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    Pezzi di storia

Rapallo
di Goffredo Casalis

"Dizionario degli Stati di S. M. il Re di Sardegna – Vol. XVI" di Goffredo Casalis, 1847

Si sottolinea che il testo è stato redatto prima della nascita del Regno d'Italia

RAPALLO (Rapallum), capoluogo di mandamento nella provincia di Chiavari, diocesi e divisione di Genova. Dipende dal senato di Genova, intendenza prefettura foto 1 ipoteca di Chiavari. Ha gli uffizii d'insinuazione, e posta.
Questa piccola città sta in riva al mare, nel centro del golfo, che ne porta il nome, e che anticamente chiamavasi golfo Tigullio. E' attraversata dalla regia strada carrozzabile che in quest'ultimo tempo venne formata nella riviera ligustica orientale.
E' lontana sei miglia di Piemonte da Chiavari e dodici da Genova.
Il comune di Rapallo è composto di nove parrocchie, denominate; ss. Gervasio e Protasio di Rapallo; s. Michele di Pagana; s. Massimo di Rapallo; s. Martino di Noceto; s. Maria del Campo; s. Pietro di Novella; s. Andrea; s. Quirico di Assereto; s. Maurizio di Monte.
Il mandamento di Rapallo si estende dalla punta di Portofino al comune di Zoagli, che vi è ancora compreso, e contiene i seguenti paesi e comuni; Portofino; s. Margarita di Rapallo; la villata di s. Michele, che fa parte del comune di Rapallo; il paese di Zoagli; la città che ne è capoluogo. foto 2
Due castelli esistono in questo comune; il primo sulla punta di Pagana, nella parrocchia di tal nome; ed il secondo nella città di Rapallo; furono entrambi costruiti nel tempo delle invasioni dei saraceni per difendersi dalle loro rapine. Quel di Rapallo fu ridotto ad uso di carceri.
Oltre gli uffizii d'insinuazione e di posta vi sono quelli del ricevitore mandamentale, delle R. dogane, del dazio comunale, e del ricevitore del lotto; vi si trovano di più gli uffizii del vice console di marina, e del locale commissariato di polizia.
Nel ridetto golfo, che dalla punta di Portofino va sino a quella di Sestri a levante si trovano non solo i sopraccennati paesi e comuni che formano il mandamento di Rapallo, ma eziandio la città di Chiavari, il borgo di Lavagna, e Sestri di Levante.
In esso golfo non vedonsi né isole, né rade; ma evvi, in faccia al già monistero della Cervara, un ampio spazio, ove possono ancorare bastimenti di qualunque portata. La pesca principale che si fa, è quella del tonno: i marinari vi fanno anche buone prede di altri pesci d'inferior qualità. foto 3
I torrenti, che scorrono presso a Rapallo riescono di poca utilità all'agricoltura; non portano al mare che le acque delle vicine montagne; il più notevole si chiama Boato.
Dalla parte di terra, verso a tramontana, Rapallo è cinto da' monti, che van digradando in amene colline, le quali sono ricche di olivi, e di viti. Quei monti sono scoscesi anzi che no. Una via che si diparte da questa città, conduce al santuario di N. S. di Mont'Allegro, situato a tre miglia di distanza, sopra uno di essi monti, che una volta chiamavasi Leto, e di là si può ire nella valle di Fontanabuona. Si pretende che quel monte sia quello, ove Quinto Petilio fu sconfitto dai liguri, dei quali lo storico Plinio dice, che difficilius erat invenire quam vincere.
I più considerevoli prodotti del territorio sono l'olio, ed il vino; la coltivazione delle viti si va da parecchi anni migliorando, e si accresce la diligenza nella formazione dei vini: l'olio smerciasi nella Liguria, in Lombardia, ed anche nella città di Genova. Il soprappiù del vino si vende nei circostanti comuni.
Vi fioriva una volta la fabbricazione dei merletti, in cui s'impiegavano quasi tutte le donne: di presente è in dicadenza una tale manifattura, perché si smerciano più di leggieri i merletti che si fanno alla macchina. Esercitavasi inoltre in questa città il commercio del corallo, e per pescarlo partivano ogni anno da questo comune molti battelli, e si conducevano nelle acque di Sardegna e della Barberia. foto 4
Esistono nella città una fabbrica di cera, ed un'altra di sapone, di cui riescono assai considerevoli i prodotti.
