Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Santa Margherita
di Comyns Carr

tratto dal libro "North Italian Folk" di Comyns Carr, 1878

Santa Margherita è una delle tante piccole città che sono cresciute lungo la riviera orientale, intorno al palazzo di villeggiatura di qualche signore che era sorto Santa Margherita solitario nei pressi della riva, o dove esisteva un piccolo villaggio di pescatori, incastonato nel torrente o nella baia: ora tutta la costa da Genova a La Spezia è tempestata dai muri bianchi e dai luccicanti tetti delle abitazioni.
La piccola città ha avuto una stazione fin da quando è stata raggiunta dalla ferrovia – una stazione tutta sua, non condivisa con altre città come accade per località vicine e una stazione dove fermano tutti i treni che portano a Sestri.
C'era un grande palazzo costruito molti anni fa. Non ricordo a quale famiglia appartiene, ma è una costruzione maestosa, i cui gradini di marmo scendono fino a riva e sulla cui facciata si distinguono i colori tenui degli antichi affreschi, attraverso lo sporco che li ha deturpati.
I signori erano soliti venire qui per i bagni di mare e forse fu così che si sviluppò la città di Santa Margherita. In ogni caso è in una buona posizione sulla costa e probabilmente era un prosperoso paese di pescatori molto prima di vantare le attuali pavimentazioni in pietra e la sua piazza.
La costa si insinua dolcemente in modo da formare una baia piana e ampia proprio dove sorge la città; sporgenti su entrambi i lati, tra le onde blu, si trovano due promontori a guardia del golfo. A destra è Portofino e, all'interno della baia, vicino alla punta, un piccolo villaggio porta quel nome.
E' chiamato così per i molti delfini che, vicino a quella riva, emergono dall'acqua limpida per poi disperdersi rapidamente all'avvicinarsi di una barca. "fino" sembra derivare da delfino.
Colline aggraziate e ondulate, rivestite da numerosi alberi e irrigate da molti ruscelli, si stagliano contro il cielo e Santa Margherita si trova al loro interno, con le case più colorate che adornano il suo fronte sulla costa.
Gli edifici degni di nota sono pochi – solo il Campanile, che si erge alto contro la collina ed è colorato nel mosaico della cella campanaria, più uno o due vecchi e decrepiti palazzi appartenenti alla nobiltà del quartiere. Il grande palazzo di cui abbiamo già parlato si erge su una bassa collina; tutto intorno vi sono aranceti e boschi dove pini scuri si mescolano al fogliame dei castagni e dei corbezzoli: le sue logge bianche e i suoi colonnati, ricche di piante rampicanti e viti, si affacciano sul mare.
In città ci sono molte case più povere – in maggioranza moderne – alte e strette, mal progettate, dipinte con colori sgargianti che non somigliano affatto agli affreschi dei tempi antichi. Le facciate delle case in città sono unite tra loro e le finestre sono collocate su e giù e hanno appesa la biancheria, come le case italiane più modeste.
Questa è la parte più popolosa di Santa Margherita e tra queste case e le acque della baia c'è solo la strada lastricata, da dove iniziano gli scalini che portano alla parte alta della città, alla stazione ferroviaria e alla zona più bella.
Le strade si diramano in tutte le direzioni; una conduce sulla collina verso altre città e villaggi dell'entroterra, un'altra è delimitata da alti filari di lecci e altre ancora, meno importanti, tagliano la valle fino a perdersi nei boschi e fanno capolino di nuovo solo sulle creste spoglie delle montagne, dove si trovano pini solitari come ornamenti contro il cielo.
Santa Margherita è solo uno dei cento angoli lungo la cornice da Nizza a La Spezia; tutti i villaggi respirano la stessa aria balsamica del mare, si crogiolano nella stessa luce del sole e indossano lo stesso abito di lussureggiante vegetazione, pittoresca, a fianco di volgarità sgargianti; nonostante ciò ogni villaggio ha la sua vita, ciascuno è una casa unica per i suoi cittadini. Santa Margherita, come gli altri, ha la sua parte di incongruenza.
Abitazioni squallide che hanno ancora qualcosa della grazia dell'Italia, con le loro persiane verdi, grandi finestre e pavimenti di mosaico marmoreo sorgono, nello sporco e nella miseria, fianco a fianco con palazzi signorili di un tempo antico o con le pretenziose strutture di architettura moderna. E negli abitanti c'è la stessa apparente diversità.
Uomini e donne che per anni sono stati abituati a ricevere l'omaggio dei popolani vivono fianco a fianco con le persone più emarginate e povere e, ancor di più, in perfetta cordialità; donne per le quali la moda è una necessità e l'entusiasmo è diventato una seconda natura, provano piacere nelle attività e negli interessi di poveri pescatori, di contadine che cucinano la farinata o tessono il pizzo al tombolo.
E la natura è lì per mantenere insieme tutto questo strano miscuglio. Giù sulla spiaggia, dove i pescatori ormeggiano le loro imbarcazioni a fine giornata e dove i bambini dagli occhi scuri, chiassosi e sporchi, giocano sulla ghiaia dentro e fuori le reti, il vento soffia caldo dalla grande distesa del Mediterraneo e il sole splende, per molti anche troppo, sulle case, sui boschi e sui giardini che sono a livello dell'acqua.
Lasciate la città e prendete una delle strade che portano verso le valli montane e in una mezz'ora l'aspetto della natura sembra cambiare, la sua voce racconta una storia diversa pur continuando a udire il mormorio del mare, che è vicino.
La brezza estiva è appena più fredda e i raggi del sole meno potenti là dove si infrangono tra il fogliame delle castagne, ma intorno si avverte un senso di freschezza: il vigore è nei fiori che crescono, negli alberi, nell'acqua che scorre e si increspa.
