Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Rapallo, antica sede di capitaneato (4/4)
di Gio. Bono Ferrari

tratto dal libro "L'epoca eroica della vela" di Gio. Bono Ferrari, 1941

(precedente)

L'opera dei rapallesi in America
A Carlo Macchiavello – Poeta del Tigullio
Un capitolo interessantissimo per la Rapallo d'oggi è quello che si dovrebbe dedicare ai suoi tanti figli emigrati alle Americhe quando a Rapallo si delineò il declinare dell'industria corallina (1840-1860). E in un secondo tempo (1876-1878), quando si iniziò la prima grande crisi della navigazione a vela. Consideriamo un porto dovere accennarne, seppur di passata, perché molti intraprendenti emigranti, che le oneste ricchezze trasportarono poi in Pattia, erano stati in gioventù dei gagliardi uomini di mare. Agostino Molfino aveva un tempo amato varie barche da corallo. Emigrato a Montevideo vi fece fortuna. Ritornato poi in Patria costruì, con la gente del suo parentado, uno ship, «Il Parenti», un grosso e bel bastimento che ebbe però delle traversate digraziatissime. Un altro navigatore della vecchia guardia, Simone Maggiolo, s'era stabilito al Perù, fondandovi una grande azienda, la: «Simon Maggiolo e Hijos». Biagio Arata, ch'ebbe un'importante casa di commercio a Iquique, era stato un ottimo Capitano di mare. I due fratelli Agostino e Juan Bautista Macchiavello avevano navigato a lungo sui grandi bastimenti camogliesi. Emigrati a Buenos Ayres verso il 1863, vi fondarono una forte casa di importazione che ancora esiste, diretta dal figlio Silvio Macchiavello. I due fratelli Solari, con «Almacen al Por Mayor» in Calle Defensa erano figli di un Padrone di barca rapallese che sul Rio de la Plata navigò molti anni con il titolo di «Pilota». I vari Bernero, stabiliti alla Boca del Riachuelo ebbero negozi fiorenti. Si ricordano Benedetto Bernero, Nicola Bernero, un dottor Angelo Berneroe Vincenzo Bernero che aveva fondato un importante pastificio. Questi Bernero erano prossimi parenti di un Capitano di mare rapallese, Giacomo Lagomaggiore, che navigò tutta la vita comandando bastimenti di «marafora». Un Capitano Lagomaggiore ebbe negozi a Buenos Ayres. Agostino Vignolo aveva, nella Calle Paraguay, un grande negozio intitolato «A la Ciudàd de Genova». Andrea Canessa, che dopo del Sanguineti e dell'Oneto si può annoverare fra i più antichi industriali delle paste alimentari; Cap. Vinelli, che al Plata comandò bastimenti e vapori fluviali di passeggeri. Lorenzo Macchiavello fondò una importante calzoleria in Calle Lorea e Victoria. Un suo figlio, Filippo, fondò in seguito una fabbrica in Cangallo ed Ombù. Due fratelli Schiappacasse, Agostino e Giacomo, prima navigatori sul Rio de la Plata, ebbero in seguito un grande negozio in Santa Fè e Laprida. Una signora Rosa Torriani, ebbe negozio in Calle Santa Fè e Anchorena. Un sig. Bontà aveva negozio di tessuti in Calle Suipacha. Il cav. uff. Francesco Cassottana, morto a Rapallo nel 1939, era arrivato a fondare, a forza di lavoro e tenacia, dei grandi magazzeni di tessuti in Calle Florida e Paraguay.
