Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Passeggiata in carrozza – Portofino
di Giovanni Titta Rosa

La Stampa – 18 ottobre 1936

Anche coi luoghi, come con una donna, l'amore nasce adagio, deve maturare come un frutto: il veni-vidi-vici, in amore, a parte ch'è sempre un po' letterario, e quindi un po' falso, quando non è falso del tutto, è quasi sempre febbre dei sensi, non persuasione della coscienza; e difatti difficilmente resiste. I romantici coups de foudre sono di regola effimeri; e le stesse eccezioni finiscono con l'essere pericolose. E poi a me non si confanno; a me piacciono gli amori che hanno subita una lunga stagionatura, come certi vini, come certi rari legnami: quelli, per intenderci, con cui Stradivario1 faceva i suoi violini.

dipinto (foto della raccolta Renato Dirodi)

Saluto lento
La metafora è già troppo lunga perché indugi a dire, sfuggendo il più possibile al patetico facile, che l'addio che sto per dare alla Riviera, a questa Riviera chiusa da due punte, o da due porti, Portofino e Portovenere, è venato segretamente di quell'amore stagionato, lentamente nutritosi di sole, di salso, di verde e di scoglio come, nel cuore dell'innamorato, l'immagine della sua donna s'è riempita di tutto quanto ella, corpo e anima, possiede, o l'innamorato vi ha scoperto. Anche delle cose minime, più fuggevoli e impalpabili, che poi spesso sono le più impor tanti. E, si capisce, coteste non si vedon subito; occorre perciò quella stagionatura, quell'amoroso tempo.
Come ci si può distaccare, tutt'a un tratto, da chi si ama? Anche a siffatti distacchi bisogna prepararsi, perché lo strappo non sia così lacerante, cosi doloroso. C'è, è vero, chi preferisce, melodrammaticamente, partire di netto, fuggire comprimendo il cuore; e l'altra mano a stringersi le tempie. Non mi piace. Mi piace, invece, salutare lentamente, sostenendo il più a lungo possibile il trabocco patetico, dominarlo; magari, risolverlo in un quieto, scintillante e sereno sorriso.
Con quest'animo saluterò oggi la Riviera; e la saluterò in carrozza, perché nulla mi sfugga del suo caro volto: colli, scogli, e verzure, piante, strade e case, e sì, anche le pompose ville e i castelli ricchi di merli e di bifore e trifore e torrette, e i pomposissimi alberghi, decorati di magnolie gigantesche e di alti pini vetusti, in gara coi platani sfarzosi. Tutto saluterò; cocchiere, non ho fretta, vada pure adagio, faccia riposare il suo magro cavalluccio in cima alle brevi salite, non lo stimoli mai, né con la voce né con le castagnole della sua frusta.
Ottobre è un mese lento, un po' pigro, lievemente obeso; somiglia più d'ogni altro a quell'immagine giacente, ricca di carne o di volumi, con cui gli antichi cartografi e pittori evocavano i grandi fiumi. Anche ottobre è un fiume, un fiume dorato, dalle rive velate di lieve bruma, che più che nebbia pare una palpitante emanazione della sua vitalità in riposo.
Per la strada del Paradiso
Certo, da Portofino non andrò fino a Portovenere; certi viaggi si fanno solo in fantasia; mi contenterò di raggiungere Rapallo, più di due ore di carrozza. Ma avrò alla mia destra sempre il mare, a portata d'occhi; e dove il patetico mi vincerà, scenderò, e andrò a toccar la tenera acqua con la mano; che poi è saluto rituale, altrimenti il destino non ci consentirà di tornare, l'anno prossimo. Anzi, stretto rito sarebbe baciarla, proprio come la guancia dell'innamorata.
Paraggi, l'elegantissima, la mondana e leziosetta Paraggi, è solitaria. Tolti gli ombrelloni e i capanni, l'umida e bigia sabbia, prima così attentamente nettata ogni mattina, comincia a orlarsi d'alghe, di foglie marce che il vento rapisce ai platani, d'aguglioli di pini. E il mare che qui, anche nelle libecciate più clamorose, s'ingentiliva in ondulati riccioli, da richiamare, o da imitare, le platinate chiome delle belle che gli oziavano a fianco, sdraiate come veneri giorgionesche, ora s'arruffa stizzoso, e tenta persino di decorarsi di criniere bizzarre. Ma non va oltre la parrucca settecentesca. Lo stanco sole ottobrino vi arpeggia sopra con smorzati lampeggiamenti, come una mano su una spinetta. E invano a quel suono, pini e lecci e magnolie che lo guardano all'ingiro, cercano, in galloria, di fare un po' di trescone; riescono poco più che a un minuetto. Paraggi, cara conchiglia estiva brulicante di splendide carni, l'ottobre t'intristisce di grigio umidore; t'invecchia all'improvviso, senza concederti lo splendore di certe saporose maturità.
Il trotto del cavalluccio si spegne sull'asfalto coperto di foglie, e io non oso voltarmi. Ma la strada del Paradiso, come chiamano o chiamavano una volta questa strada, è bella anche d'ottobre; e direi più bella, perché il pacato lume che ora l'inonda palpita, nell'aria d'argento e sul nitido mare, d'una arcana malinconia; e orla pinete e lecci d'una doratura impalpabile, rubata forse ai pampini delle vigne.
Quasi le «nonne» di Gozzano
