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    Pezzi di storia

Genova balneare di altri tempi
di Pietro Berri

Genova – maggio 1953

Le nostre nonne E' strano, veramente strano, come l'umanità abbia tardato tanto a riscoprire nel mare un potente agente terapeutico e tanto più strano in quanto notevole parte di essa ha sempre avuto il mare a costante portata di mano. Ho detto mare e non acqua di mare poiché dell'acqua salsa marina si fece uso terapeutico per balneazione in vasca e cioè lungi dal mare, prima dei bagni marini veri e propri ed ho detto riscoprire poiché le antiche civiltà, quelle soprattutto che facevano gran conto, anche a fini rituali, dell'igiene individuale e
al bagno della collettiva, praticavano, ed i medici prescrivevano, i bagni di mare. Diogene Laerzio, nella Vita di Platone, riferiva come nell'antico Egitto i bagni di mare fossero raccomandati nella convinzione che il sale purificasse il corpo. Nell'antica Grecia succedeva la stessa cosa. Asclepiade di Bitinia raccomandava l'uso dell'acqua marina anche come bevanda, nelle febbri intermittenti, associata al vino, poiché in grazia degli appuntiti atomi del sale, l'acqua poteva farsi ampia strada nell'organismo, aprendone i meati otturati. Celso usava l'acqua di mare come revulsivo cutaneo e raccomandava caldamente ai tisici i viaggi per mare. E' merito precipuo della Scuola medica dell'antica Roma l'aver introdotto la talassoterapia, intesa nel suo complesso (bagni di mare, soggiorno sulla spiaggia, viaggi per mare, ecc.) nella cura della tubercolosi. Anche Areteo dì Cappadocia era fautore di bagni di mare ed Oribasio consigliava ancora i bagni di sabbia e l'esposizione protratta al sole, precetti questi ripresi dalla Scuola salernitana che, sorta assai prima del Mille, riportandosi alla dottrina ippocratica, faceva grande assegnamento su cure che oggi definiremmo naturistiche.
Ma il concetto di terapia marina era ormai decaduto c per secoli non se ne parlò più. L'umanità, per parecchie centinaia d'anni, dimostra di non nutrire molta simpatia per le immersioni nell'acqua fredda, tanto dolce che salata. Conosce però ed apprezza le stazioni termali, ne scopre sempre di nuove, e se ne vale ampiamente perché alleviano da malanni fisici e perché finiscono col diventare pretesto di più o meno leciti sollazzi. Ma del bagno in vasca od in tinozza per l'igiene personale, manco a parlarne! Era già troppa fatica il lavarsi la faccia in tempi in cui nelle abitazioni non esistevano neppure certi localini appartati pel soddisfacimento di elementari necessità fisiologiche e si ricorreva alla pubblica via od a recipienti che giravano per casa, facendosi trovare talvolta nei posti più impensati. E se Pietro d'Abano, famoso medico vissuto fra il XIII ed il XIV secolo, non ultima fra le doti d'un buon medico poneva quella di non emanare l'orribile fetore proprio del becco in momenti, diremo così, affettivi della propria vita, doveva avere le sue buone ragioni, con un olfatto assai più acuto di quello dei suoi contemporanei e dei suoi successori, sino a tutto il Settecento almeno! D'altra parte quanto tempo è trascorso da quando, da noi, il fisco non considera più abitazione di lusso quella fornita di bagno?

11 Arditi costumi del secolo scorso

Ma chiudiamo la parentesi sull'acqua dolce e ritorniamo alla salata, per dire come il concetto di talassoterapia venne ripreso soltanto alla metà del secolo XVIII. Nel 1751 usciva a Londra il libro d'un medico Russel dal titolo De tabe glandularum, sive de usu acquae marinae in morbis glandularum (un latino molto facile anche per chi non ne mastichi) e pochi anni dopo un altro inglese dissertava sull'uso terapeutico dei viaggi per mare. In Italia il dottor Cocchi lodava molto le cure marine in un suo trattatello sull'uso dell'acqua fredda (su questa francescana forma di idroterapia e cioè Dell'acqua fredda a corpo sano e malato, scriverà ancora, parecchi decenni dopo, il genovese dottor Balestreri ed oggi possiamo, in parte almeno, sorriderne), e mentre a Doberan, nel Mecklemburg, alla fine del Settecento, sorgeva il primo stabilimento balneario e presto si avranno ampie relazioni mediche sugli effetti della cura marina colà praticata, nel 1796, a Margate, in Inghilterra, veniva dedicato all'infanzia un primo ospedale per la talassoterapia e, nel 1818, in Francia, a spese d'un comitato creatosi attorno ad un medico di Nîmes, venivano inviati dei malati poveri ai bagni di Cette.

