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    Pezzi di storia

Vero campanilista
di Carlo Piano

IL, Il Sole 24Ore – Novembre 2010

Vecchie officine che spediscono campane e orologi da torre sia a Papa Benedetto XVI che al comunista Fidel Castro, ma anche qui, sulle alture di Genova, dopo due secoli di storia bisogna fare i conti con il mercato che cambia, e con il nuovo panorama delle fedi religiose Trebino

Le campane dell'antica Pieve di Sant'Ambrogio battono le quattro del pomeriggio. Rintocchi che dai monti di Uscio scendono giù a valle fino al mare di Recco (Genova), a mezz'ora di tornanti di distanza. Melodia pura. Già, ma allora perché si dice stonato come una campana?
La campanologia insegna che centrare un tono costruendo una squilla è molto più complicato che per altri strumenti. Per il calcolo delle dimensioni fa testo la legge del fisico tedesco Ernst Chladni: «Per campane di forma e materia simile, le frequenze del suono stanno fra loro in ragione inversa delle dimensioni lineari, ovverosia in ragione inversa delle radici cubiche del peso». Non ci abbiamo capito granché, ma ci hanno spiegato che - in parole povere - più grande è la campana più grave sarà la nota.
Qui nella Val Fontanabuona se ne intendono da parecchi secoli: la fonderia Picasso di Avegno cominciò nel 1594, poi i fratelli Bisso di Uscio che costruivano ceppi e ruote per martinelle, la ditta Williams (come Robbie, l'ex cantante dei Take That) e Giuseppe Terrile che nel tempo libero dalle sue attività di contadino, falegname, fabbro ferraio e riparatore di cipolle da taschino, impiegò il suo ingegno nella fabbricazione dei grandi meccanismi per orologi da campanile. Dal 1825 alla Prima guerra mondiale Terrile ne piazzò ovunque, in Italia e soprattutto fuori: in Grecia, Argentina, Cile, suo era anche il quadrante fresatura del teatro di Manaus immerso nella foresta amazzonica. Oggi ne è rimasta solo una, con quasi due secoli di storia alle spalle, a produrre campane e orologi da torre: la Cav. Roberto Trebino: fonderie campane, elettrificazione campane e fabbrica di orologi da torre. Sotto l'insegna, scritto in piccolo perché in Liguria ostentare è peccato, «fornitori dello Stato della Città del Vaticano».
A dire il vero, il vecchio Roberto Trebino, capostipite della dinastia, ogni tanto si lasciava andare a un giustificato orgoglio. Come quando disse agli operai: «In Italia si nasce, ci si sposa e si muore ai rintocchi dei miei orologi e delle mie campane». Forse avrà tradito il low profile che qui sulle alture di Genova porta i miliardari a girare in Ape, ma era tutto vero.
«Questa la chiamavano Valle del Tempo, ora hanno abbassato le serrande tutti tranne noi», dice Giorgio Trebino, 72 anni e patron dell'azienda che da un cucuzzolo esporta in tutto il mondo. «L'ultima è stata la Fratelli Terrile che abbiamo assorbito l'anno scorso. Il problema è che bisogna investire, oggi non si può pensare di fare solo campane o orologi secondo la tradizione, cosa che peraltro continuiamo a fare, ma bisogna anche inventare e produrre il cuore elettronico, il computer che gestisce la suoneria delle campane. Noi su trenta dipendenti abbiamo due ingegneri che si dedicano alla ricerca. Sennò avremmo già chiuso».

Segreti e rintocchi nomi
  1. Corona: è l'anello che permette di fissarla al mozzo
  2. Maniglie: treccia fusa all'estremità superiore, consente il fissaggio di quest'ultima al ceppo
  3. Cuoio: è una robusta striscia in cuoio che assicura il battaglio alle maniglie
  4. Testa: la parte superiore
  5. Corpo: la fusione realizzata con una lega (75% rame e 25% stagno)
  6. Bordo: è decorato con incisioni
  7. Battaglio: asta in ferro che battendo contro l'incavo produce il suono
  8. Bocca: la misura del diametro di bocca è la dimensione della campana

