Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Brigida Morelli
di Gio. Battista Semeria

"Secoli cristiani della Liguria" di Gio. Battista Semeria, 1843

Una nota all'articolo del libro informa «Le descritte notizie sono estratte dalla vita di Brigida Morelli, scritte dal padre Arcangelo Arcangeli gesuita, che la pubblicò in Roma nel 1759, con le stampe del Rossi»
La Gazzetta ha già pubblicato un diverso articolo a settembre 2007 dal titolo "Brigida Morello".


Ebbe la nascita, addì 17 giugno del 1610, nella piccola terra di san Michele di Pagana, tra Rapallo e santa Margarita, figliuola a Nicolò Morelli e Lavinia Morlese, Brigida onesti coniugi che sostentavano la loro famiglia coltivando le proprie campagne. Anche nella più tenera età apparve ammirabile Brigida loro figliuola, nemica dei trastulli, docile e divotissima, che rapiva tutti pel candore e per la saviezza della sua condotta.
Avendo inteso a dire che vi erano monache, tutte intente alla propria santificazione e dedicate al servizio di Dio, concepì subito ardente desiderio di monacarsi il più presto che le fosse stato permesso, né poteva dirsi una puerile velleità questo suo desiderio, perché informandosi delle più minute particolarità della vita religiosa, cominciò a praticarle in casa propria, osservando il silenzio quanto più poteva, la solitudine, il lavoro con l'orazione. In questi suoi voti venne a perdere la madre, ed il padre obbligolla a prendere il governo interno della famiglia, nel quale uffizio, benché giovanetta, riusciva così bene, che il padre divisò di sempre ritenersela seco.
Ma Iddio la voleva monaca, e prima di monacarsi la destinava legata al giogo del matrimonio. Premesse molte orazioni, e previo il consiglio di saggi direttori, andò a marito, nell'età di ventitré anni, dando la mano di sposa a Matteo Zancari, di patria cremonese, ma per lo più abitante in Salso, terra del Piacentino, ove egli possedeva il meglio de' suoi averi.
Formò Brigida la felicità di quella casa, entrandovi; tanta virtù era sempre in lei, e tanta obbedienza e amorevolezza mostrava verso tutti. Ma presto s'intorbidò un sì bel sereno, e trovossi il cuore della donna forte in grandi angustie. Matteo si affezionò ad una femmina straniera che frequentava in casa sua, e gravissimi travagli arrecava alla consorte; ma fu essa in questa rea pratica una nuova santa Elisabetta di Portogallo verso il suo Dionigi. Quando tal corrispondenza fu rotta, e la pace domestica era ristabilita, un nuovo urto la scosse.

Le Suore Orsoline costituiscono un istituto per l'istruzione e l'educazione dell'infanzia e della gioventù femminile, fondato a Brescia nel 1535 da santa Angela Merici. E' il primo istituto secolare (senza voti, i membri non vivono in un monastero) femminile, approvato da papa Paolo III nel 1544.
Sant'Orsola, patrona di ragazze e scolare, è venerata il 21 ottobre: figlia di un re bretone, visse nel IV o V secolo e, insieme ad altre fanciulle nobili, fu torturata e trafitta da frecce per la sua fede cristiana.

Si avvide Matteo che, uscendo di casa Brigida per li suoi doveri, un certo giovane licenzioso aveva preso il mal vezzo di aspettarla all'incontro ove passava per farle sorrisi e riverenze. Tanto bastò perché Matteo venisse in neri sospetti e si desse alla più cupa malinconia, senza però dirne alla donna la cagione. Addomandolla essa, e il marito non la tacque; ed egli ebbe poi presto a dolersi de' suoi falsi sospetti.
La guerra che si accese tra la Francia, il duca di Savoia, e il duca di Parma e di Piacenza da una parte, e la Spagna dall'altra, portò gravissime e varie vicende nella casa di Matteo, e sua moglie ne fu partecipe, trasmigrando con lui da prima al castello di Fabiano, indi a Cremona, e finalmente ritornando in Salso.
In tutti i domestici scompigli mostrossi essa sempre eguale a se stessa, imperturbata, ed a tutti prestando soccorso. Intanto il marito s'inferma di etisia, e viene a morire, lasciando vedova la moglie nel trigesimo anno del suo vivere.
Questo colpo, che a lei riuscì sensibilissimo, non fece che rinnovare le sue premure per farsi monaca, raddoppiando perciò orazioni, austerità, opere di misericordia continue. Né poterono più distorla i parenti del marito, non tutti i paesani di Salso, non l'arciprete di quella parrocchia, il quale avea costituita Brigida priora della dottrina cristiana e maestra di educazione a tutte le giovinette di sua cura, con infinito vantaggio delle famiglie del luogo, non finalmente qualche direttore indiscreto. Appoggiandosi la saggia donna alla direzione di un ottimo padre gesuita, riuscì non solo ad esser monaca, ma fondatrice di una congregazione.

Brigida Morelli (o Morello) era sesta di undici figli; si sposò il 14 ottobre 1633 stabilendosi a Salsomaggiore. Alla morte del marito per tubercolosi, l'11 novembre 1637, fece voto di castità e si trasferì a Piacenza nel 1640. Da settembre 1646 accolse in casa giovani donne nel nome di S. Orsola e il giorno delle Ceneri del 1649 fondò la Congregazione delle Orsoline di Maria Immacolata con la guida dei Gesuiti. Morì il 3 settembre 1679: oggi non c'è traccia della sua tomba.
Negli anni 1927-28 fu celebrato a Piacenza il processo ordinario per la sua beatificazione e il decreto sull'eroicità delle virtù si ebbe il 29 aprile 1980. Fu beatificata da papa Giovanni Paolo II il 15 marzo 1998.

Governava Parma e Piacenza Margherita de' Medici, consorte di Odoardo I, durante la minorità di Ranuccio secondo suo figlio; e questa principessa desiderando che la città di Piacenza avesse, come già avea quella di Parma, una casa di orsoline, ne trattò col padre Rossani rettore del Gesù di Piacenza. Per mezzo appunto di questo egregio rettore fu scelta Brigida ad essere la prima madre di una nuova congregazione; ed entrò diffatti essa con otto compagne, addì 17 febbraio del 1649, al governo della nuova casa che le fu alla meglio apparecchiata.
Santissimi regolamenti vi pose ad osservare, dei quali essa fu la prima discepola; gravissima penuria soffrì con alacrità di spirito, molestissimi persecutori ella superò con fermezza, prudenza e mansuetudine indicibile; e quando finalmente il nascente instituto incamminavasi a compimento, trovò la tribolazione di ogni altra maggiore, quella che provò la b. Vittoria M. Fornari in Genova, che vide tutte le sue alunne discordi negarle obbedienza.
Ritornò l'unità e la pace nell'instituto; e Brigida trovando un magnanimo protettore in Ranuccio II duca di Parma e di Piacenza, ampliò il locale, e ripose l'ordine e l'educazione in ottimo essere.
Le sopravvennero frequentissime malattie che, sebbene interrotte, le durarono per ventiquattro anni. Finalmente nello esercizio costante di tutte lo virtù, favorita da Dio di doni ammirabili, operatrice di cose prodigiose, eroico esempio di fortezza, passò al riposo dei giusti in settembre del 1679, lasciando il suo stabilimento florido ed osservantissimo.
Le sue esequie furono solenni: il concorso del popolo fu immenso. Fu tumulata in san Pietro di Piacenza; e fu stimata una gran santa, la Teresa d' Italia.

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