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    Pezzi di storia

Chiavari (2/4)
di Goffredo Casalis

"Dizionario degli Stati di S. M. il Re di Sardegna – Vol. XVI" di Goffredo Casalis, 1847

Si sottolinea che il testo è stato redatto prima della nascita del Regno d'Italia

(precedente)

Arti e manifatture che si esercitano sulle sostanze minerali. Non esiste per questa sorta di manifatture alcun grande edifizio. Gli artigiani applicati ai foto 1 lavori di sostanze minerali nulla presentano di qualche riguardo: è però osservabile il gran numero degli operai intorno alle ardesie di Lavagna; oggetto rilevante per quel paese; tengono essi divise le loro officine, ed i loro lavori consistono in adattare le ardesie ad uso di fabbriche.
Arti e manifatture che si esercitano sulle sostanze vegetabili. Le principali manifatture di questo genere vi sono quelle delle tele di lino, che per lo addietro fornirono a Chiavari, e a quasi tutta la provincia una considerabile ricchezza. Ma i vili prezzi, ai quali furono da qualche tempo ridotti i lavori di tali fabbriche per l'affluenza delle così dette tele di Varallo, e pei forti dazii imposti sulla loro introduzione negli stati esteri, ove se ne faceva in gran parte la vendita, nuoceranno anche troppo a così util ramo d'industria in questa provincia.
Le persone che per questa fabbricazione vi s'impiegano più attivamente, sono in numero di duemila circa, oltre parecchie migliaja di filatrici.
Il valore della materia prima che si tira dalla Lombardia è di cinquecentomila lire: un'egual somma si spende dai proprietarii delle fabbriche di tal sorta. Anche la formazione dei merletti di filo in Rapallo è un oggetto di rilievo; perché la somma per acquistare la materia proveniente dalle Fiandre è appena il ventesimo di quella di centomila lire che impiegasi per tal sorta di lavoro, il quale tutte occupa indistintamente le donne e le fanciulle di quel littorale.
La formazione delle funi non interessa, ed anche per poco, fuorché il paese di s. Margarita.
Sono in Chiavari due fabbriche di liquori, che si vendono anche all'estero, ove si spediscono eziandio poche paste di vermicellai, ed una certa quantità di confetti.
Mercé le cure della Società Economica, di cui parleremo in appresso, le manifatture in legno ed in ferro omai gareggiano con le migliori della Francia, e se ne fanno incette da Roma, da Napoli, e da altre capitali straniere.
Arti e manifatture che si esercitano sulle sostanze animali. Non esistono manifatture in lana fuorché alcune di poco riguardo nel comune di Borzonasca.
Vi hanno bensì in Chiavari, ed in Zoagli molte persone che tessono velluti in seta di perfetta qualità, per conto dei negozianti di Genova.
Non pochi telai per altri tessuti in seta esistono nei luoghi di Favale e Lorsica; ma di presente vi si lavora pochissimo.
Le concie di pelli erano per lo addietro in qualche riputazione; ma vanno ogni giorno più dicadendo, sia per cagione dei forti dazii, da cui si è gravata dagli esteri stati l'importazione dei cuoi, sia per cagione dei dritti gabellarii sull'introduzione delle pelli.
Il littorale di Sestri a levante abbondando di pesci minuti, ne fornisce in discreta quantità da potersi smerciare acconciati col sale: di qualche importanza è la pesca del tonno nel golfo di Rapallo.
Costruzione dei bastimenti. Lungo questo littorale non è cosa di rilievo la costruzione dei bastimenti; per uno sforzo se ne diedero, non è gran tempo, alcuni di grande cabotaggio alla marina mercantile, pei quali si esaurì il poco legname esistente nelle vicinanze della spiaggia di Chiavari. Precisamente la mancanza del legname ivi costringe i marinai a provvedersene in Varazze per la costruttura delle loro barche. Gli artigiani che si impiegano nelle riparazioni dei bastimenti sono in numero di cinquantotto. I ferramenti, le corde, e le telerie per vele si forniscono dalle manifatture locali.
Relazioni commerciali interne. Queste relazioni sono colla città di Genova e colle due riviere. S'introducono olii provenienti dalla due riviere, cereali foto 2 da Savona e da Genova, lini cremonesi raffinati da Genova, telerie di cotone, chincaglie, panni, prodotti coloniali, ferro, cuoi, e salume dall'anzidetta città.
Si esportano telerie di lino, ardesie, liquori, merletti a Genova e alle due riviere; si estraggono pure per Genova olio, vino, seta greggia e corallo.
I rami però di questo commercio che interessano maggiormente la provincia, sono le tele, gli olii, i coralli e le ardesie.
