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    Pezzi di storia

Tremelêuio

Una parola piuttosto in disuso, ma ben presente alcuni anni fa e ben descritta nei vocabolari liguri classici. vignetta
Tra tutti prendiamo l'"Olivieri" del 1851 che ne dà la definizione «Strepito, rombazzo, fracasso, frastuono, romore; detto di fanciullo, nabisso; le donne fiorentine chiamano nabissi i fanciulli che mai non si fermano e sempre procacciano di far qualche male ed anche i giovani insolenti che guastano e chiappano; dicesi anche fistolo, facimale.»
Interessante, perché introduce termini come nabisso, fistolo, facimale sconosciuti ai più.
Il "Casaccia" dello stesso anno aggiunge anche «Diavolio» e chiarisce nell'edizione del 1876 «Frastuono di casa del diavolo» collegandosi così a fistolo, che significa proprio "diavolo".
E "chi fa del male", il facimale, può essere i diavolo, ma qualcuno può associarlo ai danni causati da bambini irrequieti.
Anche nabisso fa riferimento all'inferno (la "n" iniziale nasconde "abisso") e molti scrittori l'hanno usato per indicare «gran rumore e confusione, frastuono, scompiglio». Ancora oggi, soprattutto in Toscana, le mamme chiamano così i bambini che non stanno mai fermi e combinano guai.

Circa l'etimologia il Randaccio nel 1894 rimanda al termine francese molto simile tremblement, che in realtà significa più propriamente "tremore".
Dunque, quando c'è confusione, soprattutto se sono i bambini a originarla, possiamo parlare di tremelêuio: diversamente per il rumore si usa rumô, fô, sciato o infine bordello, al limite bordello do diao e il mai dimenticato ramadan.

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