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    Pezzi di storia

Giuseppe Bavastro in Algeri (1/2)
di Antonio Calegari

Rivista di Cultura Marinara – n.3/4 1943

Ai tempi in cui l'esercito del Maresciallo Soult campeggiava in Andalusia, Bavastro1, sfuggito abilmente alla vigilanza delle navi inglesi in crociera lungo il litorale spagnolo, fece la sua prima comparsa ad Algeri (verosimilmente nel 1811).

Bavastro Giuseppe Bavastro
(da una stampa dell'epoca)

Duplice ne era lo scopo: trovar grano per il vettovagliamento delle truppe francesi operanti in Ispagna e minacciate dalla carestia, (ciò come da incarico avuto dai superiori), e contemporaneamente procedere alla liquidazione delle prede effettuate dai suoi barchi Rita e Intrepide, armati in corsa, e vendute sul mercato della città barbaresca. Quivi Bavastro trovò un terreno alquanto ostile ai suoi divisamenti, dato che il console francese era in aperto contrasto col Dey2 a causa delle sobillazioni inglesi intese a creare continui imbarazzi alla nazione nemica.

Il cognome Bavastro pare attribuito a una famiglia di sangue moresco, forse ebrea convertita al cristianesimo, proveniente dalla città di Barbastro (comune spagnolo in provincia di Huesca, Aragona).
Un ingegner Michele Bavastro, residente a Genova, sposò Maria Geronima Parodi appartenente a una ricca famiglia borghese genovese: dalla coppia nacque il 26 maggio 1760 Giuseppe, destinato a crescere tra commerci e navigazione, essendo suo zio Parodi capitano di una fregata francese all'ancora nella rada di Nizza Villafranca. Una rada e un porto che fin dalla prima metà del XVI secolo avevano conosciuto le imprese dei corsari che battevano la bandiera dei Savoia, autorizzati dal duca Carlo Emanuele.
Giuseppe Bavastro non volle studiare e, dopo due anni di noviziato sulla fregata comandata dallo zio, si arruolò nel corpo dei Dragoni del Re di Sardegna, dal quale si congedò qualche anno dopo: è attratto dal mare come Andrea Massena, suo compagno di avventure a Nizza, figlio di un commerciante di vini, ma portato più alle avventure che ai commerci.
A 22 anni Giuseppe sposa a Nizza Anna Maria Fissola, figlia di un negoziante di vini, e tra l'aprile del 1783 ed il dicembre del 1788 avranno quattro figli: Teresa Salvia, Geronima, Carlo Rocco e Michele.
Nel 1785 il padre Michele finanzia l'acquisto di una goletta di cento tonnellate della quale Giuseppe diventa comandante, compiendo numerosi viaggi commerciali nel bacino occidentale del Mediterraneo: l'attività ha successo anche grazie all'aiuto della ricca famiglia borghese.
A cambiare radicalmente la vita di Giuseppe interviene tuttavia il suo incontro con il maresciallo Andrea Massena, vecchio amico di giochi e di sogni avventurosi: l'occasione è l'assedio di Genova del 1800.