Tra le varie chiese che vi esistono, merita special menzione l'antichissimo duomo di Rapallo, che fu consecrato nel 1118 da papa Gelasio II. Nel 1499, mentre si stava lavorando per variare le porte di questo tempio, si trovò una lapide, che vedesi ora allogata sulla porta maggiore; l'iscrizione che è scolpita in caratteri, e in segni di forma molto antica e singolare, fu in varii modi interpretata; ma la interpretazione più probabile sembra la seguente: sacrum Manibus diis mense sextili imperatoris Augusti Cæsaris LVI anno.
Da tale epigrafe si dedusse che questo tempio già esisteva ai tempi del paganesimo, ed era dedicato agli iddii Mani; esso fu poi ridotto ad uso del culto cattolico sotto il patrocinio de' ss. martiri Gervasio e Protasio, e venne insignito del titolo di arcipretura. Nel 1200 ebbe questa chiesa in commenda Ottobono Fiesco, nipote del sommo pontefice Innocenzo IV; il quale Ottobono divenne poi cardinale, e quindi fu assunto alla cattedra di s. Pietro sotto il nome di Adriano V. Il Gioffredo dice che questo papa fu insigne benefattore della chiesa arcipresbiterale di Rapallo, e che vi fece edificare una sontuosissima cappella, gli avanzi della quale vennero trasportati nei bassirilievi del pulpito. Evvi una collegiata. Quattro canonicati della medesima già vi esistevano sin dall'anno 1260, e formavano insieme col paroco un corpo ecclesiastico, come si riconosce da un atto del 7 maggio di quell'anno; il quale atto era rogato dal notajo Giovanni Amandolessi. Posteriormente si fondarono altri canonicati per opera di varie benemerite persone, ond'essi giunsero al numero di venti; ma solamente undici sono chiamati ai proventi del coro; eglino insieme coll'arciprete uffiziano questo duomo. foto 5
Il santuario di N. S. di Mont'Allegro, di cui s'è fatto cenno qui sopra, è uno dei più insigni della Liguria. La magnificenza di questo santuario, la ricchezza de' suoi arredi, la bella e comoda strada che vi conduce fanno sì che moltissimi devoti vanno a visitarlo, e ad invocare il patrocinio di Maria SS., la quale, secondo una pia tradizione, apparì sul monte Allegro alli 2 di luglio dell'anno 1557; e si fu appunto per eternare la memoria di tale apparizione, che venne presto eretta quella stupenda chiesa, in cui se ne celebra la ricordanza ogni anno in Rapallo colla più grande solennità, e con grande concorso di popolo nei primi tre giorni del mese di luglio.
Già erano in questa città un convento di PP. francescani fondato nel 1519: un monastero di monache agostiniane eretto nel 1690; ed un convento di agostiniani, che vi erano stati introdotti nel 1472; quest'ultimo cenobio fu diroccato dal furor soldatesco nelle ultime guerre.
Evvi uno spedale civile, che già esisteva or fa tre secoli e mezzo, e fu aumentato in progresso di tempo dalla pietà di alcuni benefattori. Di presente ricovera da dodici a quattordici infermi: in occasione di epidemie ne ricoverò più di trenta.
Nelle pubbliche scuole s'insegna fino alla rettorica inclusivamente.
Si tengono annualmente varie fiere: la prima il 26 gennajo, detta di s. Sebastiano; la seconda il 3 febbrajo, giorno di s. Biagio; la terza denominata di s. Giuseppe si fa il 19 marzo; la quarta che chiamasi di s. Isidoro ricorre nel decimo giorno di maggio; la quinta, detta di s. Antonio, si fa il 16 di giugno; la sesta, che appellasi di s. Anna, si tiene addì 26 di luglio; la settima, il 16 d'agosto, cioè nel dì di s. Rocco; l'ottava il 10 d'ottobre; la nona, denominata dell'Angelo, si fa nel dì 14 di novembre. Gli oggetti principali che si mettono in vendita su tutte quelle fiere sono il grosso e il minuto bestiame, i corami, i foto 6 drappi di lana, le tele, ed altre merci di più sorta.
Si usano ancora i pesi e le misure antiche di Genova.
Evvi una stazione di sei carabinieri reali, compreso il brigadiere che la comanda.
Gli abitanti del comune di Rapallo sono in generale robusti, e solerti; attendono ai lavori campestri; e non pochi di loro veggonsi addetti alla navigazione, e al commercio.
Popolazione 10.000 circa.
