce con cantici? S'egli cantò, opina uno scrittore, fu a voce sommessa, per tema che i romani imperatori lo sentissero. Ninno ignora le persecuzioni ch'ebbe a soffrire la chiesa nascente. I fedeli si ritiravano nelle catacombe, o quadro 1 nascondevansi in altri sotterranei per pregare Iddio. Or dunque s'ella ebbe una musica, rimase sepolta in quegli antri tetri ed oscuri ove la musica fu cantata.
Del resto, Filone dice, parlando delle assemblee notturne dei primi cristiani: Dopo il pasto della sera cominciano i sacri cantici: tutti stanno ritti e scelgono fra essi due cori, l'uno formato d'uomini, l'altro formato di donne. Ognuno di questi cori, ha per capo una persona abile in musica e per lo più d'imponente statura. Si cantano allora inni sacri di diverse maniere; ma l'uno dei cori fa udirsi separatamente, ora ambidue insieme si uniscono in un immenso ed armonioso accordo. - Tale era il coro degli antichi greci, tale è quello dei nostri odierni drammi lirici.
Ad un tratto, le arti appaiono distrutte, e non si ristabiliscono poi che con gradazioni. - Però il canto fermo viene da più lontano della nascita di Gesù. I primi cristiani lo tenevano dai greci del paganesimo, come noi lo teniamo dai primi cristiani: - questo è un prezioso avanzo della migliore musica che sia stata cantata dagli uomini, la quale, quantunque un po'travisata, ha delle parti commoventissime per coloro che hanno conservato qualche gusto per la bella natura. Anche dopo l'istituzione dei canto nelle chiese cristiane venne serbata una diversità fra il canto della chiesa greca e quello della chiesa romana, e questa diversità rimase nel canto fermo moderno. Impossibile era che cotesto canto non degenerasse allorché si adattò ad un idioma che non era quello per cui lo si aveva creato. Il canto essendosi perduto, tutta la chiesa romana salmodiò a un dipresso come sogliono i cappuccini a vespro e compieta in alcune città.
La corruzione di questo gusto non fu universale; i sacerdoti italiani presero cura perché tutto ciò che rimaneva di questo canto non andasse interamente perduto. Ad essi dobbiamo quei preziosi frammenti che ci rimangono di quella melodia.

Sant'Ambrogio, arcivescovo di Milano, ne fu il primo ristauratore. Sorprende nel vedere come la storia ecclesiastica, che ha raccolte tante minute cose, non ci abbia conservato una delle più grandi. Non sarebbe indifferente di sapere chi fu quello che per il primo insegnò a tutte le nazioni cristiane a pregare Iddio all'unisono.
Alla fine del quarto secolo sant'Ambrogio stabilì un sistema regolare di musica religiosa, e prescrisse un metodo di canto, il quale ebbe poi il suo nome, ed era in parte fondato sul sistema dei greci. Saut'Agostino parla con trasporto della impressione che ne provò. A misura, dic'egli, che le voci penetravano nel mio orecchio, io sentiva la verità giungere al mio cuore, e i movimenti interni della pietà che mi animava si spandevano al di fuori in lagrime di gioia.
Il papa Gregorio, primo di questo nome, generalmente chiamato il Grande, terminò ciò che sant'Ambrogio aveva solo incominciato. Non innalzò edifizio: non fece che porre ciascuna pietra al suo posto. Questo canto di chiesa da lui stabilito prese il suo nome, e si vide anche in questa circostanza che vi sono dei restauratori più utili che i fondatori. Allorché un'arte rimane nella sua prima semplicità, non se ne parla; ma dal momento che si perfeziona, le dispute incominciano.
Il papa Gregorio bandì dal canto ambrosiano certe note tolte alla musica dei tempi del paganesimo, e gli restituì la maestà severa che gli si conveniva. Il quadro 2 canto Gregoriano, usato nelle chiese cattoliche dei nostri giorni, ha ricevuto, a cagione di questo carattere grave e semplice che lo distingue, il nome di canto fermo, o canto piano.
Il più notevole componimento in questo genere di musica è il celebre Miserere composto da Antonio Allegri, sul principiare del XVII secolo, e cantato nella cappella di San Pietro al Vaticano nella settimana di Passione.
E' cosa nota che in Occidente ristauravano il canto ecclesiastico sant'Ambrogio e san Gregorio; - e san Basilio, nell'Oriente. Ma non è affatto vero, come alcuni dicono, che vi contribuisse ancora in Oriente san Giovanni Damasceno.
L'altro celebre canto introdotto nelle nostre cerimonie religiose da papa Gregorio, da cui prese nome di gregoriano, è un canto che la Grecia (dicono) aveva consacrato alle feste di Cerere Eleusina, ai tempi di Pericle.
