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    Pezzi di storia

Giuseppe Blanc

Giuseppe Blanc: chi era costui? Santa Margherita sembra averlo dimenticato, ma questo compositore nato l'11 aprile 1886 a Bardonecchia, in alta Val di Susa, si il Commiato trasferì nella nostra città dove morì il 7 dicembre 1969.
Fin dal liceo e poi all'università fu compagno dello scrittore Salvator Gotta (1887-1980), altro frequentatore del Tigullio (morì a Rapallo), che lo descriveva «Un bel ragazzo, biondo, robusto, ardito, venuto dalla nativa Bardonecchia al Collegio Civico di Ivrea nel 1902 o nel 1903. La vena musicale, nativa, gli si manifestò con l'età della ragione. A dieci anni sapeva sonare la tromba, il clarinetto, il bombardino, tutti gli strumenti della "fanfara" del collegio. A dodici anni il maestro Edoardo Succo, […] se lo portava alle veglie danzanti del Circolo Eporediese perché sonasse i ballabili sul pianoforte quand'egli si riposava». Blanc
Laureato in giurisprudenza, si dedicò tuttavia alla musica e uno dei suoi primi lavori fu l'operetta La festa dei fiori, nella quale era inserito l'inno goliardico torinese il Commiato: negli anni dell'università frequentava altri giovani intellettuali che si ritrovavano nella trattoria del Sussambrino in via Po. Ricorda Blanc: «Un mattino del maggio 1909, verso mezzogiorno, vennero a casa mia alcuni amici laureandi. Era mezzogiorno, ma io dormivo ancora. Mi obbligarono ad alzarmi, spiegandomi che quella sera stessa ci sarebbe stata, al ristorante Sussambrino in via Po, una cena nella quale i laureandi avrebbero dato l'addio agli studi. Occorreva una canzone: dovevo comporla immediatamente. E i versi? Gli amici suggerirono di ricorrere a Camasio , ma io preferii Oxilia , che era di facilissima rima. Passammo il pomeriggio insieme, Oxilia ed io, a fare e disfare versi, a tempestare sul piano, e alla sera l'inno era pronto. Al ristorante Sussambrino fu cantato per la prima volta ed ebbe un grande successo. Lo stampò l'editore Gori, di piazza Castello, mettendoci in copertina un classico disegno di Golia, pseudonimo di Eugenio Colmo , uno dei migliori cartellonisti che l'Italia abbia avuto».

Son finiti i giorni lieti
degli studi e degli amori
o compagni in alto i cuori
il passato salutiam.

E' la vita una battaglia
è il cammino irto d'inganni
ma siam forti abbiam vent'anni
l'avvenire non temiam.
Stretti stretti sotto braccio
d'una piccola sdegnosa
trecce bionde, labbra rosa
occhi azzurri come il mar.

Ricordate in primavera
crepuscoli vermigli
tra le verdi ombre dei tigli
i fantastici vagar.
Salve nostra adolescenza
te commossi salutiamo
Per la vita ce ne andiamo
il tuo viso cesserà.

Ma se il grido ci giungesse
dei fratelli non redenti
alla morte sorridenti
il nemico ci vedrà.
Ritornello
Giovinezza, giovinezza
primavera di bellezza
della vita nell'asprezza
il tuo canto squilla e va.


La spensieratezza della Belle Époque dura poco e arriva la guerra: Blanc si arruola come ufficiale alpino, Oxilia è sottotenente in artiglieria e morirà per lo scoppio di una granata austriaca (il suo corpo non fu mai ritrovato).
Nel 1917, durante la guerra, Giuseppe Blanc sente che un soldato suona la sua composizione: si tratta della stessa musica su un testo riscritto dal sottotenente degli arditi Marcello Manni (1899-1955, editore fiorentino).

Allorchè dalla trincea
suona l'ora di battaglia
sempre primo è fiamma nera
che terribile si scaglia

Con la bomba nella mano,
con la fede dentro il cuore
egli avanza,và lontano
pien di gloria e di valor.
Col pugnale e con la bomba
nella vita del terrore
quando l'obice rimbomba
non mi trema in petto il cuore,

la mia splendida bandiera
l'ho difesa con onore
è una fiamma tutta nera
che divampa in ogni cuor.
Del pugnale al fiero lampo
della bomba al granfragore
tutti avanti, tutti al campo:
qui si vince oppur si muore!

Sono giovane e son forte,
non mi trema in petto il cuore:
sorridendo vo alla morte
pria di andare al disonor!
Ritornello
Giovinezza, Giovinezza,
primavera di bellezza
nella vita e nell'asprezza,
il tuo canto squilla e va.


Come scrive La Stampa della Sera del 31 agosto 1934: «i soldati imparavano l'inno incitatore, al quale adattavano parole e propositi differenti ma conservavano intatto il ritornello: ed il grido di "Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza" risuonava sulle Alpi e nelle pianure, veniva lanciato come una sfida al nemico, accompagnava le sortite e gli assalti, illuminava le azioni riuscite brillantemente, era di sollievo nelle lunghe marce e di conforto nelle soste, anche negli ospedali».

