Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

I cognomi
di Carlo Mascaretti

Cap. 8 del libro "Et ab hic et ab hoc – Vol. X" di Americo Scarlatti (alias Carlo Mascaretti), 1935

Le origini dei cognomi sono tante e così svariate che chiunque, credo, riuscirebbe con un po' di riflessione a formarne qualche raggruppamento etimologico; ciò che appunto mi proverò ora io di fare, limitandomi, beninteso, per non slanciarmi in troppo vasto pelago, ai soli cognomi italiani. … copertina
Il Cantù, che dei cognomi si è anch'egli occupato, … li divide in: aristocratici, quelli cioè dedotti da un feudo o dallo stemma; borghesi, quelli derivati da professioni, da arti e da mestieri; popoleschi, tratti da soprannomi; e, infine, rustici, provenienti da piccole località o da un genere di coltivazione, come Del Prato, Del Pero, Della Vernaccia, ecc. Ognuno vede però che, pur concedendo a simile divisione dei cognomi qualche fondamento storico, non è possibile fissare con precisione i limiti di questi quattro gruppi, mentre d'altra parte non si saprebbe in quali di essi classificare altri cognomi innumerevoli derivati da svariatissime fonti.
Seguirò pertanto anch'io un metodo di divisione a questo riguardo adottato da molti trattatisti della materia, basandomi cioè sulle loro etimologie e disponendoli a gruppi, dei quali alcuni del tutto finora trascurati.
1) Una prima fonte adunque dei cognomi sono i nomi personali che, in particolar modo nelle famiglie nobili, trasmettendosi di padre in figlio, facilmente si cambiarono in gentilizi, donde gli Aloisi, i Pieri, i Mattei, i Ruggeri, i Lamberti, ecc., derivati dai corrispondenti nomi di persona; e questa fonte è talmente vasta che ritengo assai difficile trovare un nome personale alquanto diffuso, il quale non abbia dato origine a un cognome. Se poi si considera che tale derivazione non si limita al semplice cangiamento in plurale di un nome proprio, ma abbraccia altresì tutte le trasformazioni dovute ad accorciamenti, a contrazioni, ad aferesi, a diminutivi, ad accrescitivi e a vezzeggiativi, è facile immaginare che questa fonte diventa un fiume addirittura.
Per dare un esempio della proteiformità di cui per ragioni morfologiche e fonologiche in queste trasformazioni può essere capace un solo nome, il Garlanda, nella, citata sua opera, riporta piò di sessanta forme sotto le quali si presenta come cognome italiano il nome di Domenico, dal quale abbiamo Domenichi, Domeniconi, Domenichetti, Minghetti, Menghini, Minguzzi, Mengarini e via dicendo. Se aggiungessimo a quest'elenco i cognomi stranieri derivati parimenti dal nome Domenico (latino Dominicus) si arriverebbe probabilmente a contarne delle centinaia.
A questo primo gruppo, parmi, si potrebbero unire i cognomi derivati da nomi di Santi, in grande parte elencati anch'essi negli uffici dello stato civile, ove troviamo registrati Sanfilippo, Sangiovanni, Sanmartino, Santamaria, ecc.
2) Un secondo gruppo di cognomi si può formare con quelli derivati da professioni, come Sacerdoti, Guerrieri, Medici, Notari, Giudici, Cancellieri, Avogadri (avvocati), Maestri, Fattori, Gastaldi, ecc., e da arti e mestieri, come Orefice, Ballerini, Cavalcanti, Barbieri, Beccari, Muratori, Molinari, Fornari, Fogazzaro (focacciaio), Massari, Vaccari, Pastori, Vasari, Sarti e Sartori, Fabbri e Ferrari, i quali ultimi, a cagione certamente dell'importanza che assunse nella civiltà umana la lavorazione del ferro, sono tra questo gruppo i più abbondanti in tutte le lingue, tanto che del cognome inglese Smith, corrispondente appunto ai nostri Fabbro, Fabbris, Ferrari, Ferraris, Ferrario, Ferrero, ecc., il Bardesly, citato dal Garlanda, asserisce che in Inghilterra fra il 1838 e il 1854, e perciò in un periodo di soli sedici anni, furono registrati come nati, o sposati, o morti, non meno di 286.307 Smith!