I fratelli Giacomo, Nicola e Vincenzo Lagomarsino ebbero importanti negozi. Lorenzo Sanguineti prima fu marinaio, poi padrone di velieri e in ultimo proprietario d'importanti negozi. Giovanni Canessa, emigrato nel 1871, in compagnia del signor Gio. Batta Arbucò con il piccolo vapore «Liguria» - che quando vi era vento navigava a vela – arrivò, a forza di lavoro, a farsi una buona posizione. Così dicasi di Giuseppe Sanguineti. Andrea Canessa, che fondò una grande fabbrica di paste alimentari. Michele Castagneto, che a Buenos Ayres esercitò nobilmente la sua professione di medico. Antonio Costa della terra di Foggia, che attraverso a tutta una vita di lavoro, realizzò una delle più grandi fortune di Buenos Ayres. Giuseppe Castagneto, navigatore; prima lavorò sui bastimenti del Rio de la Plata. Poi ebbe fiorenti commerci. Cav. Giuseppe Sessarego e fratelli. I fratelli Giovo di San Massimo, che ebbero importanti negozi nel «Mercato del Plata». Michele Sanguineti. Aschieri che prima ebbe un ristorante e poi hotels. I fratelli Giovanni e Giacomo Torriani, con negozi di commestibili. I commercianti Giovanni Biancardi e Giovanni Raggio. Il sig. Emanuele Vanasco, con depositi di tessuti. I fratelli Cesare e Giuseppe Canessa; i fratelli Luigi, Agostino e Giovanni Solari; la forte ditta Niccolò Agrifoglio e fratelli; il sig. Francesco Sanguineti.
Nacque pure a Rapallo il sig. Giovanni Battista Arbucò, che in gioventù aveva iniziato lavori di colonizzazione nelle terre dell'Azul. Trasferitosi più tardi a Bahia Blanca, vi fondò l'imprtante ditta Arbucò, Norero e C., ditta che con il tempo passò ai Canessa, Capurro e Compagni. Anche un grande proprietario di terre e colonizzatore, il sig. Juan Antonio Canessa era oriundo rapallese. Angelo Bardi e Agostino suo fratello si stabilirono con negozio a Colonia Hinojos, F. C. del Sud.
Nella città di Dolores vi si era stabilito con negozi il signor Federico Macchiavello. Una rapallese, portata laggiù bambina, la signora Caterina Arbucò, si sposò con un sig. Lopez, spagnuolo, che era direttore dei Saladeros che i Rocca e Terrarossa, liguri, possedevano all'Ensenada. Achille Queirolo, rapallese, fondò commerci nella città di Olavarria, prov. di B. Ayres. Ed Emanuele Solari, antico nostromo di bastimenti a vela, ebbe depositi di legnami e di quebracho a Resistencia del Chaco.

E' degno di essere accennato un curioso fenomeno emigratorio occorso nella colonia rapallese di Buenos Ayres. Durante la crisi commerciale e monetaria che imperversò sulla Repubblica Argentina negli anni 1888-1889 e che sfociò nella grande rivoluzione radicale contro il partito del Presidente Juarez Celman, nel 1890, molti rapallesi stabiliti da anni a Buenos Ayres vendettero i loro averi e attraverso la Cordigliera delle Andes andarono a stabilirsi chi nei paesi del Chile e chi nei paesi del Perù, due nazioni nelle quali, allora, si poteva più facilmente fare fortuna. Questo tratto di sensibilità commerciale ci fu confermato da anziani «americani» rapallesi con le seguenti frasi: «A Buenos Ayres i commerci languivano e la moneta era assai instabile. Nostri compaesani stabiliti a Valparaiso e ad Iquique ci scrivevano decantando i fiorenti commerci di quelle lontane regioni. E noi, attraversando la Cordigliera coperta di neve, si andò ai nuovi paesi». Si spiega così, anche, l'importanza commerciale che in un secondo tempo ebbe la colonia rapallese di Iquique e di altre città della Repubblica del Chile.
