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    Pezzi di storia

La Nave-Scuola Redenzione "Garaventa" (1/2)
di Giuseppe Piersantelli

Pubblichiamo di seguito un opuscolo stampato nel 1951 "A cura del Comitato per la ricostruzione della Nave-Scuola"

Nicolò Nicolò Garaventa,
il Fondatore dell'Istituzione

A vedere quella traballante baracca di legno, impiantata alla meglio sulla spianata dell'Acquasola, ove lavoravano tanti monelli derelitti1, raccolti per ogni dove, e ad udire le risposte salaci, di cui essi gratificavano le sue precise domande, dettate da grande esperienza e da profonda dottrina, l'illustre Lombroso2 poteva, non a torto, appuntare una critica aspra che, se pure nuoceva ai suoi disegni, tuttavia, nell'intimo, era forse condivisa dallo stesso Ideatore di quel primitivo tipo di ricovero, il quale aveva inteso di porgere benefico la mano pietosa a tanti piccoli traviati e abbandonati per redimerli e farne dei giovani onesti e laboriosi.

Domingo Il Comandante Domingo Garaventa

Evidentemente, però, malgrado ogni migliore intenzione, a ciò non sarebbe riuscito disponendo solo di quello sgangherato rifugio, che non di meno l'arguta penna dell'indimenticabile Gandolin3 difendeva strenuamente, nei suoi scopi, sui fogli del tempo. Occorreva isolarli dal mondo, dalla società che li aveva guastati, e ciò, a parere del Garaventa, poteva conseguirsi soltanto sul mare, il quale, mirabile lavacro, aveva potere di esercitare un'azione benigna su quei piccoli ribaldi, riaccendendo in essi, con la visione costante della sua solenne, maestosa immensità, sentimenti sopiti di bontà e di amore, di illuminarne lo spirito e di detergerlo in una col corpo.

bastone Il famoso bastone di Garaventa

Convinto assertore di tale teoria, Nicolò Garaventa4 pensò a lungo come riuscire: in porto c'era una vecchia nave mercantile in disarmo, che sarebbe stata assai utile ai suoi fini, ma le sue tasche non erano ingombre dell'equivalente per l'acquisto. Non si perdette d'animo per ciò, ma, forte della filantropica iniziativa, peregrinò alla porta di ogni conoscente e, infine, si rivolse ad un banchiere genovese che l'ascoltò brusco e brevemente, tra un affare e l'altro, per poi accomiatarlo consegnandogli la somma occorrente. veliero
Così, nel dicembre del 1883, nasceva la «Nave-Officina Redenzione» e, aiutata dai genovesi, cui il Fondatore chiedeva quanto gli necessitava, entrava in attività con l'intento di redimere e riabilitare i piccoli liberati dal carcere, i figli di carcerati e di donne di malaffare, nonché i reietti dalle opere pie [erano compresi anche gli orfani di guerra, tutti tra gli 11 e i 13 anni di età, comunque al di sotto di 16 anni].

bastoni Bastoni donati al Fondatore

Nicolò Garaventa, professore di matematica nell'allora civico Liceo Andrea Doria di Genova e allievo nelle stesse discipline del cognato Ing. Prof. Luigi De Barbieri, aveva ereditato lo spirito filantropico dal prozio, lo zelante sacerdote Don Lorenzo Garaventa5, che, nel 1797, raccolti attorno a sé, nella sua casa tra vico Nuovo e Piazza Ponticello (scomparsi nell'esecuzione del piano regolatore), i fanciulli più diseredati, iniziò a «far scuola per carità», precursore del Pestalozzi, dell'Ower, della Marchesa di Pastoret, i quali rispettivamente in Svizzera, in Gran Bretagna e in Francia ordinarono assai più tardi scuole analoghe. La fiaccola che lo sorreggeva nella sua caritatevole missione gli consentì di assistere al moltiplicarsi delle scuole per il popolo ed al fruttificare dell'esempio, imitato fra gli altri da Luca Descalzi, che, nelle scuole medesime, fu il primo maestro di Giuseppe Mazzini, e da quel Gaetano Dell'Angelo, egli pure imparentato con la famiglia Garaventa, altro pio sacerdote la cui opera provvida e sagace, quale continuatore delle scuole di Don Lorenzo, fece ascrivere a lui da Gerolamo Bagatta6 il merito di «aver cresciuto quella forte generazione, che ebbe parte sì bella nella forte epopea del nostro riscatto». Tra gli immediati collaboratori di Don Dell'Angelo fu, da giovane, anche il nostro Prof. Nicolò.
Scrittore di vaglia, fine umorista e originale conferenziere, Nicolò Garaventa narrò egli stesso, in un discorso tenuto a Roma nel 1899, al Teatro Quirino, tra spunti faceti e palpiti di commozione, come gli fosse balenata l'idea di soccorrere tante misere esistenze, bisognevoli di cure nello spirito, prima ancora che nel corpo. Un bimbo, lacero e piangente, andava questuando. Egli, datogli l'obolo, volle seguirlo e giunse al suo tugurio, ove altri bimbi, i fratelli, attendevano di sfamarsi col provento delle elemosine, mentre i genitori giacevano all'ospedale l'uno malato e l'altro ferito.

