Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Compie 15 anni la bruttissima jeep
di Giancenzo Madaro

La Scienza Illustrata – settembre 1955

Fra i mezzi meccanici che hanno caratterizzato l'ultima guerra, la jeep occupa certamente un posto di fondamentale importanza. Sgraziata, rozza, ma utilissima per le sue eccezionali prestazioni, essa cerca ora con successo di rendersi altrettanto utile nelle applicazioni pacifiche, ed in ogni paese del mondo se ne imita la geniale concezione.

foto 1 Nessuno è riuscito a maltrattarla Questa è la prima Jeep. Il capostipite di una lunga dinastia: 4 cilindri, 2200 cc di cilindrata, 1,22 m di carreggiata, 960 kg di peso vuoto, 100 kmh di velocità. Questa è la carta di identità della vecchia gloriosa «jeep» la strana ed un po' buffa vetturetta che per cinque lunghi anni di guerra è stata la compagna fedele del fante americano, l'indispensabile sostituto del muletto.

Il generale Marshall definì la Jeep «il più grande contributo americano all'arte militare nell'ultima guerra»: definizione di autorevole provenienza, molto significativa e senza dubbio riferentesi agli innumerevoli servizi resi da questo popolare veicolo durante l'ultimo conflitto mondiale. Difatti questa tozza vettura scoperta dalla sagoma squadrata e decisamente priva di stile ma in compenso robusta, capace di marciare in qualsiasi condizione e su qualsiasi terreno si può dire abbia divulgato nel mondo l'importanza della motorizzazione e più in particolare la praticità di un veicolo di questo genere.
Tanto che oggigiorno, a dieci anni dalla fine della guerra, la «Jeep» può dirsi abbia fatto epoca, in quanto perfezionata ed ancor oggi prodotta ha dato lo spunto per essere costruita in tipi più o meno simili ma sempre e senza dubbio a lei fortemente ispirati, in tutti quei paesi ove esista una industria automobilistica. E questo si spiega facilmente, perché se è vero che la «Jeep» si è dimostrata valido strumento di guerra è anche vero che ha trovato nella vita civile di una nazione una infinità di applicazioni tali che di essa venga richiesta solo per questo una produzione regolare e continua. Per dare un esempio della popolarità ormai universale di questo veicolo diremo che a Monteria, una città della Colombia posta in una zona non particolarmente ricca di strade, e quindi indicata per questo genere di vetture, su 388 vetture in circolazione 380 sono Jeep.

foto 2 La versione tedesca della Jeep: si chiama Goliath 31, è notevolmente più grande del prototipo: pesa 760 kg ed è mossa da un motore ad iniezione.

Ancor prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, le industrie dei paesi con tendenze non del tutto neutrali, lavoravano alla realizzazione di autovetture militari adatte alla marcia fuori strada o meglio ancora in grado di assolvere gli innumerevoli compiti nascenti da un impiego bellico. Ri-cordiamo così i prototipi francesi Latil e Laffly, i germanici Mercedes e Tempo (bimotore) ed altri non pochi veicoli preparati dall'industria britannica. Allo scoppio del conflitto però tutte queste realizzazioni non passarono alla fase concreta della produzione in serie e della introduzione nei reparti, tanto che solo (almeno per i primi anni del conflitto) l'esercito italiano e germanico avevano in dotazione autovetture più o meno adatte all'uso militare perché derivate ed adattate da normali modelli di autovetture da turismo.
Fra queste ricordiamo i nostri Fiat 1100 ed Alfa Romeo 2500 «coloniali», nonché la versione militare della nota vettura germanica Volkswagen costruita in edizione normale ed anfibia.

foto 3 La «Matta», una delle versioni italiane della jeep, costruita dall'Alfa Romeo, si è rivelata particolarmente adatta come vettura anfibia e nei lavori ausiliari per la agricoltura.

foto 4 In campo op- posto fatta ecce- zione per qual- che realiz- zazio- ne ingle- se (Austin, Bedford ed Hillman) nulla di sostanzialmente concreto; solamente oltre l'Atlantico lo stato maggiore nord-americano, prevedendo gli sviluppi e le necessità di una guerra motorizzata, affidava alla varie industrie la realizzazione di un autoveicolo caratterizzato dai seguenti requisiti: «della portata di 250 kg a quattro ruote motrici, robusto e quindi adatto a percorrere qualsiasi terreno con richieste di manutenzione ridotte al minimo». Fra le varie imprese chiamate a concorrere, la Willys Motor Inc., in collaborazione con l'esercito statunitense e canadese realizzò una vettura adatta allo scopo e che risultò la migliore fra le altre. Tale veicolo venne ufficialmente battezzato «General Purpose» che più o meno corrisponde alla nostra espressione «Per impieghi multipli», qualifica ridotta dapprima alle sole iniziali «G. P.» e successivamente cambiatasi per motivi di rapida e pratica pronuncia nel noto nome di «Jeep».

foto 5 Il modello attualmente in dotazione nell'esercito americano, è leggermente modificato nella carrozzeria ed è equipaggiato con un motore a valvole contrapposte della potenza di 72 H.P..

