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    Pezzi di storia

Viaggio di un artista in Riviera (3/3)
di Walter Tyndale

"An Artist in the Riviera" di Walter Tyndale, 1915 - traduzione libera dei Capitoli II, III e IV riguardanti Santa Margherita, Portofino e San Fruttuoso

(precedente)

Dopo la settimana operistica ci fu Natale e la Chiesa sembrava convinta che i fedeli dovessero indirizzare il loro pensiero ad argomenti più seri.
I brani del coro del Rigoletto cantati erano sostituiti durante la vigilia della festività dalle campane di ogni campanile. Uno di essi era a un tiro di schioppo dalla mia finestra e la notte era resa orribile dal suono esasperante delle sue campane.

disegno Santa Ingresso alla Villa Centurione
S. Margherita Ligure

Cominciai a dubitare che gli italiani fossero un popolo amante della musica, perché le campane non erano intonate e non c'era nessun tipo di scampanio come lo intendiamo noi.
I ragazzini facevano questo frastuono battendo i battagli contro le campane senza il minimo riguardo al tempo o all'armonia. Si dice che il rumore tiene lontani gli spiriti cattivi e avrei dovuto pensare che la maggior parte delle persone preferirebbe gli spiriti come il male minore – certamente teneva tutti svegli. Se fosse stato un rumore continuo uno avrebbe potuto dormire un po', ma questo cessava abbastanza a lungo da permettere al ragazzo di scendere dal suo piedistallo fino a quando era sostituito da un altro, che arrivando fresco al lavoro sembrava intenzionato a superare il precedente in rumore. Din, don, dan, è andato avanti a intermittenza mentre un ragazzo stanco in un altro campanile suonava il battaglio di mezzo tono più basso. I servizi devono essere andati avanti tutta la notte, con poche pause il giorno seguente.
In Italia il Natale arriva improvvisamente, mentre da noi grandi esposizioni di carne e tacchini morti preparano tutti all'arrivo della festa. Non avevo capito che era arrivata la vigilia del "Natale" fino a quando non sono stato svegliato da questo orribile rumore.
La mattina andai a Rapallo per partecipare alla messa presso la chiesa anglicana. Incrociai alcuni gruppi di tedeschi vicino alla loro "Lutheranische Kirche" [Chiesa Luterana] e li sentii augurarsi reciprocamente "Gesegnete Hochzeit." [Nozze Benedette]. Come mi avvicinai alla piccola chiesa inglese udii il "Merry Christmas" [Buon Natale], insieme alle nuove facce inglesi intorno a me, le decorazioni sempreverdi e i familiari inni natalizi, era difficile credere di non essere di nuovo in Inghilterra; ma dov'erano i volti familiari a me cari?
Freddo e vento come spesso c'è durante il nostro Natale, ho tuttavia pena per l'inglese che lo trascorre all'estero senza il dolore della nostalgia. Un periodo di bel tempo era seguito a una serie di giornate fredde e umide, la Riviera sembrava come quella che la pubblicità tenta invano di dipingere, ma avrei scambiato volentieri quel giorno per una brutta giornata nel Surrey1, se una buona fata avesse potuto trasportarmi lì.
Poiché la nostra padrona di casa era tedesca, il Natale fu celebrato al Kaiserhof come nella loro patria. C'era un albero di Natale con le solite guarnizioni: candele, palle di vetro, fronzoli, regali per amici e famigliari. Alle sette ci fu una cena interminabile, in cui il tacchino era una semplice portata e mancava il budino di prugne. Il brindisi al Kaiser, allo Zar, al Re Emanuele e al Presidente Taft2 fu fatto con Asti Spumante, e in mio onore si aggiunse il brindisi al Re Giorgio e alla Regina Mary. Canzoni patriottiche e sentimentali, principalmente tedesche e russe, contribuirono a trascorrere una serata molto piacevole, con grandi bicchieri di birra di Monaco, giochi di prestigio e recitazioni.
Ogni anno presso il convento francescano è esposto il presepio (cioè la mangiatoia), è il più bello che abbia mai visto in Italia. Su un palco abbastanza grande in una stanza adiacente alla chiesa è riprodotta la scena della grotta di Betlemme com'era nell'antichità. Sono anacronismi del quattrocento i costumi, lo sfondo e l'aggiunta di meccanismi. E' fatto senza ricercatezza, ma con lo stesso spirito riverente con cui questi poveri monaci hanno preparato ogni anno questo regalo per i bambini, da quando l'ordine francescano si è stabilito qui. C'è un aspetto infantile che si rivolge direttamente ai bambini e non si perde nell'umile gente adulta che accorre per vederlo.
La Vergine Maria, vestita splendidamente con il Bambino Gesù in grembo, è seduta su un piccolo trono davanti alla mangiatoia, con ai lati il bue e l'asino in piedi come chierici. Aureole di lamé e collane colorate coronano le teste dei tre componenti della Sacra Famiglia. San Giuseppe, che si china in atteggiamento di adorazione, ha la sua aureola così in equilibrio che non dovrebbe cadere sul naso.
Le piccole candele di cera, le palle di vetro e le decorazioni che adornano la grotta mi ricordavano molto l'albero di Natale del Kaiserhof, ma sembrava che i fedeli riuniti lì non notassero alcuna incongruenza. I pastori erano vestiti di giacche di pelle di pecora come si può ancora vedere nei Monti d'Abruzzo o in Palestina. Le pecore erano insolitamente grandi, poco più piccole del bue o dell'asino, ma non dobbiamo essere troppo critici in materia di proporzioni. Punteggiati nello spazio di fronte alla grotta c'erano contadini italiani e molti altri personaggi in costume - uno con indosso un abito di Napoleone I, altri erano stati senza dubbio santi e martiri su altari ormai dismessi, ma una nuova mano di vernice e alcuni costumi li avevano trasformati in quelle piccole immagini di italiani che si vedono nella maggior parte dei paesi, tranne forse che in Palestina.
La disposizione dello sfondo era molto ingegnosa. Gli Appennini lontani al di sopra di alcuni villaggi vicini alle colline e con l'aiuto di specchi la scena rappresentava il mare e la costa.
Vicino al palco si trovava un podio e da questo i bambini recitavano versi in onore del Bambino. Dopo ogni recita il bambino depositava un'offerta sul palco e poiché le statuette erano grandi da uno a due piedi3, le arance gettate in mezzo a loro sembravano grandissime. La riverenza si tramutò in grandi risate quando una ragazzina troppo zelante travolse una delle pecore con un limone.
Il presepio fu visitabile da Natale fino all'Epifania e l'ultimo giorno furono collocati i tre Magi. Questo fu il culmine: Gasparre, Melchiorre e Baldassarre, in splendidi abiti, si inginocchiarono in adorazione davanti alla Beata Vergine e al Bambino. Fedeli neri, signore con doni e cammelli con i loro cavalieri seguivano in fila. Avevo dimenticato la stella. L'ingegnoso monaco aveva usato la scienza moderna e per mezzo di una luce elettrica aveva realizzato una stella di eccezionale brillantezza, illuminando in tal modo anche le parti scure della grotta.

