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    Pezzi di storia

Giuseppe Bavastro in Algeri (2/2)
di Antonio Calegari

Rivista di Cultura Marinara – n.3/4 1943

(precedente)

Quando la Francia sta approntando la famosa spedizione contro Algeri, il nostro vecchio corsaro si fa improvvisamente vivo.

attacco Attacco d'Algeri dal mare (3 luglio 1830)

Il sangue gli scorie tumultuoso nelle vene; risorge in lui l'uomo d'azione, l'uomo di mare che già conobbe cento gloriosi combattimenti. Vuol partecipare all'impresa. In data 12 febbraio 1830, da Nizza, egli manda al Ministro della Marina e delle Colonie un'ampia relazione, che qui in parte trascrivo:
«Monseigneur,
permettete ad un vecchio marinaio che durante 30 anni consecutivi si è costantemente misurato con piccoli bastimenti armati in corsa contro un nemico infinitamente superiore di forze ed ha sempre catturate prede di gran valore meritandosi da parte del governo francese le ricompense dovute ai prodi, fra le quali un'ascia di arrembaggio d'onore; che successivamente fu aggregato a quella invincibile falange di legionari dell'Impero; che ha comandato agli ordini del contrammiraglio Jacob la corvetta Fama e poi la dodicesima divisione di barche cannoniere a Gaeta; a questo vecchio marinaio permettete, ripeto, l'ardire di sottomettere oggi a Vostra Eccellenza questa relazione relativa alla questione algerina…
… Sono stato, parecchie volte ad Algeri, abitandovi anche per sei anni consecutivi. Ero ben conosciuto in detta città dove liquidai parecchie prede da me fatte sopra gli inglesi in diverse epoche.
Stimato dal Dey per atti di valore da me compiuti, io ero, per così dire, in rapporti diretti con lui oltre che con la maggior parte dei negozianti algerini e sopratutto col famoso Bacri, col quale particolarmente trattavo.
Durante quasi tutto il mio soggiorno ho dimorato tanto in città quanto in campagna, situata questa due leghe al sud della costa, presso il forte principale che domina Algeri; circostanza che mi ha permesso di esaminare da vicino e nei dettagli le località più o meno bene fortificate della piazza, con quella libertà e precisione che mi erano consentiti dagli algerini i quali non avevano alcun motivo di sospetto verso di me per la reciproca nostra confidenza.
Ritengo dunque di essere in grado di indicare tutte le migliori località adatte per attaccare la piazza. Gli algerini non si curano attentamente che del fronte a mare, giudicandosi perfettamente sicura dalla parte di terra. Se la spedizione che si progetta contro questa Reggenza avrà luogo, io offro sin da ora a Vostra Eccellenza di sbarcare per il primo con l'avanguardia. Rispondo sulla mia testa della riuscita dell'impresa.
Se, durante il bombardamento d'Algeri da parte del Visconte Exmouth, invece di imbozzarsi davanti al porto, si fosse effettuato uno sbarco anche di poca entità, nessun dubbio che il suo attacco sarebbe stato coronato dal miglior successo. L'aver sempre tralasciato, nei diversi assalti a questa piazza, di effettuare uno sbarco fu la causa principale della mancata conquista…

