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La Chiesa milanese in Liguria (5)

Atti della Società Ligure di Storia Patria – Vol.II, Parte I, 1870

(precedente)

Innanzi di essere costituito nella dignità vescovile, Airaldo era stato Preposito della Congregazione dei canonici di Mortara; e questa circostanza lasciando credere ch'egli medesimo introducesse un tale Ordine in Genova, ne induce ad accostarci al Pennotto, il quale appunto riferisce siffatta introduzione circa il 1100. Per tal modo que' sacerdoti Bellando e Pietro, i quali, secondo una carta da noi prodotta, accettarono in detto anno da Richizo prete e da più altri la rinunzia di ogni diritto sovra la chiesa de' santi Salvatore e Teodoro presso il lido del mare1, potrebbero riconoscersi come i procuratori della mentovata Congregazione. E si avverta che l'atto ebbe luogo con istraordinarie solennità, concorrendovi col vescovo Airaldo, gli abati di san Siro di Genova e di santo Andrea di Sestri, nonché varii fra' più notabili cittadini. Oltre di ciò il documento medesimo serba memoria della consecrazione della chiesa, accaduta il dì 20 luglio del 1100, per opera dello stesso Vescovo e del Cardinale Portuense legato di papa Pasquale II.
Perché poi dalla nomina di Airaldo alla sua consecrazione corresse un biennio, il Paganetti ha creduto spiegarlo coll'assenza del Metropolitano Milanese cui spettava il compiere alla cerimonia; il qual Metropolitano l'Ughelli ed il Puricelli fanno partire due volte per la Crociata di Terra Santa, cioè del 1090 e 1100. I documenti però affermando la presenza di Anselmo IV da Boiso in Milano sino alla metà del 1100, riducono quei viaggi ad uno soltanto; dal quale per giunta l'Arcivescovo non tornò più alla propria sede, essendo morto a Costantinopoli il 30 settembre dell'anno appresso.
Tristano Calco afferma che Anselmo predetto salpò in questa sua spedizione da Genova, con la flotta che quivi sferrò dal porto alle calende di agosto del 1100; ma gli Annali di Caffaro, che egli cita, nol dicono chiaramente; e ad ogni modo la consecrazione di Airaldo, per la esplicita affermazione di Caffaro, non potrebbe ritardarsi fino a quell'epoca. Gli Annali medesimi ci guidano però a indovinar meglio la causa dell'accennato ritardo, allorché ci dicono che gli anni 1098 e 1099 trascorsero per Genova pieni di tumulti e di cittadine discordie. E siccome queste impedirono ai genovesi d'intendersi circa l'elezione dei Consoli, così è probabilissimo quanto sospettò già prima di noi il rimpianto collega avv. Francesco Ansaldo, che cioè essi non si trovassero allora nemmeno concordi circa l'eletto a tenere la sede episcopale. La supposizione da lui affacciata, che Genova non sia rimasta del tutto estranea alle grandi contese delle investiture ed allo scompiglio suscitato dovunque dai preti concubinarii, è ora confermata da quanto abbiamo innanzi rilevato, e lo sarà ognor più da quanto rileveremo ancora nel seguito di questo lavoro. Del resto poi la bolla di papa Innocenzo II, più volte menzionata, lamenta anch'essa come da' tempi del vescovo Oberto alla ordinazione (e si noti che non si dice elezione) di Airaldo, la Chiesa Genovese fosse stata in mano di concubinarii o di barbari (alios procubitores, alios vero barbaros), e come molti de' suoi canonici, cedendo al peso delle oppressioni e dei mali, avessero dovuto esulare, e rimanersene lungamente lontani dalla città.
Né passò quindi tranquillo il vescovato di Airaldo. Il quale rileviamo da Landolfo giuniore, cronista contemporaneo, che fu presente alla consecrazione di Grossolano, già vescovo di Savona, allorché questi dopo la morte di Anselmo IV, che lo avea costituito suo Vicario, venne eletto a succedergli; ma che non tardò poi lungo tempo a chiarirglisi avversario. Onde Landolfo medesimo racconta come essendo Grossolano partito per Gerusalemme, lasciando a far le sue veci il vescovo Arderico di Lodi, alcuni illustri chierici milanesi i quali non voleano riconoscere l'autorità di quell'Arcivescovo, nel giugno del 1110 si recarono in Genova, dove da Arderico di Carimate, primo e principale diacono della Chiesa Ambrosiana, furono presentati ad Airaldo. Et Episcopus ille (Airaldus), così prosegue il Cronista, licet foret Grossulano contrarius, ordinò allora Olrico vicedomino in ostiario, lettore, esorcista ed accolito, Guidone Fulcumanio suddiacono, Anselmo da Pusterla ed Enrico da Birago diaconi, Landolfo Caronia prete.
In appresso Airaldo fu eziandio tra i più ardenti fautori di Giordano da Clivio, allorché all'aprirsi del 1112 la fazione contraria a Grossolano glielo oppose in Arcivescovo, e rinnovò così nella Metropoli lombarda il deplorabile esempio di due Pastori contemporanei. Imperocché, segue il precitato autore, Landulphus Episcopus Astensis et Arialdus Januensis et Mamardus Taurinensis, non solum ad osuclandum venerunt (Jordanum de Clivi), sed quasi ut ordinarent eum Episcopum in sequenti mense februario ad ipsum venerunt. Che se Landolfo d'Asti si mostrò poi titubante, Airaldo di Genova e Mamardo Torinese compirono risolutamente alla cerimonia della consecrazione.
Lasciò anche memoria di sé il cancelliere d'Airaldo medesimo, che fu Sallustio, il quale abbiamo dallo Stella che scrisse la storia della traslazione di san Fruttuoso. Dove, parlando di Genova, così la apostrofa: Tu enim illius (sancti) intervenientibus meritis, plurimarum civitatum effecta es domina, tu iam nonnullarun gentium imperatrix probaris esse praecipua.
Di Ottone e di Sigifredo nulla abbiamo che meriti di essere particolarmente registrato in questo capitolo; ma quanto alla erezione della nostra Chiesa alla dignità di Arcivescovile, ci affrettiamo ad aggiungere come anche questo sia un fatto da considerarsi in relazione colla storia milanese. Difatti, correndo l'anno 1128, l'arcivescovo di Milano Anselmo da Pusterla (quel desso che vedemmo più sopra ordinato diacono dal nostro vescovo Airaldo) avea coronato Corrado III di Germania in Re d'Italia; e suscitate con tale atto contro dell'anzidetta città le ire di non poche fra quelle stesse terre, che, come Genova co' suoi rinomati ingegneri meccanici, l'aveano soccorsa nella guerra di Como. La qual guerra essendosi pur l'anno avanti conclusa col trionfo dei milanesi, aveva loro attribuita la egemonia di tutto il territorio lombardo, e reso manifesto come essi con l'esercizio della medesima divisassero sostituire sé stessi al potere reale. Abbracciarono quindi esse terre la causa di Lotario II re legittimo, il quale a sua volta appoggiò il papa Innocenzo II contro il pseudo-pontefice Anacleto II sostenuto invece da Corrado. La bufera scatenossi fierissima fra le parti; ed in Milano stessa, dove i fautori d'Innocenzo e di Lotario non erano pochi, andò a colpire di preferenza l'arcivescovo Anselmo piuttosto debole che perverso. Il quale, in un pubblico parlamento (1133), videsi perciò accusato di eresia, di spergiuro, di sacrilegio, e d'altri delitti cui non mettea bene specificare pubblicamente , ma di che sarebbonsi offerte le prove al cospetto di un tribunale composto de' Vescovi suffraganei di Novara e d'Alba di Monferrato. I Consoli di Milano, intromettendosi nella questione, dichiararono ch'essi medesimi, coll'assistenza di tutti i suffraganei, avrebbero investigata la causa; ed il Concilio Provinciale adunatosi quindi all'uopo, die' sentenza che Anselmo era scaduto dall'Arcivescovato. Ma il Pontefice non si ristette perciò dal punire i milanesi; e così fu che sottrasse al loro Metropolitano il Seggio vescovile di Genova.
Della famiglia di Siro II, nostro primo arcivescovo, non abbiamo lume di sorta; della sua carità e religione fanno amplissima fede gli Annali; delle sollecitudini che usò nel tutelare i beni e le ragioni della sua Chiesa, è largo testimone il Registro, secondo quello che abbiamo già altrove accennato e dovremo ripetere ancora. Di Ugone, che gli succedette nel 1163, sappiamo che fu dei Della Volta, e così appartiene a' Visconti, se (come noi proponiamo) quel casato e l'altro dei Caschifellone si ammettano discesi da un medesimo stipite. Il Registro poi ce lo rivela zelantissimo non meno dei diritti della Chiesa, che degli onori dovuti alla persona del suo Pastore.

