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    Pezzi di storia

Chiavari (3/4)
di Goffredo Casalis

"Dizionario degli Stati di S. M. il Re di Sardegna – Vol. XVI" di Goffredo Casalis, 1847

Si sottolinea che il testo è stato redatto prima della nascita del Regno d'Italia

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Clima. Il clima di Chiavari è temperato. Secondo le osservazioni ivi fattesi in più anni sul termometro di Reaumur risulta per approssimazione come siegue: foto

Maggior freddo sopra il zero .......3
Minor freddo           id................10
Freddo medio          id..................7
Maggior caldo         id................22
Minor caldo             id................17
Caldo medio            id................19

Nel territorio di Chiavari si trovano:
Calcareo argilloso, bigio nericcio, che tende al violaceo, imperfettamente scistoso e seminato di squaniette di mica argentina. Si rinviene a strati, dei quali varia la grossezza da metri 0,02 a metri 1,20, componenti, per un certo tratto, la parte inferiore della pendice meridionale, del monte che sorge a ponente di Chiavari, regione Preli. La direzione loro è di gradi 40 a greco, coll'inclinazione di gradi 25 a scirocco. Essa è coltivata come pietra da fabbrica pei pavimenti, gradini ecc., e sembra infine appartenere alla formazione dello scisto fillare ossia ardesia di Lavagna e di Cogorno.
Calcareo marnoso compatto di frattura liscia concoide e di un colore bigio-cupo-ceruleo, con minute rilegature spatiche candide. Della cava detta di Capinelle, situata a tre chilometri circa, a greco da Chiavari, presso la via da questa città a Borzonasca. Vi si trova a strati alternanti con uno scisto marnoso ed inclinati gradi 30 a ostro. Scavato da quando a quando come pietra da fabbrica.
Marmo bigio-scuro, quasi cupo (calcareo) venato di bianco. Si rinviene a strati orizzontali in una collina vicina a Chiavari e per lo più in mezzo a banchi ardesiaci. Questa cava non è per ora coltivata.
La popolazione è in generale di complessione robusta, di pacifica indole, e di felici disposizioni intellettuali: tra la città e i suoi sobborghi somma a ottomila anime. Quella di tutto il comune è di 10500.
Cenni storici. Chiavari mai sempre unito e fedelissimo al comune di Genova, ne seguì tutte le sorti, e non ebbe perciò una storia particolare: quella della madre patria fu la sua: concorreva esso negli armamenti marittimi, che fecero tanto chiaro il nome di Genova dall'undecimo sino al decimosesto secolo, in cui si vuole che avesse giurisdizione criminale infino a Recco.
La condizione di questo luogo comincia essere meglio conosciuta verso la metà del secolo XII, in cui fu cinto di mura, e munito di castello. Venne allora ordinata la distribuzione delle sue strade da architetti inviati appositamente dal comune di Genova.
Se l'opportunità del sito consigliò tali cure a vantaggio di Chiavari, per contrapporlo ai frequenti assalti dei conti di Lavagna, che sull'opposta riva dell'Entella signoreggiavano con prepotente dominio, benché già ridotti dalla forza dell'armi a prestare la fedeltà alla repubblica, si può ben credere, che già il paese di Chiavati conosciuto innanzi sotto il nome di Borgo lungo, fosse di tale importanza da richiederne la custodia. Or dunque non potendosi tessere una storia particolare di questo luogo, procureremo almeno di rapportare con indicazioni cronologiche le cose di qualche rilievo che vi avvennero di età in età, o che per qualche guisa onorevolmente lo ragguardano.
Dobbiamo soltanto premettere che secondo il Merula, il Biondo, ed altri scrittori l'Oppidum Clavari fu considerato fra i principali d'Italia, e che il Giustiniani non dubitò di affermare: «Monpellieri in Francia, Barletta in Puglia, Fabriano nella Marca, Prato in Toscana, e Chiavari nella Riviera sono i bei castelli che si sogliono nominare». Premettiamo ancora dubitarsi da taluno se Chiaveri, o Chiavari debba essere scritto; ma si preferisce questa seconda ortografia, di cui si valsero antichi autori, e singolarmente monsignor Giustiniani: il Beato Jacopo nelle sue croniche usa Clavarum e non Claverum. Il Chiaveri si volle usato da Dante, e veramente in molte edizioni della divina commedia leggiamo:
Intra Siestri e Chiaveri s'adima.
Ma il giornale ligustico di scienze, lettere ed arti provò, coll'autorità di preferibile edizione, che Dante debbe veramente aver detto Chiavari.
An. 1167 . «Quest'anno i consoli fecero edificare il castello di Chiavari». Così seccamente gli annali antichi, e il Giustiniani. Ed è questa la prima memoria relativamente a questo paese. Vero è però che fu esso mai sempre nel distretto, ed eziandio nella diocesi di Genova: nelle leggi del 1143 il distretto di Genova è fissato dalla parte di levante a Rovereto, villa del territorio di Sestri, nominata da Monsignor Giustiniani nella descrizione della Liguria, e diversa da Rovereto, villaggio di due parrocchie tra Rapallo e Chiavari.
1181. Bardone Fieschi arciprete di Lavagna, edifica a sue spese una cappella dedicata a s. Giovanni Battista nel luogo di Chiavari.
1182. La cappella o chiesa di s. Giovanni Battista di Chiavari ha il suo compimento in quest'anno, come risulta da due iscrizioni pubblicate nel giornale ligustico di scienze, lettere ed arti, dal dottore Nicolò Della Torre.
Papa Celestino III con bolla, che originale conservasi nell'archivio della parrocchia di Lavagna, conferma a Bordone Fieschi il gius di pievano sulla cappella di s. Gioan Battista di Chiavari, come rettoria, il cui sacerdote doveva dipendere dall'arciprete di Lavagna.
1238. Tedisio ed Alberto Fieschi fratelli, conti di Lavagna, venuti ostilmente al luogo di Chiavari, gli diedero il sacco.
1355. Si terminò la casa di misericordia, ossia l'ospedale di Chiavari, con lasciti del maestro Oberto Boninsegna, chirurgo e fisico, e con largizioni di donna Franceschina vedova di Tedisio di Cornasca, detto della Triaca, speziale; ed eziandio per opera di cittadini deputati, siccome appare dalla iscrizione gotica che tuttavia si vede in un muro vicino al monastero delle Clarisse di s. Bernardino.
1380. Nicolò Guarco doge di Genova, stabilisce in Chiavari un capitano di guerra per la Riviera di levante, dandogli due assessori o consiglieri; e nomina per capitano il nobile chiavarese Tommaso Ravaschiero.
1404. Il consiglio comunale proibisce tutte le scuole private, nominando a maestro pubblico un Oberto da Bergamo, al quale chiascheduno scolaro debba contribuire lire cinque al mese.
In quest'anno medesimo si termina la piccola cittadella di Chiavari, fatta d'ordine del famoso Buccicaldo, governatore di Genova pel re di Francia. Si vuole che una strada sotterranea siasi eseguita per le comunicazioni tra la cittadella e il castello.
1422. La confraternita dei Disciplinanti di s. Francesco fa edificare, col disegno di Simone Gatti, l'oratorio appié del ponte vecchio sull'Entella, il quale da Chiavari mette a Lavagna, siccome risulta da iscrizione rapportata nel giornale ligustico.
1438. Per ordine della repubblica di Genova i chiavaresi distruggono dalle fondamenta il castello di Zerli.
1439. Le famiglie che in quest'anno avevano diritto di far parte del consiglio grande, si trovano in numero di ottanta. Quasi tutte ottennero poscia in varii tempi di essere ascritte al patriziato di Genova.
1447. Il governo genovese commette a Manfredi Ravaschiero di assoldare ducento e dieci balestieri nelle parti di Chiavari, dei quali esso Manfredi ottiene il comando.
1467. Si trovano sotto quest'anno alcuni mandati perché si abbia cura dell'orologio pubblico.
1468. Influenza pericolosa in Chiavari nominata in alcuni atti epidemia, ed in altri peste. Ne morì qualche abitante. Il comune stipendiò persone, acciocché assistessero agli infetti anche nelle ville.
1469. Serpeggiando la peste in Castiglione, in Moneglia, ed in altre vicine terre, si eleggono quattro personaggi di Chiavari per formare il magistrato di sanità: si chiudono alcune porte: lasciandone aperte tre sole, guardata ciascuna da tre uomini del paese.
I sospetti di peste avendo, colla interruzione del commercio, prodotto una miseria sensibile, il consiglio di Chiavari permette ad Elia ebreo che venga ad aprirvi un banco di prestito su pegno a ragione di cinque denari al mese per ogni lira, cioè del venticinque per cento all'anno.
Si pensa alla salubrità, ordinando che sia tutto selciato il paese, allo scopo di togliere i miasmi, che il terreno fangoso, e non scevro d'immondizie suol generare nei luoghi popolosi.