Danno è che il commercio delle tele di lino, come di sopra toccammo, vada dicadendo a cagione della concorrenza di quelle dette di Varallo, le quali pei bassi loro prezzi, proporzionati per altro alla loro qualità, allettano i compratori; ed eziandio per motivo dei gravi dazii imposti dagli stati esteri sull'introduzione delle medesime.
La pesca del corallo che si fa principalmente sulle coste della Sardegna tornò per lungo tempo a grande vantaggio, ma in avvenire ne scemeranno anche troppo l'importanza: 1° la presente difficoltà dello smercio di questa produzione in Levante ov'esso facevasi principalmente: 2° le imposizioni, a cui le barche dei pescatori del corallo sono assoggettate nell'isola di Sardegna: 3° il gran numero di grosse feluche napolitane, le quali ivi radendo in qualunque tempo il fondo del mare per la medesima pesca, scemano vieppiù sempre la quantità di questo vegetabile, per la cui riproduzione si richiedono molti anni: questi due ultimi inconvenienti allontaneranno dalle dette coste in gran parte le barche pescareccie del golfo di Rapallo; e ne proveranno il danno non solo gli abitanti di questo littorale, ma eziandio l'isola stessa di Sardegna, la quale resterà priva dei vantaggi, cui le procaccia per più mesi dell'anno la permanenza di mille e più persone che di qua vi si conducono per siffatta pesca.
Relazioni commerciali all'estero. Queste relazioni ragguardano la Lombardia, lo stato di Napoli, la Romagna, i il Levante, la Francia e la Spagna.
Le introduzioni consistono in olii, che si fanno venire da Napoli e dal Levante, in grano dai detti stati, dalla Romagna, e dalla Lombardia, in vini dalla Francia e dalla Spagna, in lini dalla Lombardia, ed in panni dalla Francia.
Si esportano telerie di lino, e merletti in Ispagna, in Levante, nelle isole di Corsica e di Sicilia, e nella Toscana; si esportano ardesie, coralli e liquori nei medesimi stati, ed olii in Francia ed in Lombardia.
Navigazione. Assai prospera fu la navigazione, per riguardo al trasporto degli olii, durante l'ultima guerra; perciocché i bastimenti di piccolo cabotaggio di leggieri eludevano le crociere e le incursioni de' nemici: quest'agevolezza, ed il coraggio intraprendente de' marinai del littorale, ed in ispecie di Chiavari, procacciò loro speculazioni molto proficue tra Napoli e Marsiglia.
Questo precario vantaggio cessò nei primi giorni della pace, e ridusse in limiti assai ristretti le loro intraprese.
Ciò che di presente contribuisce non poco a far sì che i bastimenti vi rimangono in una certa inazione, sono le agevolezze concedute dalle estere nazioni a quelli della loro bandiera per l'introduzione appo esse delle varie derrate; perocché fecero per quest'ultimo caso notevoli modificazioni ai diritti di gabella; onde ne avviene che gli speculatori di questo littorale preferiscono di noleggiare bastimenti esteri.
I capitani di grande cabotaggio del littorale di questa provincia sono in numero di settantanove; quelli di cabotaggio piccolo sommano a ducento ottantuno.
L'ufficio di piloto si esercita dai capitani.
I marinai sono in numero di 2843, i mozzi sommano a 1098.
Opere pie. Esistono nella provincia le seguenti opere pie.
Tre spedali, uno in Chiavari, l'altro in Rapallo, il terzo in s. Margarita; quest'ultimo è di recente fondazione: sonovi uffizii di beneficenza in Chiavari, Lavagna, Sestri, Varese, Cogorno, Portofino, Moneglia, e Castiglione.
Quelli di Chiavari e di Varese sono l'aggregato di varii lasciti particolari per soccorsi a povere figlie maritande, ed agli indigenti.
Quelli di Lavagna, Sestri, Moneglia e Castiglione erano anticamente piccoli ricoveri per gli infermi, e pei pellegrini; ma, ad eccezione di Sestri, ove anche adesso si ricovera in una casa di beneficenza qualche malato povero, ne sono da molti anni impiegate le rendite in soccorsi a domicilio.
Quello di Cogorno è destinato ad amministrare i beni di un pio lascito per doti a fanciulle povere ed oneste, per soccorsi agli indigenti, e per altri benefici atti.
Quello di Portofino fu stabilito nel 1810 mediante un lascito di uno degli abitanti dello stesso luogo. Per esso vengono distribuiti soccorsi a domicilio.
Un comitato di beneficenza esiste anche in Varese.
Dell'ospedale di Rapallo si parlerà distintamente al proprio luogo; di quello di Chiavari e degli altri pii instituti che sono in questa città, si faranno qui appresso i dovuti cenni.
Chiese, e pubblica istruzione. Le chiese vi sono generalmente tenute in uno stato decoroso, secondo la condizione dei diversi paesi, e gli abitanti hanno una particolare inclinazione agli atti religiosi. Fra le chiese della provincia si distingue per architettura e ricchezze di marmi la parrocchiale di Lavagna; per ornati quella di s. Giovanni di Chiavari; e sono pure di assai buona costruzione quelle di Sestri, Rapallo, e s. Margarita.
