Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Un popolare barcaiolo di Santa
di Ugo Pavia

Stampa Sera – 8 settembre 1941

"Alfredino", che si dice discendente del grande pittore Filippo Lippi - L'ex-lupo di mare ha 72 anni e non va oltre Chiavari e Rapallo - Breve storia di una baronessa olandese - Un bagno alla "grotta del prete"

A Santa Margherita in uno di questi splendidi pomeriggi settembrini. Cielo terso, mare appena increspato; tempo favorevole per completare la cura di sole al largo.
Ad un cenno una modesta imbarcazione a vela si avvicina: il barcaiolo ci porge la mano per aiutarci a salire su quel guscio di noce che due colpi di remo disegno allontanano dalla scogliera. Con semplice manovra la vela e il flocco vengono messi sotto vento; la bianca tela freme, si gonfia; la barca si inclina da un lato e fila rapida in direzione della punta oltre la quale è Portofino. L'acqua limpida rispecchia insieme all'azzurro del cielo il verde dei banchi di alghe che si susseguono sul fondo accidentato. Il barcaiolo è indaffarato; ad ogni momento abbandona il timone per allentare o raccorciare una fune. Sempre ce lo troviamo fra i piedi. E' un vecchio rinsecchito, con la pelle color mattone incollata sulle ossa ed ha due occhietti brillanti che sembrano due buchi fatti con un succhiello.
«Ora navigo qui…»
Dalle tasche del pantaloni trae una sigaretta cincischiata, l'accende, ma non gli basta. L'ometto ha bisogno di parlare e visto che non accenniamo a rivolgergli la parola, inizia lui il discorso.
«Settembre - egli dice - è il mese più propizio per la villeggiatura al mare». Siamo certi che nei mesi scorsi, ad altri clienti avrà detto con la massima disinvoltura che luglio e agosto sono i mesi più favorevoli. Egli muta di parere come muta il vento di questo piccolo golfo, ma anche queste chiacchierate fanno al certo parte dell'armamentario del suo mestiere di barcaiolo. Il vecchio lupo di mare prosegue: «Ora navigo qui in questo angusto specchio d'acqua, ma in gioventù ho solcato gli oceani su navi mercantili che trasportavano legna e carbone. Quando si invecchia, ed io ho ormai toccato i 72 (e qui un sospiro), bisogna fermarsi. Per un marinaio è quasi star fermo l'andare giornalmente da S. Margherita a Rapallo, Chiavari o Portofino. Benché toscano, ma ormai qui radicato da anni, conosco pietra per pietra tutta la costa. Quella villa - e indica col dito un caseggiato che si staglia fra il verde - è quella dove è stato firmato il Trattato di Rapallo; quell'altra è del conte Marone, quello che sposò la figlia del Re di Spagna; quell'altra… è di Paraggi, quell'altra ancora…». Il dito dell'ometto si sposta in direzione dell'arco costiero ed enumera tutti gli edifici che a suo criterio debbono suscitare la nostra curiosità; ma poiché l'esperimento non riesce, tenta allora un altro argomento. Da una tasca interna del camiciotto ha tolto un logoro portafogli rigonfio tenuto chiuso con una cordicella, ne trae una cartolina a colori, la guarda compiaciuto e ce la porge. E' la riproduzione di un dipinto di Filippo Lippi che si trova alla Galleria degli Uffizi a Firenze.
Mentre ci domandiamo cosa abbia a che fare quel quadro con Santa Margherita e con le gite in barca che qui si possono fare, il barcaiolo, che ha atteso in silenzio che noi ammirassimo l'antico capolavoro del pittore fiorentino del Quattrocento, dice:
«Mi chiamo Alfredo Lippi: e sono un diretto discendente del grande artista. A casa ho l'albero genealogico che mi ha lasciato mio padre. Forse non ricordate il grande amore del Lippi sbocciato nel convento di Santa Margherita a Prato, mentre una suora, Lucrezia Buti, gli serviva da modella per una Madonna.»
Certo che lo ricordavamo. Molti anni addietro ci era perfino capitato fra le mani un atto in versi martelliani del Novelli: «La Vergine del Lippi». Lì era la storia romanzata di quell'avventura che nel nostro animo giovanile aveva fatto tanta impressione.
«Ebbene - proseguiva il barcaiolo - il pittore rapì la monaca e da essa ebbe Filippino. Noi discendiamo da quello.»
Il suo «romanzo»
