Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Viaggio di un artista in Riviera (2/3)
di Walter Tyndale

"An Artist in the Riviera" di Walter Tyndale, 1915 - traduzione libera dei Capitoli II, III e IV riguardanti Santa Margherita, Portofino e San Fruttuoso

(precedente)

Un periodo di clima eccezionalmente freddo mi indusse a restare a S. Margherita più del previsto. Il lavoro che potevo fare era principalmente al chiuso e il "riscaldamento centrale" del mio hotel mi diede questa possibilità, una cosa che non era possibile nelle locande rustiche di alcune delle più pittoresche città costiere.

disegno Santa S. Margherita Ligure

Era curioso vedere i russi seduti tremanti accanto a un radiatore e avventurarsi di rado all'esterno a causa del freddo. Le signore rimpiangevano le loro pellicce e non erano contente con quelle calze trasparenti che ora lasciano le caviglie più scoperte che coperte. Le lettere che ricevevano dalle loro case, che descrivevano nevicate e freddo eccezionali, non riuscivano a consolarli perché, come loro osservavano, in Russia sarebbero stati preparati a questo, con i loro impianti di riscaldamento e l'abbigliamento per l'esterno; pensavano stupidamente che qui ci fosse sempre un clima mite e soleggiato e avevano lasciato a casa il loro abbigliamento caldo.
Gli italiani che erano qui per sfuggire il maltempo di Piemonte e Lombardia sembravano sentire il freddo meno dei russi, a causa del fatto che in inverno la casa italiana è abitualmente un luogo freddo e pieno di correnti d'aria.
C'erano molte nazionalità diverse, io l'unico inglese. C'era una signora inglese, ma era la moglie di un italiano: senza dubbio ce ne sarebbero stati altri se l'hotel non avesse cambiato nome in "Kaiserhof". Non solo inglesi e tedeschi frequentano hotel diversi, ma in alcune località (per esempio Sanremo) frequentano quartieri diversi.
Ora, se si fossero incontrati più spesso penso che le relazioni tese di cui sentiamo parlare sarebbero diminuite. Un tedesco mi ha spiegato perché evitava gli hotel frequentati principalmente dagli inglesi: in primo luogo la paura di prendere freddo dalle finestre aperte in momenti inopportuni e la richiesta di indossare l'abito da sera per cena, abituato com'era a indossare camicie di flanella; in secondo luogo avrebbe dovuto portare molti più bagagli con lui, ad esempio una scorta di camicie da sera che occupano molto spazio.
Il secondo motivo mi tocca particolarmente, perché il bagaglio è il più grande fastidio per viaggiare in Italia. Nessun bagaglio viaggia gratuitamente come nella maggior parte degli altri paesi e, oltre al fastidio di pesarlo ogni volta che ci si muove, bisogna legarlo e sigillarlo anche se il viaggio è limitato alla stazione successiva. Questo significa che anche se si va alla stazione una buona mezz'ora prima dell'orario di partenza del treno, e dovrebbe essere puntuale il che capita in rare occasioni, uno o perde il treno o spera che il bagaglio sia spedito col treno seguente, una volta che è stato legato e sigillato dopo la sua partenza.
I rapporti sono molto più tesi tra tedeschi e russi piuttosto che tra i primi e gli inglesi, eppure si trovano spesso negli stessi hotel e riescono a convivere molto amichevolmente. I polacchi sono a volte un elemento di disturbo, spesso mostrano la loro antipatia per le persone del paese al quale sono sottomessi. Le ragioni politiche sono gli ultimi motivi che isolano noi inglesi nelle località straniere. Pochi inglesi parlano una lingua straniera oltre un'infarinatura di francese e la paura di sembrare ridicoli li fa esitare, più di altri, a usare il poco che sanno.
Ora qui, in questo hotel cosmopolita, tutti, tranne pochi italiani, parlavano una o più lingue oltre la propria. La conversazione era quindi comune, si sentiva l'opinione di uno e dell'altro, le questioni sociali erano discusse sotto diversi punti di vista, abitudini e usanze di diverse nazionalità erano messe a confronto e commentate. Molte delle opinioni espresse avrebbero spaventato un salotto di Bayswater1, ancor più uno a Tooting, ma capisco che questi intrattenimenti erano molto più noiosi delle nostre riunioni intorno ai termosifoni nel salone del "Kaiserhof".
