Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Spie, fucilazioni, razzie e denunce
I giorni durissimi della costa ligure (4/4)

Libro "Le Brigate Nere, Capitolo VIII" di Lazzero Ricciotti – ed. Rizzoli, 1983

(precedente)

Il Natale dei brigatisti si svolge con un rancio fuori ordinanza e una bevuta. A Chiavari il comandante Spiotta paga il marsala ai suoi collaboratori, poi arriva il federale Faloppa offrendo sigarette. Faloppa tiene poi rapporto il 7 gennaio 1945 agli ufficiali e sottufficiali del 3° Btg. che, retto interinalmente dal capitano Vittorio Marcone, ora passa al comando del colonnello Giuseppe Massa. Vito Spiotta è già a Genova, essendo stato nominato vice-commissario federale e vice-comandante della Brigata Nera. Una settimana prima è stato a Chiavari anche il vice-segretario del P.F.R., Pino Romualdi, il quale ha visitato i presidi di Bogliasco, Camogli e Rapallo, ed a Genova, nel palazzo del Consiglio provinciale dell'economia corporativa, ha parlato alle commissioni interne degli stabilimenti industriali. Il tema: "Difesa della lira ad ogni costo". Romualdi avvisa che è intenzione del governo di Salò di abolire l'"aggiunta di guerra" e di fare, "costi quel che costi, salda barriera contro l'inflazione che frantumerebbe il nostro lavoro e quello di tutti". Si terrà conto della situazione ligure, dice il gerarca, ma bisogna che "i lavoratori impongano ai compagni un'assoluta e rigorosa disciplina" e combattano "quel ribellismo che può, domani, impedire l'approvvigionamento della provincia… I lavoratori, soprattutto, debbono poi sentire che il crollo della Patria vorrebbe dire il crollo di ogni singolo lavoratore e della sua famiglia".
E' un tema che a Genova farebbe presa, se nel contesto in cui viene trattato non fosse irreale, con gli angloamericani quasi al Po ed i russi proiettati verso Berlino. Comunque, per colpa dell'inflazione, lo stesso giornale della B.N. che costa 50 centesimi dal 20 gennaio raddoppia di prezzo: una lira. Per la stessa causa vengono ritoccate anche le tabelle degli aiuti ai familiari dei "camerati presenti alle bandiere" che - sebbene sepolti nei cimiteri o dispersi - sono considerati spiritualmente in forza ai reparti. La nuova disposizione, che la sezione amministrativa del P.F.R. licenzia a metà gennaio, è retroattiva: vale, cioè, ricalcolata "dal 9 settembre 1943 fino, e non oltre, sei mesi dalla fine della guerra (i fascisti sono sempre convinti di vincerla, N.d.R.) e riguarda "i familiari degli ufficiali, sottufficiali, graduati e militari di truppa delle Forze Armate repubblicane e dei militarizzati". Le indennità di morte, che diamo in tabella, sono mensili ed abbastanza elevate, e vengono maggiorate di 20 lire per ogni figlio a carico:

generale d'armata e corpo d'armata lire 6.300
generale di divisione " 5.500
generale di brigata " 4.800
colonnello " 4.300
tenente colonnello " 3.800
maggiore " 3.200
capitano " 2.400
tenente " 2.000
sottotenente " 1.700
maresciallo " 1.400
sergente maggiore " 1.300
sergente " 1.200
caporalmaggiore, caporale e soldato " 1.100

