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    Pezzi di storia

Tappollo… o tappullo?

Lo dice Giovanni Casaccia nel suo "Dizionario genovese-italiano" del 1876: «Tappōllo: Lavoruzzo, Lavoretto, dicesi comunemente di quei piccoli lavori che auto fanno alcuni artigiani, come legnajuoli, muratori e sim., fuori della loro opera giornaliera».
La pronuncia genovese però, traslata in lingua italiana, porta al più noto tappullo: dunque, si scrive tappollo e si legge tappullo.
Un equivoco dovuto anche alle diverse tendenze dei dizionari: nel 1851 Giuseppe Olivieri scrive «Tappullu. Faccenduola, faccenduzza, picciola faccenda, piccolo affare, faccenda di poco momento.» mentre nel 1910 Gaetano Frisoni riporta «Tappollo, lavoretto, lavoraccio; accomodatura, riparazioncella» e conferma i derivati «Tappollâ, far delle piccole riparazioni; Tappollante, muratore che fa piccole riparazioni».

In ogni caso pare che il termine tragga origine dal gergo marinaresco: quando un'imbarcazione subiva una falla di dimensioni modeste si inseriva un ceppo di legno e si tappava il buco… un tappollo.
Un po' nello stile parsimonioso dei genovesi, utilizzato però, molto spesso, in senso denigrativo per indicare il "mettere una pezza", una riparazione di fortuna, temporanea, che a volte diventa definitiva.

Nella lingua italiana si usa un termine dal significato analogo, taccone, derivato dal veneziano tacón: proprio a Venezia hanno anche coniato il significativo proverbio pezo el tacón del buso, peggio la pezza del buco, a significare che il rimedio è peggiore del male.

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