Oltre ad ampliare la nostra conoscenza di altri popoli, è interessante sentire le opinioni che altri hanno su di noi. Queste variano ovviamente a seconda del tipo di inglese che la persona che esprime le sue opinioni ha incontrato, ma ci sono alcune opinioni comuni nella maggior parte dei continentali: che siamo molto riservati e diffidenti nei confronti degli stranieri e che le nostre donne sono puritane e sono sensibili ai commenti che una suora potrebbe fare senza problemi in una scuola domenicale.
Politicamente siamo ritenuti ipocriti quando sosteniamo la pace e l'abbattimento degli armamenti. "Voi desiderate", dicono, "che le cose rimangano come sono, perché avete occupato tutte le parti migliori del globo e avete lasciato per la nostra espansione solo i luoghi deserti."
Ho sentito questo da un tedesco, commentato da un francese con le seguenti parole: "Per me gli inglesi possono prendere tutto mondo, Germania compresa, se ci lasciano la nostra libertà. Per noi la Francia è sufficiente solo se il governo sviluppa al massimo le nostre risorse, ma c'è una cosa che imputo agli inglesi, ed è che, ovunque mettano i piedi, portano il loro infernale whisky."
I presenti approvarono l'ultima parte del suo discorso, poi il francese se ne andò, ma prima di chiudere la porta ci divertì moltissimo con la sua osservazione: "Je suis négociant de cognac.2"
Qualunque sia il punto di vista che i continentali possono avere di noi, è certo che ci copiano sempre di più. In fatto di abbigliamento ora è difficile distinguere un inglese dalla maggior parte degli stranieri benestanti, negli ambienti sportivi le parole che si sentono sono inglesi, a tavola si cambiano coltelli e forchette ad ogni portata e le saliere non sono più senza cucchiaio, al risveglio la doccia è un'abitudine e il tè delle cinque si sta diffondendo. Solo le persone all'antica rimboccano il tovagliolo sotto il mento e non si vedono mai i tedeschi mangiare l'uovo con il coltello. Per alcune di queste cose dovremmo essere grati, se questa imitazione fosse più estesa il viaggio potrebbe essere più comodo, ma meno divertente.
Gli hotel sono tutti relativamente vuoti sin dopo Natale e fino ad allora gli spettacoli pubblici sono rari. Ha fatto scalpore l'arrivo di una compagnia operistica, soprattutto al Kaiserhof dove erano due dei principali personaggi. Avevamo visto i loro nomi in tutto il paese sui manifesti che ci informavano che il Rigoletto di Verdi sarebbe stato eseguito per cinque serate consecutive; fu quindi con non poca sorpresa che sentimmo il signor Da Capo3 rivolgersi alla signorina Allegretto4 in inglese, con accento americano. La signorina era accompagnato da sua madre e fortuna volle che le due signore fossero messe in un tavolo accanto al mio.
Feci qualche osservazione alla signora anziana, che alzò lo sguardo con sorpresa e disse: "Beh, è un vero piacere ascoltare ancora qualche inglese, perché pensavo che lei fosse uno di questi italiani". Quando fu sufficientemente convinta della mia nazionalità, sia lei che la figlia mi raccontarono delle molestie e miserie che capitano agli attori in giro per l'Italia.
Sembra che fossero persone in una buona posizione e la figlia era determinata a proseguire sul palcoscenico operistico: era stata a Milano non tanto per lo studio, che avrebbe potuto seguire in America, ma per poter girare negli States come signora Allegretto, reduce dalla "Scala" di Milano.
Poiché i ruoli di primo piano alla Scala non sono dati a tutti, era utile fare tournée con piccole compagnie in città di provincia, in modo da esercitarsi nelle parti principali e magari dopo averne uno alla Scala.
Ora, dato che i componenti di queste compagnie provengono quasi tutti dalle classi più umili, hanno poca istruzione e sono pagati miseramente, costituiscono una strana combriccola in cui gettare una bella ragazza con possibilità autonome. Ad ogni prova la madre doveva sedersi dietro le quinte per non perdere di vista la figlia perché, come disse lei, "questi italiani possono essere un po' 'sfacciati'"; quando alcune rappresentazioni si rivelarono fallimenti finanziari, qualcuno degli altri cercò di convincerle ad aiutarli a pagare l'alloggio.