A Iquique vi fondarono commerci Juan Canessa; Stefano Solimano; Arata; Emanuele Macchiavello; Juan Solimano; Juan B. Magnasco; Solari Hermanos; Josè Macchiavello; Gio. Batta Boero, con depositi di tessuti; Amedeo Solimano; Sebastiano Sacco, con negozi di tessuti; Boero Hermanos y Cia; Bartolomeo Tassara; Mattei Severino; Macchiavello e Solimano; Luigi Felugo; Carlo Grasso; Boero e Canessa; Cap. Biagio Arata; Gerolamo Zerega; Fratelli Solari; Fratelli Sacco; Campi Giovanni; Fratelli Noziglia; Domeniso Sacco; Fratelli Cordano; Domenico Costa e Fratelli; Michele Zerega; un Figallo, che fu socio di Boero; Vittorio Canessa; Fratelli Truffa; Zolezzi; Michele Zerega; Silvio Figallo; Gerolamo Zerega; Pietro Salvaterra; Umberto Costa; Cademartori; Raggio; Angelo Priaroni; Baldassano; Agostino Razeto; Fratelli Gironi; Ganna-Castruccio; Giuseppe Costa; Lorenzo Felugo; Giuseppe Tassara e fratello; Magnasco; Enrico Mattei; Fratello Canepa; Francesco Mattei; Tassara fratelli Vittorio, Guido, Ido, Silvio; Agostino Magnasco, padre del prof. Magnasco di Santa Margherita, ebbe a Iquique, fino al 1897, degli importanti commerci.
A Pisagua vi aveva fondato un grande negozio di tessuti Arata Domenico.
Alla Ghuara vi era Luigi Ciocca, con magazzeni di tessuti, e il rapallese dott. Marques che aveva la direzione delle miniere di salnitro.
A Pozo al Monte vi si erano stabiliti Giovanni Solimano, con «tienda», e Giovami Dassori, grande proprietario di boschi di «algarrobo» e fondatore di distillerie.
Ad Arica v'era l'importante casa di tessuti dei fratelli Nespolo e il negozio di Giuseppe Ferretto.
A Tacna ci fu Emanuele Solari, proprietario di una grande piantagione e di una miniera di salnitro appellata la «Laguna».
A Santiago de Chile vi si erano stabiliti i tre fratelli Roncagliolo e Giovanni Queirolo. I fratelli Moletto prima ebbero case di commercio eppoi fondarono una fabbrica di tessuti e di maglierie tuttora esistente. Ansaldo Giovanni fu proprietario di «almacenes».
A Talcahuano vi ebbero case di commercio i fratelli Caprile.
A Viña del Mar vi ebbe negozi Bernardo Moltedo. A Tomè lo Sbarbaro.
A Concepciòn vi avevano fondato commerci i rapallesi Biagio, Francesco e Gio. Batta fratelli Sanguineti; Giovanni Vignolo e la forte ditta dei fratelli Caprile.
A Valparaiso vi fu la ditta Canessa e Beretta, con depositi di cristallerie e porcellane; detto negozio è oggi continuato da Agostino Noce, pure di Rapallo. Luigi Bosoni fondò a Valparaiso l'industria delle carni salate, ed i fratelli Queirolo furono e sono ancor oggi proprietari di hotels e cinematografi. Lorenzo Castruccio ebbe negozi a Valparaiso. Poi si trasferì a Iquique, ove ebbe altri negozi in società con il camogliese Cap. Giuseppe Chiesa. Paolo Figallo, emigrato a Valparaiso verso il 1876, era stato navigatore; laggiù fondò la grande ditta Figallo che dopo venti anni si cambiò in quella di Molfino Hermanos che fu, per importanza commerciale, una delle più rinomate del Chile. Pure a Valparaiso avevano fondato case ed aziende, facendosi onore per probità ed intraprendenza i rapallesi Tassara, Grasso, Gerolamo Boero, Cap. Francesco Solari, Tassara e Bavestrello, Juan Machiavello, Queirolo Hermanos e Santiago Castagneto, il fondatore della grande casa di commercio Castagneto Hermanos.

