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    Pezzi di storia

Il monastero di Valle Christi
di Alfonso Ricolfi

Il Mare – 5 novembre 1938

Maestosa e austera s'alza contro l'azzurro del cielo ligure la superstite mole di un campanile, rudere glorioso dell'architettura gotica del sec. 13°1

Maestosa ed austera, tutt'avvolta, com'è, nella sua cupa ghirlanda dell'edera che le si avvinghia forte da ogni lato, salvandola così dallo sfacelo (e mi si fa il nome di un illustre Accademico d'Italia che consigliò di non liberarla più, per la salvezza, da siffatta stretta), appare ancora oggi a chi da Rapallo, muovendo foto verso Santa Maria del Campo, volge a un certo punto a sinistra, la superstita mole di un campanile, glorioso rudere d'un monastero gotico sorto sui primi anni del secolo XIII.
Ciò che resta d'un vetusto monumento
Con l'aerea grazia delle snelle bianche colonnine delle finestre ogivali, il cuspidato campanile si erge ancora, testimone d'un passato di religiosità e di forza; confermata, quest'ultima, dai solidi archi di pietra non ancora crollati, costituenti il tenace scheletro dell'abside della chiesa distrutta. Là ove un tempo passava forse la balaustra dell'altare, e le supplicanti vergini s'inginocchiarono implorando benedizioni celesti, ora un noce affonda le proprie radici, e pianticelle di felci, di fichi e d'ortiche vi fanno grato rifugio di lucertole e di ramarri. Una casa colonica attigua dell'antica sagrestia, già vi aveva fatto ripostiglio di vecchi arnesi rurali; alcuni muriccioli, fra i quali s'apre ancora l'antico pozzo del monastero, s'infossano nella terra fra le erbacce parassitarie, eppure qui, ce l'attestano le Memorie di Rapallo del Della Cella, una accurata storia manoscritta che ho potuto consultare in una biblioteca della canonica di questa città, qui, a reggere gli archi del chiostro in sesto acuto, le bianche colonnine marmoree correvano svelte in doppia fila per quattro lati, ed erano ancora visibili nella seconda metà del Settecento. Ora non ne rimangono più che miseri avanzi.
In secoli più lontani, in prossimità di questa valle, era tutto un lago: il lago Catalano, segnano le carte; ed anche in questa valle, ove il mare giungeva in epoche preistoriche, dovevano ristagnare più copiose di oggi le acque montane, che oggi, incanalate nel letto di un torrentello, defluiscono nel torrente Boate. Alle basi di questo edificio, oggi, ahimè, interrati, ma ancor visibili non molti anni fa, sono fissi i grossi anelli che per la loro ubicazione e conformazione, attestano in modo indubbio per gli intenditori che vi venivano ad attraccarvi le imbarcazioni.
Ma il salirvi dal mare non doveva essere né facile, né possibile, io penso, in ogni stagione; tale luogo, che sorge prossimo all'antica autentica Via Aurelia, poteva sembrare offrire la possibilità di un rifugio abbastanza sicuro dalle terribili navi dei corsari; e qui dunque per pietosa donazione di due dame liguri, una delle quali, la de' Mari, madre infelice di quell'Ansaldo che diventò ministro e docile strumento di Federico II, fu nel 1204 fondato questo monastero di Santa Maria, destinato alle monache dell'Ordine Cistercense di buona famiglia. Queste nel Cinquecento, col declinare del loro ordine religioso – e non del loro soltanto – furono poi sostituite dalle Clarisse.