22 Costumi da bagno (sn) - Costume da canottaggio (dx)

Nel 1833, il Giannelli, in un suo Manuale per i bagni di mare, lodava la spiaggia di Viareggio, mentre a Pisa la stessa Facoltà medica consigliava la talassoterapia nella scrofolosi. La città di Lucca che già era stata all'avanguardia nella profilassi della tubercolosi polmonare, creava per prima, sin dal 1832, una colonia marina per scrofolosi, attingendo i malati dall'orfanotrofio. Dieci anni dopo veniva acquistato un edificio capace di cento posti. A Pisa, qualche anno dopo, per suggerimento del professore di clinica, ci si metteva sulla stessa via e, nel 1849, un medico livornese morto di tisi a 27 anni, Edoardo Baragli, preconizzava l'istituzione d'un ospizio marino a Livorno. Spetta tuttavia al fiorentino Giuseppe Barellai (1813-1884) il merito d'aver dato in Italia il maggiore incremento alla talassoterapia con l'istituzione di ospizi marini a Viareggio ed a Livorno. Iniziative del genere andarono successivamente sorgendo su altre spiagge italiane così come ne sorgevano sulle spiagge di tutte le nazioni europee, si moltiplicavano le pubblicazioni al riguardo, con la codificazione delle norme igieniche relative al bagno di mare e delle malattie che ne traevano beneficio, consigli ai bagnanti, guide medico-turistiche, ecc., e, se Ostenda, Dieppe e Boulogne parevan aver conservato, nei primi trent'anni del secolo XIX, il monopolio dei bagni di mare, intesi soprattutto come diporto mondano, stabilimenti ed alberghi spuntavano ovunque sul litorale francese, in Ispagna, in Portogallo, ed anche sulle spiagge italiane più favorite a tal riguardo dalla natura si cercava di conciliare, in più o meno comodi stabilimenti, la rinascente fortuna della talassoterapia con la sempre più crescente moda dei bagni di mare, e così ne scriveva il Barzellotti: «Sulle spiagge dei due mari che bagnano i due fianchi d'Italia, si sono stabiliti dei bagni marini, in specie presso le città marittime; e oggidì si è moltiplicato il comodo, se non dirò il divertimento, dei bagni nella calda stagione, per tutta quanta Italia». E aggiungeva che, pur non essendo tra coloro che biasimano i bagni qual passatempo, o l'uso di essi per proprietà, si doveva deprecare l'abuso che ne facevano «certi nazionali e stranieri mal consigliati, o non consigliati in alcuna maniera, e guidati dalla propria fantasia, e senza tener alcun regime, né seguitare alcuna regola».

