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    Pezzi di storia

Due inventari della Chiesa di Santa Margherita (1646-1674)
di Arturo Ferretto

Il Mare – 27 giugno + 4 luglio 1925

Pochi mesi prima che la chiesa di Santa Margherita venisse da S.E. il card. Stefano Durazzo, arcivescovo di Genova, smembrata da quella di San Siro, ed entrambe chiesa dichiarate autonome, i massari di Santa Margherita – Scipione de Bene, Filippo Schiattino, Bernardo Roisecco e Battista Cavassa – compilarono l'inventario di essa, in data del 30 luglio 1616.
Lo tolsi dalla filza settima degli atti del notaio Gio. Quaquaro, tutti stipulati a Santa Margherita, che racchiudono le migliori pagine sconosciute della storia sammargheritese, conservati nell'Archivio Distrettuale di Chiavari.
L'elenco asciutto non ha solo un'importanza per la storia del nostro focolare, ma le argenterie e le sete hanno un'importanza speciale per la storia delle oreficerie, dei broccati e dei damaschi, nella cesellatura e nella tessitura dei quali Genova e le borgate, ingemmanti la ghirlanda frastagliata del nostro golfo, pieno di malia, andavano orgogliose.
I massari notano:
«Paia tre tunicelle, una di broccato di oro, e altra di damasco oro, l'altra con frangia di seta; pianete sei con guarnigione di oro e cinque senza oro; due piviali, uno con oro; baldacchini quattro, cioè due con oro e l'altro senza apposto il sopracielo cremesile; paramenti diciassette di diversi colori, undeci de' quali con oro; due tovaglie di damasco per il letterino, una de' quali con oro, e dodici altre senza; un velo di tela con oro; cossini per gli altari otto, cinque dei quali con oro; moschetti de seta quattro, ed uno di tela bianca; tappeti di lana tre; due pezzi di tapezzerie di damasco cremesile con frangia di oro; due altri pezzi di tafetà giallo e rosso; due altri pezzi di tapezzerie di Fiandra; una portera di taffetà rossa per S. Domizio con oro; una tela di damasco rosso per coperta alla cassa, quando si porta Nostra Signora; due calici di argento dorati; tre lampade di argento grandi, e due altre piccole, una apresso il Priore e un'altra apresso li deputati per le reliquie di S. Margherita; un Ostensorio di argento; un vasetto per il Viatico di argento; un altro per l'Olio Santo; tre altri vasetti di argento per l'Olei Santi e un altro per il battesimale; una croce d'argento con pomo di ramo squadrato; una crocetta di argento sopradorata; l'aspersorio di argento; una navetta e turribolo e cucchialetto di argento; una croce di latone; un ruxentaro di ramo ed un altro piccolo; cinque bacili di lattone, cioè due grandi e tre piccoli; venti candelieri di latone; sei lampade di latone; un campanino di metallo; tre borse con corporali con l'oro e tre senza oro; ventiquattro tovaglie per gli altari; sette camici; amiti otto; cotte cinque; ombrella per la Comunione con sua crocetta; cinque coperte per le pissidi; tre de' quali con oro; una borsa di taffetà per Viatico; altra per l'Oleo Santo; sei cordoni; quattro libri; due rituali; dieci friggi per li paramenti; otto mandilli per asciugare le mani; un forzero di noce presso il Rettore morto; un paio di faldette di chiamelotto bianco; un confalone di damasco rosso con la impronta di Nostra Signora, altro di taffetà guarnito d'oro».

Più ricco ed interessante è l'inventario, tessuto il 22 gennaio del 1674, dall'arciprete Antonio Maria Figari.
Comincia dal Guardarobba della Canonica e nota:
«Statua d'argento di S. Margherita con suo diadema e palma; quattro lampade d'argento con bacile; altra lampada pure d'argento senza bacile ed altra rotta e vecchia con le sue sei nocette; un calice dorato con sua patena; una croce d'argento con pomo di rame; un calice d'argento con sua patena; turribulo e navetta di argento; due paia corone d'argento indorato di N. S. del Rosario e Bambino; pissidi due d'argento; ostensorio pure d'argento; altro calice d'argento dorato; asperges d'argento, che è in chiesa; un vasetto piccolo d'argento per la Comunione degli infermi.
Baldacchino, pianeta, piviale e tunicelle di damasco cremisi, guernite di oro con stole, manipoli e fiocchi; altro baldacchino, pianeta, tunicella piviale e borsa con veli bianchi guarniti d'oro, con stole, manipoli e fiocchi; una pianeta di damasco verde ed altra violacea di tafetà, con rame color d'oro, guarnite d'oro; piviale violaceo di damasco con rame di color d'oro con una stola guarnita d'argento; piviale, tunicelle, pianeta e borsa di tela d'oro, ossia broccato, con fiori di seta di diversi colori, guarnite d'oro con le arme Schiattino e due cuscini simili per l'altare.
