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    Pezzi di storia

La Casa della Provvidenza

Scrive il quotidiano Il Lavoro del 5 maggio 1913 sotto il titolo "Le feste di S. Margherita – La posa della prima pietra dei nuovi edifici: Asilo Infantile, edificio Ospizio di Carità e Casa della Previdenza (sic).":
«Ci telefonano, 4, sera:
L'odierna festa che Santa Margherita ha celebrato sarebbe la più bella manifestazione di filantropia, la pagina più gloriosa della sua storia, se la nota stonante non vi si fosse intromessa. La posa della prima pietra dei tre edificii che albergheranno domani i bimbi del popolo, gli orfani disgraziati ed i vecchi diseredati è certamente un fatto degno di essere enumerato tra le iniziative più grandi, più nobili.
La cerimonia si è svolta alla presenza del ministro Calissano, del prefetto di Genova e di Roma, dell'on. Celesia, del senatore V. E. Bensa, dell'avv. Zunino, del consigliere prov. Bontà, del sottoprefetto di Chiavari, dell'avv. Agosti e di molte altre autorità.
La festa sarebbe stata, come ripeto, indimenticabile, se non vi avessero incluso l'inaugurazione di due monumenti ad Umberto I e al ministro Costa, intorno ai quali si svolse una vivace polemica, che i cittadini di Santa Margherita non hanno certo dimenticato.»

La Gazzetta ha trattato l'argomento in due articoli del 2017: il 3 marzo ("La Società di Mutuo Soccorso marinai pescatori e il monumento a Re Umberto") e il 6 aprile ("Due monumenti: Umberto I e Giacomo Costa"). Qui si vogliono approfondire le vicende della Casa della Provvidenza, senza entrare nel merito delle polemiche evidenziate dal quotidiano.

Gimelli Luigi Gimelli
Marras Rosa Marras


Tutto nasce da una signora che si era posta il problema di "provvedere gratuitamente all'assistenza fisica, morale e intellettuale delle fanciulle orfane o povere nate o domiciliate in città": scrive Attilio Regolo Scarsella nei suoi Annali che nell'anno 1873 «I Margheritesi, più che all'istruzione, erano (e sono) portati alla beneficenza; e appunto mentre nasceva morta una biblioteca, nasceva anche, e ben viva e vitale, un'opera destinata ad avere gran peso nella vita di S. Margherita, voglio dire la Casa della Provvidenza, che in quest'anno era fondata dalla Signora Margherita De Bernardis Ved. Cervino: una santa donna, che aveva cominciato con raccogliere in casa sua qualche bambina di famiglia povera, a cui provvedeva vitto e vesti; da principio, coi propri denari; e poi, crescendo il numero di quelle, con mille piccoli accorgimenti; non sdegnando neppure quello di recarsi al mattino sul mercato per raccogliere le verdure buttate via dai rivenditori.
Ora il numero delle ragazze ha raggiunto la dozzina, e la Signora De Bernardis non potendo più raccorle in casa sua, si fa coraggio; cerca persone caritatevoli che concorrano nelle spese, e prende a pigione due stanze in cui insedia le sue ricoverate, decorandole col nome di Casa della Provvidenza [o meglio Figlie della Provvidenza]. Miracoli, di quelli che soltanto la carità sa fare.»
Aggiunge che nel 1876, in occasione del primo centenario dell'incoronazione di Nostra Signora della Rosa, «Si fece, e con ottimo risultato come sempre, perché i Margheritesi vanno matti di tal genere di divertimento, una lotteria a favore dell'Asilo e della nascente Casa di Provvidenza…»
Trascorrono due anni e nel 1878 «La Casa della Provvidenza è andata a poco a poco ampliandosi. Divenute insufficienti anche le stanze che vedemmo prese in affitto nel 1873, la Signora De Bernardis si addossa l'affitto di una casa, e fa venire dal Conservatorio Virgo Potens di Sestri Levante dapprima due e poi tre monache le quali, sotto la sua direzione, "tengono in educazione le piccole fanciulle ricoverate e ne ricevono altre giornalmente cui fanno scuola e insegnano lavori femminili. Ma con l'ingrandimento eran venute crescendo le spese, e la Signora De Bernardis, a cui non bastavano più il suo patrimonio e la sua buona volontà per provvedervi, aveva ricorso a sottoscrizioni tra le famiglie margheritesi.