Chiesi alla madre se qualcuno di loro era contrario alla scelta del nostro hotel, cosa che la divertì moltissimo perché mi disse che anche nelle osterie più modeste dovevano pagare i letti in anticipo. Oltre ai bisogni contingenti in cui si trovano spesso, gli artisti sono soggetti a un pubblico impietoso nel caso in cui la loro esibizione vada male non per colpa loro.
Le signore dovevano affrettarsi a partecipare all'unica prova che avevano insieme cantanti e orchestra. Le disponibilità finanziarie non consentivano di avere musicisti da Milano, quindi questi erano raccolti alla meglio nelle città vicine. Sia la Prima Donna che il tenore soffrivano di raffreddore e quest'ultimo, sebbene molto preparato, non aveva ancora fatto il suo debutto sulla scena operistica5. Non li vedemmo più fino al pasto di mezzogiorno del giorno seguente, quando le correnti d'aria e la polvere di un teatro orrendo avevano fatto del loro peggio per aumentare la tosse.
I vari hotel avevano finanziato lo spettacolo prendendo ciascuno un palco, così per indennizzare il nostro albergo molti di noi prenotarono un posto da quattro franchi. Il nostro era vicino al palco e sfortunatamente permetteva di sbirciare tutto quello che succedeva dietro le quinte. Ci fu una lunga attesa prima di vedere qualcosa. Il sipario doveva alzarsi alle otto e mezzo, ora in cui la platea era gremita di gente e all'esterno c'era una folla che non riusciva a entrare.
Alcuni fischi, l'imitazione di un maiale che viene ucciso e i versi di altri animali da parte di alcuni giovani in platea tennero il pubblico di buon umore fino alle nove. A quell'ora il Maestro non era ancora comparso, il brusio divenne indescrivibile e raggiunse il suo apice quando apparve seguito dalla sua orchestra. Due o tre colpi sul leggio causarono un silenzio mortale e metà popolazione di S. Margherita passò da teppisti a critici musicali.
Quando il sipario si alzò il pubblico sembrava ben disposto nei confronti del tenore, che era di bell'aspetto e splendidamente vestito da Granduca. Il suo abito nuovo da debuttante faceva sembrare dolorosamente squallido quello dei suoi cortigiani, e più ancora i vecchi stracci dipinti che rappresentavano l'interno del palazzo. La ridicola messa in scena non suscitò lo scherno del pubblico, consapevole che i bassi prezzi dei posti a sedere avrebbero difficilmente consentito scenari costosi; ma non importa quanto sono bassi i prezzi, il pubblico italiano mostra senza esitazione la sua disapprovazione se un o una cantante non incontrano il loro favore.
I cantanti americani erano più intonati degli italiani e, malgrado il raffreddore, cantavano molto bene. Non ci furono fischi, ma nemmeno molti applausi. Il baritono che recitava Rigoletto aveva una voce potente e conosceva il suo pubblico. Essere un po' fuori tempo non lo infastidiva troppo - era un problema dell'orchestra: l'italiano sapeva che recitare con passione e quando necessario cantare all'estrema altezza della sua voce erano sufficienti per il successo, e la sua accoglienza fu calda così come quella degli altri due fu fredda.
Il giorno successivo non vedemmo il tenore, si diceva in albergo che avesse preparato i suoi bagagli e stesse per andarsene. Un forte alterco nella sua stanza con l'impresario aveva suscitato perplessità in chi aveva prenotato i posti per quella sera. In sala gli ospiti chiedevano ai domestici e tutto propendeva per uno sciopero del tenore. Alle otto e mezza il teatro era di nuovo pieno, mentre il tenore era ancora in camera. Alle nove il maestro arrivò di corsa chiedendo "dov'è il tenore?" Quando lo seppe volò su per le scale e alle nove e mezzo scese seguito dal tenore, vestito da Granduca sebbene in parte mascherato da un cappotto.
