Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Lavagna
di Gio. Bono Ferrari

tratto dal libro "L'epoca eroica della vela" di Gio. Bono Ferrari, 1941

Il possente casato dei Fieschi nacque ed ebbe supremazia nelle mie terre. Io sono culla di Papi, di Guerrieri e di audacissimi Navigatori. Dante Alighieri sostò fra copertina le mie mura e vedendo il mio fiume cantò:
… infra Chiavari e Sestri s'adima, una fiumana bella

In un giorno lontano, sperduto ormai nei secoli, gli uomini della marca di Lavagna, quelli stessi che avevano dato alla propria città lo scudo d'arme con il castello e la cicogna, come a significare l'orgoglio di essere gente di razza Pelasga, grattando il poco humus delle montagne, s'accorsero che sotto il breve terriccio che a malapena lasciava vivere gli ulivi v'era, a portata di mano, quello che un antico sacerdote della Fontanabuona chiamò «l'oro nero di Liguria».
Le falde delle montagne vennero allora squarciate, le cave aperte e le piccole tortuose gallerie furono avviate verso le viscere della terra. E un bel giorno le lucenti «lavagne», ancora grondanti d'acqua, uscirono dalle cave oscure per vedere per la prima volta la luce del sole. Le capaci «lavagne» - allora non si chiamavano ancora ardesie - furono portate al piano e accatastate sulla spiaggia. La voce corse per i tanti contadi. E le barche di Camogli, Chiavari, Bonassola, Recco, Nervi, Loano e persino quelle di Laigueglia, che allora detenevano i traffici con la Francia, accorsero a frotte all'arenile di Lavagna, per la caricazione di quel nuovo prodotto che rivoluzionava, con il suo ritrovamento, tutto il sistema di costruzione dei tetti delle nostre case rivierasche. (Prima della sottile «lavagna» i tetti di Liguria erano coperti da enormi lastroni di pietra, dal peso di quintali. La travatura di un tetto richiedeva del legname enorme, perché il peso del materiale era allora cinquanta volte superiore di quello attuale. Ancora oggi dopo tanti secoli, in certe sperdute case dell'alto Appennino ligure esistono dei tetti fatti con quell'antico sistema).
Ma dopo i primi affannosi intercambi, quei di Lavagna pensarono che i rimunerativi noli che le barche foreste si portavano via in una con la nera ardesia, avrebbero fatto ricchi gli uomini dell'antica marca dei Fieschi. Breccanecca, Cogorno, S.ta Giulia e Barassi avevano delle antiche e nobili quercie. Furono abbattute e portate sull'arenile, laddove era facile lo sbarco e l'imbarco. I maestri d'ascia venuti da Camogli e da Recco impostarono su un rudimentale cantiere le prime chiglie, mentre altri preparavano lo scalo per l'alaggio delle navi. Da quel giorno - e sono passati secoli - Lavagna ebbe marineria propria. E le sue prime barche, chiamate filuche lavagnesi, furono quelle che portarono per tutti gli scali del Mediterraneo e persino a Lisbona ed a Oporto i ricercati prodotti Basilica dell'«oro nero» lavagnese.

Perché la buona ardesia di Lavagna fu da quei tempi la più rinomata del mondo. Per la sua bellezza vellutata, per la grana compatta e per la sua durata. Non reggono al suo confronto le ardesie inglesi del West-Moreland, del Danglesy o del Derbyshire, troppo fragili Né quelle del Belgio, friabili. Né le francesi delle Ardenne e della Savoia, più affini allo schisto argilloso che non al nostro egregio e compatto schisto ardesiano.

