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    Pezzi di storia

I Rolli, storia di ricchezza e di accoglienza
di Elena Manara

Genova Impresa - Maggio/Giugno 2021

Si possono anche leggere gli articoli della Gazzetta "I Rolli Patrimonio dell'Umanità" del 29 maggio 2011 e "I palazzi dei Rolli a Genova" del 7 ottobre 2017.

"Ci vediamo ai Rolli"…, "quali Rolli vai a vedere?"…, "Domenica non posso, ci sono i Rolli!"… Queste le frasi che rimbalzano di strada in strada, di piazza in piazza almeno alla vigilia di due week end dell'anno, quelli in cui - in primavera e in autunno - si svolgono i "Rolli Days".

Via Aurea L'antica Via Aurea, scrigno dei tesori della città

Rolli? Rolli Days? E' una storia lunga iniziata, se vogliamo, nel 1528 alla fine di un secolo, il Quattrocento, piuttosto turbolento, che aveva visto la città per ben tre volte sotto il dominio francese e la contemporanea caduta di Costantinopoli, che ne aveva sconvolto le fortune economiche in Oriente e nel Mar Nero.
Infatti, nel 1528 l'ammiraglio Andrea Doria liberò Genova occupata dai Francesi, si alleò con l'Imperatore spagnolo Carlo V, fece promulgare una nuova costituzione e il Comune si trasformò così in una Repubblica aristocratica.
Carlo V e il suo successore Flippo II avevano bisogno di navi e marinai, di banchieri, di assicuratori e di mercanti, mentre Genova aveva bisogno di protezione politica internazionale e, soprattutto, di inserirsi nel flusso di ricchezza che proveniva dal nuovo mondo. E così tutti ebbero ciò che volevano.
Iniziò in questo modo "el siglo de los genoveses" durante il quale la nuova Repubblica oligarchica, fondata sulle famiglie nobili organizzate in "alberghi", divenne uno stato economicamente così forte da far scrivere questi versi al poeta Francisco de Quevedo: "Poderoso caballero es don Dinero / nace en las Indias honrado / viene a morir en Espana / y es en Genova enterrado" (il denaro nasce in America, muore in Spagna e viene seppellito a Genova, ndr). E proprio questo "dinero" servì all'aristocrazia genovese per costruire quei fantastici palazzi e ville di cui ora avevano bisogno, progettati e decorati da architetti e frescanti importanti, che cambiarono completamente - insieme alle strade Nuove e alle piazze su cui affacciano - il volto della città.
Città di porto, che sullo scorcio del XVI secolo contava circa 60.000 abitanti e che era molto frequentata e al centro di numerosi traffici commerciali e finanziari. Tuttavia, la Repubblica di Genova non aveva una sede di rappresentanza che potesse accogliere in modo decoroso gli ospiti illustri provenienti dall'estero che si trovavano in visita in città. E il loro numero, stante il maggior peso politico ed economico che la Repubblica aveva acquisito nel corso del XVI secolo, era in costante aumento.
Palazzo San Giorgio e Palazzo Ducale erano adibiti quasi esclusivamente a uffici, non c'era una reggia, ma in realtà ce n'erano tante piccole "abitate da ricchi borghesi" e così si pensò alle sontuose dimore costruite dalle famiglie nobili genovesi e si inventò un sistema di ospitalità diffuso tra tutte le famiglie che amministravano la Res Publica, affidando alla sorte l'onere e l'onore di ricevere l'ospite.
Appunto il sistema dei Palazzi dei Rolli, la cui storia ufficiale ha inizio nel 1576, anche se naturalmente esistevano a Genova "i luoghi dell'accoglienza" prima dei Rolli.
Un termine che significa "ruoli" o "elenchi" e che indica i documenti manoscritti dove sono riportati i nomi dei proprietari dei palazzi di Genova nei quali erano alloggiati gli ospiti dello stato che sono conservati all'Archivio di Stato di Genova.

