Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Scagno

Una vecchia barzelletta recita: scagno 1
«Baciccia1 sul letto di morte guarda i suoi parenti raccolti intorno al letto: "La Marietta, mia nipote qui?" "Son qui barba2!"
"E mia moglie la Nina dovve a l'?" "Son qui, stai tranquillo, ghe semmo tutti!"
"Ma allora nello scagno chi c' rimasto?"»
La preoccupazione di Baciccia, da buon genovese, che al lavoro non ci sia nessuno.

In Liguria il termine scagno sta a indicare l'ufficio, la bottega, il magazzino, il laboratorio, …, anche se Carlo Randaccio, nel suo "Idioma genovese" del 1894, ne d la definizione «Scagnu significa banco dei mercanti ed anche studio, scrittoio».
La derivazione dal latino scamnum, scranna, sedia, panca, scrittoio, banco «mobili che bastavano ai mercanti antichi per aprire bottega».
Nella Genova medievale, emporio del Mediterraneo, il mercante viveva senza allontanarsi dalla propria merce per custodirla: per questo molti scagni sono intorno all'attuale piazza Caricamento, spesso lungo i portici di Sottoripa, ricavati in locali angusti sfruttando solai e sottoscala. scagno 2

Lo scagno diventato quindi il simbolo dell'universo degli affari, di un'attenta gestione aliena da investimenti avventati. Per molti genovesi la sua rappresentazione data da Gilberto Govi nella commedia "Colpi di timone", dove un piccolo armatore alle prese con una diagnosi medica sbagliata, una segretaria arcigna e un'impiegata provocante.
Anche il poeta Giorgio Caproni (1912-1990), nato a Livorno ma genovese dall'et di 10 anni, ricorda lo scagno nella poesia "Litania"3, da alcuni chiamata "un'infinita benedizione di Genova".
Genova d'argento e stagno.
Di zanzara. Di scagno.
Genova di magro fieno,
canile, Marassi, Staglieno.


1 Battista
2 Zio
3 Fa parte della raccolta Il passaggio d'Enea del 1956

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