Il libro "An artist in the Riviera" è stato scritto nell'inverno tra il 1913 e il 1914. Il teatro cui si fa cenno nella seconda puntata è presumibilmente il "Giuseppe Verdi" inaugurato il 30 dicembre 1911 (vedi l'articolo della Gazzetta "Il teatro Giuseppe Verdi di Santa Margherita" del 6 aprile 2019).

Walter Frederick Roofe Tyndale nacque nel 1855 a Bruges, in Belgio, dove studiò arte in Accademia: a 16 anni seguì la famiglia di ritorno in Inghilterra, ma a 18 rientrò in Belgio dove si specializzò nelle medaglie d'argento all'Accademia di Antwerp.
Si spostò poi a Parigi e a 21 anni ritornò in Inghilterra, dove sposò Evelyn Dorothea Barnard.
Dipingeva soprattutto ritratti ad olio e solo in seguito, a 35 anni, si convertì all'acquarello. Viaggiò in Olanda, Portogallo, Marocco, Egitto, Libano, Siria, Baviera e in Italia.
Fu uno dei primi disegnatori a beneficiare degli sviluppi della stampa a colori che portò al successo dei libri di viaggio. Illustrò numerosi libri sia suoi sia di altri autori.
Morì nel 1943 a La Seyne-sur-Mer, in Francia.