3) Affine al gruppo precedente è quello che si potrebbe formare dei cognomi derivati da dignità, grazie ai quali vediamo nascere anche fra i più umili mortali Imperatori, Re, Principi, Marchesi, Conti, Baroni, Cavalieri, Castellani, Paladini, Gonfalonieri, Vicari, Dottori, Sindaci, Magistrati, ecc.; dalla gerarchia ecclesiastica, per cui abbiamo anche tra persone tutt'altro che divote: Papa, Patriarca, Camerlengo, Cardinali, Vescovi, Priori, Abati, e innumerevoli Preti, Cappellani, Frati, Monaci, Conversi, ecc.; e dalla gerarchia militare che, poco o molto bellicosi, ci dà una serie infinita di Colonnelli e di Caporali, di Capitani, Capitanei o Cattanei e di semplici Soldati e Tamburrini. Persino la gerarchia celeste non rifuggono gli uomini dal mettere a contributo per fabbricare cognomi, e a chi ignorasse che da molti secoli i nomi degli uomini non hanno più alcun significato parrebbe assai strano che si possa dir male di un'umanità nella quale si trovano tanti Santi e Santini, tanti Angeli e Arcangeli, e Angeletti e Serafini e Cherubini persino… negli ergastoli!
4) Un altro gruppo assai vasto è quello dei cognomi derivati dai nomi delle nazioni d'origine degli individui, cosicché abbiamo molti Italiani che sono Tedeschi, Danesi, Turchi, Persiani, ecc., ovvero da nomi di regione, come: Lombardi, Toscani, Calabresi, Corsi, Siciliani; e da nomi di città: Pisani, Piacentini, Bergamaschi, Bolognesi, Bresciani, Cosentini, Genovesi, ecc. Quando poi è il nome di una semplice borgata o di un villaggio che dà origine a un cognome, in tal caso rimane quasi sempre senza modificazioni, e si hanno così i Castelvetro, i Gravina, gli Anguillara, i Borgia, i Farnese, i badge Gonzaga, i Gazzola, i Vinci, i Cantù, i Sella, i Lessona, i Flechia, i Lignana, i Gandino, gli Zola, i Favole, ecc. Doria, modificazione di D'Auria, è un'eccezione a questa regola.
5) I cognomi derivati dal nome di un edificio, e da ogni genere di costruzione o di parti attinenti, come: Castelli, Palazzi, Chiesa, Campanile, Rocca, Torre, Colonna, Capitelli, Porta, Volta, Casa, Casella, Villa, Molino; da armi: Spada, Picca, Balestra, Coltelli; da vestimenta: Cappelli, Berretta, Camisa, Coppola, Cotta, Calza, Calzoni; da utensili: Martelli, Tanaglia, Chiodi; e insomma da oggetti di ogni sorta: Sacchi, Quattrini, Moneta, Cocci, Ciotola, Corona, Campana, Piva, Tromboni, Speroni, Piatti, ecc. Specialmente nel Mezzogiorno d'Italia abbondano i cognomi tratti da cibi e da bevande, così: Zuccaro, Pepe, Miele, Spirito, Sidro, Manna, Moscato, Torta, Amaretti, Vitto, Riso, Semmola, Farina, Tarallo, Migliaccio, Pane, Maccarone, Pizza, Papparella, Zuppetta.
6) Assai ricco è il gruppo che si potrebbe fare dei cognomi derivati da nomi di cose astratte, come: Gioia, Bellezza, Umiltà, Desideri, Pericoli; da qualità morali, come: Amacori, Gelosi, Valenti, Casti, Giusti, Savi, Cortesi, Graziosi, Benigni, Soavi, Sereni, Dolci, Gentili, Diligenti, Galanti, Arditi, Seri, Allegri, Buffoni, Severi, Superbi, Crudeli, Meschini; ovvero da pregi e da difetti fisici: Belli, Bellini, Forti, Gagliardi, Robusti, Grandi e Piccini, Grossi e Piccoli, Grassi e Magri, Longhi e Corti, Biondi e Bruni, Chiari e Scuri, Lisciati e Ricci, Vecchi, Mancini, Calvi, Gobbi, Zoppi, Sordi, Guerci, Balbi, ecc.