Cenni storici. Rapallo è una delle più antiche città della Liguria, di cui, siccome osserva il Giustiniani, s'ignora al pari di Genova l'origine e la fondazione. Era conosciuto anticamente sotto il nome di Tigullia. La sua giurisdizione estendevasi una volta sino al giogo degli appennini, e comprendeva quattordici parrocchie della valle di Fontanabuona. Vi risiedette mai sempre un giudice rivestito di grande autorità; e per qualche tempo fuvvi anche un tribunale di prima instanza, composto di tre membri. Nella seconda metà del secolo XII era comune indipendente. Siccome alleato di quello di Genova diede (1170) una galea, che unitasi alla squadra genovese comandala da Oberto Recatato, agì nella terza guerra pisana.
Negli anni 1171 e 1172 Rapallo armò tre galere, colle quali i suoi abitanti agirono da se soli; e come alleati dei genovesi combatterono eziandio contro i pisani; né si legge che a quell'epoca in tutta la Liguria vi fosse altra terra che armasse di per sé, e in una sola volta tre galere: questa osservazione si deduce dal Giustiniani lib. 2, e dal Foglietta lib. 1 degli annali. Finalmente Rapallo per atto di propria volontà si diede al comune di Genova addì 7 di marzo del 1229; locché affermano il Ganduzio, il Roccatagliata, il Federici, e l'Accinelli.
La squadra spagnuola che nell'anno 1525 portava in Ispagna Francesco I re di Francia fatto prigioniero a Pavia dalle armi dell'imperatore Carlo V, si ancorò per una procella nell'ottimo Tenidore , ossia nella stazione della Cervara: ivi sbarcò l'illustre prigioniero, che sino al rimbarco stette nella torre anche in oggi esistente presso il monistero della Cervara: ciò dicono il Casoni e l'Accinelli.
Nel 1549 sbarcò a Rapallo il troppo famoso corsaro turco Dragutte, il quale pose a sacco la città, mandò in fiamme una casa, e portò via come schiave cento persone.
Nel seguente secolo, cioè nel 1613, la città di Rapallo per mostrarsi affezionata alla repubblica di Genova, armò a proprie spese cento moschettieri, dei quali fe' dono alla repubblica. Nell'anno 1642 le donò lire quaranta mila per la costruzione di una galea; del qual donativo fu ringraziata con lettera compitissima dei collegi di Genova del 3 marzo 1642; ed anzi la repubblica decretò che in memoria di tanto dono, una delle sue galere portasse il nome di s. Maria di Monte Allegro di Rapallo. foto 7
Ad un miglio da questa città esistono gli avanzi del celebre ponte presso cui addì 7 di settembre 1494 s'ingaggiava la battaglia tra gli aragonesi da una parte, e i gallo-elvetici dall'altra. Di questo combattimento parlano il Giustiniani, il Foglietta, il Guicciardino, il Giovio, e il Bozzi nella vita di Leone X. Anche alla distanza di un miglio circa da Rapallo nel lato di ponente esistono ancora i ruderi del monastero detto di Val di Cristo, che veniva fondato da due matrone genovesi della famiglia de' Mari sul principio del secolo XIII; quel monastero fu abbandonato nel 1570, dopo che per disposizione del sacrosanto concilio di Trento vennero soppressi i monasteri di religiose lontani dall'abitato.
Cenni biografici. Questa città si onora di aver dato i natali a personaggi di chiara fama: rammentiamo i più distinti, che sono:
Battista chiamato generalmente maestro da Rapallo professò molti anni e con molta sua lode la chirurgia in Saluzzo ai tempi di Ludovico I e di Ludovico II, il quale lo elesse a suo consigliere e lodonne sommamente in un suo diploma (1473) la somma abilità nel tagliare i calcolosi. Qui autem curabantur, si legge in quel diploma, etsi senes essent, juventæ vires assumisse videbantur. Di questo insigne chirurgo, di cui meritamente si gloria Rapallo, fanno menzione onorevole il Muratori ed il Tiraboschi.
Giovanni del Vico, celebre chirurgo, figliuolo di Battista da Rapallo, che solea chiamarsi da Vigo, ed erasi pure acquistata una grande celebrità nell'esercizio dell'arte chirurgica in Saluzzo. In questa città Giovanni Da Vico o Da Vigo impiegò l'opera sua negli anni 1485, e 1486, epoca dell'assedio di Saluzzo, e vi rimaneva ancora nel 1495, in cui l'Orsello parlò in lode di lui in una sua relazione letta all'accademia di quei marchesi.
