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    Pezzi di storia

Cartelami a San Gerolamo della Cervara
di Angela Acordon

tratto dal libro "Il teatro dei cartelami", 2012

Anche a scorrere rapidamente il corposo regesto1 pubblicato in questo volume appare evidente come, rispetto al Ponente Ligure e alla città di Genova, l'area levantina accusi una scarsa presenza di testimonianze artistiche riconducibili al genere dei cartelami. Costruiti con materiali spesso fragili e perciò più facilmente deteriorabili, sia per il loro carattere effimero, che talvolta, terminatone l'uso, portava persino alla loro distruzione, sia per il continuo spostamento e maneggiamento al quale erano sottoposti, questo tipo di beni culturali sembra aver riscosso minore fortuna nella Riviera di Levante giacché anche i ritrovamenti documentari, e non solo dunque le opere realizzate, risultano assai rari.

fig 1 1 Pittore ligure, "San Giovanni Evangelista", sec. XIX,
oratorio di Sant'Erasmo

In questo quadro assume particolare interesse il "caso" dell'abbazia di San Gerolamo della Cervara e dell'oratorio di Sant'Erasmo dell'attigua Santa Margherita Ligure, cittadina così propensa a trasformare in festeggiamenti le ricorrenze sacre da meritarsi rimproveri ecclesiastici altolocati.
Il 13 gennaio del 1661, come riferisce Attilio Regolo Scarsella negli Annali di Santa Margherita, il Monastero della Cervara acquista "un sepulcro cioè varie figure dipinte sopra quattro cartoni e tre tele, dal pittore Domenico Piola q. Paulo Battista q. Gerolamo in not. Giuliano De Ferrari". Le quattro sagome raffiguravano la Madonna assieme a una delle tre Marie, la terza Maria, un soldato e un altro soldato. Le tre tele, che costituivano di certo gli sfondi della "sacra rappresentazione", riproducevano le tre croci del Calvario e, rispettivamente, le città di Betlemme e di Gerusalemme. A questo primo gruppo l'estensore degli Annali aggiunge altri due cartoni, a suo dire stilisticamente non riferibili allo stesso autore, e raffiguranti Cristo morto mentre viene calato dalla Croce e la deposizione nel Sepolcro.

fig 2 2 Pittore ligure, "Vergine Maria", sec. XIX,
oratorio di Sant'Erasmo

Le ultime due opere citate, come detto ritenute da Scarsella di diversa grafia, erano forse più antiche oppure facevano parte di un ampliamento del Sepolcro voluto nel 1762 dai frati della Cervara, i quali ordinarono ai pittori Tommaso e Gio Batta Rossi, figli di Nicolò, che nella stessa circostanza "hanno accomodato le tre tele dello stesso sepolcro", "alcune figure del sepolcro". La commissione a Tommaso e Gio Batta Rossi deriva dal fatto che i due pittori erano già noti ai frati in quanto, su incarico dell'abate Federici, avevano dipinto, assieme al padre Nicolò di Sestri Ponente, la chiesa (settembre 1757-aprile del 1758) e la sagrestia di San Gerolamo della Cervara (1758).

fig 3 3 Pittore ligure, "Santa Maria Maddalena", sec. XIX,
oratorio di Sant'Erasmo

Alla notizia documentaria, di grande interesse per la conferma del coinvolgimento di un pittore di rilevante importanza come Domenico Piola in questo genere di pittura/scultura di carattere effimero e più funzionale al culto rispetto alla certo più appagante commissione di una pala d'altare, non ha per il momento fatto riscontro il ritrovamento delle opere, ma nell'oratorio di Sant'Erasmo di Santa Margherita Ligure, a conferma di una particolare fortuna dell'utilizzo di sagome dipinte nella cittadina, si conservano, e vengono tuttora usati per le celebrazioni pre-pasquali delle Quarantore2, alcune interessanti immagini appartenenti a un Sepolcro meno antico, presumibilmente databile nella prima metà del XIX secolo. Le rappresentazioni pervenuteci, di buona ma discontinua qualità, ritraggono San Giovanni Battista (fig. 1) e la Madonna (fig. 2), ad evidenza della stessa mano, un Soldato con la lancia sulla destra e lo scudo sul braccio sinistro e un altro Soldato della stessa grafia pittorica, ma con la posizione delle braccia, della lancia e dello scudo esattamente invertita, chiara testimonianza della volontà di una simmetria compositiva del sepolcro complessivo originario, una notevole interpretazione di Maria Maddalena (fig. 3), dall'estremo profilo perduto e dalle cromie ricercate ed accese da un lume che ambienta la "ripresa" sul far del crepuscolo, come per il Soldato seduto (fig. 4), colto mentre sembra meditare, dubbioso e pentito, su quanto accaduto, oggetto dell'ultimo cartelame e che pare eseguito dallo stesso maestro della Maddalena.

