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    Pezzi di storia

I Genovesi
di Leone Carpi

Estratto da "Delle colonie e dell'emigrazione d'italiani all'estero" di Leone Carpi, 1874

Sunto delle osservazioni dei Prefetti riguardo all'emigrazione all'estero del 1870
Stimo possa tornare più istruttivo e proficuo il dare un rapido cenno delle osservazioni dei singoli Prefetti, che il restringermi a giudizii generali, a cui imbarco non si prestano con bastante verità e sicurezza le svariatissime condizioni delle nostre provincie. Da esse il lettore potrà meglio apprezzare le cause determinanti l'emigrazione nelle varie provincie del Regno, e prendere lena per seguirmi nelle considerazioni che non mi tengo dispensato dal fare dopo le esposizioni statistiche.
Genova. Rapporto 5 luglio 1871. Ecco trascritto in succinto il bellissimo rapporto del Prefetto di questa provincia:
«E' antichissima, egli dice, nel popolo ligure la consuetudine di emigrare; e risponde allo scopo veramente tradizionale del suo miglioramento economico, che non gli è consentito raggiungere in paese per immutabili fatti territoriali.
Gli individui che si danno alla vera emigrazione sono in massima parte contadini e giornalieri, tutti quanti di misera condizione, i quali non esportano altri capitali che le loro braccia e la volontà del lavoro.
I luoghi cui prediligono sono le ubertose regioni del Plata e dell'Uruguay, sicuri di raggiungere ivi la desiderata meta, sia per la peculiare condizione di quelle località, quanto pel numero grandissimo di connazionali che vi sono stabiliti e pei quali è sacro il dovere dell'assistenza all'onesta operosità.
Occasionata da reale bisogno, segue spontanea in questa provincia la emigrazione, motivo per cui non ha bisogno di speciali sollecitatori, l'esistenza dei quali è dall'autorità affatto ignorata. In generale le emigrazioni di questa provincia ottengono buon successo; convincente prova ne fanno il frequente richiamo fatto ai parenti rimasti in patria, la spedizione di vistosi capitali, perché siano rivestiti in compre di terreni agricoli e fabbricati, e l'agiatezza che dopo qualche tempo sottentra alla povertà delle famiglie.
Se volgono propizie le sorti, è indubitato il ritorno dell'emigrante in patria a godersi il frutto de' suoi sudori: emigra con questo intento; tiene sempre a questo scopo, ed è più felice quanto più tosto gli è dato conseguirlo. Reduce, non isterilisce nell'ozio infecondo; ma o nella roccia della nativa montagna, o nei negozi della città impiega i mezzi accumulati e la maggior attività per sempre più migliorare la sua civile condizione.
Nullameno, se le emigrazioni sono talvolta un necessario e salutare elemento della vita di un popolo, non mancano però di essere cagione di ben tristi effetti, quando esse varcano la giusta misura, della quale è solo regolatore il bisogno locale. Allora senza riflessione e senza fine preconcetto, mentre cagionano a loro stessi gravi e spesso irrimediabili danni, recano pure funeste conseguenze al paese cui abbandonano.
Per tale fatto esprime con vera compiacenza il Prefetto di Genova la sua sentita soddisfazione nello scorgere una sensibile diminuzione di emigrati nel 1870 a confronto di quelli del 1869. Una causa di tale diminuzione vuolsi attribuire alla guerra che ebbe luogo tra la Francia e la Prussia.» famiglia
Scemò pure assai l'emigrazione di quelli che vanno a raggiungere i parenti, come pure quella che ha per iscopo di sottrarsi alla leva militare e alla giustizia punitiva, e ciò sia detto a lode del servizio di sicurezza pubblica.

