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    Pezzi di storia

Triremi e galee
di Frio da Pisa

"La lettura" Rivista mensile del Corriere della Sera – giugno 1913

Certamente il console Duilio non avrebbe mai potuto immaginarsi di dar il proprio nome nel 1913 alla sesta dreadnought1 italiana… E pure egli non soltanto fu un intenditore profondo della marina militare, ma un riformatore. Però… a pensar soltanto alle trasformazioni subite dalla marina da guerra dal 1906 in qua, possiamo ben immaginare quanto differisca l'attuale da quella… del 260 avanti Cristo!

bucintoro Il bucintoro (da quadri di Gaetano Previati)

Del resto ogni più remoto passo in avanti fatto dalla scienza navale ha contribuito a giungere alla perfezione odierna. Aminocle da Corinto che dava nel VII secolo a.C. il modello della Triera ai Sami, prototipo di ogni nave da guerra sino al vascello del XIX, e Glaucos da Scio, che insegnava a saldare il ferro ai suoi conterranei, davano le prime mosse all'architettura navale di tutti i tempi.
Così, come le triere caratteristiche delle armate elleniche, le triremi costituirono la forza maggiore per quelle romane.
Lunghe 40 metri, con un equipaggio formato di 300 uomini, le triremi comuni presero ben presto il dominio assoluto di tutto il Mediterraneo e le si trovano in prima linea in tutti i combattimenti dei romani, con la prora armata dal rostro - la caratteristica arma offensiva dovuta al tirreno Piseo - pronta al cozzo mortale contro i fianchi delle navi nemiche.
La velatura, poco numerosa, era usata soltanto a vento largo: la forza motrice era riservata esclusivamente ai muscoli saldi dei rematori, che remando per guardia - cambiandosi cioè alternativamente con vogatori freschi, dopo un tempo prestabilito - riuscivano ad imprimere alla trireme circa 3 miglia all'ora. I rematori romani eran uomini prodi, volonterosi, ben compresi del loro dovere, differentissimi perciò dagli schiavi e dai forzati medioevali. Le triremi capitane si distinguevano di giorno per l'insegna, di notte per gli speciali fanali: distinzione rimasta tuttora.

vele Vele venete (da quadri di Gaetano Previati)

I fianchi ch'erano liberi prima di Duilio, essendo tutta l'importanza della nave centrata nel rostro bronzeo, si modificarono con l'applicazione del corvo dovuto al console stesso, che non soltanto doveva portare le navi latine alle vittorie di Milazzo e delle Lipari sui cartaginesi, ma doveva far mutar radicalmente le consuetudini del combattimento navale (260 av. Cristo).
Il corvo di Duilio consisteva in una specie di ponte levatoio aderente ai fianchi delle triremi, che si agganciava tenacemente al fianco della nave nemica, in modo di trattenerla, immobilizzarla e formare un comodo passaggio ai combattenti da un bordo all'altro, per l'abbordaggio, per il combattimento corpo a corpo. Ben si meritò, dunque, Duilio la colonna rostrata.

colonna La colonna rostrata
di Duilio
al Museo capitolino

La caratteristica delle triremi turrite a prora e a poppa venne con l'uso della catapulta; ché nelle torri si tenevan la catapulta stessa, i frombolieri, gli attrezzi incendiari. I periodi massimi delle vittorie navali di Roma vanno dal 260 al 250 e dal 49 al 33 a.C., periodo quest'ultimo in cui le navi gloriose de' romani navigarono sull'Atlantico, dalle coste della Gallia alla Brettagna.