Una borsa di damasco bianco e rosso, guarnita d'oro; un confalone per la Croce di damasco cremesi, con l'immagine di N. S. del Rosario, e suoi ornamenti; una tovagliola, ossia coperta di ancona di tafettà bianco con fodra gialla, lavorata d'oro, che si pone al pulpito; due tapezzerie di damasco cremisi; due altre tapezzarie di tafettà gialle cremesi; una bandiera di tela con l'immagine, con l'impronta di Santa Margherita, per la fabrica della Chiesa; dieci palmi tela d'argento colore incarnato.
Una stola ed un manipolo di damasco cremesi con oro; un copriletterino di damasco cremesi con oro; moschetto di damasco cremesi per il tabernacolo; due mandilli per il calice, uno bianco e rosso e l'altro verde e di altri colori; altro copritavolino di damasco bianco, guarnito di seta; altri tre mandilli per i calici, cioè uno bianco e color d'oro e d'altri colori, altro cremesi con pizzetto d'oro, l'altro incarnato, altro di tela d'oro con remaggi dell'istessa seta con l'arma Schiattino.
Tre vesti per la pisside, cioè una di raso verde, guarnita d'oro, altra di raso pure verde, lavorato d'oro, l'altro di raso cremesi parimente lavorata di oro, un friso di pizzetti per l'altare; un Sacro Convivio di forma grande indorato; le spallere per l'altare, di carta inargentata».
Nella Sacristia:
«Una pianeta di raso bianco con la croce di tela d'oro, ornata d'oro, con sua stola e manipolo; altra di teletta nera guarnita d'oro con stola, manipolo e borsa; altra di tabi violaceo, con croce di due colori, cioè violaceo e bianco, con sua borsa guarnita di trenino; altra pianeta di damasco cremesi, con la sua croce cremesi e gialla, guarnita di seta; altra pianeta verde di tafettà con borsa verde e violacea guarnita di seta; una borsa di teletta turchina, guarnita d'oro; altra borsa violacea, guarnita d'oro; dodici corporali; due mandilli da calice verdi, uno di seta e l'altro di brilla; altro mandillo di damasco verde, due incarnati con pizzetti d'oro, altro di seta rigato, altro di tafettà bianco con pizzetti d'argento; altro bianco di cadeneglia con fodra cremesi di seta; due altri neri di tafettà bianco, altro di brilla di diversi colori, altro di damasco avinato, con pizzetti bianchi; altro simile con pizzetti rossi; altro rosso di seta, guarnito di fenogietto, altro di tela bianco lavorato di rosso; tre mandilli bianchi di rete lavorati; tre altri di tela guarniti, cioè uno di rosso, altro di ferrugine, l'altro di turchino,
Dodici frixi per li altari di diversi colori di tela guarnita di seta; friso cremesi di seta con pizzetti d'oro; sei altri frisi di pizzetti con mostra di seta, cioè tre buoni e li altri tre ordinarii; un tafettà cremesi, con pizzetti d'oro, col quale si copre la credenza quando si canta messa; due manti bianchi di N. Signora; altri tre cremesi con pizzetti, cioè due d'oro e l'altro d'argento; una scatola piena di fiori finti; tre camici sottili buoni, accettati, e altri tre ordinarii; due cotte sottili accettate, due ordinarie e altra piccola vecchia; amitti sette; asciugamani quattro; tovaglie per gli altari 21; quattro tovaglie per la Comunione; una pietra sacra di marmo; pianeta antica turchina con croce rossa; due coperte di velexe turchine per le ancone; due cuscinetti di damasco verde, guarniti d'oro; due di damasco cremesi con oro; due altri di chiamelotto cremesi con oro; due altri di chiamelotto rosso guarniti di pizzetti neri; due altri di damasco turchino.
Una bandiera di tela con l'impronta di S. Orsola; un pezzo di brilla per la settimana santa; tre baldacchini per Esposizione, uno di broccato, l'altro bianco e l'altro turchino, lavoralo d'oro; uno piedistallo per detti; piviale e tunicelle di damasco violaceo, guarnito di seta; baldacchino rosso di damasco con suoi fiocchi guarnito di seta; moschetto di damasco verde per lo tabernacolo, guarnito di seta; moschetto grande rosso di tela turchina ed altro violaceo; pianeta turchina antica con crocer rossa; due palii vecchi violacei senza telaro; due pezzi di friso, che serviva per la tapezzeria di damasco; una cinta rossa; una valdrappa da cavallo; due evangelii di San Giovanni con cornice, uno dorato e l'altro argentato; 3 messali; 2 lampioni; un parasole per la Comunione; una Croce piccola per l'offerta; una pianeta bianca, una nera, una rossa, altra violacea per i giorni feriali; 14 candelieri di latone, sei nuovi grandi di legno inargentati; una cornice di ebano per uno evangelio, di S. Giovanni; quattro cordoni bianchi di filo, due rossi di seta; un campanello per la Comunica; un turibulo, una navetta e tre bacili di latone; due rituali; un ruscentareto di latone; un capino avinato di chiameloto, fodrato di tafetà rosso; una chiavatura con chiave che è della porta del deposito; reliquario d'argento con reliquie di S. Margherita; cassetta dorata con cristalli con reliquie di San Domizio m.; altra cassettla simile; un cofanetto fodrato di rosso con reliquie di San Domizio».

