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    Pezzi di storia

Gli Annalisti di Genova da Caffaro a Giacomo D'Oria
di Ugo Balzani

tratto da "Le cronache italiane nel medio evo" di Ugo Balzani, 1900

[la superba Genova] con sapiente consiglio provvide alla città una serie di istoriografì i quali succedendosi gli uni agli altri ne descrissero le vicende per circa due secoli dal 1100 al 1293. Ideatore e iniziatore di questa serie fu un illustre cittadino genovese, Caffaro, il quale nato intorno al 1080 si trovò come foto soldato e come duce a molte spedizioni, e prese gran parte come console nelle cose della Repubblica e come ambasciatore a papa Calisto II e a Federico Barbarossa.
In sui vent'anni d'età, al tempo della spedizione di Cesarea nel 1100, entrò nel proposito di descrivere le gesta dei concittadini suoi, e da quel tempo quanto vide egli stesso o seppe dalla testimonianza oculare d'altri consoli o somiglianti personaggi, tutto notò costantemente, e nel 1152 presentò il suo lavoro in pieno Consiglio ai consoli della Repubblica. I consoli decretarono che il libro, copiato con gran cura ed eleganza, fosse collocato nell'archivio pubblico.
Lieto Caffaro con raddoppiato zelo si ripose all'opera e condusse innanzi gli Annali fino al 1163, ottantesimoterzo dell'età sua, ma le turbolenze civili che agitavano Genova a quel tempo gl'impedirono di seguitare per gli altri tre anni che visse. Morì nel 1166 lasciando oltre gli Annali un Liber de Expeditione Almariae et Tortuosae alla quale egli aveva preso parte (1147-1148), ed uno De liberatione eivitatum Orientis che descrive le spedizioni dei Genovesi in Siria e in Palestina. In essi, come negli Annali, Caffaro rivela sé stesso quale scrittore ottimamente informato, testimonio quasi sempre oculare delle cose che narra, uom forte pio candido, della patria amantissimo, indagatore solerte di quanto possa riferirsi alla vita pubblica e privata dei cittadini, d'affari intendentissimo, familiare coi sommi uomini del suo tempo, coll'imperatore Federico specialmente e coi papi, tenace del retto e del giusto così nelle cose dell'Impero che della Chiesa, uomo alla cui felicità, dopo le nobili cose operate in pace e in guerra, s'aggiunse da vecchio di vedere il figliuol suo Ottone console nella Repubblica. Tali le ampie e meritate lodi colle quali il Pertz1 delinea il ritratto di Caffaro.
Proseguì la sua storia per ordine della Repubblica il cancelliere Oberto, e la condusse dal 1164 al 1173. Mescolato ancor egli a tutti gli eventi della patria, Oberto ebbe campo di vedere e conoscer bene quanto accadeva d'importante per la Repubblica genovese e dentro la città e lontano, talché la sua storia rende una viva immagine dei tempi suoi.
Le trattative di pace coll'imperatore di Costantinopoli, gli armamenti a Porto Venere contro Pisa, la esposizione ch'ei fece a Federico Barbarossa sulla contesa tra Pisani e Genovesi a proposito della Corsica, i sussidi dati a Milano per fabbricare Alessandria, sono alcuni tra i molti episodi nei quali ebbe parte.
Dopo lui, Genova per circa quindici anni non ebbe storiografo, ma Ottobono scriba del Comune riprese l'opera, e colmata succintamente la lacuna di quei quindici anni continuò con maggior larghezza gli Annali fino al 1196.
Fu a molte imprese, e narrò quel che vide egli pure scrivendo con quello stile piano e scorrevole che è proprio di una mente usata agli affari e a guardar nelle cose il lato reale e pratico. Nel 1194 colla flotta genovese mandata in soccorso d'Enrico VI, partecipò all'assedio di Gaeta, e quando quella città fu presa ne ricevette per Genova il giuramento di fedeltà.
Nel 1196 si trovò presso San Bonifacio al conflitto tra la flotta di Genova e quella di Pisa, e dalle minute e precise narrazioni sue può indursi ch'egli assistesse anche alle altre spedizioni narrate nel seguito del suo lavoro. Lasciò anche importanti notizie sui mutamenti politici interni avvenuti in Genova nel 1194 quando ai Consoli del Comune fu sostituito un Podestà annuo e forestiero secondo l'usanza generale allora nelle Repubbliche italiane.
Gli succedette nel lavoro Ogerio Pane (A. D. 1197-1219), uomo che si adoprò molto in vari negozi della Repubblica col Re d'Aragona Ildefonso, colla città di Marsiglia, e con Federigo II.
Dopo Ogerio, pregevolissimi e adoperati anche più di lui nelle cose di Stato, Marchisio (A. D. 1220-1224) e Bartolomeo (A. D. 1225-1248) ebbero, quest'ultimo specialmente, a narrare un tratto di storia rilevantissimo, e ci mostrano Genova nelle sue relazioni colle potenze vicine e lontane del Mediterraneo e la varia parte ch'essa ebbe nelle lotte in Italia tra Federico II e la Chiesa.
Dopo una continuazione rimasta anonima che va dal 1249 al 1264, la cura degli Annali genovesi fu affidata non più ad uno ma contemporaneamente a diversi scrittori i quali allargando alquanto oltre la cerchia di Genova i confini del loro lavoro, lo continuarono dal 1264 al 1279, con grande zelo e, tra quel parteggiare continuo che travagliava la città loro, con imparzialità mirabile nell'esporre i fatti e nel giudicarne.
Tra gli ultimi chiamati a questo ufficio fu sin dal 1269 Giacomo D'Oria, al quale nel 1280 fu dato incarico di proseguir solo gli Annali, ed egli li condusse fino al 1294. Nato nel 1234 da Pietro figlio del celebrato ammiraglio Oberto D'Oria, fu tra le varie vicende della patria esperto uomo di toga e di spada. Nel 1284 saliva con molti parenti una galera di casa D'Oria in una gran battaglia contro i Pisani, ma nel tornar vittorioso, assalito da una tempesta presso a Porto Venere, scampò a fatica da morte.
Tornato in patria, attese a riordinare l'archivio della città, fece trascrivere in regesto molti documenti e di essi si servì nel suo ufficio di storico. Dotto conoscitore degli antichi scrittori, ricercò in essi quanto poté trovar di notizie per riassumere brevemente la storia di Genova anteriore ai tempi di Caffaro. Di ciò che concerne i suoi tempi fu larghissimo espositore, massime per le relazioni tra Genova e Carlo d'Angiò e per la spedizione in Corsica condotta da Percivallo D'Oria. Scrittore sagacissimo, avanza tutti i predecessori suoi per acutezza d'osservazione, per larghezza di vedute e per una precisione di mente che non gli fa mai trascurar dettaglio che possa importare ai posteri. A queste doti la storia di Genova deve la memoria d'infinite notizie intorno alla sua costituzione, all'esercito, alla flotta, alla moneta.
Il 16 luglio 1294, stanco per fiaccata salute più che per vecchiezza, egli consegnò il suo lavoro ai magistrati della città che lo ricevettero solennemente e con lodi degne del servigio ch'egli avea reso alla patria.
Con lui si conclude la serie di questi Annali, l'unica che sia stata scritta per incarico di una Repubblica italiana, la più completa in tutta l'età dei Comuni. Storia di un popolo mercantile e guerriero, riflette l'indole di questo popolo nelle pagine di ciascun degli autori malgrado la moltiplicità loro e la differenza dei tempi in cui scrissero.
A questi autori molte caratteristiche sono comuni. Latinità piena di forme e di parole italiane, quasi nessuno ornamento oratorio ma semplicità di frase e precisione di stile grandissima, grande abbondanza di fatti, di nomi, di date, molto amor patrio e molta imparzialità di giudizio, si trovano in tutti questi scrittori da Caffaro a Giacomo D'Oria che sono il primo e l'ultimo della serie e i due maggiori per vastità di vedute e acutezza di indagini.
Gli Annali di Genova provano più sempre come la storia contemporanea per rendere viva figura di ciò che descrive, vuole essere rappresentata da chi la vide e partecipando ad essa si scaldò al calore dell'azione2.