In questo gruppo si potrebbero anche mettere i cognomi formati da verbi nella terza persona all'indicativo presente: Guida, Giova, Erra, Spreca, Spera, Boccia, Sforza, Volta, Ficca, Trotta, Pensa, Costa, Ciarla, Magna, Cuccia e… Basta!
7) Ricchissimo quello composto da nomi di bestie, assunte per lo più dalle famiglie nobili all'onore di decorare il loro stemma, per cui abbiamo i Torelli, i Vacca, i Vitelli, gli Asinelli, i Pecorella, e Tigri, Lupi, Leoni, Leopardi, Orsi, Orsini, Cavalli, Cervi, Capra, Caprioli, Gatti, Volpi, Cagnoli, Tassi, Ratti, Delfini. L'animale più immondo sembra quello che fu maggiormente preferito, poiché lo troviamo in molteplice guisa rappresentato: Verri, Ciacchi, Porcelli, Troia. Non mancano insetti, come : Pulci, Ragni, Mosca, Cicala, Formica, e così via; pesci, come: Rombi, Lucci, Tenca; ma soprattutto abbondano gli uccelli: Corvi, Falchi, Falconi, Nibbi, Cicogna, Polli, Tacchini, Galli, Gallina, Colombi, Piccioni, Tortora, Quaglia, Tordi, Passeri, Merli, Cornacchia, Civetta, Allocco, Paparo, ecc.
8) La geografia astronomica e fisica è stata parimenti messa a contributo nella formazione dei cognomi, cosicché vi troviamo: Sole, Luna, Stella, Mari, Monti, Deserti, Poggi, Valle, Costa, Fiumi, Ruscelli, Canali, Burroni, Abissi; nonché nomi di fiumi, di montagne, di vulcani: Trebbia, Garigliano, Alpi, Vesuvio. Così pure gli elementi e i fenomeni della natura sono tra essi abbondantemente rappresentati, come: Fuoco, Fiamma, Calori; i minerali: Argenti, Ferri, Stagno, Gessi, Rubini, Diamanti; ed anche molte parti del corpo umano, come: Gamba, Calcagno, Testa, Nasi, Ossi, Nervi, Cervelli, Gozzi, ecc.
E in generale tutte le scienze credo possano essere rappresentate in questo gruppo ; la matematica, per esempio, dà numeri cardinali e ordinativi: Cinque, Quindici, Trenta, Quaranta, Sesti, Decimi; e dà nomi geometrici, come: Quadri, Cerchi, Tondi; la botanica dà: Fiori, Grani, Pistilli ed alberi e vegetali d'ogni specie: Olivi e Allori, Ceci, Zucca, Zucchini, Zucconi. Anche il calendario ha dato il suo contributo coi: Marzo, Aprile, Maggio, Luglio, Agosto, Pasqua, Natale e via dicendo.
9) Un gruppo a parte si potrebbe formare di tutti quei cognomi derivati da svariatissime circostanze speciali che riuscirebbe impossibile enumerare. Una bella madre originò il cognome Della Bella; la memoria di qualche crociato quello di Della Croce; il pellegrinaggio a Roma diede origine ai casati dei Romei, del Bonromeì e dei Borromei; una invenzione è ricordata dal cognome dei Dondi dell'Orologio; l'amore di Re Enzo, prigioniero a Bologna, per una fanciulla di quella città dà quello dei Bentivoglio, e i colori che una volta distinguevano nei Comuni italiani le fazioni e i partiti sono tuttora ricordati dai Bianchi, Neri, Verdi, Azzurri, Rossi, ecc.
