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    Pezzi di storia

L'arte dei macherolii e i suoi capitoli
di Giuseppe Parodi

Atti della Società Ligure di Storia Patria - LIII 1926

Può essere interessante leggere anche l'articolo pubblicato dalla Gazzetta il 6 gennaio 2010 "Maccaja"

tosatura La tosatura in una stampa del XVI secolo

«Macherolii faciunt et exercent
in civitate et suburbiis pannos
lanam sive Artem Lan&alig;»

(Decreto 7 - 3 - 1307)
[I macheroli esercitano in città e nei sobborghi l'arte dei panni di lana e della lana]

Riandando la storia particolare statutaria delle Corporazioni di Arti e Mestieri in Genova nel Medio Evo, ci parve di trovare una lacuna, non certamente circa la preesistenza, le norme e l'esercizio dell'Arte dei Macherolii, ma sull'esplicazione del nome loro, del codice capitolare, della specialità professionale e delle differenze, relazioni e screzii, che passarono tra di essa e quella affine dei Lanieri o Lanajuoli o Mercanti della lana, con la quale nei suoi primordii si confondeva sotto il generico nome dei Lavoratori della lana1.
L'aforisma antico, che suonò sempre sul labbro del volgo «Tante pecore quanti abitanti!», non ci sembrava troppo realizzato in pratica con il solo esercizio peculiare dell'Arte dei Lanieri o dei lavoratori della lana esistente in Genova con proprii statuti, consoli etc. fin dalla seconda metà del secolo XIII.
D'altra parte nei documenti relativi alla confezione o lavorazione della lana si trova cenno di altre arti affini, con propria fisionomia, capitoli, finalità, sede centrale, ben distinte intorno alla lavorazione laniera, pur ammettendo una certa priorità storico-giuridica alla corporazione diremmo generale, primitiva e quasi matrice delle altre filiali, che ne derivarono in seguito nel volger di uno o più secoli, mentre prima esse servivano di aiuto, sussidio e di mezzo potente per una più facile propaganda di diffusione in Genova «Mercatores laneriorum sive ipsi lanerii civitatis Januae et districtus» (Decreto cit.). E, come in origine i Maestri di scultura formavano un solo collegio con i Maestri d'Antelamo (od architetti), ai quali i primi erano addetti e, con una certa graduata sottomissione, dipendenti, fino allo scorcio del 1400 e sul principio del 1500, e poi di mutuo accordo scesero ad un compromesso amichevole e legale con il consenso del Governo della Repubblica di Genova (6 - XII - 1520), così avvenne un secolo prima tra i Lanieri e i Macherolii ed altri lavoratori affini.
L'arte della lavorazione della lana poi, se fu sempre ritenuta come un'arte che è intenta a sopperire ad una tra le prime necessità dell'uomo, con l'evoluzione della civiltà si moltiplicò, si diffuse, si sezionò in altre figliazioni congeneri, divenendo una tra le più importanti corporazioni industriali della capitale della Liguria.
Che, se i Latini non ritenevano l'arte di preparare e tessere la lana tra le palestre meno nobili per l'opera dell'uomo di città, del suburbio e della campagna elevandola tra quelle poche, che usufruivano in certe città e provincie della protezione di particolari divinità, collocandola per giunta sotto l'egida degli Dei Lanieri, Diis Laneriis, ai quali per conseguenza si facevano offerte, si portavano doni, si scioglievano voti da chi si dedicava a tale mestiere, il Cristianesimo a tali divinità mitologiche sostituiva Apostoli, martiri, confessori e vergini, che in loro vita, passione e morte, ed anche per qualche prodigio operato dopo la loro morte avessero dimostrato direttamente o indirettamente qualche relazione con l'arte che si affidava alla loro protezione2. Del resto il Vangelo tra i benefizii principali della Divina Provvidenza, che non abbandona mai nelle necessità, pose l'indumento subito dopo della nutrizione3.
E' vero che prima dei Lanieri avevano acquistato nome e clientela gli Umiliati, religiosi specialisti nel lavoro e nella fabbricazione dei panni in Genova, nel poggio di Mortedo sopra l'Acquasola, come da documenti del 1235 (27 Aprile), 1236 (6 Marzo) e 1237 (2 Agosto), quando cioè le corporazioni di arti e mestieri (e specialmente quelle dei lanieri), non aveano ancora propri statuti e giuridica personalità; ma questa eccezione conferma la regola, giacché suppone che storicamente et de facto senza regolare statuto esistessero in tale secolo, vincolati soltanto da un giuramento sociale, i Lanieri, come si hanno esempi per altre società di fatto fin dal 1130 in poi.
Del resto ciò che più monta si è questo, che l'arte dei Lanieri in genere, nei secoli XIV, XV e XVI, formava una tra le più fiorenti aggregazioni di operai doviziosi e potenti, concentrati in un borgo estesissimo, che prese da essi il nome da Ponticello al mare.
Si osservò infatti con ragione che in origine furono de' lanaiuoli i Fregosi, i Colombo, il Doge Paolo da Novi, vanto di tale arte, e tanta fu la potenza loro, che Gian Luigi Fieschi mise a repentaglio la Repubblica di Genova, sostenuto da essi.
Senonché, dopo la Corporazione dei Mercanti di Lana, crescendo il bisogno sociale e la relativa civiltà e progresso commerciale, doveano esistere altre Arti e Mestieri, come quelle dei Pellicciai, Scardassieri4, Tosatori, Correggiai5 e sopratutto quella dei Macherolii per la lavorazione dei panni-lana. L'arte, come la natura non potea andare per salti, per conseguenza la corporazione legale primitiva dovea suddividersi in altrettante figliali quante erano le diverse attribuzioni, competenze e qualità speciali del lavoro della lana, come in realtà avvenne nello stesso secolo XIII e sul principio del secolo XIV.

