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    Pezzi di storia

Gio: Gerolamo Del Bene
di Arturo Ferretto

Il Mare – 28 ottobre 1916

La famiglia Bene o De-Bene è oriunda delle pendici sammargaritesi. copertina
Si mantenne regogliosa pe' molti secoli, e vestì panni modesti in faccia al glauco nostro mare, e non poche furono le coralline da essa equipaggiate1.
Valicò i monti e venne a Genova, emporio ed arteria del commercio2, ove presto si distinse Gio: Gerolamo Del Bene, figlio di Bernardo, e tali e tanti furono i suoi meriti che il Senato, non ostante l'innata avversione di nobilitare i rivieraschi, lo reputò degnissimo di essere ascritto al Libro d'Oro.
Ed in un Registro dell'Archivio di Stato, compilato nel 1608, dove son elencati tutti i nobili viventi, è scritto che Gio: Gerolamo Del Bene «al presente Senatore è tuttora senza figli maschi» e che gli altri ascritti della sua famiglia erano estinti.
Fece pure parte dei Governatori in virtù di due altri scrutinii del 24 novembre 1612 e del 18 novembre 1606, ma era destino, che portasse con sé nella tomba il berretto, l'ermellino ed il robbone senatorio, morendo senza discendenti.
Il 2 luglio del 1599 egli, che si chiama ex Illustrissimo Ordine huius Serenissimæ Reipublicæ, fece un primo testamento, e volle essere sepolto nella chiesa della S.S.ma Annunziata del Vastato, ove si era preparata la tomba. Lasciò alla moglie Brigidina della Torre tutti i beni che possedeva in Santa Margherita e nel suo territorio, ed alla Casa di Noviziato dei P.P. Gesuiti in Genova, nella villa di Carignano, l'annuo reddito di centocinquanta mila marabotini, moneta spagnuola, che avea in Alcalà nelle Spagne.
Ciò prova che come il suo conterraneo Nicolò Quaquaro, fondatore d'una scuola stabile a S. Margherita sulla fine del secolo XVI, che era stato per lungo tempo a Lima ed altrove, il Del Bene avea acquistato ricchezze nelle Spagne, esercitando l'arte del commerciante, ivi recando seterie e velluti, di cui i nostri davano allora splendidi saggi.

L'ordine religioso dei gesuiti, noto anche come Compagnia di Gesù, fu fondato a Roma nel 1540 da Ignazio di Loyola, un ex soldato spagnolo che dopo la conversione nel 1521 si era dedicato alla predicazione. Quando questa attività gli fu proibita dall'Inquisizione spagnola poiché non aveva studiato teologia, si recò prima a Parigi poi a Roma dove fondò l'ordine con particolare attenzione all'istruzione religiosa e politica e creò una rete di collegi-scuole in tutto il mondo. Quando i gesuiti diventarono potenti, molti Stati spinsero papa Clemente XIV a sopprimere l'ordine (nel 1773); la Compagnia di Gesù sarà poi ricostituita nel 1814 da Papa Pio VII.
La nobiltà genovese fu vicina ai gesuiti sin dalla fondazione e auspicò la creazione di uno o due collegi nella città.

Lasciava inoltre alle Monache di N. S. delle Grazie in Genova ed al Collegio dei P.P. Gesuiti ciò che loro spettava per parte di Marietta, sua madre, dichiarando che il fu Leonardo de Bene del fu Paolo (Paolo del fu Lodisio de Bene era pure ascritto alla nobiltà) nel testamento, fatto in Palermo, avea lasciato cinquanta onze ai frati Cappuccini di San Barnaba in Genova, qualora volessero fabbricare una chiesa in Santa Margherita, onde egli, seguendo l'esempio, stabiliva per la stessa fabbrica la cospicua somma di lire mille.
Non è forse lodevole questo sentimento d'un cittadino sammargaritese domiciliato nella Conca d'oro, nella terra degli aranci e dei palmeti, il quale sogna sopra un poggio verdeggiante della sua patria lontana, un umile tempio per i figli del poverello d'Assisi, che poi dopo un decennio per il nobile impulso di un altro patrizio, Gio: Luca Chiavari, senatore e doge, si costituisce araldo di carità e di bene?
Il Gio: Gerolamo continua a dettare le sue disposizioni, erogando lire 4000 annue alle Medee3, e l. 4000 annue ad un'altra opera, chiamata Iulia Castri, ipotecando i possedimenti, le ville e le case sue d'Albaro.
Come suggello a questa pagina di beneficenza, dovuta ad un sammargaritese illustre, non mancano lire 160 annue al Collegio dei P.P. Gesuiti per insegnare la dottrina cristiana.

Mutano i saggi e loro disposizioni.
Gio: Gerolamo Del Bene, munifico e benefico, vagheggiava, una grande opera, che dovesse giovare a tutta l'Archidiocesi genovese, e pensò ad un Seminario.