porto Il porto di Algeri, subito dopo la conquista

Ho l'onore di far presente a Vostra Eccellenza che, conoscendo nei più piccoli dettagli nautici tutti i fondali, e specialmente le secche che fronteggiano la costa di Orano ed Algeri, io posso senza presunzione alcuna, credermi capace, meglio di qualsiasi, di indicare un punto da sbarcare a qualche lega da Algeri, da cui il corpo di occupazione potrebbe immediatamente muovere senza pericoli né fatiche contro la città.
Ciò che non potrebbe aver luogo con altrettanto successo sbarcando troppo lontano, dato che non c'è alcuna pista tracciata ma solamente terreno impraticabile ai trasporti del materiale di artiglieria e tale che le truppe non potrebbero compiere il tragitto senza arrivare stremate sotto Algeri; non solo, ma queste truppe potrebbero correre il rischio di trovarsi aggirate dalla cavalleria beduina, attirata dalla speranza di far bottino.
Io ho l'onore di osservare anche a V. E. che se gli inglesi hanno raggiunto qualche risultato nel bombardamento del 1816, ciò è avvenuto in gran parte per astuzia e perché gli algerini furono colti di sorpresa. Il che ora non succederebbe più avendo essi talmente fortificato la parte a mare da renderla inespugnabile&133;»7.
Dopo aver dettagliatamente raccontato le operazioni relative al bombardamento di Algeri da parte degli inglesi, durante il quale egli non si allontanò dalla città, contrariamente a quanto avevano fatto tutti gli stranieri, così conclude:
«… Io concludo dunque e rinnovo all'E.V. l'offerta di far parte di tale spedizione in tempo e luogo opportuni, d'essere il primo, se necessario, a mettere piede a terra, di dare ai capi incaricati di condurla tutte le necessarie notizie inerenti le località, alla fine di potersi impadronire senza perdita di tempo dei punti essenziali atti a garantire l'occupazione di questa piazza.
Io mi stimerò oltremodo felice, se i miei consigli, dettati dalla specifica esperienza locale, potranno far sì che io possa partecipare alla gloria e all'onore di questa bella impresa».
L'offerta è subito accettata dal governo francese, conscio dell'ottimo acquisto che sta facendo. Infatti con ordinanza ministeriale del 20 febbraio Bavastro è nominato Alfiere di Vascello e destinato al seguito del Vice Ammiraglio Duperré in qualità di Ufficiale Pratico.
Eccolo a bordo della «Provence», nave Ammiraglia8. Gli Ufficiali lo fanno oggetto della loro attenzione. Egli, pur solitario e riservato, ispira grande simpatia attorno a sé.
Alcuni colleghi prendono nota di quanto egli racconta, stretto da insistenti inviti e con la solita modestia dell'uomo di mare, intorno alle sue passate gesta gloriose, che hanno già sapore di leggenda tanto paiono lontane nel tempo.
Il 14 giugno le truppe sbarcano a Torre Chica. Il 5 luglio, dopo la battaglia in campo aperto di Staoueli e l'assedio del Forte Imperatore, Algeri capitola9. Il Reggente, Hussein-Dey si arrende10.
E' quasi sorprendente rilevare come la presa di Algeri, nel suo svolgimento strategico e tattico, sia stata realizzata conformemente ai principi esposti dal Bavastro nella sua relazione11. Se a tale considerazione si aggiunge il contributo diretto da lui dato nel pilotare la flotta, non è azzardato ritenere che la sua opera abbia costituito un notevole apporto al successo delle operazioni.

Hussein-Bey Hussein-Bey, ultimo Dey di Algeri

Prima di lasciare l'Africa, il Vice Ammiraglio Duperré diede speciali disposizioni per la sistemazione del Bavastro, di cui conosceva vita e miracoli. Egli fu nominato Capitano del Porto dì Algeri, mentre il Comando Marina veniva assunto dal Capitano di Vascello Deloftre. L'esatta conoscenza del porto e delle adiacenti località costiere nel loro complesso idrografico ed in funzione del traffico che andava riattivandosi rapidamente, nonché quella dell'indole, dei costumi dei dialetti degli abitanti, così eterogenei di razza e mentalità, lo rendevano particolarmente adatto a reggere l'incarico affidatogli. In tale posizione fu sempre conservato, anche quando, in considerazione della sua età e dell'eccessivo lavoro cui era costretto per l'accresciuto movimento portuale, gli fu messo accanto il Tenente di Vascello signor Lecont de Saint Hauen12, giovane Ufficiale di grande bontà e competenza. Bavastro, in riconoscimento dei suoi meriti veniva decorato della Croce di Cavaliere della Legion d'Onore.
Il 5 agosto 1832, poi, con sovrana lettera patente, Luigi Filippo gli accordava la nazionalità francese13.
Intanto l'età si faceva vieppiù sentire: «Il fisico declinava sempre più - scrive il Lauvergne -. Egli sarebbe anzitempo ripiegato su se stesso, se non avesse beneficato delle affettuose attenzioni di un angelo, della sua figlia carissima14, che non lo abbandonava mai, intenta dalla sera alla mattina a far dimenticare a suo padre che c'era una vecchiaia anche per il più felice e robusto degli uomini.
Malauguratamente Bavastro non poteva assolutamente convincersi di ciò. Non aveva allora altre distrazioni che la conversazione intima ed il bisogno di aria, di quell'aria pura e salmastra che il Mediterraneo distribuisce alle sue rive.
Spesso, cavalcando un cavallo arabo lunghesso la spiaggia fino alla sua villa, si intratteneva in lunghi conversari presso i conoscenti che abitavano nei dintorni. Alla sera riceveva qualche intimo amico e si divertiva a raccontare con fuoco e non senza poesia la favolosa storia dei suoi giorni migliori e gli incantesimi delle «Mille e una notte», di cui egli era stato il fantastico eroe… Trascinati dalla sua parola lo si sarebbe volentieri seguito nel tempestoso oceano per la sola voluttà di battersi, di conquistare spoglie opime e venirle a fondere al sole della gloria».
Giuseppe Bavastro spirò in Algeri il 10 marzo 1833, all'età di 73 anni. Poco prima di chiudere gli occhi è fama chiedesse di poter vedere ancora una volta il mare.