Negli stessi giorni in cui il P.F.R ritocca le tabelle degli aiuti ai congiunti dei morti, gli squadristi della B.N. di Genova fucilano all'interno del Forte Castellaccio un membro del comitato comunista clandestino di Genova-Quezzi: si chiama Corradino Nuzzi ed è nato il 20 marzo 1906 a Campobasso. E' il 18 gennaio 1945. Dodici giorni dopo il gesto si ripeterà contro altri sei partigiani. E' un episodio atroce. I sei vengono prelevati dalle carceri di Marassi e tradotti all'alba, su autocarri che hanno pronte anche le casse per accogliere i loro cadaveri ed i becchini municipali, al Righi, sulla strada che conduce al monte Peralto, una zona militare interdetta ai civili, verso il Forte Castellaccio, nel cui interno sono sistemati reparti della X Mas e dei bersaglieri. Per strada i brigatisti prelevano dalla chiesa del convento delle Suore Crocifisse in salita Porta Chiappe 30 sei sedie per legarvi i condannati. C'è nebbia fitta e densa, gli autisti degli autocarri non vedono niente.
Alle sei del mattino alcuni brigatisti della colonna bussano alla porta di casa della signora Ida Folli e chiedono dove si trovi l'ingresso del forte. E' lì davanti, dice la donna, ad una cinquantina di metri. Ma i militi non vanno avanti, ed allora piazzano le sedie sotto il ponte levatoio e vi legano i condannati. Si chiamano Sabatino Di Nello, cl. 1914, di Pacentro (L'Aquila), Alfredo Formenti, cl. 1887, di Voghera, Angelo Gazzo, cl. 1901, di Mignanego, Piero Pinetti, meccanico dell'Ansaldo, Luigi Achille Riva, cl. 1921, di Genova, panettiere e reduce dal fronte russo, e Federico Vinelli, cl. 1921, di Genova, marconista navale. Le casse sono deposte, aperte, ai lati della strada, è presente il cappellano della Brigata, don Rosaia, assieme al medico dr. Francesconi. La signora Folli sente delle urla e poi raffiche: è il plotone comandato dal tenente Giorgio De Franceschi che ha passato per le armi i prigionieri. I corpi vengono prelevati dai becchini, incassati e caricati sui camion che, lentamente, nella nebbia fittissima, rientrano in città sfilando davanti alla donna che guarda atterrita.
Non sapendo più che argomento trattare, i redattori di Che l'inse!, forse prendendo lo spunto dalla fucilazione avvenuta in quei giorni a Chiavari sulle rive dell'Entella della professoressa ebrea Anna Segre da parte dei brigatisti di Vito Spiotta, mentre molti altri ebrei, anche originari dell'Astigiano e dell'Alessandrino, vengono avviati ad Auschwitz, ritornano sul tema della caccia agli ebrei. Il collaboratore Renzo Ricciardi in una "lettera aperta" a Giovanni Preziosi, leader dei persecutori razziali, chiede alcuni provvedimenti precisi: la revisione delle misure prese nei confronti degli ebrei e il riesame della posizione di tutti i discriminati; l'invio in campo di concentramento di tutti i compromessi con illegittime discriminazioni; l'obbligo a tutti i militari e dipendenti statali di dichiarare di non aver mai appartenuto alla massoneria; l'istituzione di un "tribunale del popolo" e la fucilazione alla schiena per chi ha giurato il falso; l'invio in pensione di chi "lealmente" ha dichiarato di esser stato massone; la schedatura dei massoni; la pena di morte ai giudici che si sono lasciati corrompere.
E' una serie di richieste che non avranno alcun seguito (Buffarini-Guidi, il ministro dell'Interno che tra alcune settimane sarà sostituito da Paolo Zerbino, ha dichiarato che, tranne alcuni, persino i ministri della RSI sono iscritti alla massoneria, la quale ha penetrazioni nelle Forze Armate di Salò e in altri settori), ogni giorno porta novità sempre più amare. In quella confusione un tenente colonnello della Finanza, Tacchini, si presenta in un liceo di Genova a far propaganda per gli arruolamenti. E' quasi incredibile ciò che dice: se venite in Finanza avrete la possibilità di restar vicino alle famiglie, non correrete il pericolo di essere richiamati in altre unità, avrete una buona paga e farete parte di un Corpo "che non teme il volgersi della sorte della guerra perché può permanere sotto qualsiasi regime".
Che l'inse! rileva il fatto, ma non dice altro: ormai sembra proprio che ognuno badi ai fatti propri, ed anche un discorso di Nicola Bombacci in piazza De Ferrari (17 marzo) sulla "socializzazione" non scuote nessuno. L'ex-bolscevico passato all'ultimo Mussolini invita gli operai a riunirsi e ad inviare i loro rappresentanti alla Costituente, dalla quale sorgeranno le leggi del lavoro. "Preparatevi - dice - a questa grande ora, che non è lontana". O è un masochista o un cieco: per lui, dietro l'angolo, alla distanza di un mese, c'è già la morte che lo aspetta sul lungolago di Dongo.
Agli illusi appartiene anche quel Renzo Ricciardi che, già scagliatosi contro ebrei e massoni, scrive l'articolo di fondo ("Resurrezione") dell'ultimo numero del settimanale della Brigata Nera. "Abbandoni il popolo i falsi profeti - scrive quest'uomo che vive nelle nuvole -, riconosca il suo Venerdì Santo, e dalle tenebre ogni giorno più fonde prepari la luce della Pasqua, la gloria della riscossa. Ritorni il popolo d'Italia all'Italia, cessi ogni divisione faziosa, perché solo nell'unità v'è la forza di ogni possibile resurrezione. E domani, un domani che forse non è più tanto lontano, potremo cantare anche noi, insieme al Manzoni, quei versi immortali in cui trema, splendente, un'arcana promessa di gioia:

