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    Pezzi di storia

Lettere da Genova (3/3)
di Charles Dupaty

liberamente tradotto da "Lettres sur l'Italie en 1785 – Première partie" di Charles Dupaty, 1810

(precedente)

libro Lettera XX
Il cicisbeismo merita un'attenzione speciale.
Dicono che non sia più in voga che a Genova.
Come appare un cicisbeo? cos'è in realtà? come lo considera una donna? come lo vorrebbe un uomo? i mariti lo soffrono come un loro sostituto? fino a che punto si sostituiscono? quale è l'origine di questo uso? quale l'influenza sulle abitudini? troviamo tracce o similitudini negli usi di altri popoli? Domande alle quali è difficile rispondere! In due parole, più o meno il cicisbeo rappresenta a Genova l'amico di casa (ami de la maison) di Parigi.
Qui [a Genova] le donne non hanno autorità domestica: il marito ordina e paga. Tra molti nobili e ricchi, un prete è l'economo e ne ho visto uno che controllava il pranzo che era stato servito da una signora.
I genovesi sono vestiti molto male, confondono la ricchezza con gli ornamenti, gli ornamenti con l'abbigliamento; nessuna attenzione alla comodità dell'acconciatura rispetto alle sue caratteristiche, dei colori con la carnagione, dei tessuti con le taglie; non sono capaci di rimediare ai difetti, di mostrare la bellezza, di nascondere gli anni.
Tutti si truccano, anche chi ha la carnagione più chiara. A Genova è di moda il bianco, così come a Parigi lo è il rosso; il rosso non è ben visto a Genova, così come il bianco tra noi; un contrasto che sembra strano solo a chi non ha viaggiato.
Le donne hanno adottato un velo particolare noto come mezzaro.
Con questo velo possono uscire e andare ovunque da sole senza essere biasimate. Questo velo, tuttavia, non le nasconde, nasconde solo un sacco di intrighi.
A Genova le abitudini mancano di tutti quegli affetti naturali che altrove le rendono ornamento, felicità e virtù. Non c'è una madre, non c'è un figlio o un fratello, ci sono solo eredi e parenti. Non ci sono nemmeno innamorati, solo uomini o donne.
A Genova sono ammessi pubblicamente i giochi d'azzardo . Non sorprende che alcuni amministratori giochino in borsa tutta la mattina e la sera giochino a carte durante le loro assemblee.
Nonostante il gioco sono molto annoiati, non si riuniscono mai a pranzo o a cena; durante le assemblee vengono serviti rinfreschi, si vince o si perde e va forte il cicisbeismo.
La superstizione è eccessiva. Le strade sono piene di preti e monache. Le strade sono illuminate a sufficienza da edicole sacre.
Questa città offre i contrasti più singolari. A Genova c'è tanto libertinismo a Genova che non ci sono prostitute, ci sono tanti sacerdoti che non c'è religione, tante persone che governano che non c'è governo, tante elemosine che i poveri abbondano.

Lettera XXI
Cos'è questo magnifico monumento? La sua imponenza, la sua altezza, la sua ampiezza, la sua magnificenza mi stupiscono. E' un ospedale! Si chiama albergo dei poveri. Si sarebbe dovuto chiamare il palazzo dei poveri. Le sue colonne, i pilastri, gli ornamenti sono di marmo e mi fanno star male! Ciascuna delle colonne ha le dimensioni di diversi uomini. Han voluto restituire ai poveri, in un unico palazzo, tutto quello che appartiene a loro negli altri palazzi?
I poveri sono riuniti qui in un ospizio, non confinati in una prigione. Se vogliono possono uscire anche domani, le ragazze con una dote, gli uomini con un lavoro, non sono catene.
Negli ampi spazi dell'edificio si è posta attenzione a collocare le statue di tutti i benefattori che lo hanno fondato o mantenuto. I primi sono mostrati seduti, i secondi in piedi. Simboli felici e toccanti! distinzione geniale.
Sono molto vicino alle anime sensibili che sono in miseria e possono essere grate a qualcosa che offre più di un nome, delle immagini, del marmo.
Dobbiamo questo ospedale e le sue entrate a diversi motivi: vanità, religione, pietà. Le sue entrate sono immense, sarebbero sufficienti a sfamare quattro volte più poveri, ma ha degli amministratori.
Ho visto nella cappella un medaglione di marmo, rappresenta Gesù morto tra le braccia di sua madre: c'è Gesù, c'è la morte, c'è una madre e c'è Michelangelo.
Ecco alcune statue rappresentative, le dobbiamo allo scalpello di Puget1 che, rappresentando un miracolo, ne fece uno.

Lettera XXII
Le chiese, qui, assomigliano ai teatri.
E' difficile accumulare più dorature, più dipinti, più marmo, ma questo splendore e questo lusso sono fuori posto!
In un tempio è necessario che il cuore trovi solo Dio: tutti questi dipinti, tutte queste statue, tutti questi ornamenti lo evitano. Bisogna mettere tra l'uomo e Dio solo ciò che li unisce, non l'immensità che li separa.
Una vasta e fitta foresta sarebbe, secondo me, il più bello dei templi, l'unico ornamento che mi piacerebbe! è un giorno buio. E' qui dove i Galli credevano in Dio, è qui dove la vivida immaginazione lo avverte.
E' quindi difficile comprendere l'architettura delle chiese come sono a Genova, sale di palazzi o di teatro.
Dobbiamo escludere la cattedrale, che ha una certa maestosità; dobbiamo anche graziare la chiesa di Carignano, a favore della statua di San Sebastiano, creata dallo scalpello di Puget.
L'espressione del volto è ammirevole, il dolore combatte con fede. Questo marmo soffre! C'è la barbarie delle frecce che penetrano in un corpo così bello! il tormento crudele di un'anima così bella! Sembra aspettare solo il momento di sfuggire al dolore e tornare in paradiso.


1 Pierre Puget (1620-1694), scultore francese. Fu a Genova dal 1661 al 1667, apprezzato dall'aristocrazia genovese

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