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    Pezzi di storia

La Nave-Scuola Redenzione "Garaventa" (2/2)
di Giuseppe Piersantelli

Pubblichiamo di seguito un opuscolo stampato nel 1951 "A cura del Comitato per la ricostruzione della Nave-Scuola"

(precedente)

alloggio Un alloggio equipaggio

La nuova «Garaventa» è riuscita veramente un modello nel suo genere sia per la cura nell'allestimento che per le attrezzature. Una razionale ripartizione dei vari servizi ha importato uno studio preventivo dello sfruttamento assoluto dello spazio a disposizione, la cui risultante è stata la massima capienza della nave.
Sullo scafo, svuotato come un guscio di noce, furono costruiti due ponti, fu ripristinata la coperta e finito in legno anche il ponte lance.
Sottocoperta, a prua e a poppa, furono ricavati due ampi alloggi per l'equipaggio, che, con un terzo, di proporzioni ridotte, possono ospitare circa 130 ragazzi. Gli alloggi sono attrezzati di tutto punto per la loro rapida trasformazione in refettorio o in sala di studio (sulla nave è staccata una sezione di scuole elementari di stato - docente il sig. A. Ortolani - e vi funziona anche un primo corso di avviamento al lavoro) e sono completi di ventilazione e di caloriferi a nafta, come ogni altro locale di bordo.

docce Le docce

Nell'ex sede delle macchine è stata allogata una grande officina, provvista di quanto occorre perché possano svolgervisi proficuamente i corsi per meccanico e motorista, autorizzati dall' I.N.A.P.L.I. [Istituto Nazionale per l'Addestramento e il Perfezionamento dei Lavoratori dell'Industria], come quello per radiotelegrafista, la cui sala, posta sul secondo ponte, è in corso di sistemazione. Al proposito, va segnalato il gradito dono di un oscillofono1, completo di tasto telegrafico e diffusore, che il corpo dei piloti, particolarmente affezionato all'istituzione, ha fatto di recente pervenire a mezzo del suo capo, la medaglia d'oro com.te Rosasco. In plancia ha trovato posto la sala nautica, munita degli apparati necessari; più sotto la armeria e la sala musica, ove, con gli strumenti di un tempo, sottratti tutti al naufragio, si riorganizzerà la menzionata banda dei garaventini, la quale già, sotto la guida del M.o Mussi, dà i primi segni di vita nelle vesti di una piccola, ma ben sincronizzata fanfara.

ambulatorio L'ambulatorio e l'infermeria

A poppa, in coperta, è stato sistemato un severo altare di legno, che S. E Mons. Siri ha corredato (eccezion fatta per un massiccio calice argenteo, finemente cesellato, donato da Mons. G. Ferrari) di ogni occorrenza per la celebrazione della Messa, la quale, officiata dal Cappellano di bordo Don Bernardi, ripete ogni giorno festivo la tradizione garaventina della Messa del Porto. Dietro di esso hanno sede la segreteria e il parlatorio, per le visite mensili ai ragazzi, il cui speciale arredamento a bacheche consente di custodirvi le memorie più care della Nave-Scuola, trasformandolo nel museo di bordo.
L'alloggio del Comandante è costituito di una cabina, di un piccolo studio-salotto e di una completa stanza da bagno, oltre che di una seconda cabina per l'ospite eventuale. Le cabine per gli ufficiali e sottufficiali, modernamente arredate, hanno acqua corrente e sono servite da bagno. Il quadrato, mobiliato con gusto, è ora rallegrato anche da una bella radio che la generosa, affettiva com-prensione di Capitan Tassara ha voluto, donandola, munire anche di due diffusori perché potesse essere meglio ascoltata dagli allievi, non ultimo elemento della loro rinascita spirituale.

officina L'officina

Una particolare attenzione è stata dedicata agli abbondantissimi servizi igienici installati a prua e costituiti da vaschette, docce ad acqua calda e fredda e da gabinetti con tubo per l'estrazione dell'aria. A bordo non mancano neppure l'ambulatorio, diretto dal bravo Dr. Dellacasa e attrezzato dei ferri occorrenti dall'Ospedale Duchessa di Galliera; l'infermeria, con 4 cuccette, che dispone di propria toeletta, doccia e gabinetto.
Infine, la cucina a nafta, con due comode riposterie e una grande cambusa, servita da un ampio frigidaire, nella quale l'arcigno Galileo e il sorridente Montessoro, (quest'ultimo, per vecchia convenzione, messo a disposizione dal Comune), ammanniscono un rancio unico che ancora non ha dato e non dovrà mai dar luogo a rimostranze sia per la confezione che per la quantità.