In questo gruppo, parmi, dovrebbero porsi i cognomi che si sono trasformati passando da una lingua straniera nella nostra. Il capitano di Baumgarten divenne in Italia Anichino di Bongardo, il celebre condottiero inglese Hawkwood divenne tra noi Giovanni Acuto e di Hohenstein fu fatto Ovestagno.
E' da notare a questo riguardo che reciprocamente i nostri cognomi al di là delle Alpi si trasformarono secondo l'indole degli altri idiomi, cosicché i nostri Giacomotti a Ginevra divennero Jaquemot, e i Fiorentini Arrighetti, trapiantati in Francia, vi formarono quella famiglia Riquet dalla quale uscì il più grande oratore della Rivoluzione francese, Onorato Riquet, marchese di Mirabeau.
Un'altra origine affatto speciale di taluni cognomi l'abbiamo in alcuni motti o divise gentilizie. Par avis cignus ha originato il cognome di Parravicino; da Flammas alit provenne quello dei Flamasali; da Deus dat, Deus aufert, ripetono il loro i Diodati; dal motto «Né per crollar si spezza» i Crollalanza.
Alla presa di Costantinopoli, durante le Crociate, uno dei guerrieri che salirono primi sulle sue mura aveva come impresa nello scudo, un serpe uscente da una pignatta, col motto Anguis in olla, e questo motto formò il cognome degli Anguissola; e così dal Prudens gubernatis dei conti Viti di Altamura è probabilmente derivato il cognome delle famiglie Gubernatis e De Gubernatis. Viceversa i conti Verità di Verona assunsero a motto il proprio cognome: A veritate nomen.
10) Un ultimo gruppo della classificazione dei cognomi da me formata è quello dei cognomi composti, sia di un verbo e di un nome, come: Caccialupi, Cantamessa, Pelagatti, Castracani, Filastoppa, Spaccapietra, Tagliabue, Cavalcabue, Vinciguerra, Gustavino, Scannabecco, Frangipane, Pappalardo, Passamonti, ecc.; sia di un nome e di un aggettivo: Bellabarba, Boccanera, Calzarossa, Gambacorta, Panebianco e Buonopane, Malacarne, Fortebraccio, Isolabella, Piccolomini, e perfino di brevi frasi come: Diotisalvi, Kirieleison, Bencivenga, Soffiainpugno, Aiutamicristo ed altri. Il Massarani, nella sua Storta e Fisiologia dell'arte di ridere (vol. II, pag. 3), citandone qualcuno, ricorda come «tutti questi nomi di famiglia rivelino viva e comune fino al secolo VIII la nostra parlata che si veniva sostituendo ai nomi individuali e barbari dei nordici conquistatori».
I cognomi di quest'ultima specie sono, come ben si comprende, derivati da soprannomi, e nei documenti medioevali ne troviamo di assai strani, come: Animanigra, Buccadecane, Gattamelata, Gattamorta, Abbracciavacca, Bellebonus, Basciacomari, Tettalasini, Ristoradamnus, Corpodicristo, Datusdiabolo, Mattosavio, Boccabadata, Barbalisciado, Capoinsacco, Muscaincervello, Ranacotta, Cagatossico, ecc. Alcuni caratterizzano assai bene i tempi, come: Pelavicini, Rubacastello, Malvicini, Maltraversi. Parecchi poi di questi cognomi derivati da soprannomi sono addirittura sconci ed osceni, talvolta persino blasfematori, e l'essere qualcuno di essi arrivato sino a noi mostra quanta sia la forza dell'abitudine; poiché, malgrado sieno tali che in nessun luogo si potrebbero pronunciare tra persone bene educate, in questo o in quel paese tuttavia, suonando da secoli continuamente come gentilizi di famiglie spesso assai rispettabili non turbano menomamente chi li ode. Molto diffuso, per esempio, è in una parte della Sicilia un cognome che agli individui chiamati sotto le armi viene cambiato, credo per disposizione ministeriale, in seguito alle risse provocate dai motteggi e dagli scherni con cui veniva accolto quel cognome dai compagni d'armi ai quali era inaudito. A cagione parimenti della sconvenienza di molti cognomi, un decreto della Congregazione dei Riti, emanato sotto Clemente XII, ha disposto che nelle preghiere non si possano invocare i Santi che col loro nome, permettendosi solo, per distinguerli dagli omonimi, di aggiungere il soprannome che in tal caso hanno, quasi sempre, e che naturalmente trattandosi di Santi, è sempre onorifico, come: S. Giovanni Crisostomo, S. Pier Crisologo, S. Tommaso l'Angelico, ecc.