Crotone Il "Crotone" prima della trasformazione

Scosso da un così avverso stato, volle, son sue parole, «dedicarsi alla redenzione di quei figli di genitori ignoti o tristi, che vivono in ambienti malsani, corrotti, in cui si trasformano poco a poco in veri malfattori». «Quei fanciulli non hanno il bernoccolo della delinquenza: è la educazione, l'esempio che li spinge al male»; è la società che li porta alla rovina e nel nome di essa egli si accingeva a salvarli.
A bordo della sua nave non avevano a registrarsi inconvenienti di sorta: non risse, non tentativi di fuga. Il cuore di Garaventa e il mare operavano il miracolo: «da questa vita senza punizioni, senza spaventi, senza repressioni, senza terrori», osserva il Gandolin, «è derivato in loro, per via di ragionamento spontaneo, il sentimento della disciplina, l'amore del lavoro e il rispetto della proprietà… Questi piccoli delinquenti, già così turbolenti e pronti al mal fare, hanno trovato nel mare, dopo quella del corpo, l'igiene delle anime» .

garaventino 1 Un Garaventino 1883
al momento dell'imbarco

Olivero Olivari, il commediografo della non obliata Rosetta Mazzi, ha recentemente dedicato all'Istituzione un vivace bozzetto in cui il metodo educativo del Garaventa è reso all'evidenza. Il nostromo avverte il Professore che un gruppo di marinaretti si è lanciato all'assalto di due ceste di cipolle da lui commissionate. Il Professore accorre a bordo, riunisce i marinaretti in coperta, li interroga severo ed apprende da loro stessi la quantità di cipolle sottratte da ognuno. Stabilito che le due ceste ne contenevano complessivamente 120, ne risultano 92, come effettivamente devono essere, detratte le 28 oggetto del prelievo confessato dai marinaretti. E, a mo' di conclusione, così li apostrofa il professore: «Ragazzi, avete commesso una mala azione e dovrei punirvi, ma non lo faccio perché oggi mi avete procurato una ineffabile soddisfazione per aver detto la verità».
Ogni commento guasterebbe. Aggiungo soltanto che navi-scuola ad imitazione di questa non tardarono a sorgere in Italia e all'estero: a Venezia e a Napoli; in Argentina e in Russia.
Nel 1917, Nicolò Garaventa, che era nato nel 1848, serenamente spirava, e la direzione della Nave-Scuola, rinnovata successivamente con scafi messi a disposizione dallo Stato (l'attuale è il sesto), era assunta dal figlio, Com.te Domingo, che ne continuava il metodo e le tradizioni. Ed egli seguitò a dare ad essa la sua proficua attività fino al 1941, quando, il 9 febbraio, a seguito di azione navale [il bombardamento di Genova da parte della Royal Navy, la marina militare britannica], affondò.