Tuttavia, facendo leva con tutti i mezzi, non escluse minacce e corruzioni, sull'animo dell'ebreo Jacob Bacri3, gli riuscì di ottenere, in conto avere, un ottimo bastimento greco testé catturato da due fregate francesi.
Bavastro lo caricò di grano, noleggiò per la Spagna altri velieri col medesimo carico, e, lasciando a miglior tempo la liquidazione totale delle prede, rientrò a Malaga senza pericolosi incontri.
Non appena caduto Napoleone, ecco nuovamente il nostro fiero corsaro di Algeri con la ferma intenzione di addivenire alla definitiva sistemazione de' suoi affari. Ora l'ebreo Bacri piange miseria: la Reggenza è scarsa di fondi4 ed aspetta che il governo francese paghi tutti i debiti contratti dalla Repubblica e dall'Impero per noleggio di navi e forniture di granaglie, e che assommano a parecchi milioni. Aspetti dunque pazientemente anche Bavastro, il quale, non sapendo per il momento a qual genere di attività dedicarsi (la restaurazione è in corso), fissa la sua dimora in una ridente villa posta in riva al mare. Parecchi anni soggiornò nella città africana, probabilmente godendosi un po' di meritato riposo e molta di quella libertà che non riteneva più di conseguire in Italia e altrove.
Pare che durante questo lungo periodo di permanenza algerina, il Dey, preoccupato di prossime minacce al suo stato, esercitasse reiterate pressioni sul nostro corsaro perché si interessasse della difesa militare marittima delta città.
Infatti il Lauvergne, che conobbe personalmente Bavastro, così racconta:5 «Riceveva non infrequente visite misteriose da parte di Bacri, che lo iniziava, senza darsene l'aria, a certi progetti di difesa costiera che impedivano al Dey di dormire…»
Dopo aver a lungo meditato su ciò che si pretendeva da lui, egli accettò di percorrere i luoghi della costa dove uno sbarco era possibile; sopraluogo che Algeri effettuò con lo scopo unico e preciso di rendersi perfettamente conto delle singole posizioni, secondo una ispirazione venuta dall'alto e da lui tramutata in missione.
In pochi paraggi della terra la natura si è mostrata tanto matrigna come sulla costa algerina, irta di rocce, coperta di bassi fondi, battuta dai venti furiosi che sollevano potenti mareggiate. Pochi i punti tali da consentire uno sbarco, che Bavastro rilevò del suo meglio, ma dove un armamento in regola era molto al disopra delle concessioni militari di una popolazione che non arrivava a comprendere, durante lo svolgimento di una battaglia, se non il tuonare assordante del cannone…
Al ritorno della sua missione il nostro capitano, interrogato invano sui preparativi necessari ad una efficace resistenza, si limitò a rispondere con queste parole:
«Se voi dovrete respingete l'attacco di una potenza marittima, le cannonate dei vascelli demoliranno le vostre difese e se potranno piazzare dei mortai copriranno di bombe la vostra povera città.
Nel 1816 i contrasti fra l'Inghilterra e la Reggenza si acuirono lord Exmouth, al comando di una squadra6, si presentò davanti ad Algeri e dopo aver messo al sicuro, a bordo di un vascello, il console ed i sudditi britannici, operò senza alcuna valida resistenza la demolizione parziale della città.
Durante il bombardamento, Bavastro assistette impassibile allo spettacolo eccezionale; non apparve in nessun luogo, la sua bocca rimase chiusa. La resistenza di Algeri fu quella che poteva essere di fronte ad un complesso di forze navali così rilevanti. Tuttavia, narra sempre il biografo or ora citato: "… gli inglesi, già tanto abituati a drammatizzare i propri trionfi indiani, inventarono una strenua resistenza di Algeri, affermando che il nostro corsaro fu l'anima dannata di questa difesa contro l'azione britannica: azione comprensibile nel senso politico, ma ingloriosa e che rammenta il biblico massacro degli innocenti.
Un agente consolare sardo chiamato Carron, assistito e sostenuto da quattro staffieri del consolato stesso, denunciò l'ex corsaro all'Ammiragliato di Genova; l'agente di Toscana fece altrettanto con la stessa disinvoltura, e da ciò nacque la pubblica voce che Bavastro, posseduto dal demone della guerra, si fosse stabilito ad Algeri per approntare, in silenzio, futuri bombardamenti di Genova e Livorno.
Egli allora lasciò la Reggenza e si portò a Livorno per seguire i progressi di tali calunnie.
Onorato in Francia, come i suoi pari, dal titolo pomposo di Brigante della Loira, egli soffrì profondamente di fronte a simili anonimi insulti ed all'apatia dei suoi vecchi amici che ripudiavano il ricordo delle sue gesta».