Gli ospiti che assistettero a quella scena descrissero il baccano del pubblico che in teatro aveva atteso un'ora e mezzo prima che si alzasse il sipario. Il tenore aveva cantato molto bene, ma un italiano di Genova fu incaricato di prendere il suo posto per le serate successive.
Il giorno seguente, parlando con il nostro tenore, il mistero si chiarì. Sembra che l'impresario e la compagnia dello spettacolo fossero tutti indaffarati. Erano disposti a consentire all'americano di portare a termine il suo impegno purché lui rinunciasse alla retribuzione, in cambio dell'assicurazione che sarebbe stato molto applaudito. Approfittavano della fredda accoglienza che aveva ricevuto e sostennero che il pubblico aveva insistito per un nuovo tenore. Il signor Da Capo, sebbene esordiente nel palcoscenico operistico, non ignorava coloro che speculano sulla sua professione e dimostrò che uno yankee6 poteva essere sveglio quanto loro.
Insisté per portare avanti gli accordi e minacciò di non lavorare quella notte se non lo avessero fatto. Loro assunsero allora un altro tenore di Genova, confidando che quell'americano non avrebbe fatto causa per violazione del contratto, pubblicizzando in tal modo un fallimento professionale. Ma l'imprevisto avrebbe sconvolto le loro macchinazioni: il genovese non poteva arrivare quella sera e loro dovettero fare quello che potevano per soddisfare il pubblico impaziente, già in teatro. La vicenda si concluse con il dover pagare lo stipendio di due tenori per i successivi tre spettacoli.
Alcuni ospiti dell'hotel proposero di presentarci in massa, compreso il personale, e fischiare il tenore n. 2 fuori dal palco. Per punire l'impresario e gli altri coinvolti avrebbero inflitto una crudele punizione al cantante genovese che non aveva alcuna colpa. Ero sicuro che l'americano, che era in tutti i sensi un gentiluomo, non l'avrebbe voluto, anche se avrebbe apprezzato la simpatia nei suoi confronti: stando così le cose, si consentì al tenore n. 2 di cantare senza alcuna dimostrazione ostile.
La popolazione di S. Margherita è inferiore a 4.000 abitanti ed è incredibile che vi fosse il tutto esaurito per cinque serate per la stessa opera, soprattutto perché partecipavano pochissimi ospiti degli hotel. Anche se i prezzi sono bassi, lo sono anche in proporzione i salari e chi affollava il teatro erano soprattutto lavoratori. Il tenore italiano era piaciuto e per lui non c'erano critiche; il giorno dopo quando allusi alla raucedine della Prima Donna rispose: "Credo che saresti anche tu rauco se dovessi gridare al massimo per farti sentire insieme alla voce potente di un tenore."
Gli ospiti italiani erano, a loro merito, molto indignati del modo in cui i loro connazionali avevano trattato l'americano; erano anche stupiti dalla freddezza con cui lui l'aveva presa. Trascorse il resto della settimana con noi, venne in gita con le signore e la sera godemmo tutti di musica deliziosa.
E' difficile rendersi conto in Inghilterra di quanto sia interessata alla musica la maggior parte delle persone in Italia. Immaginate che una compagnia lirica vada in una città grande quanto Deal7 o Minehead8 e che l'intera popolazione discuta delle caratteristiche di due tenori rivali, o che gli operai che tornano a casa la sera cantino i ritornelli. E' vero che il tenore meno valido era il più apprezzato, ma questo è dovuto al fatto che il popolo italiano è molto espansivo e la critica all'americano è stata soprattutto nei confronti della sua apatia. Dove la parola ordinaria è accompagnata da molti gesti, da un ruolo drammatico ci si aspetta ancora di più. Non so se è una vecchia storia che mi ha racconto un conoscente, che mi ha assicurato di aver chiesto informazioni a un facchino della stazione che trasportava il suo bagaglio e questo gli rispose: "Come posso spiegartelo se ho entrambe le mani impegnate?"

(continua)


1 Bayswater e Tooting sono quartieri di Londra
2 Sono un commerciante di cognac
3 tenore
4 soprano
5 Il ruolo di Rigoletto era assegnato a un italiano, mentre erano americani Gilda (figlia di Rigoletto), soprano e il Duca di Mantova, tenore
6 americano
7 Città inglese del Kent
8 Città inglese del Somerset

© La Gazzetta di Santa