L'etimologia di machairoliorum
La prima parola del codice dei capitoli dei Macherolii è quella sopra enunciata in genitivo plurale, che suppone e sottintende quella precedente di Capitula. Che cosa significa? Non si può negare che una gran parte dei nostri sostantivi, che accennano a professioni, derivano de etimi latini e greci. Quello di Machairolii, di greca provenienza, fu tolto a significare la società di coloro, che nell'esercizio dell'arte, almeno in origine, usavano di Machaira, come strumento adibito per qualche operazione principale. Machaira in greco, machaera in latino, máchera in italiano, suonerebbe ferro, coltello, forbice, sciabola corta e ricurva. Il significato etimologico quindi, mentre rivela uno tra i principali istrumenti di cui si servivano i Macherolii nell'esercizio della loro arte, cioè il coltello, più le pinzette e un cerchietto di ferro (detto riondin6), ci rivela altresì la primitiva principale loro occupazione, consistente nella concia delle pelli dei lanuti, che poi si estese a varie altre operazioni, per cui sorse la nota contestazione del 1300, alla quale pose termine un decreto governativo del 7 marzo 1307. Arrogi che in forza di una sentenza dei Vice Duci di Genova del 12 maggio 1418 si vietava ai Correggiai l'esercizio dell'arte dei Macherolii, cioè di conciare o di far conciare pellami di sorta alcuna né grossi né piccoli, sotto la pena comminata dai capitoli dei medesimi Macherolii: dal che si deduce, che anche al principio del secolo XV la concia era una operazione principale della loro arte.
La finalità specifica dei macherolii
Sebbene la notizia che scende dall'etimologia delle cose non sempre e totalmente corrisponda alla natura, proprietà e fine dell'oggetto etimologizzato, pure nella nostra fattispecie tra il nome e l'arte, come vedemmo sopra, passa una relazione abbastanza reale e significante, che concorre a svelare la specifica e particolare finalità dei Macherolii.

Il termine panno (dal latino pannus) è utilizzato per intendere una stoffa.
In realtà si tratta di un tessuto formato da filo di lana che, dopo la tessitura, è follato per restringere gli spazi tra trama e ordito, creando un tessuto compatto ma morbido al tatto nel quale non sono più visibili trama e ordito.