fig 4 4 Pittore ligure, "Soldato seduto", sec. XIX,
oratorio di Sant'Erasmo

Pur non potendo escludere che appartenessero ad un'unica "scena", i cartoni sopravvissuti componevano probabilmente due momenti della morte di Cristo: quello della Crocifissione, nel quale erano attori la Madonna, San Giovanni, Maria Maddalena e una perduta silhouette con la Crocifissione (a meno che non si usasse per tale scopo l'antico crocifisso ligneo) e quello del Cristo nel sepolcro, cartelame mancante ai fianchi del quale dovevano collocarsi i due Soldati stanti (figg. 5-6), sulla sinistra quello con lo scudo nel braccio destro, dall'altra parte quello con lo scudo appoggiato a terra. La figura del Soldato pervaso dal dubbio, invece, poteva all'occorrenza essere usata in entrambe le scene.

fig 5 5 Pittore ligure, "Soldato", sec. XIX,
oratorio di Sant'Erasmo

L'apparato è completato da un grande telo dipinto raffigurante l'Ultima Cena, probabile inizio del percorso della grande "Sacra rappresentazione", databile verso la fine del XIX secolo (fig. 7).
Una notazione sulla sagoma raffigurante Maria Maddalena: il retro, grazie alla presenza in controparte della traccia del disegno "preparatorio", oltre che delle tavolette lignee che fungono da sostegno al cartone, nel tempo troppo cedevole per autosostenersi, è di grande utilità per comprendere la procedura inventiva e costruttiva di questi manufatti (fig. 8).

fig 6 6 Pittore ligure, "Soldato", sec. XIX,
oratorio di Sant'Erasmo

Le notizie documentarie settecentesche riportate da Attilio Regolo Scarsella aprono un interessante spiraglio di ricerca attorno al pittore Nicolò Rossi di Sestri Ponente e ai suoi due figli Tommaso e Giovanni Battista, fino ad oggi noti soprattutto come quadraturisti collaboratori di Giovanni David e Giovanni Agostino Ratti. Il fatto che essi siano stati anche autori di sagome dipinte e che siano stati chiamati ad eseguirne anche a Santa Margherita Ligure, geograficamente "lontano" dal loro ambito lavorativo, induce infatti a pensare che essi potessero essere specializzati anche in questo genere di apparati effimeri, per la cui realizzazione era certamente vantaggioso essere abili nella prospettiva. Un lampo d'intuizione ha fatto così balenare nella mente di Massimo Bartoletti (comunicazione orale) l'idea che uno o tutti e tre i pittori Rossi (Nicola, Tommaso e Giovanni Battista) possano aver preso parte alla messa in scena degli apparati fatti approntare nell'agosto del 1768 dai Padri Scolopi di Savona in occasione della festa per la canonizzazione del loro Santo fondatore Giuseppe Calasanzio. Nel 1764 i Padri Scolopi avevano infatti affidato la decorazione pittorica della loro chiesa, intitolata a San Filippo Neri e oggi distrutta, a Giovanni Agostino Ratti e "per il Prospettico sono stati serviti dal Sig. re Nicolò Rossi di Voltri nel suo mestiere eccellente". Contenti del lavoro di Nicola, un po' meno di quello di un suo figlio e di un suo nipote che lo avevano aiutato, i frati approfittarono delle feste per la celebrazione della Santificazione del loro fondatore Giuseppe Calasanzio, per far "riddipingere la volta della chiesa", maldestramente ornata nel 1764 da un tal Prete di Carcare, "da un figlio del detto Sig. re Nicola Rossi che si pretende fattosi buono in Roma", al quale avevano affidato anche i dipinti dei quattro evangelisti, situati ne' quattro angoli della chiesa.

fig 7 7 Pittore ligure, "Ultima Cena", sec. XIX, oratorio di Sant'Erasmo

Due di queste ampie tele, raffiguranti San Giovanni Evangelista e San Luca, si conservano ancora nella Camera da letto del Palazzo Vescovile di Savona. Domenico Gardone, che indica Voltri (non Sestri Ponente) come origine del Rossi, non specifica il nome di battesimo dell'autore delle tele sopracitate, ma lo dice influenzato, come in effetti esse sembrano testimoniare, dalla cultura romana, a seguito di un soggiorno nell'Urbe, ma certo anche attraverso la mediazione di Giovanni Agostino Ratti, al cui fianco i Rossi lavorarono come detto nella chiesa degli Scolopi di Savona, e di Giovanni David, i cui affreschi Nicola supportò con le proprie quadrature prospettiche sia nella perduta chiesa di Santa Maria del Rifugio a Genova (1778-1780), dove riscosse l'elogio di Federigo Alizeri perché "gaio nelle tinte, e così felice ne' partiti", sia nella chiesa di Santa Maria della Concordia ad Albissola Marina: qui nel 1783 eseguì assieme ai figli le quadrature del presbiterio attorno ai due grandi quadri di Giovanni David raffiguranti Adorazione dei Magi e Presentazione al Tempio.