A Montevideo vi si erano stabiliti con commerci i rapallesi Canessa, Sanguineti ed un Solari, che era stato Padrone di barche coralline. Un altro marinaio rapallese a nome Promolo, dopo aver navigato a lungo sul bastimento di Recco «Beppino» (Cap. Caffarena), per i viaggi delle Indie, andò poi a stabilirsi a Montevideo, ove ebbe un importante negozio di tessuti.

Nell'Equador, a Guayaquil, causa le febbri malariche che allora vi impervesavano, non vi fu a quei tempi una forte corrente migratoria. Ma pur così i rapallesi vi si abbarbicarono con tenacia. Si ricordano: Benedetto Castagneto, che fondò una fabbrica di cioccolatto; Filippo Ratto; Queirolo Nicola, fondatore di una distilleria; Noziglia, che si dedicò all'industria del cacao; Fortunato, Luigi e Gio. Batta fratelli Ratto, che ebbero importanti commerci. E Gerolamo Macchiavello, che colpito poi dalle febbri andò a stabilirsi ad Iquique con un grande deposito di tessuti. Vi fu anche la «azienda» dei fratelli Noziglia e quello di un signor Castagneto, morto poi tragicamente.

Nelle Antille, a San Domingo, vi furono i d'Aste ed i Vinelli.

Nel Perù i Chichizola, Tavella, Josè Sanguineti, gli Orezzoli, Figallo, Cuneo Hermanos, Risso, Canessa, Josè A. Cuneo, Solari, Antonio Cuneo e Fratelli. Un Figallo si dedicava alla esportazione del cotone. Un altro Figallo aveva fondato una azienda a Paita. Giacomo B. Cuneo e suo fratello Giovanni che dimorarono a Lima per quasi quarant'anni, furono i fondatori di una grande azienda per la coltivazione del cotone e della canna da zucchero.

Al Callao, e con succursali commerciali a Lima, oprarono i seguenti rapallesi: Castagneto e Noziglia, che in un secondo tempo possedettero grandi piantagioni di canna da zucchero. Niccolò Orezzoli e suo figlio Carlo; Josè Cuneo e fratello, che ebbero ricche piantagioni di canna da zucchero alla Chocha. Giuseppe Cuneo ebbe importante negozio di tessuti e poi una piantagione di canna da zucchero a Boca-Negra. Lorenzo, Natale, Luigi Tassara con depositi e rappresentanze di automobili; i fratelli Chichizola, che ebbero una ricca ed estesa piantagione di canna da zucchero che era accaparrata da Cap. Valle di Sori, che aveva fondato la prima raffineria di zucchero del Perù. Il Cap. Giovanni Macchiavello comandò per molti anni dei velieri peruani che facevano i traffici con Guayaquil.
Altri rapallesi che ebbero fiorenti negozi a Lima e al Callao, furono: Roncagliolo Giovanni, Bardi Giuseppe, Agostino Lanata; Giacomo Bardi. Un signor Canessa Angelo, ritornato in Patria già anziano, fu per molti anni Console del Perù a Rapallo. A Lima vi lavorò Luigi Follegati, cho poi andò a stabilirsi alla Sierra de Huanajo per l'esportazione della coca e di altre piante medicinali. Il signor Filippo Felugo fu Angelo dimorò sette anni nella stessa città, quale direttore dalla ditta Eugenio Rampini. E rapallesi intraprendenti e laboriosi vi furono a Tarma, Chichayo, Iquitos, Ascope, Arequipa, Cerro de Pasco, Huaràz, Piura, Chincha, Ica e Ayacucho. A Chorillos vi si era stabilito Luigi Queirolo, che arrivò a possedere un'industria del legname e dei grandi boschi per l'esplotazione del carbone di legna.
A Lima, già verso il 1860 vi erano stabiliti i rapallesi Canessa Giacomo, Fratelli Arbucò, Canessa Michele, Giovanni Solimano, Fratelli Canessa che già nel 1861 avevano un grande negozio in Calle Palacios. I fratelli Andrea, Lorenzo e Giuseppe Roncagliolo; Baffico Antonio; Arata Paolo; Giuseppe Baffico, che fondò una fabbrica di carri e carrozze; Arata Angelo.