garaventino 2 … e uno del 1951
dopo l'imbarco

L'istituzione segnava forzatamente il passo: i marinaretti furono provvisoriamente ospitati nei locali delle scuole elementari di stato G. Garibaldi di Via Venezia e poi sparsi tra Istituti e Colonie, finché, nell'agosto del 1943, per varie ragioni, furono restituiti alle famiglie. Il 3 settembre dello stesso anno, anche il Com.te Domingo decedeva.
Cessava così, dopo sessant'anni di benefica esistenza, la Nave-Scuola Redenzione, a proposito della quale il Gandolin, parafrasando, argutamente come sempre, un vecchio proverbio, aveva scritto, sintesi visiva dell'indicibile benemerenza dell'istituzione, che «l'occasione fa l'uomo galantuomo».
Al suo attivo, l'ammirazione generale; la medaglia d'oro conferita al Fondatore nel 1892 dalla commissione per l'esposizione italo-americana e circa 10.000 allievi passati, per la gran parte, onorevolmente, nella marina militare, che ogni anno arruolava oltre trenta giovani volontari, in quella mercantile, e, da ultimo, anche nell'aeronautica. Una trentina divennero ufficiali dell'esercito, della marina, dell'aviazione; 24 ottennero il diploma di capitano di lungo corso; 12 raggiunsero il grado di macchinista di prima classe; 40 conseguirono il brevetto di radio-telegrafista specializzato; 10, usciti dalla nota banda dei garaventini, si aggiudicarono il diploma di maestro compositore di musica; uno vestì il saio e fu un predicatore forbito; un altro è tuttora un comico di cartello.
La prima guerra mondiale ne vide mille sul campo e di essi quaranta morirono e molti furono i feriti e i decorati, di cui uno con medaglia d'oro; della seconda si stanno ora raccogliendo i dati, da cui, purtroppo, emerge un assai tragico bilancio.

Nel 1945, subito dopo la fine delle ostilità, si costituì un Comitato promotore ed uno d'onore, composti il primo di membri della famiglia e di vecchi amici dell'Istituzione e il secondo di tutte le autorità cittadine, allo scopo di far risorgere questa vecchia, cara Nave-Scuola, la cui necessità era più che mai sentita dopo l'immane tragedia. I rappresentanti delle autorità si riunirono poi in Comitato esecutivo, dal cui seno si espresse una ristretta giunta, che si pose senz'altro al lavoro, con entusiasmo e senza soste, fidente nella riuscita.
Impresa ardua, che parve presentare difficoltà pressoché insormontabili, mentre ancora l'Italia attendeva di conoscere, attraverso il trattato di pace, la sorte della sua marina, ciò che spiega come solo nell'aprile del 1948, dopo le reiterate insistenze rivolte dal Comitato ai vari Ministeri interessati e ad alcune ambasciate, le premure dell'On.le Belloni e l'autorevole intervento dell'Ammiraglio Rubartelli, che fu alunno del Prof. Garaventa, potesse giungere notizia dell'assegnazione da parte del Governo, per essere trasformato in Nave-Scuola, dello scafo del posamine «Fasana», alla fonda a Venezia. Lo stato di deterioramento dello scafo medesimo era, però, tale che il Comitato si riservò di accettare l'offerta, e, nel frattempo, fatto visitare l'Arsenale di La Spezia dal Com.te Luigi Garaventa, il maggiore dei figli del Fondatore, propose al Governo di sostituire il «Fasana» con il «Crotone», le cui condizioni apparivano migliori.
Nel novembre dello stesso anno la sostituzione era approvata e non restava che procedere alla firma degli strumenti relativi e provvedere al rimorchio a Genova dell'unità. Passarono, però, ancora sei mesi, durante i quali riuscì al Comitato di ottenere dal Governo che l'Arsenale di La Spezia, i cui ufficiali furono sempre larghi di cortesie, carenasse lo scafo e consegnasse parte del materiale occorrente all'allestimento, prelevandolo da quello di demolizione reperibile nello stesso Arsenale: gli stipi, le amache, le cuccette, la cucina, l'infermeria, ecc.

NaveScuola Il "Crotone" ribattezzato, dopo la trasformazione,
"Nave-Scuola Redenzione Garaventa"

Si giunse così all'ultimo atto, il più significativo: l'effettiva trasformazione del «Crotone» in Nave-Scuola, della quale l'Ansaldo aveva, intanto, graziosamente apprestato i progetti.
Il Comitato interessò alla ricostruzione i maggiori Cantieri della Città, ma inutilmente ché, o non risposero all'invito, o costellarono le lente trattative di difficoltà di ogni genere (chiedendo, fra l'altro, l'esibizione di un piano finanziario!!) o presentarono - mera differenza formale - dei preventivi impossibili.
Per tali ragioni, e anche su consiglio del locale Navalgenio, che ha sempre opportunamente fiancheggiato l'opera del Comitato, per l'appalto dei lavori di trasformazione e di allestimento fu indetta, nel giugno del 1950, una gara a trattativa privata, alla quale furono invitate a partecipare alcune importanti Ditte delle province liguri, indicate dallo stesso Navalgenio. Aperte le schede, risultò vincitrice la Ditta I.N.M.A. [Industrie Navali Meccaniche Affini S.p.A.] di La Spezia, che si era dichiarata disposta ad assumere i lavori, di cui al capitolato d'oneri, per L. 47.600.000 contro 125.000.000 richiesti da una Ditta della Città.