Un amico italiano mi presentò ad alcuni monaci e prima di lasciare il monastero fummo obbligati a bere del vino prodotto nel monastero. Gli edifici e la chiesa attuali risalgono all'inizio del diciassettesimo secolo, ma sono nel sito di un convento molto precedente.
Quegli antichi monaci sapevano come scegliere un sito; dal giardino esposto a sud, oltre che dalla maggior parte delle celle, godono una magnifica vista del mare e della costa. Avevano anche la protezione del castello i cui resti confinano con loro e, soprattutto, hanno un'abbondante fonte d'acqua – cosa non da poco per luoghi spesso assediati.
Dopo la soppressione dei monasteri gli edifici furono acquistati dal Principe Centurione e restituiti ai monaci. L'enorme Villa Centurione e i suoi ampi giardini sono sulla collina che domina il convento.
Frate Luigi ci mostrò tutto il complesso, ci indicò gli alberi che davano i raccolti migliori e la gallina maculata4 che deponeva in media quattro uova a settimana. Qualche precoce fioritura di un vecchio pero lo riempì di gioia non tanto per la promessa della primavera, quanto perché era la prima a fiorire in quel quartiere. Anche se usciva ogni giorno per l'elemosina, non aveva molto interesse fuori dalle mura del convento.
Il mio amico mi aveva presentato come il miglior pittore e scrittore vivente, raramente eguagliato dai tempi di Dante. Ritenni che il monaco avesse concesso un po' di esagerazione al mio amico, ma pensai che, tuttavia, si aspettasse di farmi visitare i dipinti e i libri in biblioteca. Là vedemmo i Santi francescani inginocchiati con un teschio in mano e un'accetta conficcata nelle loro teste. Tele annerite, in cornici macchiate dalle mosche, raffiguravano la tortura dei cristiani primitivi, o gli stessi cristiani trasportati dagli angeli verso una luce gialla su nuvole brune.
I libri erano più interessanti per le loro vecchie copertine e le miniature delle lettere iniziali. Ma che cibo per la mente! Quando consideriamo che questi conventi erano, nel medioevo, le sedi dell'apprendimento e che al di fuori dei loro muri c'era poca cultura, è triste pensare all'inedia mentale degli attuali monaci. E questi Cappuccini sono anche migliori di tanti altri che raramente escono nel mondo, perché se il loro intelletto è poco esercitato, le visite ai poveri e bisognosi aumentano in ogni caso il loro affetto.
Feci diverse visite a questo convento allo scopo di esguire degli studi in giardino e trovai sempre i monaci cortesi e collaborativi. Il lavoro mi ha spesso messo in contatto con ecclesiastici italiani e non posso approvare la descrizione che Dickens5 ne fa nel suo piacevole "Immagini dall'Italia", dove dice: "Le strade di Genova sarebbero migliori con la presenza di meno sacerdoti dall'aspetto prepotente. Ogni quattro o cinque uomini in strada c'è un prete o un monaco e c'è quasi sicuramente almeno un ecclesiastico all'interno o all'esterno di ogni carrozza nei dintorni. Non conosco altrove espressioni più spiacevoli di quelle che si trovano tra questi signori. Se si legge il segno della natura, in nessuna categoria di uomini nel mondo si può osservare maggiore varietà di pigrizia, inganno e torpore intellettuale."
Questo è stato scritto nel 1846 e non è credibile che in un'istituzione tradizionalista come la Chiesa di Roma chi esercita le sue funzioni sia cambiato moltissimo in così poco tempo. Lui fa qualche eccezione per i Cappuccini, dei quali scrive: "Sebbene non siano un corpo istruito, sono, come ordine, i migliori amici della gente. Sembrano unirsi con loro più in fretta, come consiglieri e consolatori, e andare tra loro quando sono malati, e approfittare meno di altri ordini dei segreti delle famiglie allo scopo di avere un ascendente nocivo sui loro membri più deboli, e essere influenzati da un desiderio meno ardente di fare convertiti e, una volta fatti, di lasciarli andare in rovina, anima e corpo.
Possono essere visti, nel loro abito rozzo, in tutte le zone della città in ogni momento e mendicare al mattino presto nei mercati. Anche i gesuiti frequentano molto le strade e sgattaiolano senza far rumore, a coppie, come gatti neri."
Questo è sicuramente un atto d'accusa troppo severo. Anche per un acuto osservatore come Dickens, un anno di soggiorno in Italia non era stato sufficiente a liberargli la mente dal pregiudizio insulare. Parlava poco l'italiano e probabilmente aveva pochi rapporti con loro. C'è sicuramente "apatia intellettuale" tra i frati così come tra il clero, come molti preti colti che ho incontrato sarebbero i primi ad ammettere. Ma questo si applica solo all'Italia? Incolto come spesso è il prete del villaggio, è comunque molto più istruito dei suoi parrocchiani e lo strano è che si debbano avere così tanti uomini intelligenti che, per un salario da fame, si seppelliscano in parrocchie remote. L'"ardente desiderio di fare conversioni" di cui Dickens e molti altri li accusano, dopotutto, è uno dei doveri di chiunque intraprenda la cura delle anime, sia lui protestante o cattolico.