L'arciprete Antonio Maria Figari, dopo che compilò il 22 gennaio del 1674 l'inventario del Guardarobba della Canonica e quello della Sacristia, aggiunge quello della chiesa, ove trova:
«Tovaglie otto dagli altari; palii per gli altari venti, cioè uno di tafetà verde, guarnito d'oro, altro di damasco bianco, guarnito d'oro, altro di teletta cremesi, guarnito d'oro, quattro di damasco cremesi, guarniti d'oro, uno violaceo guarnito di seta, altro di tafettà turchino, guarnito d'oro, altro di damasco turchino, guarnito di argento, altro verde di seta guarnito di seta, altro rosso di chiamelotto, guarnito di pizzetti neri, altro in broccato d'oro con remaggi, guarnito d'oro con l'arma Schiattino, altro di tela d'argento cremisi, guarnito d'oro, altro di seta violaceo, guarnito di seta, altro di damasco verde con oro, altro di teletta nera, guarnito d'oro, altro di damasco bianco, guarnito di seta, altro di damasco turchino con oro, altro verde ed altro violaceo vecchi all'altare dell'Angelo Custode; due busti dorati; otto candelieri di legno dorati; otto vasi grandi dorati; otto spallere grandi per l'altare; otto spallere più piccole di seta; quattro mazzi per la Cassa di Nostra Signora; dodici altre spallere; quattro tappeti verdi, uno rigato; baldacchino vecchio per la Comunica; vasi d'argento per li Olei Santi e Battesimi; altro vaso d'argento per mandare a prendere gli Olei Santi a Genova; altri tre simili di stagno; bottiglia di stagno nel Battistero; statua di N. S. del Rosario, altre di N. S. della Rosa, di S. Domizio, di S. Antonio e di S. Giovanni Evangelista; quadro grande di S. Caterina, quadro piccolo di S. Giuseppe; dodici candelieri di legno inargentati; due pezzi di tappezzerie all'altare del Rosario di due tele rosse e gialle; tre torchie di cera bianca in coro, altra all'altare del Rosario; altri dieci vasi di fiori per gli altari; statua di S. Sebastiano con sua cassa; quattro candelieri di ferro; cinque marmi per le aste del baldacchino; cuscinetti ordinarii sopra li altari otto; moschetto bianco di tela rara al tabernacolo; due libri per il coro».
L'inventario fai trionfare i nostri pizzi, che erano ancora lavorati con fili di oro e di argento, sebbene facciano capolino i pizzi di refe tinti in rosso e nero.
La testoria delle Cattedrali esibiva dei superbi campioni, vuoi negli indumenti sacerdotali e più particolarmente nei ricchissimi ternarii in stoffe d'oro e d'argento, in broccati, sciamiti, rasi, velluti, di svariatissimi disegni e colori; vuoi negli arredi rituali, conopei, pale d'altare, baldacchini rabescali e fiorati a trapunti e ricami in seta e oro, vuoi nei parati di damasco, drapperie, tappeti, arazzi istoriati ed altri articoli di decorazione.
La chiesa di Santa Margherita poteva esibire pure i più superbi campioni da far invidia ad una cattedrale. Ciò è spiegabile, data la floridezza del villaggio con un'infinità di tartane, che andavano alla pesca del corallo, con i primi indiani, che erano andati al Perù e al Messico, chiamate Indie, colla pesca lucrosa dei tonni, coll'industria dei pizzi e con un cantiere a Corte, che sentiva il vocio e l'opera febbrile dei numerosi maestri d'ascia e calafatti, e finalmente con un'esportazione avviatissima di aranci e di limoni.
Se la chiesa matrice brillava per i suoi apparati, una piccola e ormai dimenticata cappella, nella parrocchia di S. Siro, aveva un corredo ricco di suppellettile sacra.
