Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Come il Maestro Verdi vive a Sant'Agata e a Genova

L'Illustrazione popolare – 12 febbraio 1893

Nella sua Villa di Sant'Agata, presso Busseto [in provincia di Parma] Giuseppe Verdi s'alza di buon'ora, svegliato d'ordinario, alle cinque del mattino. Dopo la classica tazza di caffè nero, egli scende a passeggiare nel suo magnifico giardino. Colà visita le piantagioni, esamina i lavori fatti dietro suo ordine, dà istruzioni al suo giardiniere. La seconda visita è per la scuderia e per il maneggio. Verdi è un passionato allevator di cavalli con tutte le arti.

Palazzo Doria Abitazione di Verdi a Genova, dove il Maestro scrisse parte del "Falstaff"

E mentre gli si fanno passeggiare dinanzi i puledri, o mentre passa in rivista i suoi prodotti cavallini nella scuderia, un primo tocco di campana lo chiama a casa per fare una colazione frugale di caffè e latte insieme colla indivisibile sua signora.
E' alle dieci e mezzo che un altro tocco annunzia una colazione più sostanziale che finisce qualche volta con una partita di bigliardo o con un'altra passeggiata.
Alle due arriva il portalettere; è il momento in cui l'eremitaggio rannoda quotidianamente i suoi legami col mondo; arrivano giornali, lettere, omaggi da paesi lontani e vicini, proposte e preghiere… Talora il grande Maestro, davanti a una valanga di lettere e di plichi, esclamerà: - Dio buono! neppure a Sant'Agata si può vivere tranquilli! -
Così leggendo, scrivendo, escendo, talvolta a fare una trottata, arriva l'ora del pranzo, che è alle cinque nell'estate, alle sei nell'inverno. D'estate, la trottata si fa dopo il pranzo: ecco la sola seria e grave modificazione nella vita del saggio.
La serata si passa conversando, qualche volta con una partita alle carte. Ma, alle dieci, Verdi dà il segnale del riposo e tutti si ritirano. Talora i silenzii notturni di Sant'Agata sono rotti da suoni di pianoforte: ed è allora che dal cervello del Genio sgorgano le ispirazioni che faranno sussultare d'emozione potente tutto il mondo…

A partire dal 1850 Giuseppe Verdi visse per lunghi periodi invernali a Genova: alloggiò all'Hotel Croce di Malta (in Vico Morchio, Caricamento), dal 1867 a Palazzo Sauli (in Via San Giacomo, Carignano), infine dal 1874 affittò un appartamento nel Palazzo del Principe Doria (prima l'ammezzato in alto, poi il piano nobile) che tenne fino a poco prima della morte.
Era solito gustare brioche ripiene di pasta di nocciola presso la Pasticceria Klainguti (in Campetto) che furono battezzate Falstaff.
Nel testamento lasciò a Genova 20.000 lire per gli Asili Infantili, 10.000 per l'Istituto dei ciechi, 10.000 per l'Istituto Liberti per rachitici, 10.000 per l'Istituto Fassicomo per l'educazione dei giovani.

A Genova la vita di Giuseppe Verdi, poco su poco giù, è simile a quella di Sant'Agata.
Al principio dell'inverno, non più tardi della metà di dicembre, il maestro lascia Sant'Agata, per Genova. Da alcuni anni, egli vi abita l'ala sinistra del primo piano del palazzo Doria: è annesso al suo quartiere un dei bellissimi terrazzi di marmo che guardano il mare.
Il quartiere è grande, è ben mobigliato. Della stanza di questo storico palazzo, dove si vuole abbia dormito Carlo V, e dove si sa certo che ha dormito Napoleone I, il celebre maestro ha fatto la sua stanza di lavoro: ivi ha scritto varie pagine del suo Falstaff, la cui creazione si svolse però in gran parte nella Villa di Sant'Agata.
Nella camera da letto, in un angolo, si vede un busto di Alessandro Manzoni, e un quadro di Domenico Morelli che ha per soggetto una scena dei Due Foscari. Un salottino è tutto arredato di mobili di stile orientale provenienti dalla Turchia e dall'Egitto; fra i quadri, si ammira un altro dipinto del Morelli rappresentante "Un'odalisca".
Un bellissimo lavoro d'intarsio che spicca nel mezzo della parete di prospetto, fu un dono del viceré d'Egitto, in ricordo del trionfo dell'Aida, avvenuto nel 1871.
Anche a Genova il maestro fa vita ritiratissima. Riceve pochi intimi, e va nei giorni del bel tempo a far lunghe passeggiate, al sole, in riva al mare sul quale egli riposa volentieri lo sguardo e il pensiero.

© La Gazzetta di Santa