Nel 1921 l'inno ebbe anche una versione antifascista.

Or ci dicono che la pace
è voluta dai fascisti
mentre l'arditismo tace
dagli sgherri siam malvisti

Ci vorrebbero accoppare
colle bombe e coi bastoni
sono peggio dei borboni
dei briganti ed assassini.
E noi che abbiamo del buon senso
la vogliamo terminare
senza paga né compenso
li dobbiamo sterminare

Se il governo vuol la pace
noi darem la soluzione
siam leoni dal cuore audace
e la morte non temiam!
In Italia non vogliamo
delinquenti ed assassini
non seguaci di Nerone
del nefando Mussolini

Colle braccia spezzeremo
le catene dei tiranni
siamo giovani, abbiam vent'anni
vogliam giustizia ed equità.
E' finita la cuccagna
dei briganti mercenari
perché adesso non se magna
col denaro degli agrari

E' finita anche per loro
che vorrebbero gli schiavi
lavoratori, gridiam in coro:
Vogliam lavoro e libertà.
Fascisti e agrari son canaglia
ma ben presto finiranno
questi al Ponte della Paglia
quei coi pazzi di Mogliano

Altrimenti sorte loro
sarà quella della morte
mentre noi gridiam in coro:
in Italia c'è un Lenin!!!…
 
Ritornello
Giovinezza, giovinezza
primavera di bellezza
il delitto e la violenza
tosto o tardi finiran.


A seguito di tante imitazioni, pur con minime varianti, Blanc si rivolse alla magistratura e il 20 ottobre 1921 la Corte d'appello di Firenze gli riconobbe la paternità dell'inno.
Il Partito Nazionale Fascista (PNF), salito al potere, confermava questo riconoscimento a Blanc, che si definiva "uno dei più fedeli figli del regime" e gli affidava l'incarico "di diffondere in tutte le scuole e ovunque esistano le organizzazioni giovanili dei Balilla e degli Avanguardisti" l'inno Balilla che aveva composto nel frattempo.
Nel 1925 il PNF incaricò Salvator Gotta di scrivere il proprio inno sulla musica del vecchio compagno di studi Blanc: quest'ultimo era ormai l'innografo ufficiale del regime.

Salve, o popolo d'eroi
Salve, o Patria immortale,
Son rinati i figli tuoi
Con la fe' nell'ideale.

Il valor dei tuoi guerrieri,
La virtù dei pionieri
La vision dell'Alighieri
Oggi brilla in tutti i cuor.
Dell'Italia nei confini
Son rifatti gli Italiani,
Li ha rifatti Mussolini
Per la guerra di domani,

Per la gloria del lavoro,
Per la pace e per l'alloro,
Per la gogna di coloro,
Che la Patria rinnegan.
I poeti e gli artigiani,
I signori e i contadini,
Con orgoglio d'Italiani
Giuran fede a Mussolini.

Non v'è povero quartiere
Che non mandi le sue schiere,
Che non spieghi le bandiere
Del fascismo redentor.
Ritornello
Giovinezza, giovinezza,
Primavera di bellezza
Della vita nell'asprezza
Il tuo canto squilla e va!


E' il 1928 quando la direzione del Partito Fascista incarica il poeta Federico Valerio Ratti (1877-1944) di creare i versi per l'Inno Ufficiale.

Giovinezza, giovinezza,
primavera di bellezza,
non si piega e non si spezza
perché eterna Iddio la fa…

Siam le foghe d'una quercia
nate a nuova primavera:
noi cadremo innanzi sera,
ma la quercia resterà.
E di Roma siamo i figli,
siam gli antichi legionari;
per cammini millenari
ritornammo alla Città.

Per le vie che già selciammo
con il sangue e con la pietra
non si indugia, non si arretra:
ed il mondo ben lo sa.
Di ritorno dai confini
della Patria liberata,
ci avean teso l'imboscata
ed offerto la viltà:

ma con l'anima e le mani
che avean visto ogni battaglia
abbattemmo la canaglia
d'ogni razza e d'ogni età.
Obbediamo a un solo Duce
come a Cesare le Coorti:
tutti vivi e tutti morti
a un suo cenno vengon qua.

E col fascio e con la Scure
al «Paese ove il Sì suona»
rifoggiamo la Corona
che nessuno abbatterà.
Giovinezza, giovinezza,
primavera di bellezza,
che non piega e non si spezza
perché eterna Iddio la fa.


Giovinezza, giovinezza,
a Te, Madre Sacra Roma
inghirlanda ancor la chioma
con il fior d'Eternità!
 
Ritornello
Sulla faccia della Terra,
son malevoli gli eventi,
cambian forma i continenti,
passan genti e civiltà:

nella pace e nella guerra
non mai stanca e non mai doma
solo Roma, solo Roma,
solo Roma eterna sta!
Eia! Eia! Alala!

inno fascista
Al termine della seconda guerra mondiale, con la fine del fascismo, Giuseppe Blanc viene dimenticato e lui stesso cessa l'attività musicale e si chiude nel silenzio: morirà in clinica a Santa Margherita, circondato dall'affetto dei suoi cari. E' sepolto a Bardonecchia.

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