Via da' palli disadorni
lo squallor della viola;
l'oro usato a splender torni…

Gesù è risorto trionfatore: l'Italia risorgerà". La pubblicistica fascista di Genova chiude con questa invocazione ecclesiale. Nelle caserme si comincia già a pensare allo sgombero nel momento in cui, sfondato il fronte, gli anglo-americani dilagheranno nella Pianura Padana. E a questo punto si ripresenta, drammatico, il problema del porto, che i genieri tedeschi hanno minato e che salterà tutto in pochi minuti quando il Comando tedesco darà l'ordine di ripiegamento. L'ingegner Rocco Piaggio ha avvertito da tempo il federale, facendogli notare che, assieme al porto, salterà probabilmente anche la Lanterna. Faloppa è andato a Gargnano, assieme a Luigi Sangermano, Alto commissario per la Liguria, direttamente da Mussolini. Mussolini, racconterà poi in un memoriale, è diventato paonazzo, ha inveito contro i tedeschi: "Per ricostruire quel porto com'è attualmente - ha detto - occorrono almeno vent'anni". Prese alcune annotazioni, nei giorni successivi si è rivolto al Führer, e il Führer lo ha assicurato di aver ordinato ai suoi di non distruggere niente. Sarà Pavolini, poi, a chiamare al telefono il federale e ad avvertirlo che l'esplosione non avverrà.