Col tramontar dell'Impero d'occidente e il sorgere dell'Impero romano d'Oriente, anche il nome della trireme cambiò: divenne dromone2, ma le caratteristiche della costruzione non troppo differiscono. Il dromone equivale alla galea italica, di cui ci son giunti tutti i più minuti particolari. Non così della trireme invece; se il materiale iconografico abbonda, i competenti non se ne fidano e la disputa sul modo in cui eran disposti i remi perdura tuttora - ché non sembra possibile, praticamente, la teoria di più banchi di rematori sovrapposti.
Ma veniamo alla galea, a questa sorta di nave militare che collega tante nostre gesta di gloria al suo profilo agile e audace.
Era la galea (la trireme classica così chiamata sin dal tempo di Leone il filosofo, il dromone migliorato dalle città marittime italiane) nave lunga, stretta, acuminata alla prora, di poca pescagione, dall'orlo poco elevato dal livello dell'acqua, affinché i remi non restassero troppo inclinati; nave di remo per eccellenza anch'essa come la trireme, usata principalmente come naviglio di fila, anch'essa munita di vela latina, sussidiaria; era legno agevolissimo per esser tratto a riva, per i restauri e l'armamento.
Dal secolo XII l'equipaggio così si componeva: ai comandi di un comito3 - che aveva a secondo un sottocomito - erano sei nocchieri - timonieri e manovratori -; trenta balestrieri; otto prodieri - accudivano all'ancora e alle vele -; sei corsiglieri - vogatori di prora, al banco che aveva nome corsiglia -; sei alighieri - uomini scelti che accostavano la prora al suolo o ad un'altra nave con l'alighiero, sorta di gancio -; sei spallieri – capivoga -; cinquantasei rematori disposti in ventisei banchi a tre remi per banco. Queste cifre sono prese per il prototipo della galea a terzarolo4 e naturalmente son suscettibili a variazioni.
In quanto alle armi offensive dei combattenti, consistevano esse in lance, dardi, verrettoni5, roncole, accette, falci, targhe6.
Sull'albero maestro, l'insegna del feudatario o della repubblica.
Attraverso i secoli le caratteristiche principali non si mutano; le ritroveremo sin quasi ai primi del '700. Ma dal XIV secolo l'artiglieria sale a bordo della galea ed essa si amplia, si fa più completa.

equipaggio Le proporzioni tra l'equipaggio di una trireme: 1) uomini 300;
di una galea: 2) uomini 400;
di una dreadnought: 3) uomini 1000.
lunghezza Raffronto tra le lunghezze
di una trireme: 1) metri 40;
di una galea: 2) metri 50; di una
dreadnought: 3) (A. Doria) metri 175.

Rimane sempre di forma lunga, sottile, nave di remo essenzialmente; però la velatura vien più curata. L'armamento vien posto di fronte; sotto alle rembate7, la batteria di cinque pezzi grossi, tra i quali il corsiero8 da cinquanta.
Questo secondo aspetto della galea ce lo descrive in poche linee stringate e nervose, con una efficacia bellissima, il maestro d'ogni studio sulla nautica: padre Guglielmotti: «La gente quasi 500 persone, rematori, soldati, ufficiali, bombardieri, marinari, maestranze (maestri d'ascia, calafati, armaioli, remieri). A prua rembate e artiglierie, balestre e moschetti, marinari abbronzati e soldati veterani, nasi aquilini, occhi grifagni, mustacchi, pugnali, spadoni; a poppa vernici, cristalli, tappeti, tende, frange, nappini, porpora, seta e oro, cappelli piumati, cavalieri forbiti e il fiore della nobiltà e della milizia; in mezzo la ciurma di ribaldi disperati e vagabondi, schiavi turchi e mori, remicatene, flagelli e quanto v'ha di più tristo nel mondo».
Perché invalse presto l'uso di forzare al remo schiavi e delinquenti sull'esempio portato nel 1549 dalla serenissima repubblica di Venezia; eran schiavi turchi - in gran parte, che surrogarono i buonevoglie (volontari) - sulle galee cristiane; schiavi cristiani su quelle turche: ed erano stimolati al remare dall'aguzzino, legati al loro banco con pesante catena.
Le galee per ordine e dignità si chiamavano: Imperatorie, Reali, Generalizie, Capitane, Padrone, Sensili, Grosse, Sottili, Pianelle, Quartierate, Bastardelle. La galeotta è come un diminutivo di galea, come galeazza n'è l'accrescitivo. In quanto all'accennata velatura specificheremo: gli alberi - maestra e trinchetto, rara la mezzana; all'albero di maestra il marabutto, il bastardo, la borda, il trevo; quest'ultimo come vela di fortuna: parpaglioni, mezzevele e cocchine di bel tempo. Alla prora il rostro romano è rimasto sotto forma di sperone.

Ecco le caratteristiche di quelle navi a cui «si lega la più bella gloria della marineria italiana a padronanza del Mediterraneo e il primato del commercio del mondo». Cito ancora il Guglielmotti.
Così erano le galee militari di Amalfi, Pisa, Genova, Venezia; di poco differivano quelle commerciali per il traffico.
Noi le troviamo con Amalfi dal X al XII secolo padrone dei commerci orientali; con Pisa sulle coste della Sardegna (1012 st. Pis.) per la conquista vittoriosa dell'isola stessa, assicurata integralmente nel 1016; all'assedio di Bona e all'espugnazione di Lipari e alla presa di Damiata insieme alle galee genovesi; e alle Baleari con le trecento galee armate in punto con più di cento rematori ognuna;

nave Nave della fine del secolo XVIII (modello)


 …Simili a montagne
 ma con le vette irte di spade e lance,
 e sospinte dai remi agili come serpenti:

e debellatrici della potenza amalfitana; ed ausilio dei Crociati, sempre pronte alla vittoria e alla difesa dei propri interessi. Ricordate i versi del Carducci?