timoneria La timoneria

Così si presenta la nave-scuola che, con le sue mille tonnellate di stazza, una lunghezza di m 64 ed una larghezza massima di m 8,30, supera di assai la precedente.
Se il Comitato sia effettivamente riuscito ad uniformarla alle più moderne esigenze di istituti similari può dedursi dalle richieste di dati e di consigli, per la organizzazione di navi dello stesso tipo, che giungono frequenti da altre città e anche dall'estero, e dal consenso sincero di giornalisti di ogni paese, delle numerose autorità e dei tecnici che l'hanno visitata: da S. E. Tosato, sottosegretario alla Giustizia, a S. E. Ferrari, direttore generale delle case di correzione e di pena; da S. E. Verde a S. E. Rivera, rispettivamente Primo Presidente e Procuratore Generale presso la nostra Corte di Appello; da S. E. Vitelli, nostro garaventini Prefetto, al Sindaco On.le Pertusio, all'Amm. Welborn, comandate della 4° squadra statunitense, (talmente entusiasta che, tornato ultimamente a Genova, ha voluto ricevere i marinaretti sulla nave ammiraglia); al Gen. Ruffini, presidente del Consorzio Autonomo del Porto; al Prof. Adamoli, ex nostro Sindaco (che ne seguì molto da vicino i lavori); al Dr. Conciatore, Presidente del Tribunale dei minorenni; al Dr. Vallogini, medico provinciale; ai Professori Remotti e Macaggi, rispettivamente Rettore della Scuola Normale di Pisa e Docente di medicina legale presso il nostro Ateneo.
Purtroppo, mancano le macchine: era nei desideri del Comitato rendere semovente la risorta nave-scuola, ma le possibilità non lo hanno consentito. Ciò non significa che ne abbia abbandonato l'idea e che in un non lontano domani essa possa realizzarsi nel modo più impensato e forse anche con l'ausilio di una gentile signora che vuol divenire la buona nonna della «Garaventa».

quadrato Il quadrato Ufficiali

Si consideri che quando il Comitato ordinò i lavori, pur contando su di una operazione in corso con il Ministero della Difesa-Marina, non disponeva che di circa 3.500.000 lire. Era stato richiesto a quel ministero un finanziamento che la situazione del bilancio non rese realizzabile, ma che si poté trasformare, grazie al cortese appoggio del Gen. Tucci, direttore generale delle costruzioni della Marina, in una interessante forma di finanziamento indiretto, costituita dalla cessione a prezzo benevolo di rottami metallici su cui il Comitato ha lucrato rivendendoli a listino. Per tal modo, sommando questo introito col contributo di enti e associazioni, col provento delle raccolte in città e in provincia e con quello di varie iniziative, sono ormai stati versati ai cantieri appaltatori, di umana condiscendenza anche su questo punto, 25.500.000 su di un totale che si aggira oggi sui 70.000.000, totale che sarebbe proporzionalmente salito anche nei preventivi presentati dalle altre Ditte, i quali escludevano, come è naturale, la revisione dell'opera viva e non comprendevano certi ritocchi e perfezionamenti, ritenuti utili dal Comitato nel corso dei lavori e di minor dispendio se eseguiti simultaneamente, quali la citata copertura in legno del ponte lance, l'attrezzatura dell'officina, l'acquisto e la messa in opera di un gruppo elettrogeno, di un gruppo convertitore di corrente, dell'autoclave, dei tendoni, dell'arganetto salpa ancore e di mille altre opportunità di cui la nave è stata dotata e che non è possibile elencare specificatamente.

nostromo A tu per tu col nostromo

Sarebbe assurdo, così stando le cose, affermare che il comitato non abbia preoccupazioni: la città è stata battuta e replicatamente in tutti i sensi; le iniziative più disparate sono state prese ed accolte, un altro finanziamento indiretto, se pure di modesta entità, è stato concesso dal Ministero Difesa-Marina ed è in esazione, e ciò nondimeno finora non si è raggranellato di più.
Ma sarebbe da stolti disperare: è solo una questione di tempo. Il Comitato si adopra per bruciare le tappe, onde intensificare l'opera di bonifica umana che ne forma il programma, con la piena convinzione che gli aiuti necessari non tarderanno a giungere da parte di chi scorge nella delinquenza minorile, nelle sventure della nostra fanciullezza, un segno patente del tramonto della civiltà latina.

Il 4 giugno il primo scaglione di marinaretti - 10 fra tutti - prese imbarco, accolto dal Comandante Luigi Garaventa, che, malgrado i suoi 76 anni, volle proseguire la filantropica tradizione di famiglia sulla risorta nave-scuola, e dagli ufficiali Grande e Moroni, sfollati della marina militare, i quali si sono resi talmente conto della loro mansione direttiva in un'istituzione come questa, da divenire in breve i fratelli maggiori degli allievi, giustamente severi ove d'uopo ed altrettanto carezzevoli all'occorrenza.