Rainusso Elia Rainusso in Perù

Neppur questo, infine, bastando per sopperire alle spese, aveva dovuto ricorrere ad azionisti, per modo che l'amministrazione era passata nelle mani di quel Signor O. B. Brignardello che vedemmo nominato Vice-Console dell'Uruguay. Sennonché, insieme con le ricoverate e coi sostenitori, son venuti fuori anche gli invidi e gli ambiziosetti; e uno di questi pubblicava sulla Cervara del 31 marzo una velenosa lettera anonima in cui, propugnando una nuova amministrazione dell'istituto, non si peritava di insinuare che la Sig. De Bernardis "non aveva nessuna attitudine e sotto nessun rapporto era capace di far buone allieve". E' il solito premio che tocca a chi ha fatto qualche cosa disinteressatamente per il bene del prossimo. Vero è che nel numero successivo una signora scriveva alla Direzione della Cervara per mettere le cose a posto, dichiarando che, "buono o cattivo che fosse l'indirizzo datole dalla Sig. De Bernardis, è a lei e a nessun altro che si deve l'idea e l'attuazione della Casa suddetta", e metteva in berlina l'anonimo autore della prima lettera, affermando che si trattava di tale che ambiva "a diventare qualche cosa nella istituzione suddetta". L'anonimo a sua volta replicava, scolpandosi dall'accusa di ambizione e riconoscendo pienamente e lealmente i meriti della Signora De Bernardis.
Certo è che con lo sviluppo raggiunto l'istituzione aveva bisogno di essere fermata su più solide basi. In questo, l'anonimo scrittore della Cervara, domandando che la Casa fosse eretta in Ente Morale e provveduta di sede più ampia e più ariosa, aveva perfettamente ragione. Bene fecero quindi gli azionisti radunandosi il 25 di aprile e nominando una commissione composta dei Signori: Cav. Antonio Giovo, Rev. Felice Tubino, Arciprete, Avv. Giacomo De Bernardi, Avv. Not. Gio: Batta Gorgoglione, con l'incarico di preparare uno schema di statuto. La Commissione si mise all'opera con lodevole zelo e il 24 novembre il nuovo statuto era dall'assemblea generale degli azionisti discusso e approvato.»
La tappa successiva è nell'anno 1882, quando il cav. Luigi Gimelli e la moglie Rosa Marras donano all'Istituto uno stabile in via Roma: Scarsella scrive «Terzo edificio di cui furono poste quest'anno le fondamenta è quello della Casa della Provvidenza, in Via Roma, che un altro filantropo, il Sig. Luigi Gimelli, s'era assunto di fabbricare a sue spese.»
Prosegue nel 1883 «Mentre si sta compiendo l'edifizio della Casa della Provvidenza, una parte del quale era dal Cav. Gimelli destinata per un Ricovero di Mendicità, (cosa che non ebbe poi effetto), gli azionisti della Provvidenza ne modificano, nell'assemblea del 18 novembre, lo statuto organico.
Da parte sua il Consiglio Comunale, prendendo atto di queste due fondazioni, delibera il 24 aprile di collocare due lapidi; una dedicata ai Coniugi Pellerano Murtula sulla facciata dell'edifizio di Corso Umberto 1°, l'altra al Cav. Luigi Gimelli sopra la porta del fabbricato della Provvidenza.»
Nell'anno 1884 «Nel campo della beneficenza, sempre così fertile di belle opere a S. Margherita, troviamo anzitutto un Decreto Reale del 31 gennaio, che erige in corpo morale la Casa della Provvidenza e ne approva lo statuto organico modificato l'anno prima.» e nel 1902 giunge « l'autorizzazione per il raggruppamento delle opere pie Conservatorio Gimelli, Ricovero di N. S. del Carmine, Casa della Provvidenza, "senza far luogo alla procedura d'ufficio pel raggruppamento stesso"».
L'anno 1902 è importante anche perché il 9 ottobre Elia Rainusso, nel suo testamento olografo, dispone "Dedotti i legati… lascio tutto il resto della mia sostanza ai seguenti tre Istituti, che istituisco miei eredi universali:

  • Asilo Infantile "Principessa Margherita"
  • Istituto "Figlie della Provvidenza", istituito dal mio amico Gimelli
  • Ospizio per la vecchiaia, istituito da poco.
dopo Vista attuale dell'edificio costruito