Pal. Spinola Palazzo Angelo Giovanni Spinola in via Garibaldi

Così, per poter accogliere a cardinali, legati, principi, sovrani in visita a Genova, l'8 novembre 1576 il Senato della Repubblica approvò un decreto con il quale veniva istituito un elenco di case destinate a offrire ospitalità: una serie di edifici, i più sontuosi della città, appartenenti alle famiglie più in vista di Genova - Doria, Grimaldi, Lercari, Lomellini, Pallavicini, Spinola - che dovevano farsi carico di dare alloggio agli ospiti illustri della Repubblica quando se ne fosse presentata la necessità.
Il primo "elenco" o "rollo", letteralmente "ruolo", conteneva cinquantadue case, che sarebbero aumentate di numero con i rolli successivi. In tutto, infatti, furono emanati cinque rolli: oltre a quello del 1576, uno del 1588 con 111 case, uno del 1599 con 120 case, uno del 1614 con 88 case e uno del 1664 con 96 case. Sono carte molto "genovesi", caratterizzate da uno stile scarno, asciutto, essenziale. Ma, a ben guardare, l'aridità è solo apparente, perché in realtà sono ricche di informazioni.
Tanti furono i personaggi illustri che soggiornarono nei Palazzi dei Rolli. Per esempio il Duca di Joyeuse, che nel 1583 soggiornò a Palazzo Tobia Pallavicino, dal 1922 sede della Camera di Commercio, che poi, sei anni dopo, nel 1589, ospitò anche Pietro de' Medici, fratello del granduca di Toscana, Francesco I.
Nel 1592 fu la volta di Vincenzo I Gonzaga, duca di Mantova, che fu ospitato nel Palazzo di Giulio Pallavicino, fratello di Tobia, in via Garibaldi, mentre nel 1599 il Palazzo di Francesco Grimaldi, Palazzo della Meridiana, accolse la regina di Spagna, Margherita d'Asburgo, moglie di Filippo III.
E poi il cardinale Giovanni Battista Agucchi che, nel 1601, scriveva che "in pochi altri luoghi d'Italia si potrebbe mostrare eguale magnificenza, poiché in pochissimi si trovano gli ori, gli argenti, le gioie e drappi e le ricche suppellettili che si vedono qui, oltre li palazzi et habitationi regie che non hanno paro altrove".
Un secolo più tardi, nel 1739, il filosofo francese Charles de Brosses paragonava la bellezza dei palazzi genovesi a quella dei palazzi di Parigi, e un suo connazionale, il letterato Charles Dupaty, circa quarant'anni dopo rimase quasi sconvolto dalla sontuosità degli edifici della città.
Ma il viaggiatore che sicuramente rimase più colpito dalla bellezza dei Palazzi dei Rolli fu il grande pittore fiammingo Pieter Paul Rubens, che soggiornò diverse volte in città e che fu entusiasta di ciò che aveva visto a Genova al punto da fare un libro, "Palazzi di Genova", stampato nel 1622 e ripubblicato poi in una seconda edizione nel 1652. Un volume che costituisce la prima raccolta in cui i principali palazzi della città vengono descritti nel dettaglio, con precise riproduzioni delle architetture, e che costituisce un punto di riferimento imprescindibile per studiare i Palazzi dei Rolli.
Non sappiamo quando terminò l'usanza di ricevere ospiti illustri nei Palazzi dei Rolli, ma sappiamo che il costume durò almeno fino agli inizi del Settecento.
Esistevano diverse categorie di edifici iscritti ai rolli, a seconda della ricchezza e della magnificenza. Le categorie, identificate dai "bussoli", ovvero quei bussolotti che servivano per estrarre, tramite sorteggio pubblico, il nome dell'edificio che avrebbe dovuto accogliere l'ospite in visita a Genova, indicavano anche quale tipo di personalità un palazzo potesse ospitare.

Pal. Lomellino Il giardino di Palazzo Nicolosio Lomellino

Per esempio, nel rollo del 1599, i bussoli erano tre, e facevano distinzione tra i palazzi di prima scelta, che potevano ospitare cardinali, i "principi grandi", ovvero i grandi sovrani stranieri indipendenti, i viceré di Napoli e Sicilia e i governatori di Milano; quelli di seconda classe, destinati a feudatari e governatori, e quelli di terza categoria, che potevano ospitare ambasciatori e principi di rango inferiore rispetto a quelli che potevano essere accolti nei palazzi di prima e seconda fascia. Sempre nel rollo del 1599 veniva tuttavia lasciata libertà al Senato della Repubblica di decidere quale palazzo fosse idoneo per ricevere gli ospiti di più elevato rango. Genova aveva così creato quella che il compianto Ennio Poleggi, il maggior studioso del sistema dei Rolli, ha definito una "reggia repubblicana": una sorte di grande corte diffusa al posto di una reale corte sontuosa, "quella corte mai posseduta in cui riconoscersi, ma della quale forse i genovesi non avevano mai sentito la mancanza, se non proprio in occasione delle visite di stato ufficiali".
E infatti, se c'erano famiglie ben disposte ad accogliere ospiti stranieri e che quindi cercavano di migliorare le loro dimore vedendo nell'"affaire" un'occasione per aumentare la propria ricchezza e il proprio potere, ce n'erano altre che vedevano l'incombenza come un terribile fastidio e come "un'intollerabile invasione" della Repubblica nella vita privata dei suoi cittadini: una sorta di "torta di riso" ante litteram.
La Repubblica poi sosteneva parte delle spese destinate agli ospiti più importanti, mentre per il resto l'onere gravava sui proprietari dei palazzi per cui in molti speravano che il loro nome non uscisse nel sorteggio. E per questo in molti chiesero ufficialmente di essere esentati, tra cui eminenti esponenti della famiglia Spinola.
Essere iscritto nei Rolli era dunque un onere non da poco, ma l'ingresso nel sistema favoriva incontri interessanti e facilitava contatti con personaggi di grande caratura politica ed economica, consentendo forse al proprietario di concludere affari proficui, avvantaggiato certamente dalla cornice della sua dimora. I vantaggi economici erano veramente tanti e i soldi spesi rientravano tutti con gli interessi.
Agli occhi degli ospiti e degli illustri viaggiatori che si trovavano a soggiornare a Genova, i Palazzi dei Rolli apparivano come il simbolo più manifesto dello splendore della città, come dimostrano le tante pagine che magnificano la bellezza degli edifici dei nobili genovesi.
E sono edifici davvero splendidi, sia da un punto di vista architettonico che decorativo, espressione dunque di un grande rinnovamento urbanistico e architettonico che interessò la nostra città tra la seconda metà del XVI secolo e quella del XVII, ma anche importante strumento per leggere la complessità di una società che in essi abitava e che attraverso di essi esprimeva la propria cultura. Un aggiornamento culturale da parte dei nobili genovesi che "si esplicitò nella comunicazione per immagini più clamorosa d'Europa e seconda, per estensione, solo a quanto si verificò nel Cinquecento romano".

