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    Pezzi di storia

Un Sanmargheritese crocifisso all'Equatore
di Arturo Ferretto

Il Mare – 25 ottobre 1919

Quanta vita di casa nostra rimane ancora inesplorata in mezzo agli istrumenti dei notari, o rogiti notarili che dir si vogliano, costipati in filze, che, come soldati in fila, si succedono negli scaffali dei nostri Archivi. Se apro queste filze, e scorro attentamente quelli atti, stesi su lunghi foglietti di carta, perforati a metà dallo spago, che li tiene a freno, a volte rosicchiati da tarli, o consunti dall'umidità, mi offrono continuamente manipoli di nuove notizie, onde di può affermare, senza tema di smentita, che, quando tacciono i putrii annali, e non registrano gesta, degne d'importanza, il notaio, pagina palpitante e vivente di cronaca cittadina, con maestria di spola, quasi senza avvedersene, ha tessuto giornalmente una tela. I fili aurei o preziosi riescono oggi il miglior contributo per l'arazzo, in cui si avvolge la storia, per cui gli atti notarili provano come sia vera e concettosa la definizione, che il Carducci diede alla storia, cioè di «operatrice eterna».

impero Inca Estensione dell'impero Inca
tra il 1438 e il 1525


Uno di questi notari, chiamato Gio: Agostino Qnaquaro, e che fu pure cancelliere della minuscola Comunità di Santa Margherita, vergò nella prima metà del secolo XVII una miriade di istrumenti, conservati tuttora nell'Archivio Distrettuale di Chiavari.
La storia di Santa Margherita, per il ciclo in cui rogarono i notari, è laggiù rinserrata in quei coffani aurei, aspettando il paziente indagatore, che ne disigilli le borchie.
Mi passarono sotto gli occhi fogli integri e brandelli superstiti, ed uno in modo speciale attrasse la mia attenzione, perché mi parlava di un sanmargaritese, di un eroe sconosciuto, arruolatosi volontario sotto le bandiere del Re di Spagna, ed al quale – premio immeritato dell'ardimento – era toccata in sorte la crocifissione.
A me la fortuna di fare rinverdire la memoria ingiallita del povero martire!

Il 7 marzo del 1638 in Santa Margherita, nello studio del predetto notaio Quaquaro, si presentava un certo Scipione del Bene del fu Gio: Battista, di anni 62, il quale, ad istanza della signora Romana del fu Francesco Costa, ponendo la mano sui Vangeli, facea trascrivere la seguente attestazione:
«Esser la verità che il fu Nicolao Costa fratello di detta Romana del presente luogo di Santa Margherita se n'è morto ventiquattro o venticinque anni sono in circa nell'Indie nella Città di Chitto, Regno del Perù, e questo lo so, perché in quel tempo ero io testimonio nella detta Città dove si disse publicamente che detto fu Nicolao era morto e che fu posto in croce dalli Indi, nella guerra dove era andato a servizio di Sua Maestà Cattolica, in qual Città io testimonio stetti ancora dopo detta sua morte molti anni.».

scena Abitudini nel Perù del 1820


Ci troviamo alla presenza gradita di due sanmargaritesi, bravi figliuoli, che sulla ghiara, in a gea, respirarono le prime aure del nostro golfo maliardo; e che nell'anno 1614, o 1615, erano «nelle Indie nella Città di Chitto, Regno del Perù», uno nella simpatica divisa di soldato spagnuolo, e l'altro in veste di commerciante, ed ove accerta di essere stato «molti anni» dopo la morte del suo conterraneo militare.
Col nome di Indie, veniva appellata gran parte dell'America del Sud, compreso il Perù, cui era annessa la dominazione sulla Città di Chitto che non è altro che l'odierna Quito, capitale, simpatica ed industriosa, della Repubblica dell'Equatore1.
Una colonia numerosa, intelligente ed oltremodo lavoratrice, di Sanmargaritesi e di nostri Rapallesi, coi commerci e colle industrie, avendo assunto l'auspicato motto volere è potere, all'Equatore tiene in alto il prestigio ed il decoro della patria diletta lontana, e colgo l'occasione per ricordare che i nostri liguri al Guajaquil2 sono addrappellati in una società, che tolse il titolo da Giuseppe Garibaldi.
A chi domanderà da quanto tempo i liguri soggiornano all'Equatore, si potrà rispondere, per togliersi d'impiccio, con una data piuttosto recente, ma il documento allegato è un buon filo conduttore e pone in luce i due benemeriti sanmargaritesi Scipione del Bene e Nicolò Costa, che nel secondo decennio del secolo XVII, furono i precursori di una falange di loro concittadini.


1 L'Ecuador nasce nel 1830, quando proclama la sua autonomia dalla confederazione della Grande Colombia: ai tempi dell'episodio narrato faceva parte del Perù.
Francisco Pizzarro, nato in Spagna a Trujillo ma trasferitosi ancora giovane in America (il Nuovo Mondo), aveva conquistato l'impero Inca nel 1533; nel 1542 fu istituito il vicereame di Castiglia, in seguito ribattezzato vicereame del Perù.
Nel 1569 Filippo II, re di Spagna, istituì in Perù la "Santa Inquisizione", insieme ad altre misure per l'educazione del popolo che in modo brutale distruggevano ogni libertà di pensiero con l'aiuto della tortura e dell'omicidio; nel 1609 fu fondata la prima missione gesuita con lo scopo di civilizzare la popolazione indigena.
La dominazione spagnola creò una sensazione di terrore in tutto il paese diffondendo miseria e suscitando odio e repulsione.
Il Perù fu governato, dal 1607 al 1615, dal viceré Don Juan de Mendoza y Luna, marchese di Montes Claros, uomo di lettere e animato dalle migliori intenzioni.
2 Guayaquil, città dell'Ecuador sull'Oceano Pacifico, 400 km a sud di Quito

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