7 Fortificazioni di Algeri nel 1830. - Il fronte a mare era il meglio dotato: vi si trovavano 237 pezzi, di cui uno da 96 e sei enormi mortai in bronzo da 12 pollici. Dalla parte del mare aperto, l'isola dell'Ammiragliato era difesa da 8 forti formanti una linea di batterie continue dall'estremità nord dell'isola fino alla testata del molo Sud. Queste batterie erano sovrapposte in due ed anche tre linee. La Consolare era isolata, fra due batterie, all'angolo del grande molo e dell'isola sud. La torre del Faro, chiamata dagli indigeni Bordj el Fanar, contava 4 linee di fuoco con un totale di 61 cannoniere; ma il suo armamento normale era di 55 pezzi, dì cui una quarantina di grosso calibro…
Visto dal largo questo apparecchiamento di cannoni presentava un aspetto formidabile. (Vedi L. Lacoste: «La marine Algérienne sous les Turcs», in «Revue Maritime», ottobre 1931).
8 Composizione della flotta - Bastimenti da guerra n. 103 armati di complessive 2.968 bocche da fuoco. Navi mercantili n. 665 (moltissime delle quali appartenenti ad armatori camogliesi. (Vedi Gio Bono Ferrari: «Capitani di mare e bastimenti di Liguria del secolo XIX», a pag. 330, Rapallo, Arti Grafiche Tigullio, 1939). In totale furono trasportali 70.450 uomini.
9 Moltissimi furono gli italiani che parteciparono all'impresa. Soldati ed ufficiali furono in massima parte accolti nella Legione Straniera, e formarono il quinto battaglione che nella conquista dell'Algeria si coprì di gloria. (Vedi Berneville e De Colleville: «Storia dell'Antica Legione Straniera», Bologna, Marsigli e Rocchi, 1852). Una figura originalissima fu il toscano Leonetto Cipriani, che nelle «Avventure della mia vita» (vol. I, cap. VI, Bologna, Zanichelli, 1934) narra, con vivacità di particolari e non senza spassose vanterie, lo sbarco a Sidi Ferruch e la presa di Algeri.
10 Uomo di non comune levatura. Nato a Smirne intorno al 1773, era figlio di un ufficiale di artiglieria dell'esercito ottomano, nel quale anch'egli si arruolò raggiungendo presto un grado elevato. Ma poi, per il suo carattere, dovette allontanarsi dalla Turchia. Durante il viaggio, presso Capo Passero, fu catturato da un corsaro napoletano e condotto a Napoli ove rimase alcun tempo. Poi, liberato, si condusse ad Algeri, dove si diede a commerciare con notevole alacrità ed ordine. I benefici realizzati lo misero in grado di ottenere la carica di direttore dell'esportazione delle granaglie. Protetto ed innalzato ad alte cariche da due successivi Dey, pervenne ad esserne il successore. Durante tutta la durata del regno diede prova di saper amministrare. Attratto dai progressi della civiltà europea, cercò di introdurne qualche benefìcio nella Reggenza, quando, in seguito al suo atto inconsulto ed oltraggioso verso la Francia, fu da questa attaccato e detronizzato. Si diresse allora a Livorno, dove sbarcò il 25 ottobre. Nella città toscana dimorò alcuni anni, fin quando ottenne il permesso di recarsi ad Alessandria di Egitto dove morì nel 1844 (è dubbio se di morte naturale).
11 Qualche relazione già esisteva, circa l'investimento di Algeri, o fu presentata in quel torno di tempo. Tutte più o meno concordavano con le considerazioni ed i consigli di Bavastro; da quelle del Colonnello Boutin, segretamente inviato sui luoghi da Napoleone, a quella del Capitano di Fregata Du Petit-Thuoars e del Comandante Bruat prigioniero degli algerini nel 1829.
12 Morì a bordo di una fregata francese distaccata al Messico. La sua immatura perdita, nota il Lauvergne, ci ha senza dubbio privato di una copiosa messe di notizie intorno al nostro corsaro.