Dell'elemento rapallese emigrato in un tempo più vicino a noi si ricordano: Bavestrello Benedetto; Chichizola Giovanni, che ebbe negozio anche al Callao; Andrea Tassara; Fratelli Olivari; Giacomo Basso; Tubino; Umberto Basso; Fortunato Lari; i fratelli Arata, che sono i successori dei fratelli Canessa; Costa Antonio e i fratelli Figallo di Santa Maria del Campo. Bardi Pietro erasi stabilito con negozio a Tarma. Nella città di Piura, fin dal 1865, vi si erano stabiliti con negozi allo ingrosso di carbone i fratelli Andrea e Agostino Figallo. Nella stessa città vi ebbe commerci il sig. Giuseppe Giovo.
A Lima lavora, nella ditta d'importazione d'automobili degli zii, il sig. Guido Tassara figlio di Nicola Tassara e di Maria Pesaressi.
La colonia rapallese del Perù fece in quelle ricche e ospitali terre delle cose veramente egregie. Il suo largo contributo allo sviluppo commerciale della Repubblica Peruana fu indiscutibilmente, lo si può e lo si deve scrivere, di primo piano. Lo stesso, fra parentesi, si potrebbe dire di altri nuclei liguri, in special modo di quelli camogliesi, chiavaresi e sestresi.
Del resto - ed è bene di quando in quando il riaffermarlo - il contributo che gli italiani hanno apportato allo sviluppo economico e culturale di quella lontana e nobile nazione è stato veramente grande. Tale da non aver riscontro con gli altri gruppi emigratori che le varie nazioni europee incanalarono verso il Perù. Senza riandare ai tempi in cui un Nicola Caracciolo, Principe di Santobono, fu Viceré di Lima; o di quando il grande rapallese Giovan Battista Pastine, Almirante dei Mari del Sud per conto della Spagna, fondava la città di Valparaiso, ma attenendoci al secolo XIX, ossia da quando il Perù si rese indipendente dalla Spagna, si può dire che la prima tipografia fu fondata a Lima da un italiano, Antonio Riccardo. Che la musica lirica fu insegnata al Perù, già nel 1790, dal compositore Bolognesi. Che il dott. Federico Bottoni, in pieno secolo XVIII, pubblicava a Lima un trattato sulla circolazione del sangue. E che fu questo colto italiano colui che fondò la cattedra di medicina all'Università di San Marco. Il colonnello Bolognesi, figlio del compositore, è un purissimo eroe peruviano, morto sul campo di battaglia. Nel 1831 il dott. Emanuele Solari, profugo carbonaro, fondava nell'Università di Lima la cattedra di clinica medica. E l'illustre prof. Eboli istituiva, a proprie spese, il primo laboratorio chimico della Scuola di Medicina. Il Perù si vanta e si onora di un grande scienziato: l'esploratore italiano Giovanni Raimondi, che con le sue ricerche, 1850-1860, scoprì e additò le tante ricchezze di cui prima non si aveva sentore. Il primo che nel Perù iniziò la coltivazione della canna da zucchero, 1843, fu Agostino Sansoni, il tenace pioniere della valle del Chicama. La viticultura peruviana si deve esclusivamente ai liguri. Così dicasi dell'agricoltura e della frutticoltura. I terrazzani di Coreglia, della Serra e di Canevale, che laggiù erano chiamati rapallesi, furono quelli che iniziarono le prime coltivazioni razionali delle verdure e degli ortaggi. E alcuni diventarono ricchissimi. Il primo zuccherificio lo fondò Gio. Batta Mauri, valendosi della canna da zucchero prodotta da Agostino Susoni. Il primo zuccherificio meccanico lo fondò Cap. Valle di Sori. I fratelli Larco, sardi, ma discendenti da navigatori di Santa Margherita Lig., coltivatori di canna