fig 8 8 "Santa Maria Maddalena", retro

Difficile stabilire se e quale legame esistesse fra Nicola Rossi di Sestri Ponente e l'ingegnere e pittore genovese che il 28 febbraio 1816, ritornato dalla Toscana, comunicò che il giorno successivo avrebbe aperto a Genova "una scuola particolare di Disegno, Figura, Architettura civile, Ornato, Geometria, prospettiva, aritmetica e bel carattere, travagli in scagliola, oltre diversi altri lavori, sperando in breve tempo di far vedere de' grandi progressi" e che il 22 marzo del 1819, "essendo passata agli eterni riposi in Trieste la sig.ra Maria Brigida Borea Sartorio", eresse su commissione dei suoi familiari "un magnifico catafalco" nella chiesa di San Siro a Sanremo. Attività che dovettero portare Nicola Rossi a una tale fama da conquistarsi la prestigiosa commissione del grande apparato, composto da statue raffiguranti la Religione, la Prudenza, la Giustizia, la Fortezza e il ritratto "in tutto rilievo del sovrano", organizzato nella cattedrale di Ventimiglia in occasione dell'ufficio funebre in memoria di Vittorio Emanuele I. A tale data, infatti, Nicolò Rossi, qualificato come "abate", era "già conosciuto per i suoi talenti architettonici ed iconologici".

Il Doge è morto, viva il Doge!
Il 6 febbraio 1809 fu eretta nella parrocchiale di Nostra Signora della Rosa di Santa Margherita Ligure "un'augusta mole che figurava un antico mausoleo…", con tanto di lapide, per dare adeguato risalto al ricordo del "senatore Gerolamo Durazzo, conte dell'Impero, officiale della Legion d'Onore, ed uno de' più distinti soggetti della nostra città", morto il 21 gennaio a Genova.
La famiglia Durazzo, proprietaria dell'omonima Villa, era la più influente di Santa Margherita.
Si trattava di un "apparato effimero", chiamato cartelame: i cartelami sono strutture temporanee realizzate in legno, tela, latta o cartone e decorate a tempera o olio.
Realizzati in genere per il culto delle Quarantore e per i "sepolcri" della Settimana Santa: "teatrini sacri" del tutto simili alle "macchine" progettate in occasione delle feste di beatificazione e canonizzazione.

Nella convinzione che il prosieguo degli studi porterà ad ampliare il numero degli artisti, anche di maggior fortuna e fama, che non disdegnarono la partecipazione all'esecuzione di opere effimere almeno per funzione assimilabili ai cartelami di soggetto sacro e profano, credo utile indicare come sotto il cognome Rossi debbano annoverarsi altri due pittori, attivi in periodi diversi e ben difficilmente appartenenti allo stesso ceppo familiare o a quelli fin qui indicati. Trattasi del reverendo Angiolo Benedetto Rossi di Montoggio, che anteriormente al 1775 eseguì per la SS. Annunziata del Vastato una figura della Concezione con alcuni putti che serve per il maggior altare nel tempo della novena e di un "capostipite" genovese delle sagome dipinte, ossia quel Francesco Rossi, figlio di Gio Stefano, che fuori dalla distrutta cappella che si trovava su piazza del Gesù, dove "allo scoperto erano drizzate tre croci di legno", addattò sopra l'istesse certe lastre di rame sopra delle quali colorì con assai bella maniera un Cristo per la croce di mezzo, e i ladroni per le altre due. Ma il tutto, per occasione della nuova strada, è stato tolto via". Una notizia, quest'ultima, dalla quale sembra di poter dedurre un carattere tutt'altro che temporaneo e fugace, bensì una volontà di durata che, pur nei ben più fragili materiali utilizzati, in qualche maniera ricorda i numerosi Calvaires delle enclos parrossiaux della Bretagna francese.


1 Registro, indice
2 Rievocazione del periodo che intercorre tra la morte di Gesù (ore 15 di venerdì pomeriggio) e la sua risurrezione (ore 7 di domenica mattina, Pasqua).

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