Dei mezzi di pubblica istruzione che hanno i giovani e le fanciulle nel capoluogo di provincia si dirà qui sotto.
Numero delle persone che nella provincia sono applicate a professioni, o ad arti liberali. Medici 18: chirurghi 31: dentisti 8: levatrici 41: architetti 2: stampatori 1: librai 1: pittori di figure 1: scultori in legno 3.
Prigioni. Le prigioni della provincia sono generalmente ristrette, oscure, ed umide.
Quelle di Chiavari contengono dieci stanze capaci insieme di ottanta e più ditenuti. Evvi per altro un recinto allo scoperto per far respirare un po' d'aria pura ai carcerati.
Quelle di Varese hanno tre stanze, sufficienti pel numero di dieci ditenuti. Diventarono esse più sane mercé le varie riparazioni statevi non è gran tempo eseguite.
Nelle prigioni di Rapallo si contano sei camere, e tre in quelle di s. Stefano.

CHIAVARI (Clavarum), città, capo di provincia e di mandamento nella divisione militare di Genova: è sede di un comandante militare della città e della provincia; ha un tribunale di prefettura di quarta classe, l'uffizio d'insinuazione e delle ipoteche, l'intendenza, una giunta sanitaria, un rappresentante del protomedicato, e un commissario del vaccino.
Vi sono la giudicatura di mandamento, la regia tesoreria provinciale, un vice-ispettore di dogane, un commissario delle leve, un riformatore delle regie scuole, un commesso delle regie poste, e la posta dei cavalli: evvi una stazione di nove reali carabinieri, con un capitano ed un maresciallo d'alloggio.
In capo al golfo di Rapallo, alla foce dello Sturla, fra i gradi di longitudine 11° 301, e di latitudine 43° 451 sorge questa città in una fertile pianura semicircolare, che più di quattro miglia si estende, ed è coronata da colli feraci di olivi, e di viti; di là da questi colli s'innalza il monte Zatta, sul cui dorso boreale scaturisce il Taro.
Chiavari si presenta in giocondo aspetto a chi le si accosta venendo da Genova; ed appare anzi magnifica a chi, stando in sulla spiaggia, la guarda dalla più vaga sua parte, e ne contempla gli ameni dintorni.
E' distante cinque miglia piemontesi a scirocco da Rapallo, tre a maestrale da Sestri di levante, tredici a libeccio da Varese, e diciotto a scirocco-levante da Genova.
Ne compongono il comune otto parrocchie: 1. s. Giambattista; 2. s. Giacomo di Rupinaro; 3. s. Maria di Bacezia; 4. Ri; 5. s. Pietro delle canne; 6. Maxena; 7. Caperana; 8. s. Andrea di Rovereto. Le prime due formano la città; la terza e la quarta comprendono in parte i sobborghi di lei; s. Pietro è una piccola borgata; Maxena ha due succursali, Sanguineto e Campodonico; nel territorio di Rovereto è un antico santuario di N. S. delle grazie.
Come capo di mandamento ha soggetti i comuni di Carasco, s. Rufino, e s. Colombano.
Sopra la spiaggia giace un recente sobborgo che fu edificato in pochi anni mercé dei considerabili guadagni fatti dai chiavaresi navigatori, i quali al tempo del blocco continentale trasportavano gli olii della Calabria ne' porti della Provenza.
Strade. Vi passa la nuova grande strada regia che da Genova mette alla Toscana. Una via molto importante pel traffico dei chiavaresi sarebbevi quella che accenna al Piacentino, qualora fosse tenuta in ,migliore stato, e si potesse praticare coi carri.
La spiaggia di Chiavari, protraendosi in mare, troppo spesso è incomodata dai venti. Dal pubblico passeggio della città, passando per un bosco delizioso si giunge all'Entella ivi chiamato volgarmente il Lavagnaro, o il Lavagna, che dopo il Magra è il fiume più considerabile della riviera di levante, ed il limite orientale del comune chiavarese. All'amenità delle sue rive accenna Dante quando egli fa dire ad Adriano V:

Intra Siéstri e Chiavari s'adima
Una fiumana bella

Questo fiume in alcuni tempi è navicabile colle zattere. Contiene alcune trote. Vi si valica sopra due ponti, uno in legno costrutto nel 1810 dall'ingegnere francese Lefebre, con arte così stupenda che il suo disegno fu proposto come modello delle costruzioni di questo genere agli allievi della scuola politecnica di Parigi: l'altro in pietra è detto della Maddalena, da una cappella sotto il titolo di questa santa, ch'eravi appiè dalla parte e sul territorio di Chiavari. Di quell'oratorio, e di un piccolo spedale che eragli annesso, più non rimangono che pochi vestigii. Si narra che il ponte fosse edificato verso il 1250 per ordine e coi danari di papa Innocenzo IV de' conti di Lavagna.