Nello stanzone della fabbrica aggrappata alla montagna, accanto a una fila di batacchi scuri, c'è un concerto da sei campane in rame e stagno. Lo sorregge un robusto telaio e il "sacrestano" che dirige è una scatoletta che si chiama Jubileum. Un computer che sa suonare 40 melodie differenti ed è già programmato per tutte le feste religiose fino al 2100. Ci sono due versioni: quella che segue il calendario romano e quella che ricalca l'ambrosiano. Questo concerto sta per partire per una chiesa di Bangkok, un altro da quattro campane volerà invece in Nuova Guinea. «Con questo sono dieci i concerti che abbiamo mandato in Thailandia, ma tra le destinazioni più frequenti ci sono anche Cuba, Cina, Brasile», spiega Trebino. «Vede, il mercato italiano ormai è saturo, certo realizziamo qualche impianto di elettrificazione e facciamo molta manutenzione, ma i campanili hanno già le loro brave campane. Chiese nuove non se ne fanno molte, ci vorrebbe un altro Giubileo. Invece sono le missioni della Chiesa Cattolica all'estero, soprattutto in Africa e Asia, a darci lavoro. Tanti vescovi sono del posto e ci tengono che nelle loro città risuonino le campane, simbolo per eccellenza del cristianesimo. Anche gli ortodossi ultimamente sono diventati ottimi clienti, nella basilica di Tokosovo, vicino a San Pietroburgo, abbiamo installato tre campane con suoneria Westminster, che va bene sia per la tradizione cattolica che per quella ortodossa».

Stonato come una campana
Quando il battaglio picchia contro una parete della campana, il rumore del tocco precedente non si è ancora spento e il suono che ne risulta, sentito da vicino e non ancora diffuso nell'aria, è tutt'altro che armonioso.
"Dizionario dei modi di dire" Corriere della Sera

Miracoli della glasnost tra il soglio di San Pietro e il Patriarca ecumenico di Costantinopoli. «Quello che mi preoccupa è piuttosto l'allargarsi dell'Islam - aggiunge -. Non che io abbia niente contro, ma gli Stati tendono a metterlo sullo stesso piano del nostro credo. Sa com'è, un giorno tolgono il crocifisso dalle scuole, l'altro potrebbero voler zittire le campane in nome della libertà religiosa».

Orgogliosi del battaglio
Nasce il supercomitato per tutelare un'arte a rischio di estinzione Tutelare la tradizione delle campane, catalogare, proteggere e salvare gli impianti manuali ancora esistenti: ecco il manifesto del Cci (Comitato campanari italiani) che riunisce tutte le associazioni regionali dei suonatori di campane (600 iscritti). Nel documento dell'orgoglio campanaro si legge che il neonato Cci «dovrà occuparsi della difesa di questo mondo sonoro nel prolungamento di una tradizione antichissima che porta con sé i valori e la storia delle singole comunità di tutto il territorio. Lo farà cercando di creare gli strumenti più adatti per regolare la vita dei campanili e dei campanari, nonché delle campane e copertina delle relative suonate». Una tradizione e dei valori, quelli citati nel documento del Cci, evocati anche nel saggio (pubblicato da Einaudi) Il pane di ieri di Enzo Bianchi: «Le campane - scrive il fondatore della Comunità monastica di Base ricordando la sua infanzia - ritmavano il passare del tempo e avvolgevano la vita delle comunità […] parlavano una lingua universale che narrava le gioie e i dolori e scandiva l'esistenza della gente. […] Povere campane: da linguaggio comune, da strumento di comunicazione eccezionale, da "difensori civici", quando non sono scomparse del tutto o ridotte al silenzio, vengono trascinate sul banco degli imputati per inquinamento acustico!».