«Questa istituzione nell'anno 1892 ebbe l'altissimo onore di essere stata visitata dal compianto nostro Sovrano S.M. Umberto I che la dichiarò utilissima fra le utili. E' stata pure visitata da S.A.R. il Principe Tomaso di Savoia, che espresse la sua ammirazione per la grande utilità che ne deriva rispetto alla Marina Militare e Mercantile.»

I genovesi non seppero ripristinare la «Garaventa», creata coi loro contributi, fucina da circa 60 anni, di tanti baldi marinai per le loro navi, e fu con vero rammarico che, il 31 luglio del 1950, lo scafo del «Crotone», rimorchiato a Genova 14 mesi prima, lasciava la Calata Canepa per essere riportato a La Spezia.
I lavori furono subito iniziati e nel dicembre già era possibile ravvisare sul vecchio scafo lo scheletro delle nuove strutture, secondo il progetto dell'Ansaldo, revisionato dai tecnici dei Cantieri I.N.M.A., per adeguarlo a necessità addimostratesi praticamente utili.

battesimo Il battesimo simbolico a La Spezia:
parla il Presidente della Giunta esecutiva

A fine aprile di questo anno trasformazione e allestimento erano conclusi e giova a ciò ricordare la piena compenetrazione delle esigenze del Comitato da parte dei dirigenti i Cantieri, signori Leoni, Cuneo, Bertorello e Menicagli, nonché l'operosità delle loro brave maestranze.
Il 6 maggio, presente l'Amm. Baldo, comandante l'Arsenale, aveva luogo a La Spezia, con cerimonia semplice e solenne, il battesimo simbolico della «Garaventa», di cui fu madrina la Dott.ssa Rossetti, membro solerte del Comitato; una settimana dopo la bella nave lasciava il Molo Italia per trasferirsi a Genova, alla punta dei Piloti al Molo Giano, ove la conobbero, o almeno la videro, più generazioni di concittadini e la paventarono i ragazzi insofferenti della disciplina e del dovere.
Resta nel cuore dei presenti il gesto cordiale e simpatico di Capitan Tassara che, al comando della pilotina, incontrò la «Garaventa» in avamporto e, salito svelto a bordo, dichiarò di avere voluto riservarsi l'onore di guidarla agli ormeggi pur essendo fuori servizio.

(continua)


1 Batôsi; il Vocabolario genovese-italiano di Giovanni Casaccia del 1851 riporta la voce "battüso: Nome che si dà a quei ragazzi sudici e sformati, che si veggono birboneggiare per la Città"
2 Cesare Lombroso (1835-1909), celebre antropologo che collegò la degenerazione del delinquente con le sue caratteristiche fisiche
3 Pseudonimo del giornalista genovese Luigi Arnaldo Vassallo (1852-1906), direttore del quotidiano Il Secolo XIX dal 1896 al 1906; gandullo in genovese significa "ozioso, vagabondo". Scrisse di Garaventa: «Prima lo definirono un vanitoso. Poi magari insinuarono che fu un imbroglione. Indi lo qualificarono un ciarlatano. Adesso lo rispettano e riconoscono i benefici eloquenti della sua istituzione».
4 Nicolò Garaventa nacque a Uscio il 23 marzo 1848 e morì a Masone il 4 settembre 1917
5 Ispiratore delle prime "Scuole della carità", opere pie che si facevano carico dell'istruzione dei ragazzi abbandonati, con il motto "ubi caritas, ibi Deus" (dove c'è la carità, c'è Dio)
6 Girolamo Giuseppe Bagatta (1772-1830), sacerdote ed educatore di Desenzano del Garda, amico di Ippolito Pindemonte

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