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9 ottobre 1924, incidente ferroviario a Santa

locomotore (foto della raccolta Renato Dirodi)

Sono le ore 12.49 di giovedý 9 ottobre 1924. Alla stazione ferroviaria di Santa Margherita Ligure si attende l'arrivo del treno di lusso proveniente da Londra e Parigi e diretto a Roma: Ŕ composto dalla locomotiva, il bagagliaio, un vettura-ristorante e due vagoni-letto.
Il convoglio Ŕ transitato da Genova con 26 minuti di ritardo: alle 13.15 circa compare dalla galleria di Ruta e, 150 metri prima dell'edificio, esce dai binari.
La locomotiva si adagia sul fianco destro, il bagagliaio si sgancia e prosegue la corsa con la vettura-ristorante, che perde un'intera parete tranciata dalla locomotiva: due vagoni-letto subiscono meno danni.

ristorante Il vagone ristorante sfasciato

I 55 passeggeri sono quasi tutti stranieri: immediatamente scattano i soccorsi. Accorrono il capostazione Alberto Calzolari e il suo vice Mangiante, insieme con numerose persone attirate dal rumore di ferraglia; intervengono rapidamente i militi della Pubblica Assistenza Croce Verde. I viaggiatori illesi, ancora intontiti, sono accompagnati in stazione, la decina di feriti Ŕ portata nel vicino ospedale di via Roma: saranno poi in parte dirottati all'ospedale di Rapallo e al Pammatone di Genova.
Restano sui binari cinque vittime: il macchinista Emilio Puccioni, il fuochista Marcello Conte, il capotreno Collatino Pignatti che era nel bagagliaio, la sig.ra Felisa Maurique (colombiana, vedova dell'ex ministro Quijano Wallis) che era affacciata al finestrino della vettura-ristorante e l'industriale Gustavo Padoa di Firenze. tronconi
Partono immediatamente le richieste telefoniche di aiuto alla sede delle ferrovie di Genova, ai carabinieri, alla prefettura, alle Pubbliche Assistenze dei paesi vicini.
Una prima inchiesta, nell'immediatezza dell'incidente, attribuisce la causa del disastro all'eccessiva velocitÓ.
Il re Vittorio Emanuele III manifesta il suo profondo cordoglio e il presidente del Consiglio, Benito Mussolini, raccomanda al ministro delle Comunicazioni Galeazzo Ciano di prendere provvedimenti per evitare il ripetersi di simili incidenti.
Nel pomeriggio di venerdý hanno luogo i funerali delle vittime, partendo dall'Ospedale Civile di via Roma, con la partecipazione delle associazioni cittadine, sgombero del Commissario prefettizio Alberto Isola, deputati e senatori, vice-prefetto di Genova, Procuratore del Re di Genova, Console di Colombia a Genova, vice-direttore generale delle Ferrovie; l'ufficio funebre Ŕ celebrato dal vescovo di Chiavari mons. Amedeo Casabona.
Il corteo funebre ritorna poi in stazione, dove attende un treno speciale con quattro carri parati a lutto: uno diretto a Pisa accoglie capotreno e fuochista; il secondo con la salma del macchinista diretto a Granarolo (BO); il terzo con il gr. uff. Padoa per Firenze; il quarto porta la sig.ra Wallis a Roma.

Le cause del disastro, inizialmente attribuite alla velocitÓ eccessiva (pare 80 km/h) per affrontare uno scambio, saranno poi riviste.
La stampa riporta che «Secondo concorde giudizio dei competenti sembra accertato che sarebbe stato provocato da non buone condizioni dell'armamento locomotore ferroviario. In alcuni ambienti competenti si ritiene che ci˛ Ŕ dovuto al fatto che, allo scopo di realizzare alcune economie nel bilancio ferroviario, sarebbe stata notevolmente ridotta la quota di manutenzione per il materiale. Tali riduzioni in certi casi raggiungerebbero perfino il 40 % e avrebbero reso necessaria una minore accuratezza dei lavori di revisione da parte degli appaltatori.»
Alla fine dell'anno, in occasione della discussione del bilancio del Ministero delle comunicazioni alla Camera, il ministro Ciano afferma "nessuno degli incidenti verificatisi ha messo in luce deficienze intorno alla buona manutenzione e al rinnovamento delle linee" ma il giornalista commenta "a parte il fatto della discutibilitÓ di tali affermazioni, fa rabbrividire il pensiero che si prometta implicitamente di provvedere quando qualche deprecabile disastro dimostrerÓ ineluttabile l'urgenza dei provvedimenti, che secondo noi sono attualmente evidenti."
Sono passati quasi cento anni da allora, Ŕ cambiato qualcosa?

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