(continua)


1 Marinaio genovese di tempra eccezionale, corsaro intrepido, abile armatore, Capitano di Fregata della Repubblica Ligure, Capitano di Fregata Ausiliario della Repubblica Francese, Capitano di Fregata del Regno di Napoli (regnante Gioacchino Murat), Capitano di Fregata nelle forze navali di Bolivar, Comandante del Porto di Santarem, di Malaga, di Algeri, Cavaliere dell'Impero, Cavaliere della Legion d'Onore.
2 Titolo dei reggenti di Algeri e Tripoli sotto l'Impero ottomano (dal 1671 al 1830).
3 Jacob Coen Bacri, ebreo di famiglia livornese, insieme ai cognati Diena detti Busnach, aveva fatte diverse forniture di grano alla Francia repubblicana, imbarcando il carico nei porti della Barberia su navi neutrali. Ma sotto c'era la truffa! Alcuni corsari, complici e preavvisati in tempo, catturavano tali bastimenti non appena in franchia del porto, e li rimorchiavano ad Algeri o a Gibilterra. Quivi il grano era riacquistato da Bacri a vil prezzo e poscia rivenduto ai francesi, in modo che, per soprammercato, le granaglie arrivavano a Tolone tanto avariate da doverle buttare a mare nottetempo. Breve: la casa Busnach e Bacri rimase creditrice verso la Francia di 14 milioni di franchi.
Ricevuto un primo acconto di circa un milione e mezzo, solamente durante la restaurazione, detta casa, dopo lunghi negoziati, poté cristallizzare il proprio credito in sette milioni di franchi, per altro non completamente esatti. (Vedi: L. Guérin: «Histoire maritime de France», vol. VI, Paris, Dufour et Mulat. 1851; Léon Galibert: «L'Algérie ancienne et moderne», cap. XI, Paris, Furne et C.ie, 1844; ed anche C. Masi: «Relazioni fra Livorno ed Algeri nei secoli XVII-XIX» in Bollettino Storico Livornese, aprile-giugno 1938.
4 Circa sei anni dopo, conquistata Algeri, si trovò che il tesoro del Dey consisteva, in una cinquantina di milioni di franchi in monete auree ed argentee!
5 Lauvergne: «Bavastro ou un corsaire sous l'Empire». Toulon, Imprimerie de L. Laurent, sur le Port, 1853.
6 La squadra di lord Exmouth, partita da Gibilterra il 14 agosto 1816, era così composta: 6 vascelli, 4 fregate, 5 brigantini, 4 bombardiere; più 5 fregate ed una corvetta olandese del vice ammiraglio Van der Capellen.
Fu in vista di Algeri all'alba del 27. Mandò parlamentari al Dey chiedendo a nome del proprio sovrano: 1) la liberazione di tutti gli schiavi cristiani; 2) la restituzione integrale della somma sborsata dai governi di Sardegna e delle Die Sicilie; 3) l'obbligo di conchiuder la pace col Regno d'olanda; 4) la liberazione immediata del console britannico e di due equipaggi di lancia distaccati dal vascello inglese «Prometheus».
Poiché la risposta tardava ed il vento era favorevole, alle ore due e 35 minuti Exmouth si imbozzò a quaranta metri dalla testata del molo. Le altre navi si ancorarono al posto prescritto. Si dubita che l'ammiraglio inglese abbia usato mezzi leali per giungere indisturbato così vicino alle fortificazioni algerine. Si iniziò quindi il bombardamento che fu condotto vigorosamente fino a notte fonda mentre le navi minori si impadronivano di una fregata Algerina.
Alle 22 i forti algerini tacquero. Verso mezzanotte, messosi fortunatamente vento dalla terra, gli inglesi si allargarono. Notevole fu la distruzione di naviglio nemico (4 fregate, 5 corvette, 30 navi minori e molti bastimenti mercantili). Pochi giorni dopo il Dey cedette alle condizioni di lord Exmouth. Dal 1515 al 1816 si contano più di 20 spedizioni contro Algeri: spagnole, danesi, francesi, olandesi, inglesi ed anche americane!

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