Il primo gennaio del 1634 una pia donna, oriunda di Foggia su quel di Rapallo, accasatasi in Santa Margherita, dettava le disposizioni testamentarie, ingiungeva ai suoi nipoti Simone ed Alessandro Ratto, notari, che dei frutti di L.2000 d'argento, che teneva in deposito, facessero fabbricare una cappella sacra a Santa Maria Maddalena coll'obbligo pure che vi tenessero continuamente accesa tanto di giorno, quanto di notte, una lampada votiva, e che dei soldi che sopravanzavano si dovesse pagare un maestro che insegnasse leggere e scrivere ai poveri fanciulli delle parrocchie di S. Margherita, S. Siro e S. Lorenzo, senza nulla pretendere da essi, gettando così l'embrione di una scuota di carità. Alle disposizioni stipulate dal notaio Gio. Agostino Cabella, la munifica gentildonna aggiunse un codicillo il 13 marzo del 1641, col quale stabiliva un reddito annuo di L. 500 perché le sue volontà venissero coronate da esito felice.
Sorse la cappella e fu soltanto benedetta il 27 gennaio del 1663. I Remondini la ricordano, al 1750, come pubblico-privata dei Ratto, ma già dismessa nel 1837. Il 18 ottobre del 1672 il Rev. Gio. Battista Palmieri, cappellano di essa, ad istanza del patrono mugnifico Alessandro Ratto, tesseva l'inventario di ciò che possedeva detta chiesuola, e nota:
«Un calice con sua patena e sua veste di vacchetta; una croce di lotone per l'altare con suo piede di legno dorato; otto candelieri di lotone fra quali due più piccoli; quattro vasi di legno dorati con suoi fiori per l'altare; un sacro convivio dorato; altro sacro convivio per li giorni non feriati; una pietra sacrata per l'altare, coperta con la sua tela; quattro ampollette di vetro; due sottocoppe, una di terra e l'altra di vetro con suoi natelli; un messale alla Romana con suoi segni; due moccalumi; una lampada di ottone grande con sua pietra di marmo ovata; una berretta da prete; uno stagnone di rame in peso libre 8; una pianeta con suo paramento, cosino e borsa di damasco cremesile con suoi fiocchi d'oro per essa borsa, foderata essa pianeta di taffettà giallo con lavoro d'oro per essi pianeta, paramento e borsa di chiamelotto morello di levante ondato, con sua guarnizione, frangia e ricamo di pizzetto per il paramento, cossino con fiocchi e borsa di cavaluffa di più colori pure con sua guarnizione, frangia e ricamo di piretto come sopra; altra pianeta con suo paramento, cossino con fiacchi e borsa di chiamelotto cremesile ondato parimente con sua guarnizione, frangia e ricamo come sopra; cinque mandilli, ossia copri calice di taffetà, cioè uno cremesile, uno bianco e cremesile, uno bianco, uno verde, uno avinato, tutti con suoi pizzetti d'oro all'intorno; tre cordoni di filo bianco con suoi fiocchi; quattro banche per essa capella; una campana in peso libbre cinquanta; due campanini, uno per la messa, l'altro per la sacrestia; quattro telari sopra quali sono li sudetti quattro paramenti; una bardella dell'altare e due gradini di legno dipinti sopra quali stanno li candelieri; una tovaglia sottile di cambrè largo; quattro mandilli di detto cambrè per il lavabo; sei mandilletti di detto cambrè per il calice; corporali quattro et una animetta; due tovaglie di tela di Costanza; due sciugamani di detta tela; due amiti di essa tela; un camice sottile di tela bertagnina; un amito di essa tela; tutte le sudette cose, esclusi gli sciugamani, hanno i loro pizzetti attorno; un Evangelio di S. Giovanni dorato; un'ancona di N. S. vestito da ortolano e di S. Maria Maddalena in atto: Noli me tangere; una coperta di tela rossa per coprir detta ancona con sua trappa di ferro e numero 25 anelle per essa; un quadro con un Cristo dipinto per la sacrestia; due cantelari cioè uno per li paramenti dell'altare e l'altro per la sacrestia; un inginocchiatoio».
Il notaio Gio. Domenico Qunquaro, dai protocolli del quale, esistenti in Chiavari, tolsi questa pagina nuova, è un meticoloso che si ferma sui particolari, dando quasi una smentita al noto proverbio de minimis non curat praetor, giacché aggiunge:
«Tutte le porte tanto della sudetta Capella quanto della casa hanno le arve e ferri, chiavature e chiavi, esclusa la porta maestra di essa Capella la quale si chiude solamente con una stanga di legno di dentro; in essa Capella vi sono sette vetriate compreso la mezzaluna tutte intiere senza vedro alcuno fatto, e detta mezzaluna ha dalla parte di fuori la sua grè di filo di lottone».
La cappella dei Ratto ebbe la sua gloria, che passò come la gloria del mondo.
Pochi rammemorano quel minuscolo focolare di culto, sempre acceso; son morte le Vestali, e quella spenta cenere chiamasi tuttora «Alla Maddalena».

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