13 Certamente Bavastro non sarebbe diventato suddito francese, e peraltro la sua carriera avrebbe avuto diverso sviluppo, se la sua domanda di entrare nella Real Marina Sarda, presentata a Genova nel 1814, non fosse stata respinta, malgrado il probabile appoggio del Comandante Luigi Serra, già suo dipendente su navi corsare, poi collega nella Marina Francese e futuro Ammiraglio del Re di Sardegna. Difficile mi sembra stabilire la causa di tale rifiuto. Forse perché Bavastro non sapeva scrivere ed era troppo limitato il suo grado di cultura, o per il suo temperamento di irriducibile corsaro, od ancora perché pretendeva troppo nel chiedere di essere accettato col grado di Capitano di Fregata?
«Certo i compagni di Bavastro - scrive l'insigne storico delle cose genovesi Giuseppe Pessagno («I corsari del blocco in Genova», Rivista Municipale, gennaio 1932), non dovevano essere molto graditi sulle navi piemontesi: ma ciò non impediva che molto contassero e molto valessero. Non credo di affermare nulla di eccessivo dicendo che le tradizioni e l'esperienza degli ex corsari furono necessari per guidare ne' suoi primi passi quella che divenne poi la Marina d'Italia». Infatti l'Ammiraglio Des Geneys, che allora stava organizzando da par suo la nuova Marina del Re di Sardegna, al dire del Prasca (l'Ammiraglio Giorgio Des Geneys e i suoi tempi, Pinerolo, 1926) «… poteva altresì contare su un pregevole nucleo di ex ufficiali della Marina ligure-gallica, già partecipe delle grandi guerre navali dell'Impero e che egli, apprezzandone la fresca esperienza, e lasciando da parte ogni prevenzione contro la loro provenienza e classe sociale, spregiudicatamente si adoperava ad assicurare al regio servizio». Allora?
Che abbia influito una particolare antipatia dell'Ammiraglio verso di lui? E magari un certo risentimento? Può darsi. Il Lauvergne accenna, ma non so con quale attendibilità, ad un fatto tra loro avvenuto nel Golfo di Cagliari, molto tempo addietro. L'episodio sarebbe questo. Al largo del Golfo di Cagliari, la «Josephine» (ex «Fanny», corvetta inglese, 18 cannoni) armata in corsa e comandata da Bavastro, scorge un brigantino da guerra inglese navigante di conserva con un robusto sciabecco di Sua Maestà Sarda, comandato dal Cavalier Des Geneys. Vedere, riconoscere e stramaledire la nave britannica è per Bavastro cosa rapida come il lampo; alza la bandiera, l'assicura con un colpo di cannone e mette la prua sul brigantino.
I due nemici capiscono l'antifona, poiché assai prudenti, e favoriti dal vento, poggiano in fil di ruota e si rifugiano in fondo al Golfo di Cagliari per sfuggire all'attacco del corsaro. Costui dà loro caccia fin sotto i cannoni del litorale, e, quando è costretto a troncare l'inseguimento, con elegante manovra vira di bordo in prua e mette in panna. Quindi dopo avere invergato i colori sardi e inglesi sotto la sua bandiera, alza il singolare pavese scaricando bordate a dritta e sinistra, manifestazione cui certamente i suoi nemici sorridono. Questo innocuo gioco di scherma fu una trovata alla quale, la sera stessa, Bavastro scherzò in compagnia dei suoi tre ufficiali.
Senonché, da quanto ho potuto rilevare, è poco probabile che lo sciabecco sardo (forse il «Carlo Felice») fosse personalmente comandato dal Des Geneys, che in quel torno di tempo era al comando della galera «Santa Teresa» nonché dell'intera squadretta sarda.
14 Sposò in Algeri un giovane di molte risorse. Sarebbe interessante uno studio sui discendenti di Bavastro, che, da quanto risulta, ebbe cinque figli della prima moglie, la nizzarda Faisolle. Il casato dei Bavastro è ora molto diffuso a Genova e in Liguria: professionisti, sacerdoti, commercianti, spedizionieri marittimi. A Santa Margherita Ligure esiste una Via Bavastro. Probabilmente è suo nipote - buon sangue non mente - il Generale Giovanni Bavastro, nato a Sampierdarena nel 1818, che partecipò alle guerre d'Indipendenza guadagnandosi due medaglie al valore (Novara e Villafranca). Promosso Colonnello nel 1868 comandò il I Reggimento Fanteria ed il Distretto di Milano, e nel 1877 fu nominato Comandante Superiore dei Distretti Militari a Chieti.

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