da zucchero e fondatori delle grandi colonie agricole «Roma», furono gli ideatori e i tenaci realizzatori della rete di canali per l'irrigazione nelle valli del Chicama. I Figari di Camogli, i Canevaro di Zoagli e i Loero di Sestri furono i veri fondatori della marina mercantile peruana. I chiavaresi furono fra i primi a fondare al Perù delle farmacie moderne. I vari Picasso di Recco furono dei primi ad esplotare miniere d'argento. Il vero fondatore dell'industria petrolifera peruana fu un Capitano di mare nativo di Quinto, Faustino G. Piaggio, il quale – lo abbiamo anche scritto altrove – riuscì, con la sua bella tenacia ligure, laddove gli stessi nord-americani avevano fallito. Egli fu colui che valorizzò le concessioni di Zorritos, abbandonate dai capitalisti stranieri, e che lui avviò verso uno splendido avvenire. Il Cap. Gio. Batta Isola e Cap. Liceti, nativi di Recco, ed il Cap. Ambrosetti di San Remo, furono dei benemeriti della rinascita commerciale peruana. Così dicasi degli Schiaffino di Camogli. I numerosi liguri che dal 1855 al 1870 furono portati al Perù dai bastimenti camogliesi rimontanti il Capo d'Horn, furono quelli che misero in valore le aziende minerarie dell'esteso distretto di Cerro de Pasco, riscoprendo ed esplotando con successo quei giacimenti argentiferi che dal tempo degli Incas (1535 circa) erano stati abbandonati perché improduttivi. La nascita e lo sviluppo della grande società Fonderie e Miniere d'Argento del Perù devesi a questi uomini tenaci, che erano nativi di Rapallo, Chiavari, Levanto, Sestri, Camogli, Recco, Sori, Nervi, De Zerega, Canevale, La Serra, Cicagna e Coreglia. (E sia noto che gli ingegneri incaricati delle ricerche, dei sondaggi e della direzione delle miniere furono esclusivamente italiani). Come italiano fu quel caparbio ingegnere che dimostrò agli increduli tecnici inglesi e nord-americani come si potesse, grazie all'ingegno italiano, fondere il minerale d'argento a 4000 metri d'altezza!
Il nobile e tenace Giuseppe Vannini viaggiò a dorso di mula, e per quasi dieci anni, le regioni più inesplorate del Perù. Fu lui che scoprì il grande giacimento argentifero di Morochoca per lo sfruttamento del quale si costituì, ci pare nel 1887, una grande società con esclusivi capitali italiani.
Quasi contemporaneamente Boggio Bartolomeo fondava al Perù il primo grande lanificio che ancora esiste sotto il nome di Sociedàd Industria de Santa Catalina. Un rapallese ritornato da Lima pochi mesi fa, ci ha confermato che questa industria lavorò, nell'anno 1938, ben quattro milioni di chilogrammi di lana. E sia altresì noto, sempre ad onore dei liguri e degli italiani, che questa potente Società fu quella che diede la spinta alle industrie idro-elettriche del Perù.
Le piantagioni di cotone furono - tutte - in mano dei liguri. E il primo cotonificio del Perù fu fondato da italiani.
Pietro Vaccari, l'uomo intraprendente che tutti ancora ricordiamo (fondò a Buenos Ayres la prima grande fabbrica di fiammiferi), passato più tardi al Perù, fu l'animatore e crediamo sia ancora oggi il Presidente della potente Società Imprese Elettriche Associate.
Delle numerose fabbriche di birra esistenti nel Perù, l'85% del capitale è italiano. Il primo molino di Lima fu fondato da due onesti e tenaci emigranti italiani: i fratelli Nicolini. Le più moderne fabbriche di cioccolatto sono in mano di gente di «Bana» di Camogli e di San Martino di Rapallo.
