Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Il Monastero di Valle Christi
in un documento secentesco inedito
di Mario De Marco

Il Mare – 20 novembre 1937

Quello storico rapallese secentesco, anonimo ed inedito, che ci ha deliziato su caratteristici aspetti della Regina del Tigullio, vuol oggi intrattenerci, col suo Monastero stile arcaico e pittoresco, sulla celeberrima Chiesa e Monastero di Valle Christi. Lasciamolo parlare:
«La famosa Chiesa di Santa Maria di Valle Christi è senza fallo annoverata fra le più antiche e celebri, non solo di Rapallo, ma della Liguria. Ella fu fabbricata nel principio della conversione de li popoli liguri alla S. Fede, i quali non sì tosto l'hebbero che l'abbracciarono, fabricando subito Altari e Chiese al culto del vero Dio, Signor Nostro. E molti Liguri furono ordinati sacerdoti, celebrando in Liguria pubblicamente il santo sacrificio della Messa, senza timor veruno di straniere e barbare nazioni, applicando all'ora più che mai in bene la loro natia bravura e valor militare, co' quali la tennero a fronte per tanti anni alla Romana Republica, spezzando intrepidi ogni nemica potenza, e mondana suggestione per incoraggiarsi alla difesa di così eroica e santissima impresa. Quindi è che gli antichi Liguri, massime del nostro seno ligustico di Rapallo, Genoati, e altri delle città, municipij, luoghi e castelli più insigni della Liguria, non erano altrimenti rozzi, e mal'avvezzi conforme alcuni invidiosi e maligni gli hanno descritti, eccettuatone forse pochi agresti e montanari, ma bensì gente docile, nazione nobile, d'animo gentile, di spiriti elevati, d'ingegno sottile, facili perciò a discernere il bene dal male; che tali, e sì fattamente ben'inclinati li conobbe e predicò il gran Prelato di Chiaravalle, Bernardo Santo. Sì che negar non si puole che li antichissimi Liguri non fossero popoli ben disciplinali, civili e nobili, perché anco ne' tempi del Gentilesimo, havendo certo barlume d'una superna e suprema Deità, quella adoravano, ben che, in finti e favolosi Numi, per non conoscer la vera. Ma, dopo l'Incarnato Verbo, Vero e Santo Messia, Gesù Cristo Signor Nostro, subito che'l conobbero mediante la predicazione de' SS. Gervaso e Protaso, abbracciarono senza minima repugnanza ed ostacolo la di Lui Fede, et in Esso fermamente credettero, né mai più hanno vacillato, quindi derivando la vera nobiltà della Creatura, sottomettersi all'ubbidienza e leggi del suo Creatore Iddio, il quale dice di quegli altri che fanno in contrario, che sono razza vile e ignobile: "Qui contemnunt me, erunt ignobiles".
Valle dei Tristi diviene Valledi Cristo
Come si legge nell'Antiquario Istorico, appresso il R. Chiavario, già rettore di S. Martino di Noceto, ab origine Mundi sin quasi al secolo passato, uscito dalla Libraria dell'ecc.mo Dott. Medico Nicolò Giudice di Rapallo, suddetta Valle - distante dal recinto d'esso Rapallo per vaga e continuata pianura circa mille passi - sino a' tempi de' Gentili era chiamata Valle de' Tristi, denominandosi anco a' tempi nostri una valle ivi d'appresso La Lovara o Lupara, quasi Valle de' Lupi. Ma, convertiti gli nostri alla Fede, e datisi al Culto del vero Dio, di G. C. S. N., in un trivio alzandovi un Crocifisso, per toglier via l'abominevol nome della Gentilità, e la memoria della Valle de' Tristi, purgato il paese e puniti i delinquenti a misura della Santa Legge di Cristo, fu chiamata Val di Cristo, Vallis Christi, e fabricatavi una Chiesuola, dedicata alla B.ma Vergine Maria, intitolata Santa Maria Vallis Christi. Questa, non essendo da suoi primi fondamenti di gran considerazione, concessa poscia dal Comune alli Monaci Benedettini, religiosi molto ritirati e esemplari, fu da loro magnificamente accresciuta, e abbellita, e chiamavasi indifferentemente Santa Maria di Valle Christi, e Chiesa di S. Benedetto, facendovisi ogn'anno il giorno di detto Santo la festa con solennità, predica e gran concorso di popolo, com' è pubblicamente notorio, e s'è anco veduto a' nostri tempi.
I monaci, le reliquie di S. Biagio e l'emigrazione delle… campane