Lavagna, antichissima città Entelliana, ossia di gente venuta dall'Oriente, ebbe ed ha ancora tanta risonanza per essere stata il nido e la culla dei Fieschi, il grande e violento casato di parte Guelfa. Violento, altero e rissoso casato. Ma che dal suo seno espresse anche, prima di quel discusso uomo d'arme che fu Gian Luigi Fieschi, una eletta schiera di uomini preclari che non tutti i casati antichi possono vantare. Dagli antichi Conti di Lavagna uscirono, mille e più anni fa, i bei casati dei Della Torre, dei Bianchi, degli Scorza e degli Ansaldo, che diedero all'Italia uomini di levatura. E dal ceppo principale, dai Fieschi, rampollò quel Sinibaldo Fieschi che fu poi il grande Papa Innocenzo IV, fondatore dell'Università di Roma e di Piacenza e acerrimo nemico di quell'Imperatore Federico, che sognava d'unificare l'Italia. Ma che come grande Papa e buon ligure promosse fin da allora la navigazione, sovvenzionando le spedizioni marinaro-mercantili di Simone di San Quintino, di Giovanni Piano del Carpino, di Lombardo Ascellino e di Benedetto Polano, che precedettero e insegnarono le strade dell'Oriente a tutti gli altri navigatori. Patria ancora di quell'altro Fieschi, Adriano V, che lasciò a Lavagna la bellissima Basilica di San Salvatore e che fu di sì eletto animo da meritarsi il rispetto del sommo e severo Dante Alighieri. Patria e culla, Lavagna, di ben altri venti Cardinali, di Vescovi, di Capitani del Popolo, di una mite e dolce donna Santa, di vari Venerabili, di chiari uomini di toga e di spada. Città che diede i natali ad audaci e tenaci navigatori, come quel Bartolomeo Fieschi, Capitano di mare e padrone di galeazze da commercio, che, fedele amico di Cristoforo Colombo comandò il galeone «Vizcaino» nel quarto viaggio di scoperta del grande Genovese e che non abbandonò l'amico neppure quando Colombo fu ingenerosamente incatenato. Terra che diede altresì i natali a quel Filippo Cavagni, il rinomato Filippo da Lavagna che, dice il Padre Spotorno, rappresenta la gloria tipografica dei liguri, perché fu il primo ad applicarsi a detta arte. Primo fra tutti gli italiani, egli stampò un libro il 19 maggio 1469. Una copia esiste nella Università di Torino. E un'altra nella libreria di Brera. (Sotto il nome di questo Cavagni si registrano ben cinquantadue rarissime edizioni). Furono lavagnini Guglielmo di Lavagna, Vescovo di Brugnato; Alberto Penello, Vescovo di Nebbio; Carlo Noceti; Paolo Emilio Castagnola; Bartolomeo Berisso, lo scrittore Francesco Costagnola; il medico G. B. Ravenna, che nel chiavarese fu il primo ad introdurre l'uso del vaccino; Federico Giuseppe Ravenna; il letterato Gio. Batta Tiscornia; la squisita poetessa Luigia Ricolfi Doria; Gio. Batta Campodonico, egregio compositore di musica; il Conte Stefano Rivarola, grande benefattore dei poveri. Persino il primo Cardinale della Repubblica Argentina, Santjago Copello, è il figlio di un navigatore di Lavagna, emigrato tanti anni fa a Buenos Ayres.

Essendo stata l'ardesia – assieme agli olii ed ai vini – il principale prodotto d'esportazione di tutta la plaga lavagnina, abbiamo voluto spingere le ricerche anche un po' a ritroso del secolo XIX. Sfogliando i vecchi libri parrocchiali, specialmente quelli del secolo XVII e XVIII, si trovano spesso dei nomi di uomini di Lavagna con al margine l'appellativo di Patronus. Era questo il titolo che si dava a quegli armatori di barche che erano ad un tempo Capitani del proprio bastimento. E i nomi di quei navigatori di due secoli fa sono gli stessi cognomi dei lavagnesi di oggi: Tiscornia, Devoto, Codda, Piaggio, Pinasco, Repetto, Bianchi, Vignolo, Vignale, Berisso, Crescio, Podestà, Castagnola, Torre e Della Torre.
Ai primordi del secolo XIX Lavagna seguitò ad avere barche armate ed equipaggiate dai nipoti di quei vecchi Patronus. E le barche, anche di grosso tonnellaggio, Lavagna se le seguitò a costruire sulla sua spiaggia, ricca di arenile e di acqua, sì da facilitare qualunque «varata» di nave. Anche delle più maestose. Della prima metà del secolo XIX si ricordano le seguenti navi da cabotaggio appartenenti ad armatori di Lavagna:

  • LA PACE – Bombarda – Armat. Cp. Devoto.
  • SEMPRE CARMINE – Bombarda – Armat. Cap. Tiscornia.
  • CONCEZIONE – Bombarda – Armat. Cap. Tiscornia.
  • CARMELITA – Pinco – Armat. CAp. Codda.
  • STEFANO CODDA – Pinco – Armat. Cap. Codda.
  • SAN MARTINO – Bombarda – Armat. Cap. Piaggio.
  • SAN GIACOMO – Bombarda – Armat. Cap. Vignale.
  • IL GIOVANNI – Pinco – Armat. Cap. Bianchi.
  • SAN FRANCESCO – Pinco – Armat. Cap. Tiscornia.
  • SANTA ROSA – Pinco – Armat. Cap. Repetto.
  • LA PACE – Brig. – Armat. Cap. Pietro Tiscornia.
  • SANT'AGOSTINO – B. G. – Armat. Cap. F. Codda.
  • MADONNA DEL CARMINE – Bomb. – Arm. Cap. G. Devoto.
  • SANTO STEFANO – Birg. – Armat. Cap. M. Podestà.

Lavagna marinara conserva il ricordo di un grande artista che al mare e al cielo di Lavagna domandò ispirazione per le sue tele. In una piccola casa di Vìa dei Devoto vi abitò per anni e vi morì, nel giugno del 1920, il Pittore dalla concezione religiosa e della tecnica divisionistica: Gaetano Previati. Fu a Lavagna che l'artista ferrarese captò tutta la luce per i suoi migliori quadri. E fu ancora al mare di Lavagna ch'egli domandò ispirazione per le sue marine così ricche di tramonti d'oro. Rappresentano ancora terre e mare di Lavagna i suoi quadri: «Mattino», «Liguria», «Autunnata», «Tramonto».

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