Ma qui ci arrestiamo, giacché un elenco degli Arcivescovi ci condurrebbe troppo oltre i limiti del nostro compito. Raccogliendo piuttosto la somma delle esposte considerazioni concludiamo disponendo in calce i nomi e le epoche certe dei Vescovi genovesi, giusta le risultanze delle indagini praticate.

VESCOVI DI GENOVA.
Diogene: a. 381.
San Valentino: fine del secolo IV o principii del V.
San Salomone: prima della metà del secolo V.
Pascasio: a. 451.
Eusebio (?): a. 465.
San Felice: verso la fine del secolo V.
San Siro: prime decadi del secolo VI; morto dopo l'anno 523.
INTERRUZIONE PER LA RESIDENZA FATTA IN GENOVA
dai Vescovi di Milano dal 569 al 645 circa.
Giovanni I: a. 680; e forse fino dal 645 circa.
San Romolo: tra la fine del secolo VII ed i principii dell'VIII.
Viatore: dal 732? al 787?
Dionisio: dal 788? alla metà circa del secolo VIII?
Sigiberto: verso la metà del secolo VIII.
Pietro: a. 863.
Sabbatino: a. 876- 877 al 915?
Raperto: a 916 al 944?
Teodolfo: a. 945-981.
Giovanni II: a. 984-1019.
Landolfo: a. 1019-1034.
Corrado I: a. 1036-1051.
Oberto: a. 1052-1078.
Corrado II: a. 1080-1087.
Ciriaco: a 1090-1095 (circa).
Ogerio: a. 1096-1097.
Airaldo: eletto nel 1097, od anche al principio del 1098; consecrato nel 1099; morto il 23 agosto 1117.
Ottone: a. 1117-1120.
Sigifredo: a. 1123-1129.
Siro II: a. 1130. Proclamato arcivescovo nel 1133

(continua)


1 Questa chiesa cadde per forza di mine il dì 4 ottobre 1870, onde cedere il luogo ai Magazzeni Generali che ora si vanno costruendo.

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