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Scipione Riva Rocci: la nostra salute gli è riconoscente

Chi non ha mai misurato la pressione del sangue? Se l'operazione è avvenuta in maniera incruenta lo si deve soprattutto a un medico che riposa nel cimitero di San cavallo Michele di Pagana, Scipione Riva Rocci.
Già, perché nel 1773 il teologo londinese Stephen Hales misurò per la prima volta la pressione arteriosa a un essere vivente, un cavallo, inserendo nella sua carotide un tubo di vetro.
Col tempo furono escogitati metodi più pratici anche se imprecisi, ma occorrerà attendere il 1896 perché Scipione Riva Rocci mettesse a punto un apparecchio tomba portatile e preciso, frutto dell'evoluzione tecnologica della seconda metà del XIX secolo.
Riva Rocci nacque il 7 agosto 1863 ad Almese, comune 30 km a ovest di Torino, figlio del medico condotto. A 25 anni si laureò in medicina e chirurgia all'Università di Torino nel 1888 e, nel corso dell'attività professionale, dedicò particolare attenzione all'utilizzo dei principi chimici e fisici. A 33 anni mise a punto uno strumento per misurare la pressione arteriosa sistolica e diastolica, tecnicamente chiamato sfigmomanometro a mercurio1: a onore dell'inventore occorre sottolineare che non volle brevettare la sua invenzione, rinunciando a un sicuro arricchimento.
Attraverso un bracciale pneumatico che comprime l'arteria omerale la misurazione avviene in modo indolore e preciso: elemento fondamentale per un uso esteso e un impulso allo studio e al trattamento dell'ipertensione e delle malattie cardiovascolari.

Riva Rocci Scipione Riva Rocci

Nel 1898 Riva Rocci si trasferì all'ospedale S. Matteo di Pavia, dove tra il 1912 e il 1913 realizzò e diresse una nuova clinica pediatrica; fu anche libero docente misurazione presso l'Università fino al 1924. Contempo- raneamente, dal 1900 al 1928, fu medico primario e direttore sanitario all'ospedale civile di Varese.
Tra le molteplici attività si occupò anche di encefalite letargica, detta la malattia del sonno europeo, causata da un virus comparso intorno al 1916: una piaga che durò circa dieci anni uccidendo 5 milioni di persone, poi scomparve per sempre: Riva Rocci contrasse la malattia e fu costretto a cessare ogni attività. Si ritirò prima a Milano, poi a Rapallo dove morì il 15 marzo 1937.

La pressione arteriosa è la forza con cui il sangue viene spinto attraverso i vasi sanguigni.
Il cuore è una pompa che contraendosi e rilassandosi invia il sangue a tutti i tessuti del corpo.
Ogni volta che si contrae (sistole) il sangue viene messo in circolo: in condizioni normali la pressione massima o sistolica è pari a 120 mmHg (millimetri di mercurio); se il lume delle arterie si restringe o diminuisce l'elasticità delle pareti, il sangue incontra maggiore difficoltà a scorrere e la pressione massima aumenta.
Quando lo svuotamento del cuore termina, inizia la fase di riempimento (diastole) e il flusso del sangue nelle arterie diminuisce così come la pressione, che raggiunge il suo minimo (pressione diastolica o minima) un attimo prima dell'inizio della nuova sistole. Più il flusso trova ostacoli, più lentamente la pressione scende: il valore normale è di 80 mmHg.


Nel 1899 il dott. Carlo Colombo così descrive l'invenzione di Riva Rocci nel suo libro "Ricerche sulla pressione del sangue nell'uomo":

Nell'intento di offrire un apparecchio semplice, agevolmente maneggiabile per gli usi clinici, il Riva-Rocci (1896) ha ideato uno sfigmomanometro che misura manometricamente la contropressione esterna necessaria ad impedire la progressione dell'onda sfigmica sopra una delle più grosse branche dell'aorta, e precisamente nell'arteria omerale. Sicché le misurazioni eseguite con questo strumento, esprimendo il carico totale (vale a dire il carico della pressione ed insieme della velocità) della massima arteria del braccio, forniscono i valori della pressione laterale dominante nell'aorta o nel tronco dell'innominata, secondo che si applica lo strumento al braccio sinistro od al braccio destro.
Lo sfigmomanometro del Riva-Rocci è un'ingegnosa modificazione del metodo del Basch. Egli ha sostituito al ditale elastico un anello cavo di gomma (reso inestensibile da un rivestimento di tela) che si applica intorno al braccio, e che comunica con un manometro a mercurio.
Insufflando aria con una pera di gomma entro l'anello cavo, questo si rigonfia, comprimendo tutti i vasi dell'arto, mentre il mercurio s'innalza nel manometro: tradizionale continuando ad insufflare viene un momento in cui la mano che tasta la radiale avverte la scomparsa del polso. L'altezza della colonna di mercurio in questo momento rappresenterebbe, secondo l'autore, il carico totale sopportato dall'arteria brachiale durante la soppressione del circolo nel braccio, che equivale press'a poco alla pressione laterale dominante nell'aorta.
Con questo apparecchio sono eliminati, è dovere riconoscerlo, molti inconvenienti che si lamentano in quello di Basch, essendo qui compressi tutti i vasi del braccio, invece che una sola arteria; ma il principio su cui si fonda il metodo è essenzialmente lo stesso; si deduce cioè la pressione dalla scomparsa del polso.

elettronico Oggi l'elettronica ha profondamente modificato lo sfigmomanometro e lo ha messo a disposizione di tutti, ma il principio di funzionamento è lo stesso.


1 rif. articolo "Un nuovo sfigmomanometro" su Gazzetta medica di Torino XLVII (1896), pp. 981-996, 1001-1007 – Il nome combina il greco sphygmòs (polso, pulsazione), manòs (rarefatto) e métron (misura).

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