In verità v'è da precisare che questo veicolo venne accolto dapprima con un senso di stupita meraviglia dal soldato americano, abituato da borghese alla vettura americana non certo priva di imponenza, comfort e lussuosità; ma quando la «Jeep» dimostrò le sue spericolate ed interessanti prestazioni le opinioni cambiarono ed in essa il soldato americano trovò una valida e fedele compagna tanto quasi come il nostro alpino ebbe a trovare nel lento ma utile mulo nella guerra in montagna. Infatti, fra le altre cose, alla Jeep va riconosciuta la dote della semplicità costruttiva sinonimo quasi sempre oltre che di robustezza e durata, di scarsa e facilitata manutenzione.
Naturalmente la sua costruzione, in grande serie fu affidata principalmente alla Willys stessa ed alla Ford e per riconfermare l'importanza rivestita da questo veicolo negli eserciti alleati diremo che a guerra terminata il numero di Jeep prodotte s'aggirava intorno al mezzo milione.

foto 6 L'altra Italiana, la Campagnola della Fiat, la cui sagoma si avvicina più di qualsiasi derivato all'originale.

Così da quel giorno (il lontano 1940) e per tutto il mondo, al seguito delle truppe alleate abbondantemente equipaggiate di tale veicolo, la praticità della Jeep andò imponendosi sempre di più per la sua funzionalità: divulgata successivamente, non dimentichiamolo, dal fenomeno dell'alienazione dei residuati di guerra. Molto adoperata nell'agricoltura, come veicolo di trasporto e per la lavorazione del terreno ed anche come sorgente mobile di energia meccanica (a mezzo di una puleggia motrice mossa dal motore) trova anche applicazioni nelle innumerevoli attività di carattere tecnico e commerciale che abbisognano di un automezzo leggero adatto per il trasporto di persone ed anche di un piccolo carico su qualsiasi terreno.
Ma la migliore dimostrazione dell'affermata efficienza di questo veicolo ci viene data dall'innumerevole numero di vetture attualmente costruite, sul genere della Jeep, dalle più quotate industrie automobilistiche e non solo per scopi militari.

foto 7 L'americana Mighty Mite in dotazione presso le truppe aviotrasportate e da sbarco dell'esercito degli S. U., è leggerissima e molto più piccola di tutti gli altri modelli.
foto 8 La «Matta» dell'Alfa Romeo, una delle versioni italiane della Jeep, si à subito rivelata di grande utilità nei lavori eccezionali.

Negli U.S.A. appena cessata la guerra, la stessa Willys realizzò perfe- zionandola una Jeep adatta all'ame- ricano ormai in borghese; infatti oltre ad una capace giardinetta metallica, a 2 od a 4 ruote motrici, introdusse, anche se con un successo commerciale relativamente scarso, la «Jeepster» una specie di torpedo a carattere sportivo. In campo militare diremo che l'esercito americano dispone oggigiorno di due tipi di «Jeep» la «M 38/A2» e la «Mighty Mite» ambedue dovute alla Willys, la prima rappresenta una edizione perfezionata della prima Jeep della quale mantiene la stessa linea fondamentale e caratteristica mentre la seconda, la «Mighty Mite» che con una certa larghezza potremmo tradurre con l'espressione di… «Ercolina» rappresenta la versione più piccola e leggera destinata alla truppa da sbarco aereo e navale. Equipaggiata con gli stessi organi meccanici della Jeep perfezionata, la già menzionata «M 38/A2», ha la carrozzeria in lega leggera.

foto 9 La Campagnola della Fiat, viene costruita con motore Diesel e con motore a scoppio, sale su pendenze dell'85%, porta sei persone, oppure 500 kg ed ha la capacità di trainare un rimorchio di 2500-3000 chilogrammi.

A queste due versioni, s'aggiungono anche dei prototipi realizzati da altre industrie statunitensi e fra questi va ricordata soprattutto la recente «Feep» ovvero la «Jeep» della Ford che pare entri quanto prima in dotazione nei reparti americani.
Anche in Italia, però, e sin dall'autunno del 1951 la nostra industria realizzò due ottimi veicoli del genere: alludiamo alla Fiat «Campagnola» seguita poi dalla Alfa Romeo R. 51 battezzata successivamente dagli stessi operai della Casa milanese con l'epiteto di «La Matta» appunto per le sue audaci e spericolate prestazioni.
In Francia la Hotchkiss costruisce attualmente su licenza la stessa Jeep della Willys, la Gran Bretagna la Rover Land, la Russia la Gaz 67 e perfino il Giappone ha una sua jeep che si chiama Toyota BJ. Abbondanza dunque di imitazioni, in alcuni casi forse superiori alla stessa Jeep, che ci riconfermano chiaramente l'importanza assunta da questo nuovo genere di vettura.

foto 10 In Francia la Delahaye ha costruito questo tipo che è risultato costosissimo perché i suoi pezzi non sono fabbricati in serie: si è dimostrata preziosissima in alcuni raids nell'Africa. Cilindrata 1995 cc su 4 cilindri, sviluppa una velocità di 120 chilometri orari.
foto 11 La britannica Land Rover è equipaggiata con motore di 50 cav. di potenza ed è ispirata con qualche approssimazione alla vecchia Jeep: di questa vettura, come si vede nella foto, si costruisce in Inghilterra una versione coperta in metallo e materia plastica.

foto 12 Il tipo Porsche 597, costruito in Germania per le forze armate e per i privati: cilindrata di 1500 cc, ha una forma allungata e dimensioni sensibilmente maggiori a quelle delle normali Jeep.
foto 13 L'altra versione tedesca, quella fabbricata dalla DKW: motore a due tempi, tre cilindri di circa 1000 cc di cilindrata, potenza dì 38 cavalli.
foto 14
In 15 anni è cresciuta
La prima e l'ultima: a sinistra si vede il prototipo che l'esercito statunitense inaugurò in occasione di Pearl Harbour e che poi qualche tempo dopo ebbe alcune modifiche, come i fanali rientrati nel radiatore; a destra, la versione più recente impiegata dagli americani in Corea.

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