Chiaro indizio dello splendore, ricchezza, e grand'antichità di S. M. Valle Christi, sono oggidì le rigguardevoli vestigia di detta gran fabrica, fatta di neri macigni quadri, scalpellati, con un cortile o chiostro di più bella struttura di quello della Metropolitana di S. Lorenzo di Genova, con bell'artifìcio di colonelle doppie di marmo bianco. La torre del campanile, che oggidì anco intrera si scorge con molta spesa e lavorio di suddetta pietra, simile per appunto alli tre più antichi di Genova, cioè di S. Gio: di Prè, di S. Siro, e di N. Signora delle Vigne, essendovisi anco nel principio di questo secolo, nel suddetto di Valle Christi, vedute cinque campane grosse, la maggior delle quali fu portata nel Duomo di Rapallo, una a S. Francesco di detto Luogo, e due altre nella Chiesa Parrocchiale di San Massimo.
Per arguirne la supposta antichità di S. Maria di Valle Christi, comunemente da nostri per antica tradizione, stimata prima delle suddette (basti ricordare che) in detta Chiesa di S. Maria di Valle Christi del 1098, furono depositate le Reliquie, fra quali era il capo del glorioso martire S. Piaggio, vescovo dì Sebaste, quando con le galere di Rapallo furono portate in Liguria dalla Soria, insieme con l'Armata Genovese, che portò le sacre ceneri del glorioso Precursore di Cristo S. Gio. Batta.
E' anco constante opinione di molti che detto Monastero di Valle Christi, per qualche tempo fosse abitato da Monaci Cisterciensi, molto antichi, nel principio della fondazione di tal'Istituto. I quali abbracciarono la Regola di S. Benedetto Abbate, e furono poscia accresciuti molto da S. Bernardo Abbate. Ma che in Italia campanile fra le prime monache, che accettassero le Regole et Instituto Cisterciense, fossero quelle di S. Maria di Valle Christi di Rapallo è comune sentimento di nostri scrittori.
Le invasioni saracene e gli "Spiriti delle procelle"
Che la Chiesa di Valle Christi fosse in tal distanza di Rapallo e solitudine fabbricata, come Reliquario, o sia Repositario delle più antiche Reliquie, e cose sacre di Rapallo, oltreché è comune opinione de' nostri, per tradizione successivamente a Posteri derivata, chiaramente si conviene, ch'ivi fosse fabbricata per evitare l'invasioni de' Barbari Corsari, e Saraceni Maomettani, non usandosi anco le bombarde.
Per memoria di tante antichità, non voglio passar sotto silenzio, che a mezzo camino fra detta S. Maria Valle Christi, e il luogo di Rapallo, dritto la strada Romea, tutta ben lastricata di selci, che chiamano li muretti, per continuata pianura e vaghe praterie, resta posta la moderna e vaga Chiesuola di S. Anna, Madre della B. V. Maria, presso la quale andando a S. Pietro si scorgono molti archi del lungo e bel ponte chiamatlo della Paglia, tutto fabbricato di pietre negre quadre scalpellate, fatto con non minor spesa, che maestria, quantunque al presente per la maggior parte distrutto et inutile, essendovisi modernamente fatto un altro poco avanti, ma molto goffo. E' quello di cui ragiona il Giustiniano nel fatto d'arme del 1494, fabbricatovi ne' tempi prima la nascita di Cristo, quando la nostra Tigullia, oggi Rapallo, fu cinta di ben grosse mura, e quando fu fatto quell'altro bellissimo e magnifico Ponte del Boate d'un sol'arco, che non ha pari in Liguria, per non dir forse in tutta Italia, esclusione quello di Rialto in Venezia, a parere de' più intelligenti architetti.
Che il suddetto Monastero dunque di Valle Christi fosse de' principali, più famosi, nobili, ricchi e di vita esemplare, della Liguria, e in Italia celeberrimo, cioè sontuoso per la fabbrica, ricco d'asenda, o sia de' beni temporali, e sopellettili ecclesiastiche; insigne per le Sante Reliquie, e Serve di Dio di vita angelica, e esemplare a tutta la Cristianità, come da molte scritture della Dattaria di Roma, della Curia Arcivescovile di Genova, della Tesoreria di S. Giorgio, e altre bastamente si cava, che troppo ci vorrebbe a ridirle.
E' certo e infallibile, per antiche tradizioni, pubblica voce e fama, sin tanto ch'hanno dimorato le Monache in detta S. Maria di Valle Christi, che mai vi grandinasse, tanto erano grate a S. D. M., per intercessione della di Lui Santissima Madre, le preghiere di dette sue Serve dilette, non mai toaccandosi indarno quelle campane per iscongiurare il tempo, l'aeree potestà e gli spiriti delle procelle, che non se ne vedessero gli effetti palpabilmente propizi.»

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