Questi artigiani infatti prendevano dal macellaio le pelli fresche degli animali lanuti, cioè dei montoni, delle pecore, degli agnelli o castratini; le tosavano, indi le mettevano sotto concia; dopo di che pettinavasi la lana, si scardassava, si vergava per farne panni e carpite (coperte villose da letto). Da quanto fu esposto quindi risulta che l'Arte dei Macherolii avea, al contrario delle altre arti affini, varie restrizioni. La prima era nella materia della lana, perché era proibito ai Macherolii di fare pezze di panno o carpite con peli di bue, di vacca, di volpe, di asino, di capretto, di mulo e di animali selvatici. Tutte le contraffazioni erano soggette a multe pecuniarie, e la stessa materia contraffatta dovea essere bruciata pubblicamente in banchis. Le pezze giuste poi e regolari doveano essere marcate con segni speciali, perché fossero ben conosciute allorquando venivano restituite o tornate dalla Fulla o Gualchiera. In secondo luogo la concia o fittaja era permessa solo ai membri della corporazione dei Macherolii, quindi nessuno di essi potea conciare pellami per altri estranei; ed il permesso stesso sopra citato era riservato alla concia di due pelli di bue e di due dozzine di pelli di altri animali (per ogni socio) che, come quelle di bue, non entravano nella categoria dei lanuti. In terzo luogo era vietata la vendita fraudolente della pelle di un animale per la pelle di un altro, cioè era proibito ai socii di vendere la pelle di capretto per quella di agnello, la pelle dell'agnello per quella di cervo e simili. Per conseguenza l'Arte dei Macherolii nel modesto suo ambiente formava, a dir così, un piccolo mondo o microcosmo pannifero, per cui le operazioni speciali appartenenti in generale ad altre arti affini erano solamente ad essi permesse e per essi compiute, in quanto che erano come atti preparatorii, integranti e relativamente necessarii a conseguire il fine proprio e comune della fabbricazione dei panni-lana. Non è quindi a stupire che in Genova coesistessero nel sec. XIII e segg. le arti degli scardassatori, tessitori, pellicciai, correggiari, callegari ed altre aventi speciali finalità, ma senza restrizione alcuna che potesse inceppare l'esercizio dell'Arte dei Macherolii. Di qui si deduce che per il conseguimento del proprio fine ai Macherolii era necessario avere una concia o maccaja e fittaja, una fulla o gualchiera, una fabbrica per le pezze di panno e carpite ed una apoteca o bottega per lo smercio della propria produzione; che anzi era vietato ai socii di prendere in affitto oppure di partecipare all'incanto di casa o di bottega dei Macherolii, come pure era proibito loro di comprare o di barattare corami di lanuti o no per la somma minore di 125 genovini.
La sede centrale dei macherolii
Come dicemmo, i Macherolii potevano ex jure capitulari esercitare la loro arte nella città di Genova e nei sobborghi, ma de facto il loro centro di lavoro principale era presso le porte dei Vacca. Ivi risiedeva nel 1400 un Antonio Signori, uno dei più notabili di detta arte; vi possedeva due case di sua proprietà, una delle quali era attigua alla Torre dei Vacca; ivi avea suo domicilio certo Andreolo dei Maccarolii nel 1246; ivi esisteva una casa con bottega lasciata da Maddalena de Gazio di Bartolomeo (moglie di Giacomo Fieschi) all'Arte dei Macherolii nel 1464; ivi era la Ripa dei Macherolii, nella parte meridionale del Campo verso il mare detta Via della Ripa, spiaggetta dei Rebuffi, e Ripa della Porta dei Vacca.
La famiglia «Macheroli»
Come le altre associazioni industriali lasciarono uno e più cognomi di famiglia, v. g. i Callegari, i Macellari, i Fornari, i Barbieri, i Tessitori, i Barilari, i Ferrari, i Bottari, i Pellizzari, i Lanieri, così avvenne per l'arte dei Macherolii. Ne citiamo uno solo in quello di Raimondo Macayrolo, uno dei compilatori degli Statuti di Apricale presso Ventimiglia.