Dell'origine del corso, e della foce dell'Entella diremo altrove in apposito, capo.
Il monte Cucco è il più elevato di quelli che s'ergono in questo territorio. Ivi i francesi avevano stabilito un semaforo. In prossimità di questo monte stanno cave di lavagna tenute in pochissimo conto.
Produzioni del comune. Il maggiore prodotto è quello dell'olio: allignano assai bene le viti nella pianura: gli agrumi e gli ortaggi abbondano negli spaziosi orti adiacenti alla città.
Le principali manifatture sono di tele in lino, di tessuti di seta; e le opere dei falegnami e degli ebanisti, tra le quali sono rinomatissime le seggiole. Dei danni a cui di presente soggiace il traffico delle tele, onde un tempo si arricchivano la città ed il contado, dicemmo nell'articolo precedente.
Palazzi e piazze. I palazzi di qualche pregio architettonico, e di ampiezza non ordinaria sono il Grimaldi, il Torriglia, il Falconi-Marana, il Descalzi, ed il Ginocchio.
Assai bella è la costruzione dell'ospizio per le fanciulle povere, edificato circa il 1832.
Si è posto mano nel 1837 ad un vasto conservatorio; e se questa fabbrica potrà ridursi a compimento, sarà una delle stupende di questa città.
E' quasi condotto al suo termine il palazzo annesso al seminario, per servire agli arcivescovi di Genova, quando piace loro di condursi a Chiavari.
Magnifica è una porta di casa Garibaldi, in via Rivarolo: essa è in pietra di lavagna scolpita da mano maestra l'anno 1449: presenta bassirilievi, fogliami e rabeschi. Nell'interno di detta casa sono altre sculture in pietra, degne dell'attenzione degli amatori dell'arti belle.
Fra le varie opere di scultura qui noteremo il magnifico altare in s. Giacomo di Rupinaro, con bellissimi putti scolpiti in marmo dal celebre Schiaffino: e noteremo specialmente la superba porta che trovasi al piano nobile della casa Rivarola sulla piazza del duomo; è dessa in pietra di lavagna, condotta con proporzioni sì esatte, e con ornati così eleganti, secondo l'ordine jonico, che fu data più d'una volta per tema del premio di architettura.
Fra le ville dei signori Chiavaresi entro il territorio comunale si distinguono meritamente quelle dei Costa, dei Botto e dei Copello.
Ciò che rimane della rocca e della soa torre, edificate nel 1404, non è indegno dell'osservazione de' curiosi.
Chiavari, benché non sieno numerosi i suoi palazzi, ha pure questo vantaggio sopra le città mediterranee che in essa non si veggono casuccie basse, lercie, screpolate; essendovi tutte le abitazioni assai pulite, e molto ornate di pitture architettoniche. E' particolarmente lodata quella di gusto gotico che si vede sulla piazza della cittadella.
Le contrade sono ampie, regolari e lunghe massime la Rivarola, la Diritta, e la Dei-Varese. Sono esse fiancheggiate da portici bene lastricati, se non che in molti luoghi riuscirono essi angusti, ed in alcuni sono di ben poca elevatezza.
Le principali piazze di Chiavari sono tre: la prima chiamasi dell'Orto, la seconda di s. Francesco, la terza della Cittadella. Quella di s. Francesco è adorna dalla facciata della chiesa sotto il titolo del santo di cui porta il nome, da un palazzo, dal prospetto di un giardino ascendente a' terrazzini con corona di pini e cipressi, e dal principio del largo passeggio che riesce al mare. Sulla piazza dell'Orto, e sull'ampia estensione dell'attiguo sito verso il mare si fecero comodamente militari evoluzioni da cinque, e talvolta da seimila uomini di truppe.
Chiese e monumenti artistici che si veggono in esse. Le chiese principali sono s. Giovanni Battista, la Madonna dell'Orto, e s. Francesco.
L'architettura della chiesa parrocchiale di s. Giovanni Battista è lodevole; ed ove si badi alle angustie del luogo in cui sorge questo sacro edifizio, e all'ingegno che dovette adoperare l'architetto per condurlo a compimento, merita senza dubbio il titolo di bello e magnifico duomo datogli dal Ratti. Nell'attuale sua forma fu edificato nella prima metà del secolo XVII con danaro del pubblico, e largizioni di privati. Le pitture più insigni che vi si ammirano sono: 1° gli affreschi del coro, nel quale G. B. Carloni dipinse alcuni fatti della vita del Precursore; opera finita nel 1645: 2° ai due lati dell'altar maggiore due ampie tele, nelle quali il suddetto G. B. Carloni espresse la predicazione del Battista, e il ballo di Erodiade: 3° un bel quadro della B. V. Assunta, di Domenico Piola: 4° l'invenzione della croce, del Galeotti: 5° la vocazione di s. Pietro, di Luciano Borzone; benché altri l'attribuisca al Sarzana: 6° e 7° due quadri, uno del Ferrari, l'altro di Bernardo Castello; 8° una tavola del secolo XV rappresentante M. V. che allatta il Bambino. Di scultura in legno non vi hanno che alcune immagini lavorate felicemente dal Maraggiano, vero Fidia del popolo genovese.