1500. Pestilenza in Chiavari, e ne' luoghi vicini.
1525. Peste in Chiavari. Una parte della popolazione si ridusse per le ville: l'altra parte si ricoverò sotto capanne in sulla riva del mare, nel luogo detto le Saline.
1528. Peste nel Genovesato. Dai libri della confraternita di s. Francesco si ricava che in Chiavari, tra' fratelli ascritti a quella pia unione ne morirono centoventitre. La comunità fece ridurre a cimiterio pei morti di peste un luogo vicino alla via detta il Corso, fuori delle mura.
1534. Molti lupi infestano il territorio; e si pagano molti premii assegnati dal comune a chi uccidesse alcuno di que' feroci animali.
1555. Giacomo Scherlino è chiamato a insegnar musica in Chiavari con pubblico stipendio.
1562. Relativamente alle sorti del piccolo commercio è curioso a sapersi che uno speculatore mandò a Roma per mare cento sessanta barili di funghi raccolti nel Chiavarese contado.
1574. I corsari barbareschi, e le discordie civili di Genova sono cagione di timori a Chiavari. Vi signoreggiano i nobili nuovi, e danno qualche provvedimento, ma tardo e scarso a' bisogni di questo comune.
1576. Sedate le contese civili con le leggi di quest'anno, gli uomini del quartiere detto Capo di Borgo chiedono di essere distratti dalla comunità di Chiavari: quelli di Val di Sturla domandano un podestà proprio, non volendo più dipendere dal giusdicente di Chiavari. Il governo non accolse né l'una domanda, né l'altra.
1584. I religiosi cappuccini porgono supplica al magistrato civico di Chiavari perché sia loro conceduto di fabbricare un convento nelle vicinanze. La loro supplica è rigettata; ma essi trovano la via di superare gli ostacoli, essendo protetti da Paolo Emilio Rivarola; ottengono anzi pecuniari sussidii negli anni 1587, 1588, 1634, sia per la fabbrica della chiesa, sia per quella del convento.
1588. Essendo assunto alla dignità suprema di doge il dottore David Vaccà, stato sempre molto amorevole a Chiavari sua patria, il consiglio fa lavorate in Genova un bacile ed una brocca d'argento con incisavi questa iscrizione: Clavarum parens David Vaccà parenti optimo duci serenissimo. Presentatore del dono fu il nobile chiavarese Francesco Costaguta. Questo David Vaccà, ossia Vaccari, era dottor collegiato di legge quando fu ascritto al patriziato di Genova nel 1547: terminati i due anni del dogato, visse nella dignità di procuratore perpetuo della repubblica, e si morì nel 1609. Porzia, figlia del doge, cedette in dono verso il 1610 un suo orto per la fabbrica del magnifico tempio della Madonna dell'Orto. Della stessa famiglia Vaccà di Chiavari fu Domenico vescovo di Nebbio in Corsica, traslato nel 1508 a Ventimiglia.
1590. Tre consiglieri vanno a Genova per congratularsi in nome pubblico col chiavarese Matteo Rivarola di fresco eletto arcivescovo.
1597. L'anzidetto arcivescovo di Genova, attenta nobilitate loci, esenta il paroco di s. Giovanni Battista di Chiavari dalla giurisdizione dell'arciprete di Lavagna, dandogli, secondo l'uso della diocesi di Genova, il titolo di prevosto; ma il rettore di s. Gioan Battista di Chiavari, benché fatto esente nel 1597, continuò a portare il modesto titolo di rettore fino al 1613.
1602. Dal serenissimo senato si pubblica una tariffa per gli emolumenti da pagarsi a' notai che ricevono e scrivono atti sì civili che criminali in tutte le parti del dominio; e i notai di Chiavari sono obbligati a conformarsi in tutto alla tariffa stabilita per quelli della città di Genova.
1610. Trovasi che a questo tempo l'arcivescovo di Genova teneva un vicario foraneo in Chiavari, ed era questi il sacerdote Giovanni Agostino Repetto dottore di leggi.
1622. Mortalità in Chiavari per influenza epidemica.
1637. 27 agosto. Si mette la prima pietra della nuova chiesa parrocchiale di Rupinaro, che fu compiuta in due anni.
1637. 20 novembre. Tremuoto in Chiavari, gran terrore, essendo cosa insolita; lieve danno.
1638. Papa Urbano VIII a preghiera del dottore Domenico Rivarola chiavarese suo medico, concede che nella processione del Corpus Domini il SS. Sacramento sia collocato sopra un'arca portata sulle spalle da sacerdoti.