Giovanni Da Vigo si condusse quindi a Savona, ove si procacciò il favore e il patrocinio del cardinale Giuliano Della Rovere, che appena salito alla cattedra di s. Pietro sotto il nome di Giulio II lo elesse a suo archiatro, e colmollo di onori e di ricchezze.
Esistono ancora gli avanzi di una torre che conserva il nome di Giovanni del Vico: cento e più anni dopo la morte di questo celebre chirurgo si pose ad eternarne la memoria una lapide con iscrizione incastrata in un pilastro della chiesa parrocchiale de' ss. Gervasio e Protasio in Rapallo. Questa lunga iscrizione riferita per intero dal ch. cavaliere Bonino nella sua Biografia medica, fu opera di Gerolamo Bardi genovese, dottore in teologia, e medico molto rinomato al principio del secolo XVII. Le varie opere che Giovanni da Vigo diede alla luce gli acquistarono una fama non peritura. Alcune di esse furono tradotte nelle lingue tedesca, francese e spagnuola.
Fortunio Liceti, nato in Rapallo nel 1575, fu eccellente medico: dopo essere stato professore di filosofia e medicina teorica in Padova ed in Pisa, cessò di vivere nel 1657.
In s. Michele di Pagana, parrocchia del comune di Rapallo, nacque il 17 di giugno dell'anno 1610 la venerabile Brigida Morello, fondatrice delle Orsoline di Piacenza. foto 8
Il dotto professore Mojon scrisse e pubblicò gli elogi di Giovanni da Vigo, e di Fortunio Liceti.
Carlo Cuneo, dopo essersi laureato in giurisprudenza, intraprese la carriera della magistratura, e nel 1798 era aggiunto al tribunale di Genova presso la sessione civile; dal quale ufficio non cessò se non quando fu soppresso quel tribunale in seguito all'aggregazione della Liguria all'impero francese. A quest'epoca ei venne presto in grazia del signor Le Goux procuratore imperiale incaricato dell'ordinamento dei tribunali di Genova, ed ebbe l'impiego di greffier [cancelliere] in capo del tribunale d'appello, e poi della corte imperiale. Allorché, cessato il francese dominio, la Liguria fu unita agli stati del re di Sardegna l'avvocato Cuneo rimase senz'alcun pubblico impiego: ma il conte Carbonara, presidente del senato di Genova, lo trascelse a suo intimo segretario, e il fece poi nominare segretario della R. commisseria presso il corpo civico, e poco dappoi gli procurò l'impiego d'ispettore degli archivi di quel ducato; al quale ufficio gli fece aggiungere quello di segretario della commissione di liquidazione del debito pubblico di S. Giorgio.
In queste due cariche l'insigne avvocato Cuneo fece prove de' suoi rari talenti, del suo incomparabile zelo, e di un amore ardentissimo per le cose patrie: profittò della propizia occasione di rendersi utile alla patria, dissotterrandone le recondite memorie: per lunghi anni rovistò quegli antichi manoscritti, gli esaminò attentamente ad uno ad uno, cavonne copie od estratti, per far tesoro di tutto ciò che giovasse ad illustrare la storia genovese. Frutti tardivi ed in parte postumi, ma però di gran valore, ne furono le memorie sopra la Banca di s. Giorgio, ed una relazione rimasta incompiuta delle origini e dei successivi incrementi della repubblica di Genova. Questi suoi lavori riscossero gli elogi degli intelligenti, e furono annunziati siccome importanti dal giornale di Genova, e da altri fogli periodici d'Italia, oltreché la R. accademia delle scienze di Torino lo ascrisse tra i suoi soci corrispondenti.
Bell'esempio di civile coraggio diede l'egregio avvocato Cuneo nei tre anni in cui Genova fu desolata dal colera asiatico. In quel tempo sciagurato egli era membro della commissione di sanità del quartiere di Portoria. Lo zelo, la carità, la fermezza d'animo da lui mostrate nell'esercizio di questo suo ministero non si possono abbastanza lodare. Agiato nei beni di fortuna, possessore di un'amena villa sulla deliziosa collina di Albaro, il Cuneo avrebbe potuto di leggieri tener lontano da sé il pericolo; ma nulla curando la propria salute, e tutto inteso a quella d'altrui, affrontavalo ogni dì quasi con gioja. Questi atti magnanimi che onorarono la sua vita, e onoreranno sempre la sua memoria, gli valsero il premio civico di una medaglia d'argento, e gli varranno ben altro premio nel cielo.

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