Questa parrocchiale fu eretta, non è gran tempo, in collegiata insigne, composta di dodici canonici, oltre la dignità dell'arciprete: uno di essi ha l'uffizio di teologo, ed un altro quello di penitenziere.
La chiesa della Madonna dell'Orto è la più vasta. Ottennero questo luogo di divozione in sul cominciare del secolo XVII i Carmelitani scalzi; e la popolazione con largiziosi copiose innalzovvi un tempio magnifico, al quale nell'età nostra furono aggiunti molti ornamenti di marmo, d'oro e d'argento. Se ne sarà compiuta la marmorea stupenda facciata a cui si è dato principio nel 1837, verrà esso tenuto nel novero dei più cospicui d'Italia. Le pitture principali vi sono: gli affreschi sul coro, composizione copiosissima di Carlo Baratta; il quadro di s. Francesco, di Luciano Bozzone; la cena del Signore, opera non bene conservata, dell'Ansaldo; s. Erasmo, o piuttosto s. Teramo, del Merano; s. Tommaso da Villanova, del Paggi. Riguardo alla scultura dobbiamo accennare alcune statue in legno del Maraggiano: la più celebre è il gruppo delle tentazioni di s. Antonio, lodato dal Ratti, con è cosa di raro artifizio. Vi è degno di osservazione il grandioso altare maggiore con quattro grandi colonne di vaghissimo marmo detto verde di Polcevera.
La chiesa di s. Francesco è un edifizio molto lodevole e di belle proporzioni, benché sia di forma gotica, rifatta alla moderna. Le pitture più ragguardevoli vi sono: 1. un quadro che rappresenta il santo titolare in atto di fare un miracolo: un angioletto fa scaturire acqua da una rupe; opera bellissima del Vassallo, che i francesi portarono a Parigi, e che fu restituita dopo il 1815; qualche viaggiatore la giudicò del Velasques per isbaglio: 2. la disputa di Gesù coi dottori; è una tela del Sarzana che già si trovava in s. Domenico di Genova; dono del cavaliere Mongiardino; 3. un affresco molto riputato di Giovanni Carloni nella cappella di s. Antonio: 4. un quadro di s. Amegli, di valente pittore anonimo, al quale si attribuiscono pure un affresco che vedesi nel refettorio di questo convento, ed un quadro della cena.
Altri edifizii sacri nella città, o nel circuito del comune. Parrocchiale di s. Giacomo anticamente detta della Rena, ed ora di Rupinaro. E' governata da un rettore. Nel secolo XV dipendeva dalla commenda di s. Giovanni di Pré dell'ordine gerosolimitano in Genova; il cui commendatore aveva il diritto di nominare il rettore. Possiede questa chiesa un quadro del Palmieri, che rappresenta s. Catterina; ed altre tele di Bernardo Castello, e del Galeotti. Degno di osservazione è l'altar maggiore scolpito in marmo da Francesco Schiaffino. Tra i paroci che n'ebbero il governo, non possiamo dimenticare Nicola Piaggio, ex religioso Agostiniano, il quale morì circa il 1824, lasciando qualche pregiato opuscolo alle stampe, ed anche un'opera in due volumi in 8° pubblicata in Genova, nella quale brevemente concilia le apparenti contraddizioni delle sante scritture; e per ciò fu dall'autore intitolata antilogiæ biblichæ.
La chiesa delle Clarisse è sotto il titolo dei ss. Bernardino ed Alessio; possiede una tavola del secolo XV maestrevolmente dipinta, e bene conservata.
Elegante nella sua semplicità è la chiesa de' cappuccini, nella quale si vede un quadro della Pietà, di Cesare Corte.
Nella parrocchiale dì Bacezia, intitolata alla B. V. ed a s. Biagio, si notano le pitture seguenti: affreschi di Carlo Baratta nello scurolo: tela di s. Rocco del medesimo: un quadro di s. Gaetano, del Molinaretto: un crocifisso di valente pittore anonimo.
Fra i rettori di questa parrocchia merita di essere con lode rammentato il dotto Valeriano Carderina, di Tossiglia, che l'aveva in commenda nel 1406: egli fu poi vescovo di Savona (e secondo la storia savonese, anche di Sagone in Corsica) e vicario generale dell'arcivescovo di Genova.