33 I Bagni De Amicis, sorti in Genova nel 1860, erano
il più sontuoso stabilimento balneare di tutta l'alta Italia


A Genova e dintorni l'uso del bagno di mare come mezzo igienico e terapeutico risaliva all'incirca al primo ventennio dello scorso secolo. Che gli abitanti del litorale lo praticassero durante l'estate per divertimento e refrigerio è possibile, ma era eccezionale ch'esso venisse consigliato dal medico e, d'oltre Appennino, ben pochi convenivano per cura sulle coste liguri, di ponente soprattutto, poiché Genova poco si prestava. Tuttavia, dal 1830 in poi, si notava un risveglio anche in questo senso. L'attrezzatura balnearia genovese, sin verso la metà del secolo, fu piuttosto rudimentale e, nel 1846, il Banchero scriveva che «la mancanza d'un grandioso stabilimento destinato ad uso di pubblico bagno è generalmente sentita e particolarmente dai viaggiatori».
Il principale stabilimento per soli bagni di acqua dolce, con 24 vasche, gestito da certi Lemoyne, sorgeva «fuori la porta del Portello» e cioè, come scriveva il Canobbio «ai piedi del fossato che dicemmo di S. Anna», press'a poco in fondo all'attuale salita S. Anna, ove, nel 1859, il medico G. B. Massone aprirà una Casa di Sanità, per bagni medicati, docce, bagni a vapore, fumigazioni, bagni ad aria compressa, polverizzazioni, elettroterapia, un, per quel tempo, completissimo, modernissimo ed aggiornatissimo stabilimento fisioterapico, un'iniziativa di cui Genova poteva realmente andar fiera e che non sarebbe male illustrare in più adatta sede. Altri bagni erano situati, nei pressi della Darsena, in via delle Fontane, di fronte alla chiesa di S. Sabina, gestiti da un certo Origone che, nel 1830, vi si era trasferito da piazza dell'Acquaverde. I Bagni di acqua dolce del signor Origone risalivano alla fine del Settecento ed erano un'istituzione cittadina. Molto modesti, con 22 vasche, assieme al bagno di acqua dolce, offrivano quello di acqua marina, pompata dal porto, nei pressi del Ponte o Porta dei Salumi, e condotta attraverso una tubatura in piombo. Il bagno di acqua dolce vi costava L. 1,20, quello d'acqua marina L. 1,50 il che non era poco. Altro modestissimo stabilimento a doppio uso sorgeva in via di Fossatello o dal Ponte delle Legne, gestito da un certo Richard e, finalmente, in un quarto stabilimento, situato vicino alla chiesa delle Grazie, gestito da Bartolomeo Gallo prima e poi dai F.lli Mainetto (un nome che non era… un programma), con vasche marmoree su cui il Canobbio si estasiava per la loro bianchezza, salite in ultimo al numero di 50, l'acqua marina proveniva da fuori del porto. Nelle vasche per bagni marini l'acqua entrava attraverso due «bronzini» uno per l'acqua dolce calda e l'altro per l'acqua di mare cui la dolce trasmetteva un graduabile calore. Anche le vasche pel bagno normale avevano i due «bronzini» per l'acqua calda e per la fredda. I prezzi erano più bassi che da S. Sabina: L. 0,80 per il bagno di acqua dolce, L. 1,20 per quello di acqua marina. Erano aperti dal 1° aprile al 30 settembre e d'estate funzionavano dalle 5 del mattino alle 22. D'estate, nel porto, dalla parte del Molo Vecchio accanto ai bastimenti da guerra che allora vi si ancoravano, con accesso mediante battelli che si noleggiavano ai Ponti, venivano fissati con ancore due bagni galleggianti o Casette balnearie natanti, coperti da tettoie, con sei compartimenti ciascuno, cui corrispondevano altrettanti bagnatoi pensili in mare a guisa dì gabbioni. Erano frequentati specialmente dalle donne e dai bambini, preferendo gli uomini pratici del nuoto tuffarsi in mare, sempre nello specchio del porto, da battelli-spogliatoio, con tenda e scaletta fuori bordo. Al prezzo di L. 1 per bagno, con servizio di biancheria, i bagni galleggianti ebbero gran voga sinché il porto fu poco ingombro di velieri, scarso il traffico commerciale, intensificatosi di poi proprio al Molo Vecchio, e rimossa l'acqua da più libere correnti. Ma, come notava anche il Bertolotti rilevando come nell'estate venissero a Genova molti bagnanti, dalla Lombardia specialmente, «essendovi l'acqua meno pura per gli scolatoi e smaltitoi della città», le persone abbienti preferivano il bagno di acqua marina calda in vasca negli stabilimenti di cui s'è parlato.
Successivamente altri bagni di mare liberi sorsero alla Strega ove l'uso della cabina costava venti centesimi e, con uno stabilimento popolare, alla Cava, al costo di 0,05 per bagno, al mattino per gli uomini ed al pomeriggio per le donne, mentre, nei pressi di piazza Sarzano, sulle mura, nel 1858, alcuni medici fondavano le Neoterme destinate esclusivamente alle cure, somministrando bagni di mare e di acqua dolce, bagni solforosi ed a vapore, con una completa attrezzatura per idroterapia, con 26 vasche, e prezzi variabili da 0,80 pel bagno di acqua dolce a L. 2,20 pel bagno solforoso. Altro modesto stabilimento per soli bagni dì acqua dolce, con 26 vasche, trovavasi in via Galata, ma nella primavera del 1860, presso le Grazie, lungo la passeggiata delle mura del mare (e vi si doveva andare a piedi poiché la nuova strada della Raibetta non era ancora aperta), sorgeva il più sontuoso stabilimento balneario di tutta l'alta Italia, i Bagni De Amicis, appositamente costruiti in un grande edificio, riccamente decorato, sormontato da un vasto terrazzo panoramico, con 100 vasche marmoree, riscaldamento in ogni camerino, sale di conversazione, ristoratore, caffè, bigliardi e camere ammobiliate con un totale di 24 letti. L'acqua marina, come per il vicino più antico stabilimento, veniva aspirata con macchina a vapore, dal limpido specchio antistante. I bagni costavano da una a due lire. La camera da 3 a 5, servizio compreso. Nel 1861 vi alloggiarono, durante la stagione dei bagni, 103 forestieri e vi furono somministrati circa 20.000 bagni.