Oltre del canto fermo, havvi forse un'altra musica di chiesa anteriore a quello, e si disse dei Cantici. Il primo che si cantò, e che in uno si ballò, fu il Cantico dei Cantici. Si vuole che le parole e la musica fossero di Salomone, divertimento musicale che aveva composto pel giorno delle sue nozze colla figlia del re d'Egitto.

All'epoca del risorgimento delle arti, il canto fermo diede alcune idee per la musica profana: ma questa musica non fece grandi progressi, e rimase nell'oscurità. Qui ebbe principio l'epoca dei famosi trovatori, i quali percorsero tutta l'Europa, divertendola con poesie di nuovo genere e con canti di vari metri. Ciò durò sino al termine del XV secolo, epoca in cui nacque l'opera in musica, e s'inventò dagli stessi italiani la musica profana.
Ma avendo io creduto necessario di dare un rapido cenno storico della musica sacra, solo di quest'oggetto mi occuperò.
La prima grande solennità religiosa con musica di cui parla la sacra storia ebbe ad argomento il miracoloso passaggio del Mar Rosso operato dagli israeliti. Mosè e i suoi fratelli, in un cantico maestoso e pieno di cose magnifiche e d'idee sublimi, ove confondeansi le loro innumerevoli voci, accompagnato da un fragor di strumenti somiglianti ai nostri tamburi, - celebrarono la ricuperata loro libertà e la distruzione dei loro nemici.
Quest'inno doveva essere d'una straordinaria bellezza musicale: più tardi, assai più tardi, il celebre Haendel ha tentato di riprodurre alcuno di quegli effetti, e il suo lavoro fu posto fra le sue opere principali. In Francia, Lesueur, Méhul, Cherubini, Gossec tentarono di ristaurare alcuni canti dell'antichità, i quali pel loro carattere grave e solenne, quale si conviene alla musica sacra, produssero profonde sensazioni. Ai tempi di Davide e di Salomone la musica religiosa aveva acquistato, pare, una purezza ed una grandezza della quale mal potrebbe formarsi un'idea ai giorni nostri.
Un numero considerevole di persone, erano adoperate nelle cerimonie sante, o come coristi, o come suonatori. Tuttavia non si conosceva allora l'arte di esprimere la musica con caratteri; s'insegnava e si perpetuava soltanto colla tradizione. - In Roma, le cerimonie musicali conservano ancora l'imponenza e la solennità delle pompe religiose antiche.

Penetra solo il ciel quell'armonia,
Che invece d'intuonar canto che nuoce,
Piange le colpe sue con Geremia.
Tale deve essere la musica sacra. Nulla di profano deve degradare il suo sublime carattere. I versi che abbiamo citati sono di una delle più belle ed energiche satire di Salvator Rosa, dettata da giusta bile contro i profanatori della musica da chiesa. Egli, essendo pure eccellente musico, e pieno di buon gusto, si scatena nella detta satira con alcuni musici e cantori dei suoi tempi i quali confondevano generi, frammischiando il comico al tragico, ed il profano al sacro.
Il famoso Lulli diceva di un'aria ch'egli aveva fatta per il teatro di Parigi, e che, metamorfosatasi in mottetto, si cantava alla messa: Seigneur, je vous demande pardon; je ne l'avais pas fait pour vous!
Ciò che si richiede ne' templi è una melodia, una armonia calma, sentimentale; ci vuole una voce pia, devota, che s'inalza; deve essere la fiducia, l'amore più puro, l'entusiasmo, ma un entusiasmo non frenetico, uno slancio senza violenza di passione, una espansione senza delirio.
La musica ecclesiastica di Palestrina ha tutte le magnificenze e l'intonazione solenne del genere, del soggetto.
Un bellissimo canto, e melodie sante sono quelle composte sul Miserere dall'Allegri. Questo insigne lavoro, questo perfetto modello, fu per Mozart ciò che il Torso di Belvedere fu per Annibale Caracci e per altri grandi pittori. Il Miserere dell'Allegri è una scuola di musica: e da molti anni si eseguisce in Roma nella più grande solennità, e desta sempre ammirazione e devozione. Il Miserere d'Iomelli, quello di Leo, lo Stabat di Pergolesi, il Requiem di Mozart, sono anche modelli di musica religiosa. Il Miserere di Lulli era considerato come uno de' suoi capolavori. Madama di Sévigné nel citare il Libera di codesto maestro, e descrivendo l'effetto della sua esecuzione, dice che, ascoltandolo: «Tous les yeux étaient pleins de larmes: je ne crois pas qu'il y ait une autre musique dans le ciel.»
