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    Pezzi di storia

Scuola "Quaquaro": la prima a Santa Margherita

Una sintesi tra la cronologia di Attilio Regolo Scarsella e un'analisi "disincantata" di Giovanna Petti Balbi.
Si rimanda anche all'articolo della Gazzetta ""Per la storia della Pubblica Istruzione a S. Margherita Ligure" del 12 maggio 2015.


Attilio Regolo Scarsella nei suoi Annali riporta per l'anno 1593 "Un altro Sammargheritese insigne di questo tempo è Nicolò Quaquaro q. Bartolomeo, il quale, andato giovanissimo in America e fissata sua dimora in Lima, avea fatto, mercanteggiando, assai buoni guadagni. Tornossene, già vecchio, in patria, per godersi il scuola frutto delle sue fatiche; ma, da uomo ricco di intelligenza, di fede e di buon cuore, non meno che di sostanze, pensò a mettere a parte della propria fortuna i suoi cittadini; … ordinò che «il rimanente de' suoi beni tanto mobili che immobili fosse venduto; che del ricavo si comprassero tanti luoghi in S. Giorgio e il frutto di questi si impiegasse: 1° in pagare un buon Maestro che insegnasse ai giovanetti di questo luogo la grammatica: …».
Alla morte di Nicolò Quaquaro, avvenuta più tardi, il testamento non fu eseguito nell'ultima parte: cioè non si fece la vendita del rimanente dei beni; ma i Fidecommissarii fissarono, siccome ne avevano avuto l'incarico, lo stipendio del Maestro in L. 236 che prelevarono dal reddito dei beni stessi; onde la scuola, ordinata, cominciò ad esistere, e continuò fin presso a noi, spargendo luce di lettere fra il popolo di S. Margherita e perpetuando la memoria del benemerito cittadino che per primo aveva fatto intendere il nome della sua terra nel mondo allora allora scoperto1."
Per l'anno 1595 "Si mette mano alla costruzione del convento degli Agostiniani, giusta le disposizioni di Nicolò Quaquaro…" ma nel 1614 "Una istituzione che stentava a mettersi in piedi, era quella degli agostiniani. I lavori, appena cominciati, erano rimasti sospesi per mancanza di fondi; così che gli agenti deliberarono di venire in suo soccorso, stanziando una piccola somma nel bilancio della comunità."
Ancora nel 1621 "Quella fabbrica del Convento di S. Agostino, che abbiam visto cominciata poco meno di trent'anni addietro, non c'era verso di poterla finire; onde gli Agenti, trovandosi col bilancio della comunità rimesso in ordine, deliberarono di erogare alla pia opera un nuovo sussidio; del quale diciam subito che non basterà neppur esso allo scopo."
Arriviamo all'anno 1630 "Gli Agostiniani erano riusciti, dopo quelle tante interruzioni che abbiamo visto, a finire il convento, e avevano aperto in questo una pubblica scuola. Cominciava così la congregazione a dare quei frutti che i Sammargheritesi se ne ripromettevano; quando un truce misfatto venne a tingere di sangue il suo cammino. Il giorno di S. Matteo, mentre si faceva la festa a S. Massimo, il Priore P. Giambattista fu proditoriamente ucciso. L'autore del delitto non riesce a noi, e forse non riuscì ai giudici d'allora, di scoprirlo. Si esaminarono diversi testimoni: parve dalle loro deposizioni che i sospetti si dovessero volgere sul sacerdote Gio: Battista Pino il quale sarebbe stato spinto al delitto «per differenza di scuole, insegnando ambidue a fanciulli di detto luogo di S. Margherita».
Ma null'altro sappiamo intorno a ciò."