Ecco, sulle brune rocce del Pedale, le vuote arcate di quella ciclopica costruzione abbandonata quasi a metà; già fantasia architettonica d'un musicista ricco, vagheggiato Tempio della Musica, e buen retiro d'artisti. Era meta serale, e notturna di coppie; e nei suoi sotterranei, i sospiri estivi del mare si confondevano con quelli degli innamorati. Le piogge hanno ora fatto verzicare sulle mura mozze un nuovo verde, e fradiciata la pietra. E lassù, tra i lecci, la facciata della Cervara, bianca e lunga come una parete di marmo, ha ormai le finestre tutte chiuse; saranno partiti anche i suoi certosini, dopo la festa di San Brunone2.
Un blando ozio autunnale sbadiglia nei giardini di Santa Margherita, in questa placida sosta tra una stagione e l'altra. Sono spariti i lupi di mare dalla barba riccia e dai pantaloni blu; l'unico l'ho visto fumar la pipetta seduto, gambe ciondoloni, sul parapetto dell'imbarcadero. S'era tolto anche il berretto estivo, a visiera; e la testa grigia, stempiata e tonda, somigliava a quelle delle antiche monete interrate. Ma sulla passeggiata non ho incontrata nemmeno una donna in pantaloni; invece, sedute a godersi il buon sole, c'eran coppie di vecchiette, con l'ombrellino grigio, dall'alto manico nero stretto in mano, le piccole spalle senza forma, coperte di pizzi.
Care vecchiette borghesi, care nonne gozzaniane, gentili e formaliste, pallide e lievemente incipriate, con scarpette nere e guanti fini, e velette sul cappellino senza moda, curiose e composte; quante ne ho vedute in questa mia passeggiata d'addio, in carrozzella come me; in coteste carrozzelle, anch'esse così decorate di pizzi, un pizzo anche sui poggiapiedi, e non di rado un fiore dietro la cassetta! E le beneducate vecchiette ci stavano come nel quadro mondano d'un macchiaiolo; sorridenti al placido sole, al molle trotto del cavalluccio impennacchiato con una penna di fagiano, all'aria profumata dei primi fiori d'autunno. Leggevano curiose i nomi delle ville sui cancelli; i loro occhi vivaci e discreti godevano tanto; e a me veramente pareva di sentire, a quel trotto, e in quella pace, il ritmo quaternario di una «novella in versi» di Guido Gozzano3.
Ma la pioggia aveva ormai consunto il vivo amaranto delle bouganvillées che l'estate stendeva come broccati sui muri delle alte terrazze delle ville; la villa dei ciliegi era già spoglia della sua corona di foglie rosseggianti, e le serrate finestre azzurre del finto castello fiorentino, certamente non nascondevano più le giovani coppie - «tutti parenti!» - che le notti di questo agosto ballavano fino a tardi sul piazzale illuminato. Invece, quante foglie marce, e che acido odore dei fichi e dei crisantemi lungo la strada di Pagana!
«Rotazione stagionale»
Ho salutato con un lieve cenno della mano - non voglio che il cocchiere se ne accorga - l'arco secentesco, («signori, autentico») già ingresso di villa gentilizia, e così pittorescamente roso dalle intemperie e dal tempo, che tante volte avevo contemplato dalle mie finestre. Ne ha avuto di compagnia, quest'estate; schiere di pittori e pittrici l'hanno ritratto a ogni ora del giorno. Adesso è solo, e speriamo che si riposi dal tanto posare; e che meni buono al povero artista, trovando ben disposti critico e acquirente. («Ma è in "Ingresso di antica villa in riviera" che il pittore C. R. mostra appieno le sue robuste qualità tonali, le profondità ecc.»).
Forza, cavalluccio; un'altra trottatina, ed eccoci a Rapallo. Sono sfioriti i ricchi oleandri dei giardini? E l'ingombrante fila dei capanni lungo la passeggiata a mare, dov'è ? E dove sono le donne in mutandine blu e arancione? E i suoni dei jazzi, e le bellezze seminude sedute ai caffè? Non acquista più nessuno un pezzo di paesaggio sulle belle cartoline? Niente, niente. Ma com'è dolce, care vecchiette, sentirsi sulle mani e sul viso questo tenero sole; un tepore che il fiato del largo vena appena di fresco. Ve lo godete smemorate, guardando qualche panfilo che ancora si molleggia sull'acqua sgombra di barche. S'odono intanto passare esotiche favelle; occhi ceruli, facce cotte, color salmone, ci guardano, ispilungoni, dall'alto.
Il cocchiere li sbircia con avidità; saranno le sue vittime invernali. «Stranieri, eh?», gli chiedo, non senza sottinteso. Ma lui, placido: «Rotazione stagionale, signore». Ohè, che cocchiere istruito!
La passeggiata è finita, ed eccomi qua, tutto lievitante di tenere sensazioni. («E il mare non l'hai baciato?». «Certo, certo; dalle pietre del piccolo, rotto molo di Prelo, rada segreta, di cui so quasi soltanto io le molli alghe, le nitide trasparenze, i saporosi ricci»).
Ma non voltiamoci ancora una volta indietro, non scivoliamo nell'elegia; cocchiere, andiamo alla stazione.


1 Antonio Stradivari (Cremona ≈1643-1737)
2 San Bruno (detto Brunone, 1030-1101), fondatore dell'ordine dei Certosini (Grande Chartreuse).
3 Guido Gozzano (Torino 1883-1916), poeta e scrittore: celebre la sua poesia "L'amica di nonna Speranza" con la descrizione di un salotto borghese dell'Ottocento (le buone cose di pessimo gusto).

© La Gazzetta di Santa