I reparti della fabbrica Trebino sono quattro e tutto (dagli ingranaggi in rame «che durano almeno cent'anni e li facciamo solo noi» ai carillon e alle lancette degli orologi a forma di ancora) è costruito su disegno originale: fonderia per le campane, carpenteria meccanica, elettrificazione ed elettronica. Si passa - semplicemente aprendo una porta dell'azienda - dalla fucina di Vulcano a quello che sembra il centro studi della Microsoft. Ogni anno partono da Uscio duecento orologi da torre e cento impianti di campane. Sui prezzi non è facile sapere, ma una campana da 200 chili costa circa 6mila euro e un orologio medio sui 4mila. prodotto
Dal 1958 sono fornitori esclusivi del Vaticano, sono loro orologi e campane della Basilica di San Pietro, così come i quadranti e gli impianti campanari di San Giovanni in Laterano e Santa Maria Maggiore. Quattro anni fa nella fonderia di Uscio sono state preparate sette campane per padre Amorth, l'esorcista che svolge la sua missione nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura. «In Vaticano si lavora con grande serietà un po' come da noi, mica come fanno nella politica italiana - dice Trebino, che in azienda tra figlia, fratelli e nipoti ha una decina di parenti -, tutto è studiato attentamente e non si può sbagliare. Ogni anno prima della festa dei Santi Pietro e Paolo, quando il Santo Padre scende in Basilica, i nostri tecnici passano giornate a controllare che tutto funzioni alla perfezione. Gli errori non sono ammessi, con la Chiesa non si scherza». Un'opera di cui qui a Uscio vanno particolarmente fieri è il quadrante, di tre metri di diametro con correzione satellitare, che la Trebino ha installato nel cortile di San Damaso, dove si affacciano le finestre dell'appartamento di Benedetto XVI.
Le campane rappresentano una delle voci più antiche delle nostre comunità, il linguaggio musicale che ha sempre scandito la vita religiosa e civile. Già, perché test la Trebino produce campane e orologi mica solo per la Chiesa: per esempio ha il suo marchio il quadrante dalle lancette dorate del Quirinale, oppure quello del Politecnico di Milano, della Torre del Mangia a Siena o della stazione Termini. Ci sono anche le campane delle torri civiche di Assisi, Bologna, Ferrara, Ravenna… Suonano in occasione del consiglio comunale, per annunciare l'elezione o la morte di un sindaco, e un tempo per dare l'allarme in caso d'incendio o alluvione. «In Emilia Romagna saranno anche comunisti, però danno più importanza loro alle campane che gli altri», chiosa Trebino che, sempre parlando di comunisti, ma veri, ha realizzato l'orologio per il palazzo del governo all'Avana.
C'è un aneddoto che sembra uscito da un romanzo di Guareschi: quando la chiesa di Santa Fiora di Arcidiacono, sul Monte Amiata, cambiò il gruppo di campane, la sezione del partito comunista fece una colletta per pagarne una. Il segretario, prima di consegnarla al parroco, si recò personalmente a Uscio e pretese che sul bronzo venisse incisa la scritta: «Dono del Pci».


(tratto dal sito https://www.trebino.it/)
Nasce nel lontano 1824 la storia dei Trebino, conosciuti in tutto il mondo quali maestri orologiai e provetti campanari. Proprio in quell'anno l'attività inizia con la costruzione del primo orologio da torre di legno che fu installato nella Città di Genova. Si passò subito alla lavorazione degli orologi in ferro battuto, denominati a pollaio, per la loro caratteristica forma. Agli orologi si affiancò la costruzione dei carillons meccanici e delle campane con proprie fonderie di bronzo. La costruzione degli orologi da Torre si evolse rapidamente con l'utilizzo di macchinari sempre più moderni; dagli orologi di ferro battuto, si passò agli orologi di forma orizzontale lavorati in piccole serie per arrivare agli orologi a carica elettrica, al quarzo, elettronici ed ultimamente radiosincronizzati con controllo DCF77 e GPS. La lavorazione delle campane rimase sempre artigianale con la creazione delle forme in terra e fusione con forno a legna alla temperatura di 1200°. Il primo orologio a carica elettrica "a forza costante" fu fabbricato dal Cav. Roberto Trebino nel 1940 ed installato nel Grattacielo di Genova, avente un quadrante di ben 21 metri di circonferenza.
Nel 1958 il Cav. Roberto Trebino venne scelto dal Vaticano per la costruzione dei grandiosi orologi della Basilica di San Pietro. Nel 1960 iniziarono i primi impianti di elettrificazione delle campane nei vari sistemi in uso in Italia. Nel 1994 la Trebino fornì le quattro Basiliche Vaticane (San Pietro, San Giovanni in Laterano, San Paolo Fuori le Mura, Santa Maria Maggiore) di moderni impianti di elettrificazione campane e orologi da Torre. Nel 2000 realizzò, in occasione del Giubileo, la grandiosa "Campana della Vita" Benedetta in Vaticano da Sua Santità Papa Giovanni Paolo II. Nel 2013 ha realizzato la campana dedicata alla beatificazione del "Cura Brochero" Sacerdote Argentino Benedetta da Sua Santità Papa Francesco. Nel 2016 ha fuso la campana per la chiusura del Giubileo della Misericordia che è stata suonata da Sua Santità Papa Francesco in Piazza San Pietro.

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