I Capitoli
La data di origine. - L'origine dei Capitula Machairoliorum data dal 28 novembre 1306. In tale giorno furono omologati dall'Abate del popolo di Genova e dai sei Anziani examinatores postarum. Non si deve però ammettere che i Macherolii non preesistessero, giacché essi operavano molto prima di conserva, o, meglio, come categoria dei Lanieri. L'evoluzione professionale che li portò all'autonomia avvenne a poco a poco, come suol evenire in tali istruzioni. Infatti prima di tale epoca, benché premuniti di norme consuetudinarie proprie, giuravano sotto i consoli dei Mercanti Lanieri, osservandone anche in parte i capitoli e gli ordinamenti in ciò che concerneva il ministero e l'ufficio della lana. Con tutto ciò, siccome tale dipendenza, forse più ceremoniale che gerarchica, tornava loro di peso, tentarono di sottrarsi onninamente a qualsiasi soggezione.
Nulla meno i capitoli, in sostanza, restarono quali erano prima a queste condizioni: 1) che fossero eliminati dagli statuti dei Macherolii quelli articoli, che riguardavano il ministero e l'ufficio della lana; 2) che i Macherolii esercitassero solo quel lavoro che riguarda la confezione dei panni-lana e le relative carpite; 3) che avessero eglino sempre voce nell'elezione dei Consoli Lanieri, godendo insieme di tutti gli onori e favori degli ascritti all'Arte della Lana; 4) che i Lanieri non potessero obbligare i Macherolii a far collette e pagar avarie in vantaggio, beneficio ed onore dei Lanaiuoli.
La riforma. Il codice membranaceo dei capitoli, che togliemmo ad illustrare è certamente posteriore al 16 giugno 1424, perché in tale anno detti primitivi capitoli (1306-1307) furono riformati e le correzioni aggiunte, cancellature e dichiarazioni, maturate ed esperite in cento e più anni, furono regolarmente approvate dal Governatore e dal Consiglio degli Anziani della Repubblica a unanimità. La Riforma giuridico-statutaria-sociale fu elaborata dai quattro legisperiti ed ufficiali di Provigione sotto il Governatore Ducale: manco a dire che con detta riforma cessarono le commozioni d'animo e le contestazioni legali tra i Macherolii ed i Lanieri, e, se ne sorsero altre con arti affini, o non concernevano direttamente l'esercizio dell'arte loro, come avvenne con l'Arte dei Calegarii, oppure riguardavano soltanto qualche abuso invalso in danno dei Macherolii per ragione della concia dei pellami dei lanuti, come seguì con l'arte dei Correggiai.
Sommario dei capitoli: 1) Del non servirsi di altri usi e di altri ordini; 2) Gli estranei non possono essere Consoli; 3) Delle feste da celebrarsi; 4) Dell'associazione per le sepolture; 5) Dell'elezione dei Consoli; 6) Del giuramento da prestarsi; 7) Dell'ubbidienza ai Consoli ; 8) Del potere dei Consoli nel decidere le questioni; 9) Delle norme da osservarsi nella fabbricazione dei panni; 10) Non si frammischino al panno peli di altre bestie da quelle indicate; 11) Dell'elezione dei Massari e del loro rendiconto; 12) Dovere di scoprire le frodi; 13) Dei servi e dei discepoli da accettarsi nel termine prefisso; 14) Del non prendere o mettere all'incanto e del non affittare case e botteghe dei socii; 15) Gli estranei non sieno ammessi a questa Arte; 16) I pellami sieno venduti con il proprio vero nome; 17) Dei servi che lasciano i maestri prima del tempo stabilito; 18) Del non conciare o fittare i pellami agli estrani; 19) Dell'obbligo di andare alle luminarie; 20) Che i servi di questa Arte possano esercirla, come infra; 21)Che le carpite sien fatte bene e di buona lana; 22) Del segnare le pezze dei panni; 23) Del seguito (o corteo) da farsi al Magnifico Signor Governatore; 24) Del non ammettere i servi a detta Arte; 25) Del dovere dei Consoli di pacificare i rissaioli; 26) Dell'esigere e dell'applicare le condanne; 27) Che nessuno dia lavoro agli estrani; 28) Del non invitare chi è e chi vuol comprare nelle botteghe degli altri; 29) Della denunzia di certi mercati; 30) Che i capitoli di questa Arte non firmati sieno nulli; 31) Del giuramento da prestarsi dagli ufficiali e dagli altri di questa Arte.