2La vicenda che si svolge a S. Margherita, quale traspare da quattro testimoniali raccolti negli anni 1735 e '36, è anzitutto un processo di lunga durata: dall'età dichiarata di un teste, che era stato suo allievo e che risulterebbe nato nel 1690, la vexata quaestio che riguarda Giuseppe Maria Quaquaro, "lasciato", o meglio designato dai fedecommissarii del fu Nicola suo omonimo, ad «insegnare la grammatica gratis à scolari del luogo di Santa Margherita», si direbbe trascinarsi per almeno un ventennio (le altre testimonianze si riferiscono agli anni 1716, 1717 e 1720).
Il fatto è che il canonico Giuseppe Maria, nel 1736 ormai defunto, «non era capace a farla [la scuola …] né pur sappea fare il latinetto, l'aqua che cade dal Cielo in terra, perché insegnava, che l'in terra, va in ablativo», come anche «difficoltava à legere sino la Santa Messa» e, per giunta, per sottrarsi all'ingrato compito dell'insegnamento, egli si dava generalmente per malato.
E tuttavia i "parziali" o "fazzionandi" della famiglia, appartenente al notabilato locale (il parente Teramo, notaio, «molto potente, era altresì benefattore di detto luogo» ed il notaio Gio. Giacomo Banchero, "congiunto", era cancelliere della comunità di S. Margherita), per un'evidente questione di potere non si arrendono all'evidenza, e cioè al fatto che «tanto borghesi quanto marinari» sono costretti a mandare i loro figli a pagamento presso quattro diversi maestri sacerdoti.
Di più, quando nel 1723 e '24 viene inviato da Genova in casa di don Giuseppe Maria un certo prete Arditi di Rapallo «con l'incombenza di insegnar la grammatica in tempo che viveva detto Reverendo», il nuovo venuto, minacciato a dovere, fu costretto ad «andarsene furtivamente, attesa la paura che li fecero li partitandi di detto ora q. Sig. Notaio Quaquaro».
I quali, detentori delle leve di comando, non solo bloccano la possibilità di ricorsi a livello superiore, a Genova, ma riescono ad estorcere agli agenti della comunità un attestato ufficiale che il reverendo Giuseppe Maria «face[va] scuola», come confesserà con vergogna il medico Gregorio Pino fu Ignazio rimproverandosi di non essersi adoperato a suo tempo perché fosse «presentato il calice3, acciò potesse ogn'uno dire il proprio sentimento col voto secreto».
Come si può intuire, non devono essere stati pochi i casi e le situazioni in cui una pretesa e sbandierata gratuità degradava nel ricorso obbligato, a pena e rischio per i malcapitati di perseverare nell'ignoranza, al mero mercato scolastico.