In generale tutte queste varietà di cognomi che ho passato in rassegna, hanno, come si è visto, etimologie abbastanza facili e piane; ma se ne trovano talvolta di quelli la cui derivazione metterebbe a prova la scienza di un Flechia e l'immaginativa di un Menage. Chi riuscirebbe, per esempio, a indovinare che la famiglia Bescapè trae il suo cognome da Basilica Sancti Petri e ricorda probabilmente qualche antenato addetto a quella chiesa? Il cognome della nobile famiglia Caetani, che a prima giunta parrebbe doversi inserire nel primo gruppo di cognomi da me esposto, va collocato invece nel quarto, perché non deriva dal nome Gaetano, bensì dalla città di Gaeta (Cajeta), dai cui principi longobardi i Caetani discendono; e il cognome Alfieri, non deriva affatto, come generalmente si crede, dal nome con cui designavasi nelle milizie l'ufficiale incaricato di portare l'insegna o bandiera. Come è noto, il vocabolo italiano «alfiere» proviene a sua volta dal latino aquilifer che designava appunto presso i Romani il soldato che aveva l'incarico di portare l'aquila, insegna della legione, e perciò Vittorio Alfieri, che della sua italianità era orgoglioso, ci teneva molto a quella creduta origine del suo cognome. Lo stesso Carducci cadde nel medesimo errore quando nella sua ode Piemonte, parlando dell'insigne tragico, scrisse:
 Venne quel grande, come il grande augello
 Ond'ebbe il nome…

Il cognome Alfieri invece, come la critica filologica ha ora dimostrato, anziché dal sostantivo «alfiere» deriva dal nome personale «Alfiero» che si trova assai frequente nelle scritture medioevali, e che si è trasformato per aferesi dal nome comunissimo in quei tempi di «Adalfiero», nella stessa guisa che da Adalberto si è formato Alberto; da Adalfonso, Alfonso, e via dicendo.
L'immensa varietà dei cognomi che abbiamo rilevata lascia facilmente immaginare quanti equivoci curiosi siano accaduti e possano accadere a cagione d'essi, e a quante bizzarrie possano dare luogo le loro combinazioni, per esempio, nei matrimoni.
Tra i primi ricorderò un aneddoto assai corrente in Lombardia nel cui dialetto i possessivi «mio» e «suo» diventano me e so. In un paesetto una serva era stata inviata dal padrone a un amico di questi a chiedergli che gli restituisse il Metastasio prestatogli, e poiché il padrone le aveva detto in dialetto: el Metastasi, essa ripeteva senza riuscire a farsi capire che il suo padrone voleva gli fosse restituito el so tastasi!
Del resto ognuno conoscerà probabilmente qualche persona spesso imbarazzata dal proprio cognome. Per conto mio so di un signor Buongiorno al quale accadde una volta che, recatosi all'ufficio postale per domandare si vi fossero lettere per lui, pronunciò senz'altro, come spesso si suole, il proprio cognome seguito dal nome «Filippo» che per caso era anche quello dell' impiegato postale. Questi gli rispose meravigliato: «Buon giorno!» e gli chiese nome e cognome, ma poiché l'altro si ostinava a ripetergli con sempre maggiore impazienza: Buongiorno Filippo, l'impiegato, credendosi schernito, finì con l'adirarsi anche lui e corsero botte prima che l'equivoco fosse chiarito!