fanfara La prima fanfara della Nave-Scuola

I marinaretti sono aumentati rapidamente di numero: ora assommano a 51, mentre 34 domande, già istruite ed accettate, ed una settantina, in corso di istruzione, attendono… una manifestazione della Provvidenza per trasformarsi in Garaventini. Pensano a mandarne il Ministero di Grazia e Giustizia, con il quale il Comitato ha sottoscritto un'apposita convenzione, la nostra questura, in via d'urgenza, e la speciale commissione nominata dal Comitato, che raccoglie e vaglia le domande giunte da tutta la penisola.
Il Comitato procede con cautela allo scopo di restar fedele al massimo all'idea del Fondatore, né finora, a giudicare dai primi ragazzi imbarcati, ritiene di essersene scostato gran che. Ognuno di essi è un soggetto di studio, ognuno va esaminato da un angolo visuale tutto particolare. Per la gran parte si tratta di rampolli di famiglie irregolari, abbandonati a se stessi, cresciuti nella strada e traviatisi per ragioni di ambiente, i quali più che mai dimostrano la verità del postulato di Garaventa: non sono dei delinquenti per indole, sono ragazzi che hanno subito l'azione dell'ambiente in cui sono vissuti e che sono, perciò, recuperabili, facendo ad essi dimenticare il passato, contrapponendovi un mondo sano, rigoroso e familiare ad un tempo, in cui possano tuffarsi per non staccarsene più. Non mancheranno le eccezioni, rappresentate da ragazzi indomabili, brutalmente sordi ad ogni richiamo, ma a tutt'oggi non se ne sono verificate ed è con vera soddisfazione che il Comitato, a cinque mesi dal primo imbarco, constata i positivi risultati nella mutata esistenza degli allievi.
La loro giornata trascorre secondo le regole della marina militare: dall'alza all'ammaina bandiera montano la guardia, provvedono al riassetto della nave, eseguono esercizi militari e si esercitano nella voga e nell'arte marinaresca, studiano (e per il 1° capitano che uscirà dalla rinata nave-scuola, cap. Tassara, il buon zio dei garaventini, ha messo a disposizione una borsa di studio), seguono i corsi per meccanico, per motorista o per radiotelegrafista, imparano a suonare uno strumento bandistico, salutano le navi in arrivo o in partenza, aiutano il cuoco nella sua… importante mansione, servono a mensa ufficiali e sottufficiali, collaborano con essi e con i dirigenti dei vari servizi ad ogni richiesta e disimpegnano ogni altro lavoro che a bordo si renda necessario.
Punizioni di rigore non si applicano sulla nave-scuola: ove occorrano, sono esse pure paternalistiche e comportano al massimo il pane ed acqua per qualche pasto, il disbrigo dei servizi più umili e meno graditi, o colpiscono gli allievi negli affetti più cari, con la minaccia di interdire ad essi l'attesa visita mensile dei parenti.
La grande macchina di propulsione della vita nuova dei marinaretti è il lavoro e da esso, dall'esempio dei loro superiori, dalla persuasione, che giorno per giorno permea l'animo loro d'essere il loro stato attuale il migliore e il più rispondente ad un uomo onorato, nella cornice di una divisa e di una nave, che sembra perpetuare nei loro cuori l'irrequieto spirito di avventura, si compie sul mare il grande miracolo previsto dal Fondatore.

lancia Armamento lancia

Ai servizi generali e al corso di radiotelegrafia soprintende l'ufficiale Grande; alle discipline militari l'ufficiale Moroni; a quelle nautiche l'ufficiale Zoccoli; ai corsi per meccanico e motorista il bravo tecnico Balzini; assistito dall'esperto Degioannis; alla scuola marinara e alla pulizia della nave il nostromo Perino, rude e buono uomo di mare; alle provviste il Commissario di bordo l'ottimo Gargani, che si direbbe tagliato su misura per la bisogna; e su tutti signoreggia, mi si passi l'espressione, il segretario dell'amministrazione rag. Peirano che del Com.te Domingo, con il quale pure collaborò, raccolse l'eredità spirituale, così da prodigarsi ora a favore dell'Istituzione assai oltre di quanto non comporti il compito attribuitogli.
A bordo la vita è una continua esperienza: questi primi mesi hanno messo a punto parecchi fatti; altri risalteranno ancora in avvenire. E da un opportuno coordinamento di essi, chi ha la responsabilità della direzione, trarrà un organismo sempre meglio preparato ad assolvere al programma tracciato dal Fondatore, la cui grande Anima aleggia vigile su chi lavora per una causa santa.


Il documento si ferma all'anno 1950: nel 1951 l'addestramento dei giovani riprese sotto il comando di Carlo Peirano. Nel 1959 l'Istituzione fu dichiarata ente morale e proseguì l'attività fino al 1975 (dal 1968 sulla nave «Alabarda»); dopo un periodo di commissariamento, mancando sostegni economici, sarà chiusa definitivamente due anni dopo.
Si stima che nei 94 anni di attività siano stati ospitati nella nave-scuola oltre 12.000 giovani.
L'attività di recupero dei minori sarà passata in parte all'Istituto David Chiossone, in parte alle iniziative del volontariato.

Don Andrea Gallo (1928-2013), noto fondatore e animatore della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova, è stato cappellano a bordo della nave dal 1960 al 1963. Pur riconoscendo serietà ed efficacia all'Istituzione, criticò la disciplina ferrea e militaresca. In effetti molti consideravano la nave Garaventa alla stregua di un riformatorio, tanto che una minaccia risvolta spesso ai ragazzi indisciplinati era «Se non fai il bravo ti mando sulla Garaventa».


1 generatore di oscillazioni a frequenza acustica

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