44 Colle di San Benigno e veduta della spiaggia di San Pier d'Arena


Buona parte di queste notizie, quelle soprattutto relative al grande stabilimento delle Grazie costruito da una società formata e diretta dall'ing. Giuseppe De Amicis che ne dava il disegno e conduceva a termine l'opera, stabilimento che divenne poi casa d'abitazione, indi caserma delle forze di polizia e che fu demolito, una ventina di anni fa, per la costruzione della nuova pescheria, sono desunte dal libro d'un medico genovese che un caro nostro giornalista-scrittore, esattamente vent'anni fa, faceva oggetto di arguta cronaca, sulle colonne d'un periodico genovese ch'ebbe troppo corta vita e che ora è quanto mai prezioso e ricercato. Il medico di cui oggi ci rioccupiamo è il dott. cav. G. B. [Giovanni Battista] Pescetto ed il suo libro, inspirato dal nuovo fervore che animava la talassoterapia posta su più scientifiche basi, s'intitola Guida igienica pei bagni dì mare. Il dottor Pescetto, figlio d'un medico savonese esercente in Genova ed autore, nel natio vernacolo, d'un poemetto sul colera del 1835, era stato primario a Pammatone e nell'ospedale di marina, era medico del Real Collegio di Marina, membro, come allora costumava, di parecchie accademie letterario-scientifiche, ed autore di relazioni cliniche e clinico-statistiche, oltre che - ed è questo il suo maggior titolo di lode - d'una Biografia medica ligure, da lui stampata in occasione dell'VIII Riunione degli scienziati italiani, tenutasi in Genova nel 1846, biografia ricca assai, ma imprecisa nella bibliografia, e purtroppo limitata ad un primo volume che si arresta alla metà del Seicento, comunque estremamente preziosa e, nel suo genere, unica. Così com'è preziosa questa Guida igienica, per le informazioni che contiene, sia pure in forma ingenuamente pubblicitaria, sulla attrezzatura balnearia genovese di circa un secolo fa, sia per la parte più propriamente medica e per le premesse dottrinarie che rispecchiano con notevole profondità lo scibile del tempo già molto evoluto in ogni branca rispetto ai decenni precedenti ancora aduggiati dalle tendenze sistematiche. Il dottor Pescetto, «esercente da sei lustri in Genova, e consulente da diversi anni, per circostanza di villeggiatura nella estiva stagione presso un buon numero di bagnanti in Pegli e Multedo» si era trovato spinto, per forza di cose, a convertire in argomento di studio «tutto quanto di bene e di male vidi produrre dal bagno di mare, secondo che era usato a proposito od a sproposito».

55 Un sontuoso stabilimento-albergo, sopra Pegli,
ospitava il villeggiante desideroso di mare e di verde

Beato lui che poteva disporre di così fruttuosi ozii, e, in tempi altrettanto beati in cui «casse mutue» e «pletora professionale» erano concetti sconosciuti, unire l'utile al dilettevole! Sappiamo così come la pensava il nostro Pescetto, confortato da diretta esperienza, sul modo di prendere il bagno di mare, ed anche sull'uso interno dell'acqua marina che veniva ingurgitata a scopo terapeutico con stoica disciplina. Sapevate che per renderla più accetta al palato si faceva l'acqua di mare gazzosa? Sì, acqua marina saturata con acido carbonico e conservata in bottigliette a chiusura ermetica. La fabbricava, su indicazione del Pescetto e sull'esempio francese, il farmacista Negrotto di Pegli. Ecco un nuovo tipo di bevanda frizzante da suggerire per l'ora dell'aperitivo! Il dottor Pescetto ci erudisce sulle sabbiature, sugli effetti fisiologici e patologici del bagno, sulle sue indicazioni e controindicazioni e ce ne somministra le norme igieniche: età, stagione, ora, durata, vestimenta…