I liguri Andrea Dosso e Luigi Sanguineti impiantarono al Perù le prime segherie moderne. L'industria del cemento e delle piastrelle è in mano di italiani. Così dicasi del commercio dei tessuti all'ingrosso. Nei commerci delle seterie emerse un Denegri di Chiavari.
Anche per quello che si riferisce al campo del credito e della finanza, gli italiani sono dei benemeriti del Perù. Circa settanta anni fa Giovanni Calderoni, Juan Figari e Hjos di Camogli, il Conte Alberto Larco, i Canevaro di Zoagli, i Picasso e i Massone di Recco, un Macchiavello di Rapallo, Cap. Valle di Sori ed altri liguri lungimiranti fondarono il Banco Italiano di Lima che fu, lo si può affermare, il principale fattore dello sviluppo commerciale fra l'Italia e il Perù. Questa istituzione prettamente italiana esiste ancora assai fiorente.
Come esistono tuttora le tante scuole italiane, le numerose associazioni di mutuo soccorso, gli asili d'infanzia e gli ospedali fondati e sostenuti dal lavoro e dalla generosità dei nostri cari e laboriosi emigranti.
Persino la fondazione dei numerosi corpi pompieristici del Perù devesi esclusivamente ai liguri. Non vi fu città o grosso paese del Perù che non avesse il suo bravo Corpo di Pompieri Volontari, pronti sempre a combattere i numerosi incendi che si verificavano in quelle città ove, causa il febbrile sviluppo urbano, molte abitaiiont venivano costruite allora con legname. Conserviamo due rarissime fotografie di quei tempi. Quella di un nostro zio, il Cap. Emanuele Cevasco, chiuso nell'uniforme di ufficiale dei pompieri volontari del Callao. La divisa rispecchia il gusto militare del tempo (1875). Ma il cappello piumato era quello dei nostri baldi bersaglieri. L'altra fotografia rappresenta il Capitano marittimo Gio. Batta Pedevilla, pure di Camogli, che fu il capo del pompieri volontari in una città dell'alto Perù. La divisa militare è piuttosto semplice. Ma il cappello regolamentare era quello dei nostri alpini, con la penna nera spavaldamente inclinata. Il corpo dei pompieri volontari liguri di Lima aveva il berretto adorno con i cordoni della nostra vecchia artiglieria. E quello del Cuzco portava il «lanternino», ossia il tipico «kepì» delle nostre fanterie del Risorgimento. Come un accorato ricordo dell'Italia. O forse - anche - quale fonda e delicata nostalgia della Patria lontana…

NOTA
Il marinaio rapallese Cordano Gio. Batta, figlio di Andrea, passò la sua gioventù sulle barche che andavano alla pesca nel mare di Francia. Dopo un naufragio nel quale perì un suo fratello, il Gio. Batta Cordano andò a Montevideo, verso il 1845. Laggiù fu pescatore e padrone di barche. Verso il 1850, in unione di altri due marinai si imbarcò per la California a fare il cercatore d'oro. Nel 1856 il Cordano ritornò a Rapallo. Tutta la sua fortuna, in pepite e pagliuzze d'oro, era racchiusa in un cinturone di cuoio e in un piccolo fazzoletto. Con il ricavato di quell'oro il Cordano acquistò in quel di Sant'Ambrogio la terra ove suo padre era stato tutta la vita manente. Formata in seguito famiglia, ben otto dei suoi undici figliuoli presero a loro volta le vie dell'America.
Anche il benemerito Benedetto Nicolò Molfino, nativo di San Martino di Rapallo, dimorò quasi tutta la vita in America. Al suo ritorno in Patria spese centinaia di migliaia di lire a favore dell'Ospedale di Rapallo; della Chiesa di S. Martino di Noceto; per la nuova rotabile Ruta - San Martino – Rapallo. L'ultima sua nobile fatica fu la costruzione, a sue totali spese, del capace caseggiato per le Scuole Elementari, che egli donò al suo paesello natio. Se ne andò per sempre, compianto da tutti, nel novembre del 1939.

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