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    Pezzi di storia

Nicola Abbagnano, filosofo

Era il 9 settembre 1990 quando moriva il filosofo Nicola Abbagnano: in convalescenza nella sua casa di Via dell'Arco, a Santa Margherita, dopo un suo ricovero nella tomba clinica La Madonnina di Milano, un aggravamento delle sue condizioni aveva imposto il suo ritorno in clinica dove morý nella notte fra sabato e domenica.
Abbagnano, molto schivo, era legato a Santa Margherita Ligure che aveva scelto come sua seconda dimora quando, il primo aprile 1959, aveva acquistato un appartamento da lui definito il buen retiro: un legame che lo spinse a chiedere di essere sepolto nel nostro cimitero, dove ancora si trova. A Milano il Comune, per ricordarlo, ha posto una lapide nel famedio del Cimitero Monumentale.
Nato a Salerno il 15 luglio 1901, Abbagnano Ŕ stato il principale esponente dell'esistenzialismo italiano: il suo manuale Storia della Filosofia in tre volumi Ŕ un testo fondamentale per gli studenti.
In una intervista apparsa sul settimanale Gente nel 1982 a firma Giuseppe Grieco racconta: «Tutti i miei parenti erano medici, commercianti, avvocati, ingegneri. Ci˛ che li univa era una cultura umanistico-letteraria che in essi era diventata stile di vita. Questa cultura li faceva essere di sentimenti giovane genericamente liberali. Il mio nonno paterno, dal quale ho ereditato il nome Nicola, dopo i moti del 1821 fu costretto a nascondersi tra le montagne del Cilento per sfuggire ai soldati borbonici che gli davano la caccia».
Gli studi di Abbagnano iniziano a Napoli, dove il 20 dicembre 1924 sposa Rosa Del Re (1903-1945), compagna di UniversitÓ e figlia del docente di matematica Alfonso, dalla quale ha due figlie, Lilia nel 1925 e Alda nel 1937: non sarÓ un matrimonio felice e lui stesso dice «senza colpa di nessuno … i rapporti non ressero all'usura del tempo, prima che lei morisse, erano giÓ terminati».
Nel 1935 vince un concorso universitario e insegna tre anni presso la cattedra di storia e filosofia al Magistero di Torino, per passare poi nel 1939 alla facoltÓ di lettere.
A Torino Abbagnano fece vita da scapolo; ebbe come allieva e assistente Fernanda Pivano: quest'ultima, in una intervista del 21 settembre 2003 al quotidiano la Repubblica racconta: «Conobbi Nicola Abbagnano. Sa, ero molto carina e a lui piacevano le ragazze belline». L'intervistatore, Antonio Gnoli, le chiede: «Le fece la corte?» «La faceva a tutte. E davvero non era un problema per me la corte di un signore per bene. A me la cosa che affascinava era quel suo modo di discutere di esistenzialismo… Ricordo che definý Sartre un ballerino della filosofia e spesso mi diceva: "Legga Jaspers, lý troverÓ la veritÓ che cerca". Il fascino di Abbagnano secondo me risiedeva nel fatto che il suo esistenzialismo ti dava una speranza».
Il pittore Felice Casorati lo invitava spesso a casa sua, dove tra gli altri c'erano gli scrittori Cesare Pavese e Francesco Pastonchi, "e anche bellissime signore", com'egli racconta.
Era un bell'uomo, raffinato, elegante, affabile, il suo modo d'essere filosofo affascinava e «gli piaceva vivere gli eventi del suo tempo». maturo
Il 9 gennaio 1945 muore la moglie Rosa, affetta da disturbi psichici.
L'11 novembre del 1948 Abbagnano sposa l'americana Marian Taylor (1914-1970) di origini britanniche, «una donna bella e intelligente» conosciuta in casa di amici a Bellagio, sul lago di Como: la Taylor aveva fondato nel 1947 una piccola casa editrice (Edizioni Taylor) che pubblic˛ molti libri di Abbagnano; il 22 maggio 1961 sarÓ lei a fondare, con altre imprenditrici torinesi, l'AIDDA (Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d'Azienda), sezione italiana dell'associazione FCE (Femmes chef d'entreprises mondiales), con lo scopo di sostenere l'imprenditoria femminile piemontese e favorire lo spirito d'iniziativa e la crescita di professionalitÓ delle donne.
La Taylor, gravemente malata, morirÓ il 6 luglio 1970: a quel punto Abbagnano sembra volersi isolare dal mondo per dedicarsi solo al lavoro.
Dopo oltre un anno «Pensavo di non risposarmi. Invece ho incontrato Gigliola, ed Ŕ un'altra storia bellissima». Ai bagni Continental di Santa Margherita aveva conosciuto Gigliola Toninelli (1936-2020), un'insegnante che gli fece da collaboratrice e segretaria: il 5 giugno 1972 l'Arcivescovo di Torino, cardinale Michele Pellegrino, li spos˛ nella sua cappella privata, dispensando il laico filosofo - Ŕ lui che lo racconta nell'intervista a Gente - «da via dell'Arco ogni formalitÓ».
Nello stesso anno lascia la cattedra di Storia della Filosofia per raggiunti limiti di etÓ, si trasferisce a Milano e intensifica la sua collaborazione con i quotidiani "La Stampa" e "Il Giornale".
Nel 1985, ormai anziano, si candida al Consiglio comunale di Milano tra le fila del partito liberale e regge con competenza, da maggio 1985 a giugno 1986, l'assessorato alla Cultura.
Il filosofo Norberto Bobbio (1909-2004) scrisse di lui «Compassato, parco di parole e di gesti, affabilissimo ma senza effusioni, apparentemente freddo e distaccato ma con un vivo senso dell'amicizia, al di lÓ delle divergenze d'idee e di modi di vita, ha lasciato in coloro che come me lo hanno conosciuto per pi¨ di mezzo secolo il ricordo di un uomo pensante che ha cercato di illuminare, come egli stesso ha detto pi¨ volte, la via della vita a sÚ e agli altri, senza mai voler fare della filosofia "un pretenzioso strumento di dominio mentale"».

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