Quanto poi a bizzarre combinazioni di diversi cognomi, se ne potrebbero raccogliere volumi nelle collezioni dei giornali umoristici i quali, per esempio, a ogni nuova elezione dei deputati non mancano mai di ammannire, con le opportune varianti, il solito articolo, più o meno gustoso, formato appunto con le combinazioni dei cognomi dei nuovi onorevoli. E' facile immaginare che di esse anche «Pasquino» non mancò di trarne profitto per le sue satire. Quando Pio VI, nel 1782, si ostinò a voler far visita a Vienna a Giuseppe II, sperando vanamente di riuscire a distoglierlo dalle riforme liberali, venne fuori a Roma il Notamento dei Prelati nominati dalla Santità di Nostro Signore per accompagnarlo nel viaggio a Vienna, ove l'incarico di ordinare la partenza era affidato a monsignor Vai e le fermate a monsignor Stai. Direttore delle Poste era monsignor Ventimiglia, e per far aprire le porte della città era stato nominato nel seguito del Papa monsignor Bussi; per dare ogni mattina il segnale della sveglia vi era monsignor Gallo; per sollecitare il pranzo monsignor Cacciapiatti; per odorare le vivande monsignor Nari; ma in cauda venenum, dall'accompagnamento di Sua Santità erano stati esclusi monsignor Testa e monsignor Vinci. La chiusa era stata profetica poiché, al ritorno del Pontefice, «Pasquino» poté dire che Sua Santità era andato a Vienna per cantarvi una messa senza Gloria… per lui.
Di queste satire scherzose, composte giuocando coi cognomi, merita di esser ricordata anche quella che Marco Minghetti compose in un caffè di Torino quando gli fu annunciata la costituzione del nuovo Ministero che succedeva a quello caduto per il fatto di Aspromonte. Il nuovo Ministero era così composto: Matteucci; Depretis; Pepoli; Conforti; Rattazzi; Durando; Persano; Sella. Giulio Padovani, a pag. 252 delle sue Memorie di Università e di Giornalismo, narra che Minghetti, letta quella sfilza di nomi, sorrise un po' ironicamente: poi, presa la matita, sopra il primo foglio che gli capitò in mano, scrisse:
 MATTE UCCIsioni d'uomini fratelli,
 DE' PRETI Sistematico strapazzo
 PE' POLItici nostri Machiavelli
 Eran CONFORTI e genial sollazzo.
 RATT' Azzimarsi d'oro e di gioielli
 Spera così DURANDO il popol pazzo;
 Ma se PERSA NOn è la ragion bella,
 Vedi Italia che, ahimè, caschi di SELLA!

Un giornale dialettale torinese, il «Falabrach», ha continuato molti anni a divertire i suoi lettori colle strane, talvolta anzi stranissime, combinazioni di cognomi che, senza spreco di fantasia, ogni settimana rilevava dall'Albo Pretorio negli annunci matrimoniali. Ma queste combinazioni «coniugali» diventano particolarmente curiose in Ispagna, ove le donne maritate aggiungono al proprio cognome quello del marito preceduto dalla preposizione de (di), cosicché si diede il caso di una Isabel Segunda Reina che, avendo sposato un tal España, era divenuta nientemeno che Isabel Segunda. Reina de España. Il professore Faustino Lanzo, della Università di Montevideo, dalla cui Gramatica de la lengua Castellana ho tolto questo esempio, ne riferisce alcuni altri, come quello di una Dolores Fuertes che, avendo sposato un Barriga, divenne Dolores Fuertes de Barriga (dolori forti di ventre; e barriga in spagnuolo significa anche… gravidanza!), e una Juana Descosida avendo contratto matrimonio con Blas Costura diede origine all'epigramma seguente, che pei lettori italiani non credo abbia bisogno di traduzione:
 Una Juana Descosida
 Con Blas Costura casó,
 De manera que encontró
 El remedio en su marido.

Dalla citata opera rilevo anche che certi cognomi baschi, a pronunciarli soltanto, richiedono uno studio non breve. Ne riporterò uno solo per esempio: Iturriberrigorricoierrotacoechea che, traducendo letteralmente le varie parole di cui è composto, significa Fonte nuova della casa fabbricata al dì là del molino.