66 Come si presentava la spiaggia della Marinetta nel 1870 circa

Fermiamoci un istante sui costumi da bagno, pur ben sapendo che, allora e per molti decenni ancora, per fare il bagno di mare non ci si spogliava ma ci si rivestiva: nessuna esibizione di più o meno attraenti anatomie, ma esposizione al sole ed allo sguardo, per la donna soprattutto, di meno epidermide possibile. Sorridiamo perciò come di cosa risaputa dei consigli del dottor Pescetto: attenersi alla moda di Parigi e di Londra e cioè stoffa di lana, marrone o grigia, per i due sessi. Per gli uomini «giponetto a maniche e un paio di pantaloni più o meno lunghi, ma comodi»; per le donne «pantaloni assai comodi, rugati in cintura e lunghi sino al garretto»; fusi in alto con un corpetto con maniche, terminante inferiormente «con un faldino esterno che a guisa di blouse copre in circonferenza fin sotto i fianchi». Sul capo non cuffia d'incerato, ma reggersi le trecce con un fazzoletto di seta o di lino o rete elastica e coprirsi con un cappello di paglia a larga falda con un fazzoletto bianco sul fondo od un qualsiasi pezzo di tela bagnata di acqua marina. Ai piedi un paio di scarpe di tessuto di lana con suola di doppia tela da vele di bastimento. Il Pescetto scriveva nel 1862 ma coloro fra i miei lettori che siano stati bambini nei primi due o tre lustri di questo secolo, ricorderanno che la foggia del costume della loro mamma non si differenziava molto da quella descritta. Se ritornasse per gettare un'occhiata sulle nostre spiagge brulicanti di corpi esposti promiscuamente quasi senza veli, alla sferza del sole, conscio ed al tempo stesso inconscio ritorno alla natura da parte di milioni e milioni di uomini che, in ogni parte del mondo, d'estate, si riversano al mare e non soltanto per cura, che cosa ne concluderebbe il collega genovese così dignitosamente professionale d'un secolo fa?

77 I pescatori tirano le reti a Cornigliano, sotto il castello Raggio
ora demolito

Lascio che ogni lettore si sbizzarrisca in induzioni e dò un'ultima occhiata al libro del Pescetto. Mi soffermo al paragrafo Guide: guardiani o guide e cioè i bagnini… Ci informa che in certi stabilimenti, per «una mal intesa convenienza al pudore», pel gentil sesso erano state adottate Guide femmine invece delle Guide uomini. Il Pescetto opta per le Guide uomini con considerazioni che appaiono tuttora ovvie. Può darsi che il sesso forte abbia rinunciato a malincuore alle Guide femmine, a tutto vantaggio però del gentil sesso, ma honni soit qui mal y pense, e siamo tutti d'accordo col Pescetto sull'opportunità dei sorveglianti del bagno, per i bambini, per le donne, per gli inesperti del nuoto, per gli invalidi, tant'è vero che la loro presenza è ora imposta per legge, mentre allora si trattava di umili volontari, ben spesso mal ripagati anche nel sacrificio. Rivivono nelle pagine del Pescetto, col segreto intento forse di render loro un piccolo servigio, additandoli alla propria clientela balnearia, e Stefano Graffigna, detto «il Pattajolo», e Francesco Canepa, detto «il Piccirino», e Giacomo Gestro, detto «il Giacomino», e Giuseppe Anello, detto «il Belando», e Gio Batta Clavarino, detto «il Gille», tutta brava gente che, sui lidi di Pegli e di Multedo, s'era già distinta per salvataggi e godeva di grande popolarità.

88 Dopo il bagno, al sole, sdraiata sulla roccia
dell'antica spiaggia di San Giuliano

Il Pescetto passa poi in rassegna gli stabilimenti balneari delle due Riviere. Quella di levante, per la sua configurazione, non offriva molte comodità. Sibilla Mertens Schaaffhausen quando, nel 1835, venne a Genova per la cura dei bagni marini, andava a cercare le pittoresche insenature della costa di Albaro, nei pressi di Boccadasse, ma non era facile approdarvi, soprattutto col mare mosso. La costruzione di corso Italia ha profondamente mutato, in peggio, naturalmente, la fisionomia costiera e se ne è avvantaggiata l'industria dei bagni che, dal 1920 in poi, con i bagni municipali di S. Nazaro e con tutti gli altri, assumerà lo sviluppo attuale. Sul resto della costa, solo gli arenili di Cavi, di Sestri Levante e del golfo di La Spezia godevano, nello scorso secolo, di buona riputazione ed il Pescetto si sofferma su queste due ultime località.