«La plebe genovese nella grande maggioranza non rifugge dal lavoro, e ne trae i mezzi di sostentamento; frequenta più che non dovrebbe le bettole, e talora con danno della famiglia, ma in complesso non si può dirla né lurida, né viziosa, né dedita a turpi abitudini; la sua indole è altera e anche fiera, s'irrita facilmente e prorompe in imprecazioni e bestemmie; non odia le classi agiate, ma non vuole subirne la superiorità, e molto meno i soprusi, e coglie di buon grado il destro per farsi sentire loro uguale.
La plebe genovese ebbe una devozione e un culto per Mazzini finché visse, e ora ne adora la memoria e intende seguirne i precetti; professa quindi principii repubblicani, ma nella massima parte è decisamente contraria agl'internazionalisti, sapendoli avversati da Mazzini e da chi, dopo la morte di lui, si mise a capo del partito repubblicano, e ciò fu la vera causa per la quale l'internazionalismo fece ben pochi seguaci a Genova, e le sezioni, che pur si vollero istituire, condussero e conducono una vita tisica e stentata. Ove pertanto sorgessero tempi nefasti, gl'internazionalisti avrebbero più amici che alleati tra la plebe genovese.
E' degno di menzione che gli operai si sono associati per la costruzione di case operaie, di cui divengono grado grado proprietari nel corso di un dato numero d'anni mediante una tenue corrisposta mensile.»

Informazioni sulla condizione della donna del popolo – Chiavari
Giustizia vuole che si dia lode e si faccia omaggio alla moralità della donna del contado di questo Circondario. Essa sente l'importanza dell'onore e si studia di mantenerlo illibato, specialmente fra le popolazioni rurali, presso cui gli atti sono maggiormente noti, e minori assai le occasioni ed i pericoli di veder messa a cimento la sua onestà. Le eccezioni che qua e là possono riscontrarsi non scemano il bene che, in quanto a moralità, si è detto della donna del Circondario di Chiavari.
E' un po' ciarliera e pettegola; nei Comuni, dov'è maggiore l'ignoranza, è anche un poco superstiziosa; ed in alcuni è alquanto trascurata riguardo a pulizia e nettezza domestica.
Buona d'indole e pacifica di carattere, la donna di questo Circondario è molto laboriosa, soffre con pazienza e rassegnazione la povertà; è religiosa anzi che no, tutta intenta a mandare innanzi le faccende della casa, ed amorosissima della famiglia, di cui le sta molto a cuore l'onore ed il buon nome.
Fino a questi ultimi tempi l'istruzione della donna fu qui trascurata assai e tenuta in poco conto, se non avversata e creduta perniciosa in grazia di tradizionali pregiudizi. L'ignoranza generale ed il clero, in gran parte ignorante ed inconscio della vera missione della donna, impedirono lo sviluppo dell'istruzione; ma da circa dieci anni si va manifestando un tale risveglio che fa bene augurare dell'avvenire, e che quasi autorizza ad asserire che, fra un decennio, dove v'ha una scuola non vi sarà più una giovane analfabeta. Anche i villaggi del Circondario che non hanno il benefizio della scuola, fanno il possibile per mandare i bambini e le bambine a quella del capoluogo del Comune. Nella donna poi il desiderio di apprendere è grande, prepotente, e si assoggetta volentieri a privazioni ed a sacrifizi, purché possa imparare a leggere, scrivere e fare lavori femminili propriamente detti. New York
Senza tema di errare si può asserire che la donna del contado di Chiavari non dà nessun contingente alla prostituzione cittadinesca; ma se talvolta avviene che qualche donna di questo contado trovisi in postriboli pubblici o privati, è da ritenersi che da giovane quella donna passò prima dal contado in città a fare la serva e che quivi, sedotta dalle lusinghe o dalle promesse, fu tratta in inganno ed indotta al mal fare; e poscia, disonorata ed avvilita, abbandonò i luoghi nei quali era conosciuta, per abbandonarsi in preda al mal costume.
Osservazioni. La donna è abbastanza considerata in famiglia, né vi si prendono deliberazioni di grave momento senza consultarla, specialmente quando è moglie o madre. Lungi dall'essere tenuta in conto di schiava, la donna ha un posto di riguardo e di onore in famiglia.
D'estate, nei lavori campestri, la donna guadagna dai 50 ai 60 centesimi al giorno oltre il vitto. Filando, guadagna da 20 a 30 centesimi al giorno; e se è abile, tessendo e cucendo, può guadagnare quotidianamente da L. 1 a L. 1.50.
In questo Circondario la emigrazione è piuttosto considerevole. La maggior parte delle donne che emigrano vanno col padre, co' fratelli e qualche volta anche col marito in America. Quelle del contado della zona superiore si recano nell'America del Nord e quelle di città vanno invece nell'America del Sud. Scopo dell'emigrazione si é quello di migliorare la propria condizione; e spesso per le giovani, quello di trovare marito; cosa che, stante la operosità, l'industria, l'economia e l'amore al lavoro che portano dalla nascita, riesce loro sommamente facile in quelle regioni, ed avviene quasi sempre, non solamente con dei connazionali, ma con individui della stessa provincia o dello stesso circondario, insieme ai quali fanno sovente ritorno col frutto di lunghi e costanti sudori.»