Non c'è posto a S. Margherita che mi induca a ritornarvi più del giardino del convento di S. Francesco, ma non a metà inverno, perché anche se il sole ha la forza sufficiente per far sbocciare alcuni fiori di pero, vi sono depositi di ghiaccio alle pareti in ombra della terrazza. Era possibile lavorare lì solo quando il sole fa ombra sui sentieri coperti dal pergolato, ma quando tramonta alle spalle di Portofino occorre smettere di disegnare. Qui il tempo migliore sarebbe quando la primavera mantiene la sua promessa, o in autunno quando le viti sono appesantite dai grappoli viola.
Un monastero molto più importante di S. Francesco è quello della Cervara, situato a circa un miglio da S. Margherita, sulla strada per Portofino. Da lontano sembrava molto attraente, elevato sopra una grande massa di pini marittimi su una sporgenza tra le rocce scoscese, con la torre e le mura che suggeriscono una roccaforte più che un edificio conventuale. Grande fu, tuttavia, la mia delusione quando, dopo una salita fino alla terrazza dove sorge, trovai quello che all'apparenza era un edificio nuovo, stuccato e con edifici finti squadrati in modo da suggerire blocchi di pietra; le parti erano state dipinte per rappresentare la muratura e caditoie dipinte delimitavano il timpano della cappella.
Potrebbe essere questa la famosa Cervara dove Santa Caterina sostò nel suo viaggio ad Avignone? Dove Gregorio XI celebrò la sua prima messa in terra italiana, dopo che Caterina lo aveva indotto a tornare a Roma? Dove Giovanni d'Austria trovò ospitalità dopo la sua vittoriosa battaglia a Lepanto, e dove Francesco I fu portato prigioniero dopo la sconfitta di Pavia?
La chiesa era chiusa e nei dintorni non c'era nessuno dal quale avrei potuto ottenere informazioni. Non vidi nulla da disegnare tranne alcuni pini e gli scorci del mare sotto; ma non c'è bisogno di salire alla Cervara per questo.
Ho cercato la Cervara nelle guide locali e senza dubbio si tratta dell'antico monastero, ma restaurato nel 1872 sotto la supervisione di Padre Eugenio Vairo. Dedicato a S. Gerolamo della Cervara, il convento fu fondato nel 1361 e costruito da Guido Scetten, arcivescovo di Genova e intimo amico di Petrarca. Nel 1364 vi si stabilì una confraternita benedettina alla quale si unì Scetten, e nell'amicizia di Petrarca qui finì i suoi giorni.
Una lapide in una delle stanze ricorda che Francesco I vi rimase prigioniero nel 1525 fino a quando Carlo V lo fece trasportare a Madrid. Il dottor Hugh Macmillan ci dice che: "Andrea Doria, che era stato l'ammiraglio del monarca francese durante la sua guerra con l'imperatore e aveva reso il nome della Francia predominante nel Mediterraneo, sostò con la sua flotta a Portofino, distante meno di due miglia, e avrebbe potuto liberare facilmente il suo padrone reale dalla prigione se l'avesse voluto. Ma il grande ammiraglio genovese aveva altri progetti e trasferì i suoi servizi al Papa Clemente VII, mentre Francesco I fu lasciato nella sua prigione fino all'arrivo delle navi che lo condussero in Spagna."
Doria sembra aver cambiato padrone con poco rimorso, come facevano i condottieri nel secolo passato. Che Francia o Spagna regnassero sovrane nel Mediterraneo erano probabilmente egualmente insopportabili per lui e dava i suoi servizi alla parte che poteva a quei tempi essere più vantaggiosa per la Repubblica genovese.
Quando questo monastero benedettino crebbe di importanza, quello di S. Fruttuoso declinò. La sua influenza riformatrice si diffuse in tutti i monasteri della costa ligure. Fu soppresso dai rivoluzionari genovesi nel 1799 e cinque anni dopo fu riaperto e consegnato ai trappisti. In un primo momento Napoleone sovvenzionò questi ultimi, ma poco dopo li relegò nell'isola di Caprera. Deserta per più di mezzo secolo, la Cervara cadde in rovina e il suo stato attuale è dovuto al discutibile restauro di Padre Eugenio Vairo, di cui abbiamo già parlato. Ora è occupato dai monaci francesi di un sottordine dei Benedettini.
La torre quadrata, che restauri malfatti fanno sembrare falsa, risale allo stesso periodo di una simile a S. Fruttuoso, cioè alla metà del sedicesimo secolo. Una ripresa delle aggressioni saracene è la causa di molte di queste torri viste su questa costa. La vergognosa alleanza di Francesco I con i turchi può aver portato alla rinnovata attività dei saraceni dopo che era finita la guerra tra l'impero e la monarchia.
Andrea Doria non era allora al servizio di nessuna delle due parti e poteva facilmente dedicare le sue forze alla lotta contro il recente pericolo. La vicina città di Rapallo sembra aver avuto la peggio; ma rimandiamo quella città a un altro capitolo.


1 Contea dell'Inghilterra sud-orientale
2 Germania, Russia, Italia e Stati Uniti
3 1 piede = 30,48 cm
4 Lo scrittore fa riferimento alla speckled hen, gallina ovaiola del Sussex, contea dell'Inghilterra sud-orientale
5 Charlers Dickens (1812-1870) è stato uno scrittore inglese.

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