Qui, tra il ponticello, se non romano, certo antichissimo di Valle Christi, e quello sull'ultimo tratto del torrente Boate, fu data battaglia fra genovesi e sforzeschi, alleati di Carlo VIII, e gli uomini di Federico d'Aragona – fratello del Re di Napoli – venuti ad accamparsi lungo il torrente, e di qui si levò per tutta la valle il fragore delle armi, l'urlo dei combattenti, il lamento dei feriti. Fu allora, tra le sfrenate rapine susseguite in Rapallo e nei dintorni, essendo sopraggiunti per mare anche gli svizzeri, depredato anche il convento di queste monache? Non pare; e infatti non ne trovo alcun cenno tra le notizie con mokta cura raccolte in un volume manoscritto da un canonico della Cattedrale di Rapallo, il reverendo Antola, che me ne ha cortesemente fatto prendere conoscenza.
Una lunga storia in un'epigrafe disegno
E' ancora di qualche interesse – sorvolando su alcune vicende di rapporti fra queste monache e l'Ospedale di Ruta, da loro posseduto, lasciato e ripreso ancora, e tenuto fino alla fine del Quattrocento, e su una certa istanza del Parroco di Ruta contro loro mancato pagamento, ogni anno, per la festa di San Michele, di una misura di grano, un barile di vino e soldi quattro di genovini (la moneta genovese d'ottima lega: onde: genuino) – leggere la compendiosa storia di questo monastero in un'epigrafe latina del rapallese dottor Giovanni Agostino Molfino, qui morto nel 1718.
Eccone la traduzione:
D.O.M.
Il tempio famoso per immemorabile antichità – Di Santa Maria di Valle Christi di Rapallo – A mille passi di qui eretto l'anno del Signore prima del Mille – Fra i principali della Liguria – Come ivi anche oggi mostrano i vestigi della distrutta mole, non senza rimpianto e ammirazione dei riguardanti – In tale solitaria pianura eretto per maggior sicurezza dalle marine scorrerie dei Saraceni – Già monastero delle R.R. Monache dell'Ordine Cisterciense – Per struttura, nobiltà, censo, sacre reliquie, santità di vita e di costumi celeberrimo in Italia, - Nutritore per un anno dell'eletta vergine Carenzia dei Visconti di Lombardia, cugina del SS. Papa Gregorio X – Acciocché ivi ella ne apprendesse perfettamente la Regola – E ne portasse la norma a Santa Franca badessa, ma di lei consocia nella prima fondazione dell'Istituto di Piacenza – Istituto da dilatarsi poi per la Gallia Cisalpina – Ultimamente il monastero fu sotto la Regola di Santa Chiara dell'Osservanza – E di qui venti monache si trasferirono da Rapallo a Genova a Santa Margherita della Rocchetta l'anno 1531 – Finalmente, giusta le più recenti costituzioni del S. Concilio Tridentino, Sess. 25, Cap. 5 – Stante la distanza del luogo dalla cinta della città e per Decreto del S. Papa Gregorio XIII – Soppressa e abbandonata l'anno 1572.
La pietà dei cittadini di Rapallo – Con non ordinaria spesa, qui presso le mura del Municipio gettate nuova fondamenta l'anno 16532 – Coll'auspicio di Dio e pompa solenne celebratavi la prima messa l'anno 1688 – Spalancava la porta del ritorno alle monache il 1690 – Sotto la Regola di Sant'Agostino.
Trasportatavi la molto reverenda Madre fondatrice del Monastero di San Tommaso di Genova – Con licenza del Serenissimo Senato della Repubblica di Genova – Degli eminentissimi Cardinali della S. Congregazione di Roma – E di Monsign. Illustrissimo Giulio Vincenzo Gentile Arcivescovo di Genova – Affinché non ne cadesse mai la memoria – I prestantissimi signori protettori hanno tutto ciò fatto registrare – E il tempio a Santa Chiara della Croce da Monte-Falco consacravano.