I Salmi del celebre Benedetto Marcello, chiamato da' suoi contemporanei il Principe della musica sacra, son considerati, nell'armonia, nella composizione dell'insieme, nella espressione, nella melodia, nel carattere e nella filosofia, modelli compiti della musica che si addice alla chiesa; - veri monumenti dell'arte e del genio.
Lo Stabat di Palestrina, il Messia di Haendel, la Passione d'Iomelli, l'Alleluja di Hasse, la Creazione di Haydn, il Davide penitente di Mozart, il Sacrifizio di Abramo di Cimarosa, il Monte degli Oliveti di Beethoven, il Pater noster di Naumann, Sisara e Debora di Guglielmi, la Passione di Cristo di Paesiello, Giuseppe di Méhul, le Messe di Scarlatti, di Stradella, di Durante, di Cherubini, le composizioni di Boccherini, di Bach, di Sacchini, di Piccini, di Rink, di Lesueur, di Gossec, di Basilj, di Raimondi, l'Ave Maria d'Arendelt, ed altri, sono i veri tipi del genere.
Questi compositori giunsero al segno; forse in alcuni, in mezzo a tante bellezze di espressione, di sentimento, di filosofia dell'arte, è da desiderarsi qualche volta quella gravità, quell'unzione religiosa, quella sublime semplicità che caratterizzano lo stile della musica ecclesiastica, e che deve sempre conservare.
La Stabat Mater di Giovanni Battista Iesi, detto Pergolesi, nato nel 1704, e morto di 33 anni, è il capolavoro della musica sacra, è il componimento più melodioso, più armonioso, più bello, più espressivo, sentimentale, filosofico, sublime, infine il più compiuto e perfetto della musica di chiesa. Con ragione, il Pergolesi è considerato come il Raffaello della musica; egli giunge colle sue note al sublime delle sacre carte.
La potente influenza dei soggetti religiosi si è sempre fatta sentire con forza su i grandi ingegni. L'idea della divinità ingrandisce, innalza, trasporta l'umano intelletto.
Si potrà forse opporre alla nostra asserzione la grandezza e la potenza dei greci e di tutte le grandi nazioni del paganesimo; ma l'ardente, la brillante, l'elevata immaginazione de'greci non seppe abbellire, ingrandire le fole ed i sogni dell'antico tempo? Perciò s'innalzavano al disopra di tutti i popoli. In tal modo, questa nazione coraggiosa, sensibile, che si prostrava nel tempio di Giove Tonante, e che sacrificava a Venere, alle Grazie, ad Amore, fu debitrice dell'impero del mondo all'incanto poetico delle sue divinità.
Molti fra i capi d'opera della poesia, della pittura, della scultura e della musica sono quelli il cui scopo è stato di tributare omaggio alla divinità.
Quanto Omero è sublime nel dipingere l'onnipotenza! Egli è il vero modello del Giove di Fidia. Havvi cosa più bella della descrizione che Virgilio fa della divinità rappresentata ne' personaggi del paganesimo? Dante, Tasso, Milton, Klopstock, Corneille, Racine ed altri sommi poeti composero capolavori sovra soggetti divini e religiosi.
Raffaello si è immortalato nel dipingere i fatti del Testamento nuovo, e Michelangelo quelli del Testamento vecchio.
L'armonia della musica sacra deve essere severa, pura, di una misura grave, dignitosa e di un ritmo appropriato al sentimento che esprime. Da cotesti componimenti doveasi bandire ogni qualsiasi sfoggio di voce e di stromenti concertisti; occorrono gradazioni di tinte per colorire il moto del sentimento, ma devono essere saviamente adoperate; allora si vedrà che il canto ecclesiastico, col suo fare semplice, grave e maestoso, può bastare per sé solo all'uopo delle più grandi solennità cattoliche. Questo genere deve presentare delle forme grandiose, non solo pel soggetto, ma per la vastità dei luoghi come i dipinti che l'adornano.
E' dunque generale desiderio di fare ritorno ai veri e grandi modelli, alle buone e antiche tradizioni; - è mestieri che ogni cosa ripigli il proprio corso; egli è giusto (e noi non siamo i soli che facciamo voti) perché la musica improntata di un carattere religioso, come quella che si eseguisce alla cappella Sistina in Roma, domini esclusivamente ne' templi, e perché la musica profana con tutti i suoi accessorii non esca dal teatro o dai concerti. Che la gioventù studiosa non dimentichi che esistono le opere di Palestrina, d'Allegri, di Marcello, di Pergolesi, di Mozart, che seppero parlare il linguaggio musicale ecclesiastico, il quale deve innalzarsi a una sfera più pura.

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