Sono due parrocchie in Levi, membro della comunità di Chiavari; s. Rufino, già chiesa matrice, e capo di Pieve; e s. Michele del Bosco, volgarmente s. Bartolommeo. Alla prima è annessa la chiesa di s. Lorenzo; alla seconda è unita quella di s. Tommaso del Carlo.
La parrocchiale di Caperana nel distretto comunale dì questa città è dedicata a s. Margarita v. e m. Si vede in essa una buona tavola del secolo decimoquinto.
S. Andrea di Rovereto è parrocchiale sul confine, ad occidente del comune.
Rì : altra parrocchia nel territorio: tra le ville comprese nel territorio comunale di Chiavari, la più celebre si è quella di Rì, detta nelle carte vecchie Rio: è opinione popolare che sia essa più antica di Chiavari, e che abbia dato il nome alla città, quasi chiave di Ri. Quantunque sia questa una fantasia, non è per altro da disprezzare al tutto, essendo molto probabile che i genovesi, edificato il castello Clavarum, vi chiamassero dalla vicina villa di Rì un qualche numero di famiglie ad abitarlo.
La parrocchia di Rì è sotto il titolo di s. Michele Arcangelo, o piuttosto dei ss. Michele e Siro, come si ha in carte del secolo XV. Eravi un'antica cappella sotto il nome di s. Giorgio, distrutta nel 1796. Verso il 1300 sembra che tutta la villa fosse proprietà del casato Rivarola, trovandosi che due fratelli di quel casato se la divisero in atto del notajo Giuseppe M. Sanguineti. Credesi che l'antico castello di Ri fosse nel luogo detto oggigiorno Piano del poggio. Più basso eravi una grossa torre con vasta cisterna; e se ne veggono gli avanzi. Originario di Ri si vuole che fosse un certo di nome Conte, e di casato Baricalari, nato per altro in Monteleone di Calabria, e cognominato de Casellis: lasciò capitali per doti a zitelle del suo casato. Se ne ha la cappella e la sepoltura nella villa del Carlo, con la data del 1311.
La parrocchia di Maxena fu staccata nel 1735 dalla sua matrice di s. Rufino di Levi. Ne è titolare s. Martino vescovo, di cui si ha la statua in legno del Maragliano. Due ville sono annesse a Maxena; Campodonico con chiesetta intitolata a s. Bernardo abate, e Sanguineto con chiesa sotto l'invocazione di s. Antonino martire. Questa villa diede l'origine e il gentilizio all'antica ed onorevol famiglia Sanguineti, della quale diremo qui appresso.
Vi sono inoltre le chiese di N. S. delle Grazie, di s. Pietro delle Canne, degli Scolopi, e dello Spedale: la prima fu dipinta pressoché tutta da Teramo Piaggia, da Zoagli che vi lavorava negli anni 1540-47. Vi è un affresco di molto pregio rappresentante il giudizio universale, creduto di Luca Cambiaso, e della sua prima maniera. La seconda possiede un s. Carlo Borromeo, quadro di uno de' Carloni, ed una tavola nella sacrestia, lavoro pregiatissimo del secolo XV che rappresenta la B. V. e i ss. Sebastiano e Rocco.
La chiesa dello spedale era più vasta quando apparteneva ai religiosi agostiniani.
Poiché si sono qui accennate molte belle opere di pittura esistenti nelle chiese della città, o del comune, aggiungeremo esservi nella biblioteca, che la società economica tiene aperta al pubblico, una tela in cui il Fiasella, detto il Sarzana, dipinse con valore il miracolo delle Neve, e vedervisi pure un s. Nicola di Bari, opera di Carlo Baratta. Diremo ancora che si hanno quadri di buoni autori nei palazzi Falcone-Marana, Descalzi, e Della Torre.
Chiese, oratorii, ed altri luoghi pii che già furono in Chiavari. S. Eustachio, monastero di Benedittine, fondato nel 1253 da Guglielmo Fiesco cardinale di s. Eustachio; nel 1410 passò alla regola cisterciense, essendosi unito a quello di s. Maria in Pietra minuta di Genova; nel 1510 essendone badessa una Cattaneo, fu soppresso, ed i pochi suoi beni vennero dati al capitolo di s. Lorenzo. Passarono le monache alla regola delle Clarisse, epperciò il monistero volgarmente chiamavasi di s. Chiara,
S. Marco, detto poi s. Maria della Valle, oratorio che servì di parrocchiale nel secolo XVII, quando si riedificava la chiesa di s. Giovanni Battista. Fu profanato dopo il 1797, e finalmente ridotto ad uso di teatro circa il 1828.
