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    Pezzi di storia

La Signora di Portofino
di Fiamma Ruga Bersezio

Il Mare – 1 agosto 1954

Ne scrivo volontieri sulle colonne di questo giornale che ebbe in Lei un'assidua lettrice. Quand'Essa si spense, «Il Mare» aveva sospeso le Jeannie Watt Mumm pubblicazioni, e non poté unire la sua voce alle molte voci che Le tributarono l'ultimo omaggio.
Parlo di Jeannie Watt, vedova del Barone Mumm, la Signora del Castello di S. Giorgio.

articolo ottenuto per cortesia della sig.a Gianna Vinelli

Per ritrovarne il ricordo non ho dovuto cercare a lungo: esso vive nel cuore della gente di Portofino ch'Ella legò a sé con la propria generosità, con la propria amorevolezza.
Là tutti - dalle autorità ai dipendenti, ai beneficati - ne parlano con ammirazione ed affetto: un vero plebiscito di simpatia; ciò è piuttosto inconsueto in un mondo ove qualcuno disse: «Chi non si sente d'affrontare l'ingratitudine non compia opere di bene».
Jeannie Watt, giunta tra noi come straniera, è oggi pianta come una madre da tutta la popolazione del piccolo paese. Solo una creatura eccezionalmente dotata poteva riuscire a tanto.
D'origine inglese, Jeannie Watt aveva sposato il barone Von Mumm di nazionalità tedesca, appartenente alla famiglia che fondò la Ditta dello Champagne Mumm. Dopo aver conosciuto i fasti della corte di Guglielmo II essa venne in Italia, s'innamorò delle nostre spiagge, vi scelse un angolo smagliante e pure tranquillo, ne fece il rifugio della propria esistenza. Dovrei dir meglio: vi regnò. Giovane, bella, piena di vita e d'ingegno, affabile coi suoi pari, semplice con gli umili, Essa divenne a Portofino una figura di primo piano. Andava ovunque, passava negli stretti vicoli, per la piazzetta del paese nei suoi abiti sempre chiari, sempre fluttuanti, che non seguivano la foggia contemporanea ma estrinsecavano lei stessa ed il suo modo d'essere: coi suoi larghi cappelli che proteggevano la capigliatura bionda e nascondevano e rivelavano alternativamente i tratti del volto. «Una figura d'altri tempi», mi diceva di Lei Salvator Gotta, con accento di gentile malinconia quasi pensasse alla Signora di Portofino come al simbolo d'un'epoca feice ormai scomparsa. In quegli anni la lussuosa dimora del Barone accolse ospiti illustri, il Kaiser stesso vi fece breve soggiorno alla vigilia della prima guerra mondiale.
Scoppiata questa, la Baronessa non dimenticò d'esser moglie di un nobile tedesco. Aveva del coraggio, tanto coraggio da spenderà in pro' del suo prossimo: lo spese per la Patria del marito. Fece la sua guerra come crocerossina: la fece sul serio, negli ospedali da campo e fu insignita di alte onorificenze.
Tornò a Portofino alla fine del conflitto, certo con la speranza di non vederne più, ignorando quante altre prove di coraggio e di sacrificio il destino le avrebbe ancora richiesto nel futuro.
Il barone Alfonso si spense a Portofino nel 1925. Sulla bocca dei vecchi pescatori e delle canute merlettaie che ricordano la sua morte, le parole si fanno di già leggenda: «… E la Signora diede ordine che fossero gettate in mare tutte le casse di Champagne che ancora c'erano al castello». Ignoro se ciò sia vero: certo la morte del marito segnò un mutamento nell'esistenza della baronessa. Abbandonati i fastosi ricevimenti, i banchetti ufficiali, le cerimonie mondane, la sua vita si fece più semplice, più raccolta; il suo mondo divenne quello degli umili. Mutamento, non declino, non decadenza. Malgrado avesse già sorpassato la sessantina questa donna di rara energia aveva ancora tanto da donare! E si prodigò per tutte le creature; per i poveri; pei sofferenti presso cui si recava; per gli animali randagi che ricoverava presso di sé; per i fiori del suo giardino che curò personalmente sino agli ultimi anni.

Reimers Ernst Reimers

L'ultimo suo atto di coraggio e d'amore fu per la nostra terra, diventata sua Patria d'elezione. Durante l'ultimo conflitto Ella salvò Portofino dalla strage teutonica. Fu Lei ad affrontare – nella notte dal ventitre al ventiquattro aprile 1945 – il comandante tedesco incaricato di far saltare l'intera penisola.
Occupata Portofino, i Tedeschi l'avevano minata, fortificata. Gli Alleati lo seppero. Una bomba cadde sulla Chiesetta di S. Giorgio danneggiando il Castello. Jeannie Watt rimase ferma al suo posto; vi rimase anche quando le fu dato l'ordine di partire entro due giorni. Non temeva il pericolo e poteva permettersi di disobbedire all'autorità tedesca rappresentata dal giovane ufficiale Reimers1. Reimers aveva già compreso che era difficile dare ordini alla Baronessa:recatosi da Lei appena occupata Portofino, s'era trovato di fronte ad un'imponente signora dal viso grave e severo, per nulla impaurita dalla presenza degli invasori, e che aveva appuntate sul petto le decorazioni tedesche dell'altra guerra. Ne rimase colpito. Pur sapendola d'origine inglese ed affezionata ai suoi connazionali, la trattò con deferenza e rispetto.
La Baronessa rimase dunque a Portofino per condividere la sorte della popolazione. Dopo mesi d'angoscia, quando seppe che i tedeschi, prima di ritirarsi, avrebbero fatta saltare l'intera penisola, fu Lei ad affrontare Reimers. Era l'alba del ventiquattro aprile (un'alba grigia, livida da Apocalisse). Essa lo attese sulla viuzza che conduce al Castello, gli andò incontro, lo afferrò per le braccia.
«Voi non potete far questo! Non massacrerete tanti innocenti!»
Pallidissimo l'ufficiale tentò di liberarsi dalla stretta.
«Gli ordini sono ordini. Non posso ascoltarVi».
«Ebbene, disobbedite agli ordini! Badate a Voi: questo delitto ricadrà sulla vostra testa».
Il giovane tedesco si svincolò, si mise a correre, sconvolto. Ma dopo un'ora era di ritorno al Castello. Cercò la Baronessa, le disse che il paese sarebbe stato risparmiato. E così fu.
Alcuni mesi dopo, dal carcere di Livorno ove si trovava prigioniero, Reimers scrisse alla vecchia Signora per ringraziarla di avergli impedito un inutile lapide eccidio. Circa nella stessa epoca una rappresentanza della popolazione di Portofino (tra i cui membri non mancava Salvator Gotta, che è del paese cittadino onorario) Le recò un attestato di benemerenza. La Baronessa lo ricevette commossa.
Con questa bella pagina d'ardimento e d'amore Jeannie Watt chiuse il libro della Sua vita.
Ella morì lo scorso dicembre all'età di ottantotto anni. Lascia una figlia adottiva, Kate Watt. Riposa nel piccolo cimitero di Portofino, accanto al marito, al fratello ed alla cognata. Poco sole giunge sulla Sua tomba, ma ad essa sale il mormorio del mare che per tanti anni fu a colloquio con Lei.
Questa è la storia d'una donna ch'ebbe tre Patrie, ma che amò al di là d'ogni limite e di ogni confine.


1 Ernst Reimers, tenente della Kriegsmarine (Marina militare tedesca), aveva all'epoca dei fatti 22 anni (era nato il 18 settembre 1922). Morirà nella città tedesca di Wedel il 27 settembre 2012.

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