Nulla riportano sull'argomento gli Annali fino al 1728, quando "Gli Agenti … In luglio, trattarono della scuola Quaquaro, il cui titolare, Giuseppe Quaquaro, era morto. Pensarono perciò a sostituirlo, e rilasciarono a suo fratello Nicola un attestato comprovante «che il defunto aveva sempre fatto d.a scuola con insegnare gratis a tutti quei che vi sono concorsi, ad esclusione di un anno, e aver anche chiamato suo coadiutore il Sac. Stefano Luxardo nelli ultimi anni di sua vita, quando a causa di sue infermità non poteva accudirvi»."
Nel 1734 "E la miseria seguitava a crescere. … In queste condizioni non è da meravigliarsi che la Scuola Quaquaro, dopo la morte dell'ultimo maestro, avvenuta nel 1728, restasse chiusa; e che solo oggi i fidecommissarii eleggessero, «ad insegnare la Grammatica a' giovani, il Sacerdote Stefano Luxardo, Canonico, il quale deve insegnare senza percepire nulla dagli scolari, e solo con la mercede assegnata da d.i fidecommissarii»."
Ma nel 1744 "La scuola Quaquaro, per la morte del Canonico Stefano Luxardo, era nuovamente rimasta senza maestro. Il principio dell'anno scolastico si avvicinava, e i fidecommissarii, di nominare il successore, non ne parlavano neppure. Allora, ai 25 di ottobre, gli agenti si radunano, premendo loro «che la gioventù, a maggior gloria del Signore, resti ben educata et instrutta per quanto si può, in quello concerne il spirituale et temporale»; e ne scrivono al Magistrato delle Comunità; alle cui sollecitazioni i Quaquaro eleggono il Sacerdote Bernardo Figaro, «persona di grande esemplarità, che ha fatto i suoi studii in Genova, e con tutto suo decoro difese pubblicamente la Teologia scolastica»."
Nel 1769 "Si pensa anche alla Scuola Quaquaro che, dal giugno dello scorso anno, era chiusa. Gli esecutori fidecommissarii di Genova, avevano licenziato il maestro, R. Can. Gio: Bernardo Figari perché la scuola «non sembrava molto giovevole alla gioventù». Pratiche si erano iniziate coi padri Agostiniani: ma noi sappiamo quale covo di velenosi intrighi fosse diventato quel convento. Quando già l'accordo sembrava concluso, la malevolenza di uno dei padri l'aveva mandato a monte, obbligando i fidecommissarii a rivolgersi ai preti secolari. Tra queste negoziazioni passano due mesi, e siamo all'aprile; donde «grave danno e pregiudizio alla gioventù, che, non potendo proseguire i loro studi restano oziosi, vanno perdendo il tempo et insieme quel tanto aveano già profittato nelle scienze». Gli Agenti sollecitano gli esecutori; e questi rispondono informandoli del già fatto e di quello che si propongono di fare. Ma tant'è; l'incoronazione doveva ancora tardare un bel po', e la scuola restar chiusa un pezzo; ché altre cure premevano gli agenti."
La storia si ripete nel 1785 "La scuola Quaquaro è di nuovo senza titolare. Gli agenti scrivono al Sig. Geronimo Durazzo e ai Sigg. Not. Giacomo e Giuseppe Quaquaro, perché siano conferite al Rev. Gio: Lorenzo figlio di Cap. Giobatta Gimelli, la cappellania e la scuola; ma quelli eleggono invece il Sig. Giuseppe Gnecco."
Nel 1787 "Che ci fa se la scuola Quaquaro è di nuovo senza maestro, per essersi di qui allontanato quel Giuseppe Gnecco che la teneva, e se i fidecommissari nicchiano per dargli un successore, e se gli agenti insistono?"
Arriviamo al 1798, periodo francese, quando "La prima cosa di cui dovettero occuparsi i nuovi amministratori fu la Scuola Quaquaro; perché proprio adesso che la nuova legge prescriveva «a tutti i Maestri di Grammatica, Retorica, Logica e Metafisica che tengono Scuola pubblica o privata, di spiegare in un giorno di ciascheduna settimana, con chiarezza e precisione, ai loro scolari almeno tre articoli della costituzione», proprio adesso i fidecommissari sospendono «la corresponsione al comune del legato di L. 236 m. f. b. di cui erano gravati per il mantenimento della scuola». Scrissero, protestarono gli agenti, ma indarno; e i monelli di S. Margherita cessarono di apprendere, non che gli articoli della costituzione, le lettere dell'alfabeto."
Nel 1811 "Gli individui del parentado Quaquaro, in seguito delle Leggi riguardanti lo svincolamento dei Fidecommessi, divisero tra loro i beni costituenti l'eredità lasciata da Nicolò Quaquaro nel 1593. Prima però di passare a questa divisione prelevarono dalla massa tanti beni stabili dell'annuo reddito di L. 660,16 e li assegnarono per L. 424,16 alla cappellania e per L. 236 alla scuola istituita dal loro antenato."
Nel 1913, quando il Comune è diventato territorio francese con il nome di Port Napoléon "Fu riordinata la pubblica istruzione, sopprimendo varie scuole tenute da maestri non autorizzati; obbligando il Prete Agostino Castagneto, che dirigeva la scuola Quaquaro, a mettersi in regola colla legge, e fissando nel budget la somma di L. 150 «per l'istituzione delle scuole nel Comune»."
Terminato il periodo napoleonico con l'annessione al Regno di Sardegna, nel 1817 "gli amministratori si occuparono seriamente dell'istruzione pubblica, la quale, per il nuovo anno scolastico, fu riordinata in modo che S. Margherita ebbe tre scuole: una, l'antica scuola Quaquaro, per insegnare leggere e scrivere, affidata al Rev. Castagneto; una per la grammatica italiana e latina, in cui fu maestro il Can. Gimelli con titolo di direttore; la terza per «l'aritmetica e scrittura mercantile»; e a questa fu chiamato il Sig. Tommaso Rossi, di Sestri Levante, giovane fornitodi buoni documenti, e destinato ad aver poi larga parte nella nostra storia."
La storia non finisce qui, perché nel 1824 il sindaco Simone Bolasco afferma che la "scuola Quaquaro [è] andata così in basso che «i giovanetti non ne riportano il ben che menomo profitto»."