Le felci sono alte e dondolano sulle rive di piccoli ruscelli e vicino alle cascate, oppure sono fragili e piumate tra le fessure dei muri di pietra. C'è abbondanza di capelvenere e, tra gli altri, di felci e agrifoglio.
I sentieri sono accidentati e pietrosi, a volte si perdono in ciò che sembra essere un semplice corso d'acqua, a volte salgono ripidi sulle colline con tornanti tortuosi; ma anche da questi percorsi sconnessi si ammirano belle vallate e sopra si stende il cielo pallido, fino a quando si raggiunge la vetta della montagna e si è nuovamente avvolti dal vento, verso il mare che sussurra.
Entri così nella zona dei pini, questo è il promontorio di Portofino. I grandi alberi si innalzano dal terreno molle con i loro rami diritti, la corteccia curiosamente scolpita, alti molti piedi prima che i rami spuntino con grazia dai vari lati. I rami si biforcano e si moltiplicano e ancora non si vedono foglie: solo quando alzi lo sguardo dal basso vedi che c'è una grande ombra sopra di te e che tutti quei rami arruffati sono vestiti e ornati con fogliame scuro e profumato.
Ti siedi, forse, nel freddo da sogno e nel crepuscolo di questa foresta, dove gli alberi non devono essere vicini per gettare la loro ombra fitta e respiri l'aria dal profumo intenso proveniente dai pini, mentre senti il mormorio lontano del mare.
Questi pini possono crescere sui bordi più stretti del terreno, dove hanno trovato un posto tra le scogliere e possono allungare i loro rami fin sulle onde, così che il margine più arido del terreno viene da loro abbellito e ingentilito. E forse in tutto il tempo in cui hai camminato non hai avuto una visione così magica dell'acqua lontana.
Come hai svoltato nella strada o salito una collinetta, sulla tua via compare improvvisa una foto di un colore brillante, né blu né verde né viola, come non hai mai visto prima, incorniciata nei maestosi rami dei pini scuri. Il cielo è pallido, eppure anche il cielo sembra pieno di colore, così il mare e il cielo si fondono in uno.
Poi ti immergi di nuovo in una valle piccola e solitaria, il mare è lontano e il suo ricordo misterioso, ma la sua influenza sembra ancora presente.
Il villaggio di Portofino si trova alla tua sinistra, molto più in basso sulla riva del mare. Devi scendere. I pini sono ancora ai margini del crinale che merlettaia sovrasta l'acqua, ma ora la vegetazione cambia. Piccoli ciuffi e rametti di arbusti immersi si aggrappano alla roccia e si intrecciano con grazia alla salsapariglia; ma qui le cose verdi non sono abbondanti, dove massi di roccia scendono in mare o si alzano un poco dalle profondità della riva; e quando giri il promontorio e ricominciano i boschi, non sono più piantagioni di pini ma ampi castagneti che ricoprono il fianco della collina.
C'è un piccolo santuario che è stato costruito sul punto più lontano del promontorio di Portofino. Nei giorni ventosi la "Madonnetta" ha lasciato la sua casa per essere nel Mediterraneo traditore, poiché su questa costa i venti si alzano improvvisamente e ho visto le acque sorridenti diventare scure e livide in una sola ora, sferzando le onde sulle rocce e lanciando la schiuma bianca molto in alto.
I delfini si raggruppano sotto la superficie e le navi sono costrette a rifugiarsi in una delle baie che la natura ha creato lungo la costa.
Portofino è di gran lunga il luogo migliore e il più grande per molte miglia. Il porto può contenere anche grandi navi ed è un punto di sosta fisso per imbarcazioni più piccole che commerciano lungo la costa. Le piccole barche da pesca sono costrette a essere ormeggiate sulla spiaggia, perché l'onda del mare è pesante anche in questa baia riparata.
Il sentiero ti porta in basso e aggiri il fronte della scogliera fino a giungere dove i castagneti crescono rigogliosi sopra le rive del porticciolo. La chiesa di Portofino è alla destra del villaggio e sopra esso. E' sul "collo" della penisola, proprio dove il terreno è più stretto, così che lì in un giorno ventoso si può sentire su un lato, dalle torbide onde sottostanti, la schiuma che si schianta contro gli scogli, e dall'altro lato puoi vedere il lieve sollevamento delle acque, più calme, nella piccola baia alla sinistra.
Devi superare la chiesa mentre scendi al villaggio. La strada è ripida ma lastricata, anche se le pietre rotonde sono piuttosto dure e scivolose. Portofino è un paese piccolo. C'è una piazza sulla riva da cui sporge il molo e attorno alla quale sono costruite le case. Per la maggior parte sono abitazioni povere, un paio rosa e gialle, con balconi, residenze estive affascinanti per gli stranieri.
Il villaggio è un villaggio di pescatori, quindi ben rannicchiato sulla riva; ma ci sono alcuni cottage dall'aspetto più accogliente nei boschi alle spalle, dove vivono le merlettaie; e i confini si sono ampliati nella valle o sopra il pendio.
Oltre alle barche dei pescatori a Portofino ci sono imbarcazioni da diporto: anche se quando dico da diporto non penso alle graziose imbarcazioni delle località marine alla moda, perché queste sono rozze e sporche e costruite, non ho dubbi, contro tutte le regole della modernità. Sono tuttavia sicure e comode e abbastanza veloci quando condotte da due pescatori vigorosi. Questi barcaioli dalla carnagione scura ti tormenteranno quando sei in piazza e ti inviteranno a gran voce. Poi la barca ti porterà verso le acque verde scuro della piccola baia e nell'ampio mare dove l'acqua è più blu e meno trasparente; e quando avrai aggirato il promontorio e costeggiato altre piccole baie tornerai a Santa Margherita.

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