 Da la foce de l'Arno…
 … al vento d'oriente
 Navi di Pisa, sciogliete, sciogliete.
 Come stuolo di cigni in onde chete
 Avanti Febo suo signor movente,
 Bianche l'azzurro Egeo soavemente
 Navi di Pisa, correte, correte.

… Così erano le galee di Genova sin dal secolo XI ricercate dai potenti per le imprese d'Oriente; vincitrici sulle coste di Barberia, signore degli scali e dei porti di Caffa, di Pera, di Galata, di Smirne, debellatrici della potenza pisana (1284), regine assolute del Tirreno: esse potevan dar bene l'audacia a Francesco da Carrara di rispondere ai veneziani pur essi vinti presso Curzola, presso Costantinopoli, in Chioggia: che nessuna proposta di pace sarebbe stata accettata fino a che Genova non avesse posto il morso ai cavalli bronzei di San Marco, troppo focosi, que' cavalli tolti da Enrico Dandolo a Costantinopoli: audacia, però, duramente punita!
Fu allora che Venezia, liberato dal carcere il Morosini (1380), lo creava capitan generale delle sue galee, traeva con miracoloso sforzo legni armati dallo sprovvisto arsenale, assediava gli assedianti di Chioggia, vinceva, debellava per sempre i vincitori.
Questo seppero fare quelle galee di San Marco già dal X secolo pronte alla conquista dell'Istria e della Dalmazia, doge Pietro Orseolo II, che sul Bucintoro iniziava il superbo sposalizio del mare che tutti gli anni, per l'Ascensione la Serenissima teneva sulle acque adriatiche. - Quelle galee che avevan portata la padronanza della Serenissima sull'Arcipelago, sull'Ellesponto, sulla Frigia, sul Peleponneso, su Candia; da Capo d'Istria ai Dardanelli. Venezia, che primeggiò specialmente nell'XI sec., mantenne alta la sua potenza sino al XVI continuando con vigore le campagne del secolo XV contro la straripante invasione turchesca nel Mediterraneo, insieme alla marina pontificia; fu l'ultima città marittima a decadere dalla sua potenza, a trascurare il suo arsenale, quell'arzanà di Vinigiani esistente sin del 1004, ricordato da Dante nel canto XXI dell'Inferno che egli vi aveva veduto bollir

 l'inverno la tenace pece
 A rimpalmar li legni lor non sani,
 Che navicar non ponno; e 'n quella vece
 Chi fa suo legno nuovo, e chi ristoppa
 Le coste a quel che più viaggi fece;
 Chi ribatte da proda e chi da poppa;
 Altri fa remi ed altri volge sarte;
 Chi terzeruolo ed artimon rintoppa.

Ritroviamo la galea italica vincitrice dei turcheschi nel 1571 a Lepanto con la famosa alleanza di potenze marittime cristiane, cui presero parte i cavalieri Stefaniani e di Malta. bucintoro
Ma nel XVII i galeoni diventan vascelli, ampliano enormemente l'attrezzatura, per i viaggi transoceanici smettono i remi; arcieri, alabardieri, bombardieri fanno il posto ai cannonieri, ai moschettieri. Nel XVIII la pala del remo vien surrogata dalle palette mosse dalla forza del vapore (Papin! Fulton! Watt!); queste ancora, vengon surrogate dalla pala dell'elica, applicata alla marina militare nel 1842. I fianchi nella nave rimangon così liberi e le batterie si accrescono. I legni da guerra diverran corazzate, dreadnoughts: ma rivestir le navi di corazze non è cosa nuova.
Non avevan forse i romani triremi clipeate, testudinate, catafratte?…


1 Nome inglese (impavido) che indica una corazzata monocalibro, munita cioè di cannoni dello stesso calibro.
2 Imbarcazione da guerra a remi su due ordini di ponti, armata con due o tre alberi, con fondo appiattito e scafo tozzo, dotata di sperone posto in alto per danneggiare i banchi di voga delle navi nemiche; aveva un castello a poppa e uno a prua.
3 Nostromo, responsabile delle manovre alle vele.
4 Il rematore che si aggiungeva ad altri in caso di mare formato.
5 Freccia con punta metallica dotata di scanalature per lacerare la ferita.
6 Scudo
7 Sovrastruttura della galea a proravia.
8 Cannone principale collocato verso prua nella corsia centrale, da cui prende il nome: dopo lo sparo rinculava sin quasi all’albero di trinchetto.

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