Per il 1852 gli Annali riportano "la scuola Quaquaro, che rappresentava le [classi] inferiori, dopo la morte del Prete Agostino Castagneto, era governata dal Prete Giuseppe Lastreto il quale, «oltre a non mettere alcun zelo od impegno nell'adempimento di quella funzione, arbitrariamente escludeva dal gratuito insegnamento gli scolari delle Parrocchie del Comune, fuori quella sola di S. Margherita, sul pretesto che a quest'unica Parrocchia estendesse il testatore la sua disposizione». Lagnanze di cittadini e incitamenti di autorità mossero il Consiglio a tentare dapprima di istituire una prima classe per conto suo; non riuscito nell'intento per mancanza di denari, scrisse agli Amministratori Quaquaro perché provvedessero a togliere l'inconveniente. Gli Amministratori, il 18 agosto, elessero «a maestro il Sig. Domenico Inglese, colla pensione assegnata dal fondatore», e intimarono il congedo al Rev. Lastreto. Ma costui non volle cedere. Intentò lite agli Amministratori, e per due anni ancora seguitò a fare, o, si potrebbe dire, a non fare scuola."
Siamo al 1858 quando "Essendo poi «lamentata la mancanza, da due e più anni, della Scuola Quaquaro, per questioni fra gli antichi e i nuovi amministratori del pio lascito», si scrisse a codesti signori per «eccitarli a riattivare detta scuola, instando presso il R. Intendente perché, occorrendo, ve li astringesse».
Amara la considerazione del 1866 "… né la parziale rinnovazione del Corpo insegnante, dopo il licenziamento dello scorso anno, né i restauri alla sede, bastano a sollevare le Scuole pubbliche dallo scadimento in cui erano da troppo tempo. Peggio poi per le scuole private. Quella della fondazione Quaquaro da vari anni non dà segno di vita;…".
Nel 1873 "Quella che invece s' è perduta è la scuola istituita, con altre opere pie, nel 1593 dal Signor Niccolò Quaquaro, per la quale «da oltre 15 anni, ossia da quando l'amministrazione di detta opera fu tolta al fu Sig. Bartolomeo Lastreto, gli obblighi che ad essa incombono non furono più eseguiti né… risulta che cosa sia avvenuto dei redditi che in tale periodo di tempo furono accumulati»; donde una controversia che vedremo trascinarsi a lungo."
E' il 1876 e "Altra lite, come s' è detto altrove, con gli Eredi Quaquaro, per cagione della Scuola di grammatica.
Di questa, in quest' anno, per disposizione della Deputazione Provinciale, il Consiglio [comunale] torna ad occuparsi, e nella seduta del 27 agosto si dà lettura di una lunga memoria presentata dagli eredi, in cui dichiarano che, estinti ormai i cespiti per gli altri legati istituiti dal testamento del 1593, essi «per solo omaggio agli antenati sarebbero pronti a sborsare annualmente il necessario per l'uno di questi due: o L. 50 per i poveri di Santa Margherita, o L. 188,50 per la scuola»; e il Consiglio delibera di accettare la proposta nel senso che gli eredi debbano intestare una cartella del Debito Pubblico a favore del Comune per il mantenimento della scuola, con annotazione che la rendita debba essere di L. 275, tenuto conto degli anni in cui la Scuola non fu fatta. Si potrebbe credere che la vertenza sia finita: vedremo che non è così: perché il R. D. 29 settembre 1878, che approva la deliberazione, non tenne poi conto dell'annotazione."
Nel 1879 infatti "Il 16 ottobre i Signori Giuseppe Quaquaro e Gio: Batta Fioria «nella loro qualità di eredi dell'ora fu Niccolò Quaquaro fu Bartolomeo, dichiarano che non possono accettare come base della stipulazione» per l'acquisto del lascito da parte del Comune il R. D. 29 settembre 1878, e domandano che «mediante la consegna al Municipio di una cartella di L. 275 di rendita, risultino esonerati da tutti gli oneri pii di cui nel succitato testamento del loro autore».
E allora la Deputazione Provinciale esprime l'opinione che tale richiesta sia accolta con l'emanazione di un altro Regio Decreto. Cosa, come si vede, non complicata né difficile; eppure quattro anni passeranno ancora, prima che si venga ad una soluzione definitiva."
1884, ci avviamo alla conclusione "Il 22 giugno, dopo otto anni di controversie, [il Consiglio] deliberava, conforme al parere della Deputazione Provinciale, di accettare definitivamente la proposta degli eredi Quaquaro per l'adempimento della Scuola mediante intestazione di una cartella di rendita di L. 275 annue con decorrenza dal 27 agosto 1876, «svincolando gli eredi da ogni altro onere che potesse incombere a termini del testamento del 1593, salvo, ben inteso, quello delle doti per le fanciulle maritande e per gli schiavi del casato Quaquaro, per cui esisteva un certificato intestato all'Opera Pia, per la rendita di L. 255». E in questo senso il Consiglio domandava che fosse riformata l'Opera Pia Quaquaro."


1 La conquista del Perù va dal 1531 al 1534: la fondazione di Lima è del 1535. Io non oso dedurne che il Quaquaro fosse fra i compagni di Francesco Pizarro: dico che fu certamente fra i primi Europei colà emigrati: e dico altresì che il suo nome ci richiama quello del preteso compagno di Colombo; e che, al riguardo, potrebbe esser vera delle due cose l'una: o che dal Quaquaro di cui stiamo parlando abbia avuto origine la leggenda del primo Quaquaro: o che la vita di quello mostri la probabilità che da una famiglia di così valorosi navigatori sia veramente uscito questo.
2 "La scuola medievale" di Giovanna Petti Balbi, da Atti della Società Ligure di Storia Patria, Nuova Serie, Vol. XLV (CXIX) Fasc. I - 2005
3 vaso a forma di calice usato in quegli anni per depositare denunce di abusi, lamentele, segnalazioni o proposte in forma anonima: rif. articolo della Gazzetta "Biglietti di calice" del 5 marzo 2021

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