Ad Imperia la realtà è ben più tragica, e nessuno cerca di mascherarla con la retorica. Il capo dell'Ufficio politico della B.N. manda, il 4 aprile 1945, un rapporto al federale di Parma, Archi (già commissario federale ad Imperia, N.d.R.), che gliel'ha richiesto, avvertendo che "la situazione politica in provincia è andata sempre più aggravandosi e peggiorando… La G.N.R. e la B.N. continuano ad operare arresti e ad eseguire azioni di polizia, contro le disposizioni del Duce, incendiando paesi e detenendo uomini e donne in istato di arresto più del necessario, rimandando interrogatori seri alle calende greche. (Vengono usati) mezzi coercitivi, inumani, per le confessioni… Se qualche elemento, ideologicamente fascista e puro, interviene… è preso di mira e lo si accusa… di connivenza con i partigiani. Date queste condizioni, il P.F.R. … è sempre più malvisto. Non tutte le esecuzioni capitali… hanno colpito i veri rei di volgari assassinii. Sarebbe necessaria una revisione seria di tutti gli elementi della G.N.R., i cui componenti mantengono con lusso ingiustificato (date le loro condizioni finanziarie) donne più o meno di dubbia moralità.
"Nella B.N. si succedono i rastrellamenti nei quali i militi si limitano a compiere furti, rapine, atti di sopruso, anche contro il tranquillo apolitico cittadino, azioni tutte che acuiscono l'odio verso il P.F.R., che deve rappresentare, invece, ordine, serietà, onestà e giustizia. I colpevoli di tali 'scorrerie' qualche volta identificati (casi Spartaco, Pagni ed altri) non sono puniti esemplarmente, ma invece aiutati ad allontanarsi dalla provincia. Nei comandanti, specie in quelli più elevati, mancano polso e competenza… Nessuna serietà nella scelta di ufficiali e gregari. Si attribuiscono funzioni di comando a chi, forse, ha rivestito nei Corpi armati dello Stato la qualifica di attendente… In caso di ripiegamento i fascisti non sanno se saranno salvati dall'ira nemica e da quella popolare, e come: sanno solo che non esistono carburanti e mezzi di trasporto… Taluni fascisti si sono rivolti, infatti, alla Questura e ad altri enti per essere messi in salvo con le proprie famiglie (caso Fabi). Dal lato amministrativo sarebbe opportuna ed utile un'inchiesta sia in Federazione sia in Brigata Nera. Ufficiali e militi a tutt'oggi (aprile) non hanno avuti pagati gli assegni del mese di marzo. In Federazione non vi è denaro".
Il degradamento è generale. Mentre a Sanremo il comandante tedesco della piazza strappa in faccia al federale, al capo provincia, al capo di S.M. della B.N. le tessere di circolazione e di porto d'armi che dovrebbero essere concesse - con il visto nazista - ai brigatisti, secondo le nuove norme procedurali, ad Imperia un gruppo di fascisti repubblicani si riunisce il 19 aprile nel Gruppo Rionale "Nino Fossati" ed indirizza al commissario federale una lettera di cinque pagine denunciando "il diffuso malcontento e lo sdegno" esistenti nella Brigata Nera. Il gruppo si firma: capitani Vasco Landucci, Roberto Musso, Allione, tenente Basso, squadristi Arcangelo Vitiello, Bruno Arturo, Osvaldo Ragusa e Ugo Giordano, ragionieri Pietro Gerli e Giuseppe Tricotti, dott. Raffaele Denza.
La lettera è un atto d'accusa implacabile. "Constatato che l'opera finora svolta dal Fascio e dalla B.N. della provincia ha approdato ad un risultato opposto a quella che era l'aspirazione del Duce e dei fascisti onesti e retti che ne seguono con dedizione la dottrina, e cioè quello di riconquistare la fiducia e la stima del popolo sano e lavoratore…", viene denunciato il funzionamento del Centro sfollati di Alassio, dove "l'alimentazione fu quasi sempre pessima, scadente, scarsa, i cibi mal conditi e confezionati… I banchetti al Sinodico (la pensione Sinodico di Alassio, N.d.R.) fatti dal capitano Fantini, ecc. e da VOI Federale mentre i poveri sfollati fascisti avevano il trattamento alimentare suddetto dimostrano scarso senso morale, incomprensione del momento, mancanza di spirito di sopportazione da parte di chi li faceva…". I denuncianti (un'altra denuncia per conto proprio è già stata presentata il 23 febbraio dallo squadrista Massimo Lombardi al sottotenente Pietro Gerli, comandante dell'Ufficio politico investigativo della B.N.) chiedono la documentazione di tutte le spese sostenute in campo alimentare, citano una serie di casi di malversazioni e vogliono che i colpevoli siano puniti.
Poi passano ad esaminare la situazione della Brigata Nera. "Non funziona né organicamente né disciplinarmente né moralmente… Esiste una indisciplina inconcepibile in un organismo militare… Gran parte degli squadristi manca completamente di educazione militare, di educazione civica, di rispetto, di comportamento, di istruzione scolastica e fascista, di rispetto alle cose, di amore all'ordine e alla pulizia, di decoro per la propria persona. Occorre agire… in profondità… Gran parte degli squadristi vanno volentieri ai rastrellamenti con l'unico scopo di razziare… Esempi: da San Lazzaro la squadra servizi ritornò con denaro e vestiario che poi si divise, da Diano Arentino gli squadristi portarono indumenti e vestiario che poi vendettero a negozianti di Imperia, che erano parenti degli svaligiati. Tedeschi e squadristi della B.N. ritornarono da un'azione con due muli carichi di refurtiva, che a notte alta vennero avviati verso il centro della città e furono venduti con la refurtiva… L'autorizzazione al saccheggio è sempre cosa riprovevole, che sa di compagnia di ventura. Anche quando i Capi ritengono necessità punire un paese per favoreggiamento ai ribelli bruciando le case, cosa che dalla massa dei fascisti non viene approvata poiché si distrugge patrimonio nazionale che lo Stato deve poi pagare, … quanto dalle case (bruciate) viene asportato dovrebbe essere distribuito ai bisognosi, ai danneggiati dai bombardamenti, ecc.".
Ricordato un banchetto "molto criticato dalla popolazione e criticato dai fascisti di pura fede" tenuto all'Albergo Miramare alcune sere prima ed a cui hanno partecipato il questore, il prefetto, vari squadristi della B.N. e la "banda Alessandrini", il gruppo denuncia una serie di prepotenze e brutalità da parte del maresciallo Antonio Del Re contro i suoi sottoposti, diverse perquisizioni arbitrarie in casa di cittadini senza colpa e la mancanza di armi e munizioni. Poi conclude chiedendo al Federale "di impugnare il timone della barca e di essere a tutti di esempio stroncando l'immoralità, la disonestà, il sopruso, l'arbitrio e la violenza… Noi siamo pronti a darvi tutta la nostra appassionata collaborazione, e vedrete che così agendo tutti Vi seguiranno".
Ma, come dicevamo, è il 19 aprile 1945. La spietata autodenuncia (tra i firmatari vi sono il capo e il sotto capo dell'Ufficio Politico della B.N., il capo del servizio Sanitario della stessa, il capo dell'Ufficio Amministrazione della Federazione fascista e un ufficiale della G.N.R.) non serve più a nulla. Tra sei giorni suoneranno le sirene dell'insurrezione.

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