S. Cristoforo in capo di borgo: spedale con chiesa vicina: nelle stanze albergano i carabinieri reali: la chiesa è ad usi civili rivolta. Nel 1503 quest'ospedale trovasi commendato a monsignor Domenico Vacca, nativo di Chiavari, dapprima vescovo di Noli, ed in allora di Ventimiglia.
La compagnia della Carità: oratorio che fu poi nominato la Crocetta: serve adesso alle adunanze della Buona morte.
S. Antonio abate, e s. Francesco, oratorii soppressi.
S. Nicola da Tolentino. Gli Agostiniani zoccolanti della congregazione di Genova, comperato un terreno dalla casa Vulubella, cominciarono ad edificarvi un convento nel 1623. Si oppose fortemente il consiglio a tal fondazione; ma gli Agostiniani seppero trionfare della gagliarda opposizione. Nel 1646 si tenne in questo convento il capitolo generale dell'anzidetta Congregazione; e v'intervennero i capitolari in numero di centoquindici. Sotto il governo francese, negli anni 1806, e 1813, venne ridotto il convento a servire di spedale civile, e funne spianata la chiesa, tranne il presbiterio acconciato ad uso di cappella.
Edifizii abitati da regolari di varii ordini. Casa di chierici regolari scolopi dell'instituto di s. Giuseppe Calasanzio: questi religiosi vi si trovano in numero di sei professi con un laico: hanno una rendita fissa di 11.58000. I beni che godono ad usufrutto costituiscono la dotazione delle pubbliche scuole procuratavi da lasciti dei due benemeriti cittadini Della Torre e Bacigalupo. Vi s'insegna dagli scolopi fino alla filosofia inclusivamente.
Convento de' Minori Osservanti: vi si trovano questi in numero di nove professi, e di dicci laici.
Convento dei Cappuccini: lo abitano essi in numero di sei religiosi, e di due laici.
Monastero delle monache dette di s. Bernardino, che appartengono alla regola di s. Chiara: vi sono sedici professe, e quattro converse. La sussistenza di queste monache è attaccata alla loro pensione a carico delle regie finanze per quelle che esistevano prima della generale soppressione, ed a carico della casa paterna per quelle che vi entrarono posteriormente.
A comodo ed utilità dei chierici evvi un seminario arcivescovile.
Instituti di pubblica beneficenza. Sono in Chiavari:
Un ospedale statovi fondalo l'anno 1261 dal conte Andrea Fiesco, sotto il titolo di s. Cristoforo: crebbe in progresso di tempo nelle sue rendite, mercé di più lasciti. Trovasi nel già convento di s. Nicolò in sito aerato e salubre. Si provvide ad ampliarlo, perché le due sale destinate una per gli uomini, e l'altra per le donne, non erano sufficienti a ricoverare il numero de' malati, a cui quest'opera pia è in grado di provvedere. Finora i malati vi si trovavano per lo più in numero di quaranta.
L'amministrazione ne è composta di cinque personaggi nominati dal re, oltre il sindaco che la presiede: ha un segretario, due commessi, ed un cassiere: è sotto la tutela dell'intendenza. II servizio interno è diretto da tre suore del recente conservatorio delle Figlie di Maria, di cui diremo qui sotto. Per le cose spirituali evvi un sacerdote col titolo di rettore.
Un monte di Pietà: vuolsi che questo fosse fondato nel 1520 da s. Bernardino da Siena: ha un capitale di lire ventimila: impresta danari, mediante pegno, per un anno, non esigendo che un tenue interesse. Appartiene all'anzidetto spedale.
Un ospizio di carità e di lavoro; fu stabilito, non è gran tempo: vi sono ammesse povere fanciulle orfane dall'età di anni 8 sino ai 12, e possono rimanervi fino a quella di 18. Già vi si trovano in numero di sessantasei. La tenuissima pensione per quelle della città, e provincia di Chiavari, è di lire sei al mese, e di lire dodici per quelle che sono di altra provincia. Quest'opera pia è amministrata dalla società economica di Chiavari per mezzo di una direzione di sei sozii della medesima: il servizio è affidato a tre suore del Conservatorio delle figlie di Maria. La sua rendita consiste nel prodotto del lavoro delle orfane ricoverate, nella loro pensione, nella quota delle multe assegnate a questa provincia, nell'annuo assegnamento di lire 150 che gli provenne in virtù di un recente lascito, e nella somma di lire 150, che annualmente paga la predetta società, della quale faremo parola qui appresso.
Un ritiro privato di donne sotto il titolo di figlie di Maria: vi fu, non è guari, fondato dal benemerito canonico Gianelli arciprete della collegiata di questa città: già si contano ventisei delle predette figlie di Maria, comprese quelle che sono di servizio all'ospedale, ed all'ospizio di carità e lavoro. In questo ritiro si ricevono educande. Vi si fa scuola a fanciulle mediante una piccola retribuzione.