Pal. Galliera Il Giardino di Villa Duchessa di Galliera

Palazzi che, per la prima volta, parlano dei loro proprietari al mondo intero, con le loro architetture rigorose ma raffinate che seguono i nuovi modelli architettonici codificati in città e nel contado dall'architetto perugino Galeazzo Alessi, e che, secondo uno stile prettamente genovese, nascondono i grandi cicli di affreschi che li decorano e gli arredi e gli oggetti che arricchivano queste dimore. Una decorazione con immagini che ci parlano di una aristocrazia che si sentiva erede legittima degli antichi dominatori del Mediterraneo, greci o romani, o di grandi uomini del Medioevo come Guglielmo Embriaco o, ancora, di uomini appartenenti a un più recente passato come Cristoforo Colombo. Affreschi che narrano storie importanti e significative per immagini attraverso cui i colti committenti dei Palazzi dei Rolli potevano celebrare se stessi e i fasti dinastici della famiglia.
Dunque un complesso di edifici che hanno una storia unica e che furono inseriti in un sistema che non ha eguali altrove e che nel 2006 ha ottenuto il riconoscimento di Patrimonio dell'Umanità UNESCO proprio in virtù di quello che rappresentano, e cioè: "il primo esempio in Europa di un progetto di sviluppo urbano promosso da un'autorità pubblica all'interno di un quadro unitario e associato a un sistema particolare di alloggiamenti pubblici all'interno di residenze private". Solo 42, tra i 163 palazzi che alternativamente compaiono nei cinque Rolli, hanno ottenuto il riconoscimento UNESCO, ma ovviamente anche quelli che non possono fregiarsi dell'ambita targhetta hanno comunque un'importanza storica di massimo rilievo. E questo riconoscimento UNESCO è stato senza dubbio un volano importantissimo per il rilancio turistico della città.
Per valorizzare e promuovere queste eccellenze architettoniche, di cui i Genovesi sono davvero tanto orgogliosi, dal 2004 si svolge a Genova la manifestazione "Rolli Days", uno degli eventi culturali più interessanti che si tengono oggi in Italia. Si tratta di un week end, ripetuto due volte l'anno, in cui molti di questi palazzi aprono le porte al pubblico. Un evento nato in sordina, pensato e voluto da "quattro amici al bar", un esperimento che cercava di far convivere l'arte contemporanea all'interno di queste splendide residenze dell'aristocrazia genovese. Da un'edizione all'altra, l'evento è cresciuto fino al bagno di folla degli ultimi anni. Nei giorni di sabato e domenica, visite gratuite, guidate per lo più dagli studenti dell'Università di Genova, conducono le migliaia di visitatori italiani e stranieri tra le segrete stanze dei tanti palazzi che aprono per l'occasione.
Benché in forma ridotta, i Rolli Days sono stati organizzati in presenza anche negli orribili 2020 e 2021, e sono state giornate straordinarie: i molti genovesi che sono tornati in via Garibaldi e nei palazzi dei Rolli hanno tratto vigore e voglia di ripartire proprio da quelle sale e da quegli affreschi, riscoprendo un orgoglio tutto genovese.
E speriamo che tornino presto le decine di migliaia di amici dei "Rolli" e che, in un prossimo futuro, qualcuno di loro possa essere ospitato proprio in uno di questi palazzi. Guardare a un passato glorioso, recuperando mode e antiche tradizioni, per tornare a sperare in un roseo futuro.

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