1641. La gragnuola che nella Liguria non è cosi frequente, né così terribile come in altre regioni, cadde in Chiavari, e nelle sue ville, il 19 di luglio verso il mezzodì, di tale grossezza, che uccise molto bestiame.
1642. Vuolsi che il comune di Chiavari abbia fatto in quest'anno alla repubblica un dono di cinquantamila lire da fabbricarsene una galera, che portasse in poppa l'effigie di N. S. dell'Orto, e si chiamasse Chiavari.
1643. Nel dì 33 d'aprile si celebra per la prima volta la santa messa ai carcerati, essendosi collocato all'uopo un altare nelle carceri.
1646. Carlo Noceti, di Lavagna, paroco di s. Giovanni Battista in Chiavari, dopo lavati i piedi a dodici poveri nel giovedì santo, conforme al rito, diede loro sulla piazza della chiesa una cena sontuosa ed una larga limosina.
In quest'anno il consiglio chiede alla repubblica che sia dato a Chiavari il titolo di città.
1651. Si raduna l'accademia letteraria di Chiavari, e il dottore Agostino Romezzano chiavarese vi recita un'orazione in lode della patria.
Nell'anno stesso il 24 gennajo muore Achille Costaguta, veneratissimo non tanto per nobiltà, quanto per virtù e carità di patria: gli fu fatto funerale splendidissimo, e si recitarono in lode di lui due funebri orazioni.
1656-57. Il contagio che infierì in questi anni, essendo il più terribile che si conosca nella storia, non per la sua estensione, ma per una intensità così funesta, che nella sola città di Genova condusse a morte novantamila abitanti, giova raccorre diligentemente le notizie spettanti al serpeggiare che fece in Chiavari, compendiandole dalla relazione manoscritta, che ne lasciò un sacerdote chiavarese, il quale visse in quel tristissimo tempo.
1656, 19 agosto. Monsignor Rivarola fugge da Genova, ma già infetto; viene a Chiavari; muore il 31. La sua casa è subito murata.
4 ottobre: l'oratorio di s. Antonio è destinato ad uso di lazzeretto.
6 ottobre: muojono nel borgo di Rupinaro due femmine: saputosi il caso in Genova, si pubblica un bando il 19, vietandosi ogni relazione marittima con Chiavari. L'abbandonato monastero di s. Eustachio è ridotto a spedale di osservazione per i sospetti. Il consiglio comunale ordina una quarantica, cui debba fare ciascuno in casa propria: per sovvenire in questo tempo ai poveri, fa un debito di mille scudi.
20 ottobre: si mura la porta che metteva al borgo di Rupinaro. Muojono quattro frati Carmelitani scalzi nel loro convento dell'Orto. Nel fare dei suffumigii per purgare la sacrestia si appicca il fuoco agli armadii ed alla soffitta: va tutto in rovina ed in cenere. La repubblica fa venire dalla Provenza quaranta fra medici e chirurghi; ne manda alcuni a Chiavari, pagando loro uno scudo al giorno. Le robe de' morti si bruciano sulle piazze.
24 novembre. Nel borgo di Rupinaro si comincia celebrare la santa messa nelle vie, assistendovi il popolo dalle finestre.
1657, 10 gennajo: si dà licenza di uscire dalle case.
18 febbrajo: il governo decreta che i chiavaresi vengano ammessi a libera pratica. Nuovo sviluppo del morbo latente: in febbrajo muojono settantacinque persone nella parrocchia di s. Giovanni Battista, e cento cinquanta in quella di Rupinaro. In maggio, una donna venuta di Genova infetta il Rione capo di Borgo fin allora intatto; ma vi muojono cinque sole persone.
1658. Marcantonio Falcone capitano di navilio mercantile, va in Ispagna, sposa un'indiana ricchissima; la conduce a Chiavari, e ne ha molti figli tra maschi e femmine: maritò sette di queste in case o nobili genovesi, o ragguardevoli nelle riviere, dando loro doti molto cospicue.
1735. Monsignor De Franchi arcivescovo di Genova dichiara la parrocchiale di s. Giovanni Battista capo di Pieve, sottomettendole alcune parrocchie tolte alle pievi di Lavagna e di Leivi.
1747. Scacciati da Genova gli austriaci, e giuntane la notizia a Chiavari, alcuni audaci il 10 dicembre, di notte, entrarono a forza nel palazzo Grimaldi, e tolsero al generale Keit che vi alloggiava, molti preziosi arredi, di cui crasi impadronito durante la guerra.
1750. Tre fratelli, figli di Gaetano Descalzi, si fanno fabbricare un palazzo vicino alla chiesa parrocchiale di Rupinaro.

(continua)

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