Come si vede, l'epigrafe del Molfino, da lui inserita nella vita da lui scritta di Santa Chiara di Montefalco, procede alquanto oltre l'anno della soppressione del monastero, giungendo fino al 1690.
Scorrerie barbaresche e furti di elemosine
Deh, come trepidanti volsero al cielo le loro supplici voci le vergini del cenobio, dopo la terribile notte del 4 luglio 1549, quando irruppero, con le scimitarre sguainate, tra le vie di Rapallo i pirati turchi di Alì Dragut, saccheggiando le case, trucidando, e portandosi sulle navi ben cento prigioni! La truce ombra del filibustiere visitò da quella notte in sogno donne e fanciulle di Rapallo; s'acquietarono esse un poco quando il Senato genovese provvide a farvi ricostruire, a guardia del mare, il turrito castello che vi sorge tuttora; ma non dovettero acquetarsi le monache cistercensi, anche se (come leggiamo fra le notizie della riferita epigrafe, tutte attendibili, tranne quella della fondazione) la scelta del luogo per fondare il loro monastero era stata fatta «per maggior sicurezza dalle marine scorrerie dei Saraceni».
Rifugiarsi al monte? Ma la solitudine aveva i suoi inconvenienti; e poiché a questi pensava intanto di porre riparo una Costituzione del Concilio di Trento, imponendo la soppressione dei monasteri di monache troppo lontani dall'abitato, e poiché i rapallesi eran disposti a fondarne uno per le monache di Val di Cristo entro le loro mura, Pio V, avute le loro suppliche ordinò il 1568 la demolizione del loro monastero. Rimasto inadempiuto l'ordine, fu rinnovato nel 1572 da Gregorio XIII, e finalmente adempiuto negli anni successivi: conservasi l'inventario dei beni, che è del 1572, e lo strumento di vendita, che risale al 1573.
Da un altro documento pubblicato dal Ferretto risulta anche che non mancavano i ladri delle elemosine in quel tempo: ed infatti poco prima del 1570 le monache furono costrette a pregare l'arcivescovo di Genova che mandasse loro un prete di buon esempio perché vi custodisse le casse e i vasi dov'esse erano riposte; e intanto – così ebbe ad attestare poi il cappuccino Giuseppe di Albissola, che vi andò – esse manifestavano il desiderio che fosse per loro edificato un altro convento presso l'abitato «perché per essere detta chiesa fra i monti, accadeva ch'erano rubati i denari delle elemosine».
Così il monastero con gli annessi beni, venduto il 1572 al signor Niccolò Bardi di Rapallo, eccettuata la chiesa, che per ordine del Papa verrebbe officiata da un cappellano (Libro Rosso del Comune di Rapallo), fu abbandonato e demolito dopo oltre tre secoli e mezzo di vita.
Uguale destino toccava alla fine del secolo a un monastero di Benedettine sorgente non lungi: quello di San Tommaso, fondato intorno al 1167. Squallide arcate fra ruderi di mura senza tetto, ove salirono canti di fede fra incensi e armonie, quanto vi rimane ancora di vita? Anche fra voi è la selva selvaggia; eppure anche a voi, come al campanile di Valle Christi, è toccato l'onore di essere state dichiarate monumento nazionale! Al gigante l'edera si stringe con le tenaci braccia, su su, fino alla cuspide, a voi, ove l'arco più s'assottiglia, manca, in luogo d'una simile fasciatura naturale, un po' di cemento. E venendo in visita a questi due monumenti – impacciato nel passo dall'intrico dei rami delle più varie pianticelle – se lo punge vaghezza di fare un giretto intorno al campanile, il visitatore si chiede con qualche sorpresa: il colono della casa attigua non può far nulla? E il Municipio di Rapallo, così vigilante ed attivo per quanto può costituire una attrattiva per i forestieri, non può mettervi riparo, affidandone, se non la custodia, almeno la vigilanza a chi coltiva il terreno adiacente o ad altra persona di sua fiducia?


1 Vedi anche l’articolo della Gazzetta “Il Monastero di Valle Christi in un documento secentesco inedito” del 15 aprile 2020
2 Si tratta del Monastero delle Clarisse

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