Società economica. Questa società, dalla quale già provennero e proverranno vieppiù sempre cospicui vantaggi a tutta la provincia di Chiavari, venne fondata nell'anno 1791 dall'egregio marchese Stefano Rivarola, il quale ebbe in ciò per compagno il signor Giambattista Solari, fratello di quel P. Giuseppe Solari, che si rese così benemerito della latina e dell'italiana letteratura. Questa società, che nel corso di dieci anni giacque poi sommersa dalle tempeste politiche, risorse nel 1806 per cura del tuo primo fondatore, il quale finchè visse, le consecrò tutti i suoi pensieri ed affetti. Essa figlia della società genovese estinta, già produsse due colonie, una in Savona, l'altra alla Spezia, e questa seconda in singolar modo fiorisce, promettendo bei frutti alla provincia di Levante.
I sozii ne sono divisi in contribuenti, corrispondenti, ausiliari e filomati. I contribuenti pagano dieci lire all'anno. Gli ausiliari vengono scelti per lo più fra i paroci della provincia. I filomati, specie di accademici aggregati alla società, pagano cinque lire all'anno, e d'ordinario si fanno pure inscrivere tra i contribuenti. Nell'elenco dei sozii si trovano i nomi di molte gentildonne di Genova.
Il primario scopo della società economica si fu quello di moltiplicar le invenzioni, di accrescere i prodotti dell'agricoltura, e dell'industria col miglioramento dei metodi, e di creare nuove ricchezze, introducendo nuovi prodotti. Essa, come dicemmo di sopra, mantiene un ricovero di fanciulle orfane, che vengono ammaestrate a filare il cotone, ed a varii lavori donneschi: instituì una biblioteca a pubblico uso, alla quale sopraintendono i filomati: fondò una scuola di architettura, ed una di ornato, che sono anche aperte nelle lunghe sere invernali, con grande vantaggio degli allievi: essa in fine procura la vendita dei più ingegnosi lavori degli artefici del paese, mercé di un lotto immaginato con avvedutezza grandissima; e ricompensa le migliori invenzioni con medaglie di argento e di rame.
Ogni anno nel di 3 di luglio, in cui si celebra coll'intervento di molti forestieri la grande solennità di N. S. dell'Orto, la società economica distribuisce le medaglie, e fa l'estrazione dei lotti. Da chi la presiede si legge un discorso, ch'è poi fatto di pubblica ragione. Intervengono all'importante funzione i più distinti chiavaresi, e si trovano anche presenti non pochi che ivi si conducono espressamente da Genova. Musicali concerti vieppiù rallegrano questa solennità: le medaglie che si distribuiscono in premio rappresentano Cerere, Mercurio, e Vulcano, come simboli dell'agricoltura, del commercio, e delle arti, con la leggenda Vitam excoluere per artes. Nel rovescio stanno queste parole: Societas clavarensis rei agrariæ commerciis et opificiis promovendis. Siffatta medaglia, di cui il Puttinati fece il conio in Milano, fu divisata dall'ottimo Enpio Quirino Visconti.
Non è da tacersi che due cardinali si compiacquero di appartenere a questa società: cioè l'eminentissimo Spina, che ne fu presidente; e l'eminentissimo Rivarola, che ne è generoso e zelante protettore.
Teatro. La sala del teatro di Chiavari è capace di settecento e più spettatori: esso è detto civico, perché di piena proprietà del comune. Fu ricostrutto nel 1826 sull'elegante disegno del chiavarese architetto Angelo Argiroffo. Per superiore ordinamento debb'essere aperto in tempo di carnevale, e nella stagione d'autunno.
Tipografia. Dalla provinciale stamperia Argiroffo si mandarono alla luce:
La prima versione in versi delle Notti Romane fatta dall'abate Benedetto Sanguineti chiavarese.
Alcune considerazioni agrarie-economiche di Giovanni Cristoforo Gandolfi; 2 vol. in 8°, 1837. Del dotto autore di quest'opera faremo parola nei cenni biografici del presente articolo.
Due diligenze partono da questa città ogni giorno per Genova, e due pure da Genova vi arrivano. Sei ore s'impiegano nel viaggio.
Si tengono due annue fiere: la prima il 17 di gennajo, e la seconda nell'ultimo giovedì dello stesso mese. Sono frequentate dai negozianti della provincia. Il principale commercio che si fa in esse, è quello del vario bestiame.
Pesi, misure, monete. La misura pel commercio è il palmo, che corrisponde a m. 0,248, misura agragria-canella di palmi 12. Pel vino la mezzarola , che è di litri 161,352: è divisa in tre barili, e questi in amole 54. Il barile per l'olio è di litri 65,480, diviso in 128 quarteroni. Pel grano di rubbi 12, di venticinque libbre di 12 oncie ciascuna. Vi è in corso la moneta di Genova.
Per l'ordinario vi ha stanza un distaccamento di truppe.

(continua)

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