Alfredo Lippi è riuscito, come si proponeva, a destare la nostra curiosità. Lo guardiamo. In quel viso rinsecchito non c'è un tratto che ricordi l'immagine che di se stesso tracciò Filippo Lippi. (L'autoritratto si trova pure nella Galleria degli Uffizi a Firenze). Ma il pittore dal volto di un perfetto ovale dai grandi occhi pensosi, dalla bocca carnosa, sensuale, dai lunghi bruni capelli che ne incorniciavano il viso, aveva allora, quando si dipinse, al massimo trent'anni. Come sarebbe diventato a 72? Forse come il nostro barcaiolo?
«L'avete avuto anche voi il vostro romanzo? - chiediamo al vecchio lupo di mare.»
«Chi non ne ha avuto?» ci risponde Alfredo, e per convincerci dallo stesso portafogli comincia a tirar fuori una serie di fotografie che a volta a volta ci mostra. Son tutte donne giovani e belle. Ve ne sono di bionde e di brune, formose o slanciate; una piccola collezione muliebre nient'affatto disprezzabile. A tergo di ciascuna fotografia vi sono delle dediche. Molte si rassomigliano tanto da creare il dubbio, se non fossero vergate con diverse calligrafie, che si tratta di una dicitura concordata: «Al mio caro, simpatico Alfredino, in ricordo delle ore felici passate a bordo della sua barca a Santa Margherita».
«Questa - ci dice Alfredo mostrandoci un'altra fotografia di donna - è una baronessa olandese. Venne a Santa Margherita molto malata. Non poteva mangiar nulla. I medici le avevano consigliato i bagni di sole al completo. Cosa volesse dire quel "completo" lo compresi la prima volta che giunto al largo la vidi togliersi l'accappatoio e constatai che sotto non aveva il costume. Mi affrettai a dirle che se fosse passata qualche imbarcazione della Finanza saremmo stati messi in contravvenzione perché a Santa Margherita non era ammesso il nudismo; ma essa mi rispose con una bella risata che sembrava una cascatella di perle e si sdraiò comodamente al sole, in fondo alla barca. Avevo allora 67 anni e quello spettacolo non dico che mi turbasse, ma capirete. Alla fine finii per abituarmici poiché tutti i giorni era la stessa storia; partivamo al mattino, al largo si toglieva l'accappatoio e ritornavamo al calar del sole. Provvedevo io con un fornello a spirito a prepararle la colazione. Vi so dire che se come barcaiolo non c'è nessuno che mi uguagli, come cuoco, e cuoco toscano, non temo concorrenze. La bella baronessa cominciò a far onore ai miei manicaretti e si fece sempre più allegra. Aveva un carattere assai vivace. Nella tasca dell'accappatoio portava sempre con sé la rivoltella e quando i gabbiani volteggiavano intorno alla barca impetuosamente l'impugnava e sparava così all'impazzata, con nessun pericolo per quegli uccelli dal volo rapido, ma con molto pericolo per me, perché essa non si curava di vedere se ero o no sulla traiettoria del suo tiro. Una volta fece un bel buco nella vela e se ne mostrò molto soddisfatta. Guarì completamente e quando partì volle che l'aiutassi ad imballare i suoi effetti. Aveva novanta paia di scarpe! Basta questa cifra a dirvi della sua ricchezza. Mi scrisse poi da Firenze e da Roma e perfino dall'Olanda.»
La barca intanto dopo di avere descritto un largo arco si avvicina alla riva, nei pressi di Rapallo. Il vento è caduto, la vela e il flocco si sono afflosciati. Alfredo ha impugnato i remi e ci dice:
«Vi condurrò a fare il bagno in una spiaggetta deliziosa, alla "grotta del prete". La chiamano cosi perché un giorno un sacerdote andò a spogliarsi in quella grotta e mentre faceva il bagno alcuni ragazzi, per divertirsi, gli portarono via gli abiti, dimodoché dovette ritornarsene a casa colle sole mutandine.»
La spiaggetta è veramente bella: è incorniciata dalla montagna e speroni dell'aspra roccia si sprofondano nell'acqua. La "grotta del prete" è la più grande delle spelonche che si aprono fra i massi. Essa deve godere di una certa notorietà perché vi troviamo parecchi bagnanti. L'acqua è limpidissima, ma profonda. E' un piacere tuffarvisi. Ritornando a galla vediamo che al bordo della barca di Alfredino si è aggrappata una bionda sirenetta in verde costume. Il barcaiolo le parla, essa ride ed il suo riso sembra una cascatella di perle. Forse ché il discendente di Filippo Lippi le racconta la storia della baronessa olandese?

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