Cenni storici
I ruvidi, tenaci ed operosi Liguri, con a ridosso una scogliera di montagne che li spinge inesorabilmente al mare, ebbero la fortuna che Andrea Doria non solo riformasse con molto senno in ragione dei tempi le leggi patrie, ma fosse anche felice iniziatore di una politica amica a Spagna.
I Genovesi ebbero quindi molta influenza nei Consigli della Corona di Spagna, e si videro Genovesi comandare eserciti, reggere Provincie e correre ovunque le sorti della Spagna, e più specialmente sotto Carlo V e Filippo II. Intanto i trafficanti genovesi invadevano tutti gli scali della Spagna, ed anche oggidì nelle principali piazze marittime della Spagna, vi sono numerose famiglie spagnuole, d'origine genovese; si facevano intermediari e padroni del commercio delle numerose e ricche colonie spagnuole, che imparavano, per tal mezzo, a ben conoscere. Il carattere altero, disdegnoso e signorile degli Spagnuoli favoriva mirabilmente l'indole mercantile ed intraprendente dei Genovesi, che non credevano certo, a giusta ragione, che fosse umiliante ed indegno d'uomo libero l'esercitare il commercio in tutte le sue ramificazioni.
Questa estesissima rete di rapporti commerciali legati dai Genovesi cogli Spagnuoli, e più o meno direttamente colle loro colonie dell'America del sud, fu la vera origine, se non prendo abbaglio, di tutte le numerose e popolate colonie italiane dell'America meridionale. Mentre man mano le colonie spagnuole prevalendosi delle sventure della madre-patria insorgevano per rendersi indipendenti, i Liguri ne signoreggiavano e timoneggiavano pei primi i traffici e la navigazione mercantile, non senza talvolta secondare lo spirito d'indipendenza che agitava quei popoli.
Il Paraguay si rese indipendente nel 1811. Buenos-Ayres incominciò le sue lotte per l'indipendenza sino dal 1808, il Chili sino dal 1810, e più tardi (1819) si sollevarono Venezuela, Nuova Granata ed Equatore, nonché il Perù e la Bolivia fra il 1821 ed il 1824, seguiti dal Messico, ultimo dei possessi spagnuoli nel continente americano e che fu perduto totalmente dalla Spagna nel 1825. In mezzo proprio a quelle turbinose e fierissime lotte, ebbero la loro origine, come dissi, le colonie italiane, popolate pressoché per intero di Liguri, dell'America del sud.
Ecco perché Genova, ad onta delle sue sventure politiche, poté conservare tanto splendore di commerci, ed elevare la sua ardita marina mercantile ai primi onori del mondo commerciale, qualora si consideri che rilevava per intero da un microscopico lembo di terra, a fronte delle più grandi potenze marittime d' Europa.

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