Quel resto rappresentava oltre tre milioni di lire (oggi circa 14 milioni di euro).
Quattro anni dopo, nel 1906 «Improvvisa e rapida, suscitando tutto insieme dolore e stupore, ammirazione e riconoscenza negli animi dei Margheritesi, la sera del 27 gennaio si spargeva la notizia che quel giorno stesso s'era spento in Modena il Cav. Elia Rainusso, e che, quasi riassumendo in un benefico atto estremo tutti gli atti benefici già prima compiuti in pro di questa sua patria, lasciava, con testamento del 9 ottobre 1902, eredi della sua sostanza ascendente ad oltre L. 2.100.000 al netto, l'Asilo infantile, la Casa della Provvidenza e l'Ospizio per la vecchiaia, nominando esecutore testamentario il Municipio di S. Margherita.»

prima Area prima della costruzione dell'edificio


Nel 1911 il Pio Lascito Rainusso venne eretto in Ente morale dedito non all'assistenza diretta, ma all'amministrazione del patrimonio e alla produzione di rendite destinate alle tre Opere Pie coeredi: Asilo Infantile "Principessa Margherita", Istituto "Figlie della Provvidenza", Ospizio di Carità "Pellerano – Rainusso".
Dal 1900 nei locali di via Roma trovò posto anche la Scuola Commerciale Pratica e nel 1913 «Alle ore 10,30 fu posta la prima pietra della nuova Casa della Provvidenza [in viale Rainusso], con benedizione data da Mons. Rollino e discorso pronunciato dal Cav. Campodonico, Presidente della pia istituzione.»

Nel 1923 il sig. Giovanni De Barbieri era Commissario governativo per tutte le Opere Pie locali, costituite da: "Congregazione di Carità" che amministrava anche "Ospizio di Carità" e "Opera Pia Pellerano-Murtola-Larco Gio Batta"; "Casa della Provvidenza"; Asilo Infantile "Principessa Margherita"; "Ospedale Civile"; "Ricovero di Nostra Signora del Carmine"; "Pio Lascito Rainusso"; "Conservatorio Gimelli".
Il 4 marzo 1928 la Legge n.413 (G.U. n.66 del 19/3) "Riforma dell'amministrazione delle Congregazioni di carità" fa in modo che tutte le Opere Pie siano concentrate nella "Congregazione di Carità".
Il 3 giugno 1937 la Legge n.847 (G.U. n.141 del 19/6) "Istituzione in ogni Comune del Regno dell'Ente comunale di assistenza" recita all'art.8 "Nel termine di un anno dall'entrata in vigore della presente legge, potrà essere provveduto con decreto Reale, su proposta del Ministro per l'interno, al decentramento, con amministrazione autonoma, delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, già amministrate dalla Congregazione di carità e che hanno fini diversi dalla assistenza generica, immediata e temporanea, come ospedali, ricoveri di vecchi ed inabili, orfanotrofi, ecc."
Fu così che "tutti i cespiti di cui si alimenta la pubblica beneficenza a S. Margherita Ligure, già riuniti nell'Ente Comunale di Assistenza, furono decentrati e raggruppati in un unico Ente che si denomina Pii Istituti Riuniti. Il Decreto della sua costituzione è del 25 ottobre 1938."1: le Opere Pie raggiungono l'autonomia.
L'introduzione delle Regioni e la promulgazione del Dpcm 16/2/1990 (G.U. n.45 del 23/2; "Direttiva alle regioni in materia di riconoscimento della personalità giuridica di diritto privato alle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficienza a carattere regionale ed infraregionale.") portano alla deliberazione della Giunta Regionale n.2022 del 7 settembre 1998, nella quale è sancita la fusione per incorporazione di tutte le IPAB [Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza] Sammargheritesi in un'unica IPAB denominata "Pii Istituti Riuniti di S. Margherita Ligure" a partire dal 1° gennaio 1999.
L'Ente è costituito da un raggruppamento di sette istituzioni: Pio Lascito Rainusso, Asilo Infantile Cav. Elia Rainusso (già "Principessa Margherita"), Casa della Provvidenza, Pio Istituto Pellerano-Rainusso, Ricovero di Nostra Signora del Carmine, Opera Pia Pellerano Murtola Larco G.B., Conservatorio Gimelli.
Una frammentazione superata dalla deliberazione della Giunta Regionale n.999 del 6 agosto 2003, che trasforma l'IPAB in Azienda Pubblica di Servizi alla Persona "Pii Istituti Riuniti di Santa Margherita Ligure".


1 "Elia Rainusso e la beneficenza a S. Margherita Ligure" di A. R. Scarsella, 1942

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