Nel corso delle rivolte dei cittadini corsi contro la Repubblica di Genova, nella metà del XVIII secolo, i primi accusarono i genovesi di aver tradito la volontà di Del Bene, che stabiliva:
«Sia questo Collegio regolato a norma del Collegio Romano.
Vi siano di cinque in cinque anni chiamati dall'Isola ventiquattro Giovani.
Debbano li Vescovi scegliere nelle loro Diocesi li più abili pel Collegio, e colla nomina Vescovile trasmetterli in Genova.
Li Procuratori che assisteranno pro tempore detto Collegio debbano ricevere detti Giovani, provvederli del vestito talare e di ogni altra sorta di abiti, debbano provvederli di ogni vivere e di letto tutto proporzionato alla decenza di un Ecclesiastico.
Debbano di tempo in tempo sovvenirli di altro bisognevole per animarli al profitto della pietà e delle lettere.
Vi sia una Libreria per uso di detti Giovani, li quali siano ancora provveduti di carta di penne e d'inchiostro.
Si diano alli predetti Giovani di quando in quando li onesti divertimenti e ricreazioni sì per la tavola che in altra specie.
Vi sia per li predetti Giovani la villeggiatura di qualche volta all'anno, e pel tempo delle vacanze nella villeggiatura sia più lauta la tavola, e li divertimenti più permessi.
Siano questi Giovani scelti nelli Paesi dell'Isola, e non dalle Città ove siano Scuole, ed entrati debbano essere impiegati nello Studio della Filosofia e Teologia Morale: siano esercitati nelli Catechismi e Prediche, affine che possano, ritornando nell'Isola, giovare alli Popoli coll'esercizio e coll'istruzione pia ed edificante.
Abbiano li stessi Giovani allor che entrano almeno diciotto anni di età.
Per sostenere un tal Collegio lascia nelli Monti di S. Giorgio l'entrata di trentamila lire da impiegarsi per detti Giovani, e per li Preti che dovranno regolare e vegliare sulli medesimi Giovani.
Se per qualche caso non potesse alcuno entrare nel detto Collegio le siano pagate le spese per l'accesso e recesso dalla detta Città.
Il resto dell'Eredità sia della Signora Clelia sua Figlia.»

Al primo testamento redatto dal notaio Nicolò Bollerone, fece seguire un secondo, scritto il 4 giugno del 1611 dal cancelliere arcivescovile, notaio Giacomo Cuneo, e redatto nella villeggiatura di San Francesco d'Albaro.
Il testatore volle di nuovo essere sepolto all'Annunciata nella cappella di Sant'Antonio a Cornu Epistolæ ove un'epigrafe tradotta dal latino diceva che «Questo Altare collo spazio appresso è di Pietro de Fornari e di Giovanni Gerolamo de Bene, e gli ornamenti colle colonne sono dei Padri».
C'è pure in questo secondo testamento un po' di beneficenza minuta, come sarebbero l. 100 a Pammatone, 100 all'Ospedaletto e 100 al Magistrato di Misericordia, nonché l. 500 alla Casa Professa dei P.P. Gesuiti, l. 200 annue a Brigidina figlia del fu Battista de Bene, vedova di Raffaele della Torre, sua parente, ed una catena del valore di scudi 100 per ognuno dei di lei figliuoli Pagano o Raffaele della Torre.
Salva rimanendo una pensione annua per la moglie Bianca, figlia del fu Paolo Giustiniani, e dalla quale avea ricevuto 1. 15000 in dote, lasciò tutta l'eredità per la fondazione di un Collegio, del quale dettò pure le regole, inserte nel testamento, ingiungendo:
«Che sia questo Collegio chiamato Collegio de Bene dedicato al Signor Iddio a cui gloria et honore si fonda e alla Beatissima Vergine.
Quelli che si doveranno ricevere et admettere in questo Collegio del Bene averanno le condizioni e qualità seguenti, cioè siano nati di legitimo matrimonio figliuoli di buon padre e madre di età d'anni 19 compiti e non maggiori di trenta, di capo sani, non stropiati, né contraffatti, sappino leggere e scrivere, abbino tanta scienza in grammatica che si possi sperare a giudicio delli esaminatori, che in termine di un anno siano capaci e buoni por attendere all'umanità, siano nativi del dominio di questa Ser.ma Repubblica di Genova compresa la Corsica».
Continua il testatore a dare gli ordini per questo importante Collegio, assegnato alla direzione dei P.P. Gesuiti, e che riuscì un vero Seminario, dando la preferenza agli alunni delle ville di Bargagli, della Fontanabuona e della Valle di Sturla4, pensando per anco alla qualità dei cibi, che volle conforme al Seminario S. Carlo Borromeo di Milano.

Nel 1803 l'arcivescovo Giuseppe Maria Spina ottenne dal governo francese la riapertura del Seminario Arcivescovile di Genova (chiuso nel 1799) al quale fu aggregato il soppresso Collegio Del Bene, con l'approvazione del papa Pio VII.

Il Del Bene abitava di consueto in Genova nel vico largo sopra Sosilia, così dice un atto dell'11 maggio del 1611, in virtù del quale egli riceve alcune somme, dovute da Emmanuele Costa, di Portofino.
La fondazione del Collegio Del Bene avvenne nel 1643, aperto prima in Bregara5, poi a Fassolo, ove ora sono i Signori della Missione6, e pochi anni dopo, cioè nel 1646, passò presso S. Marcellino7.
Venuta la soppressione dei Gesuiti, l'amministrazione del Collegio passò ai Somaschi ed ora è ente di beneficenza che provvede i giovani prescelti, con borse, in collegi pubblici.


1 andavano alla pesca in Francia e in Sardegna
2 trafficava in seterie e velluti con la Spagna
3 Suore di San Giovanni Battista e Santa Caterina da Siena, dal nome della fondatrice Camilla Medea Ghiglino Patellani (1559-1624)
4 La preferenza era data alle diocesi della Repubblica che per la loro povertà non potevano avere un seminario: pensava soprattutto alla Corsica
5 Antico nome della località dove oggi si trova l'Istituto Figlie di Nostra Signora al Monte Calvario, sopra la stazione Principe
6 Oggi Casa della Missione, poco oltre la Villa del Principe
7 Nel quartiere di Prè

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