Anche i cognomi conciati per quelli che nascendo non ne hanno alcuno presentano qualche curiosità. Presso gli antichi Romani i trovatelli ricevevano il nome Spurius e il gentilizio Publicius o Poblicius. Attualmente a Roma hanno di solito il cognome Proietti, e a Napoli Esposito. In Ispagna invece ricevono sempre e dovunque il cognome Iglesias, ovvero De Iglesia se furono esposti alla porta di un tempio; Del Rey, se vennero portati in un ospizio governativo, e De Dios, o Del Jesus, se trovati in qualsiasi altro luogo.
Le più strane curiosità relative ai cognomi si potrebbero trovare nelle coincidenze, e sarebbe interessante ricercare se fu il caso o l'influenza del proprio cognome che fece di Scribe uno scrittore; dello scienziato Gorilla, l'autore di un trattato sulle scimmie; del cardinale umanista Niccolò Forteguerri, un abile guerriero e dei fratelli Lumière gl'inventori del cinematografo mediante la proiezione luminosa!
Che il proprio nome e cognome possa avere alcune volte influenza decisiva sulla vita degli individui, si può dedurre da casi come quello di cui usufruì Monsieur Jean Bon, sul quale Napo-leone I, scorrendo la lista degli aspiranti alla Prefettura di Magonza (città celebre per i suoi prosciutti Jambon), in un momento di buon umore, fece cadere la sua scelta.
Ricorderò infine che, al pari dei nomi personali, anche i cognomi hanno servito talvolta come nomi per animali, e se Ismaele Sophi impose a un maiale il nome del suo mortale nemico Baiazet, l'imperatrice di Russia, Caterina II, scelse invece il cognome del tedesco Suderland, banchiere di Corte, come nome per un magnifico cane dal banchiere stesso regalatole, e ciò per testimoniare al banchiere quanto avesse gradito il suo dono, e per dimostrargli in pari tempo quanto a sé lo ritenesse devoto e fedele. Non sappiamo se il finanziere tedesco si ritenesse alla sua volta molto lusingato di una tale sovrana degnazione, ma il Conte di Ségur, nelle sue Memorie, ci racconta con molti minuti particolari quale grave pericolo egli abbia corso a cagione di essa, ed ecco in breve ciò che egli narra.
Essendo venuto a morte il cane, per cui aveva singolare predilezione, l'imperatrice mandò a chiamare il capo della polizia, Reliew, e gli ordinò di far impagliare Suderland, e poiché il Reliew, che non pensava affatto al cane di cui ignorava la morte avvenuta da poco, si mostrava assai sorpreso dell'ordine così reciso ricevuto, l'imperatrice credette che egli esitasse ritenendo quell'incarico al di sotto della sua dignità. Corrucciata pertanto com'era per la perdita del suo cane favorito replicò l'ordine con tale accento che Reliew, il quale ben sapeva che con quella donna non si scherzava, corse senz'altro a eseguire l'ordine feroce e vi pose tanto zelo che poco mancò che il povero banchiere non venisse davvero sventrato e impagliato.
La «Semiramide del Nord» si divertì immensamente quando le fu narrato l'equivoco in cui era caduto il suo Ministro di polizia e le fu descritto lo stupore prima, poi la collera, il terrore e la disperazione del disgraziato banchiere che il Reliew, dolente ma risoluto, aveva fatto arrestare nel suo palazzo e già aveva consegnato al carnefice e a un imbalsamatore perché eseguissero l'ordine della sovrana. Soltanto giovò l'intervento del Conte di Bruce, al quale il terrorizzato funzionario si rivolse, non osando egli trasmettere una supplica dal povero banchiere inviata all' Imperatrice. Il Conte recatosi alla reggia riuscì ben presto a chiarire l'equivoco, e salvò il povero finanziere da una fine che in quei tempi, molto semplici anche nei metodi d'imbalsamazione, era serbata soltanto agli animali di grande lusso e ai più alti personaggi.

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