Cronografia dei documenti allegati o citati nel codice dei capitoli

  • 1306, 28 Novembre - Capitoli dei Macherolii firmati dall'Abate del Popolo di Genova.
  • 1307, 7 Marzo - Decreto del Podestà, dei Capitani del Comune di Genova e dell'Abate del popolo circa una questione insorta fra i Lanieri ed i Macherolii.
  • 1307, 15 Marzo - Conferma di detto decreto.
  • 1385, 27 Ottobre - Copia del decreto del 7 Marzo 1307, fatta ad istanza dei Macherolii, in atti del Not. Oberto Foglietta fu Francesco, con accenno ad una citazione dei lanieri del 20 ottobre precedente. L'atto è rogato alla presenza di Francesco de Corneto giurisperito e giudice e dei notari Antonio Bono e Melchior de Pineto
  • 1400, 17 Marzo - Testamento di Antonio Signori. Lascia un legato consistente nel reddito annuo di due case, site in Genova fuori delle porte dei Vacca, metà del quale sarà devoluto alle figlie povere maritande dei Macherolii, e l'altra meta alle figlie maritande dei suoi parenti ed affini. In atti del Not. Gregorio de Labayno.
  • 1405, 10 Novembre - Copia del decreto del 7 Marzo 1307, fatta dal Not. Simone de Pineto estratta da quella, citata, del Not. O. Foglietta.
  • 1419, 12 Maggio - Sentenza dei Vice Duce di Genova sulla questione insorta tra i Macherolii ed i Correggiai, essendo consoli di quelli Antonio Bollo e Bartolomeo Signori. In atti del Not. Suzone de Murtedo.
  • 1424, 16 Giugno - Il Governatore di Genova, il Consiglio degli Anziani adunati al completo etc. confermano, approvano, ratificano tutte le riforme, correzioni, aggiunte, dichiarazioni fatte dai quattro Ufficiali di Provigione T. di Riomaggiore, M. Salvaigo, B. De Camicia notaro e Gio. Scaglia, sopra i capitoli dei Macherolii. Estratto dal vol. IX dei Capitoli delle Arti di Genova e Borghi, in atti del Not. Nicolò de Camulio.
  • 1428, 4 Novembre - Sentenza a favore di Gabriele Signori dell'Arte dei Macherolii contro le pretese dell'Arte dei Callegarii, circa la colletta della canna dei panni.
  • 1464, 14 Novembre - Testamento di Maddalena de Gazio figlia di Bartolomeo e moglie di Giacomo Fieschi. Lascia un legato a favore dell'Arte dei Macherolii, cioè quella casa ove abita, con bottega sottostante, dopo la morte però di Antonio Bellagamba suo erede. Estratto del Not. Ottaviano de Costa.


1 Il codice statutario dei Capitoli N.31 dei Macherolii conta pp. 36 di pergamena coperta o legata con due tavolette di legno color rosso-scuro, in ottavo, che noi acquistammo venti anni or sono da un antiquario sestrese, Giacomo Ferrando. Esso contiene due parti: la prima è quella dei Capitoli scritta con carattere quattrocentesco, con poche abrasioni di titoli nobiliari secondo le disposizioni e l'andazzo del Governo democratico ligure (1797); la seconda parte è quella delle aggiunte appiccicatevi posteriormente sino alla fine del sec. XV o meglio dopo il 14 novembre 1464, e consiste in sentenze e decreti, copie e attestazioni di copie di atti, di testamenti e legati relativi all'Arte dei Macherolii. Per quanto ci studiassimo di leggere o scoprire qualche notizia qua e là nei libri di storia ligure sopra i Macherolii, non ci venne mai fatto di saperne qualche cosa di concreto, fuorché l'affinità che essi ebbero con i Lanajuoli. Il Poch riporta per intero il decreto del 7 marzo 1307, vol.IV, reg.II, p.23; così il Giornale Storico Italiano, A. VI, p.272; così il fogliazzo dei Notari, vol.II, p.109.
2 La Corporazione dei Macherolii fu collocata sotto la protezione dei SS. Apostoli Simone e Giuda Taddeo [commemorati il 28 ottobre], per una certa attinenza tra gli strumenti con che essi furono martirizzati in Perside, cioè con una sega S. Simone, e con un'alabarda S. Giuda Taddeo, e il principale strumento degli artigiani per la lavorazione delle concie o Maccaja, detti da esso Macherolii. S. Agostino cita lo strumento di supplizio nella strage degli Innocenti ordinata da Erode I: eximitur machaera et nulla intervenit causa. Grande Martyrium! (Serm. I De Innocentibus «E' estratta la spada etc.!»). Se un'attinenza poi istrumentale rese detti Apostoli protettori dei Macherolii, non possiamo tacere, prima di finire il nostro commento, di un'attinenza, che concerne gli effetti del nome Machaera - Maccaja. Infatti questa seconda denominazione fu per traslato adottata nel dialetto genovese per denotare l'aria, l'atmosfera, il tempo umido e quella bassa temperatura, che regna in ogni Conceria, Fittaja, Folla o Gualchiera, estremi locali dell'Arte dei Macherolii o Maccajoli o Maccajeû.
[Gualchiera o follone (dal latino fullo) è una macchina che con ripetute percussioni, acqua, argilla, sapone, e altro, pressa il panno-lana: i fili si compattano e il tessuto diventa più fitto e compatto (follatura, infeltrimento).]
3 Vangelo secondo Matteo (6:25) "Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?"
4 addetti a districare e separare tra loro le fibre di lana con la cardatura, passandola nello scardasso o cardo (arnese con denti curvi; un tempo venivano usate le spine dell'ortaggio); le fibre parallele erano così più idonee alla filatura.
5 artigiani che confezionavano cinghie, scudi, balestre e in genere articoli di cuoio.
6 in genovese riōndin è il diminutivo di tondo.

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