… e la prosecuzione degli Annali di Santa Margherita?


1 Georg Heinrich Pertz (1795-1876), storico tedesco
2 Cafari et continuatorum Annales Januenses, ed. Pertz, in Mon. Germ. Hist., vol. XIII. Agli Annali è premessa una buonissima prefazione del Pertz alla quale mi sono attenuto assai da vicino per le notizie che reco sugli annalisti. Una nuova edizione assai migliore ne dà in luce ora l'Istituto Storico Italiano nella sua raccolta. Il primo volume già pubblicato contiene gli scritti di Caffaro e gli Annali di Oberto Cancelliere fino all'anno 1173. Curò l'edizione di questo primo volume Luigi Tommaso Belgrano e vi premise una introduzione ricca di notizie e di particolari eruditi intorno ai due primi annalisti. Interrotto per la morte del Belgrano, il lavoro viene ora continuato dal marchese Cesare Imperiale di S. Angelo di cui vuolsi anche menzionare il bel libro su Caffaro. Annali Genovesi di Caffaro e de' suoi continuatori nelle Fonti per la Storia d'Italia, e cf. C. Imperiale di S. Angelo, Caffaro e i suoi tempi, Torino, Roux, 1894. Relativamente a Genova anche giova ricordare il Chronicon Genuense ab origine urbis usque ad an. 1297, di Jacopo Da Varagine, noto autore della Legenda aurea. Lo pubblicò il Muratori nel IX volume dei Rerum Italicarum compendiandone la parte antica e leggendaria e conservando intera la serie dei vescovi e la parte del Chronicon più vicina ai tempi dell'autore.

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