99 Il tempo passa: queste bagnanti sono vestite all'ultima moda
del 1920

Soltanto nel 1887, Rapallo avrà il suo Pescetto nella persona del medico Cesare Oliva che decanterà in un opuscolo le bellezze ed i pregi anche balneari del Tigullio. E' più che giustificato che le preferenze del Pescetto vadano a quel litorale rivierasco di ponente ove passa così redditizie estati. Pegli e i suoi dintorni vengono illustrati in tutto quanto possono offrire al visitatore di pittoresco, di importante, di utile. Descritte a puntino e decantate vi sono le ville Pallavicini e Rostan, magnificata la spiaggia col sontuoso stabilimento-albergo, sorto ove prima esisteva un palazzo Lomellini-Tabarca, e non mancano cenni sul resto della costa, da Voltri, a Sestri Ponente, a Cornigliano, a Sampierdarena… Molto di più di allora ferve l'estiva vita balnearia anche su questa costiera ove, dal 1927, il Municipio di Genova gestisce gli stabilimenti degli ex-comuni, ma quanto mutato il quadro odierno in confronto a quello che si presentava agli occhi rivolti a terra dei bagnanti dell'Ottocento! Ma forse che la stragrande maggioranza dei bagnanti di oggi ha occhi pel panorama?


(tratto dal libro "Dal prototurismo al turismo globale" di Giuseppe Rocca, 2013)
Rapallo e Santa Margherita … si possono considerare centri della prima generazione… A Rapallo, infatti, intorno alla metà dell'Ottocento è ancora in corso la cosiddetta fase pre-turistica, periodo in cui numerosi italiani (tra cui lo stesso Silvio Pellico nel 1851) e stranieri vi si recano per godere della mitezza del suo clima. Nel 1856 viene aperto un casinò, che sarà destinato a funzionare fino al 1911, ma soltanto nel 1870 sorgono i primi stabilimenti balneari, che nel 1874saranno seguiti da una vera e propria sistemazione turistica del centro, con la costruzione del Grand Hotel et d'Europe, per iniziativa di Angelo Prandoni, seguito nel 1898 dall'Hotel Beau Rivage, nel 1899 dal Savoia e quindi dal Kursaal (1901) e dal Royal (1902).
All'affermazione di questo importante centro del Golfo del Tigullio … hanno certamente contribuito alcune opere a stampa destinate ad un pubblico più o meno vasto: anzitutto, nel 1878, i Souvenirs du golfe de Rapallo di Dora d'Istria e nel 1879 la comparsa della prima guida organica, Rapallo e i suoi dintorni, compilata dal giornalista-scrittore garibaldino Achille Bizzoni, seguita nel 1882 dall'articolo La città d'inverno. Rapallo, apparso sul periodico "Illustrazione Italiana" e nel 1887, l'opuscoletto curato dal Dottor Cesare Oliva ed intitolato I bagni di mare a Rapallo. A sua volta, nel 1907 Ulisse Grifoni pubblica Un romanzo d'amore a Rapallo, opera che trae lo spunto da una commedia scritta dallo stesso autore.
Anche questo scrittore, nel capitolo quarto, intitolato "A Rapallo", offre un inquadramento geografico della località, definendola come "una delle più graziose e pittoresche città della Riviera di Levante", a quell'epoca ancora sviluppata "quasi tutta sulla riva del mare, là dove questo forma l'ampio ed incantevole golfo dello stesso nome", circondato da "un'ampia cerchia di monti, quasi gigantesco semi-anfiteatro, che la recinge a nord e ad est, riparandola dai freddi venti del settentrione" e dove "un mare quasi sempre calmo ed azzurro … viene ad infrangersi ai piedi delle case, lambendo le imbarcazioni, poggiate sull'arena". In quegli anni la località è entrata ormai nella sua fase di primo sviluppo, al cui riguardo Ulisse Grifoni osserva che "innumerevoli alberghi, ville, giardini, palme, piante di aranci … da ogni parte la circondano", giungendo cosi ad esclamare: "… ecco l'ambiente in mezzo al quale trovarsi questa graziosa città, che sembra creata per servire da tranquilla dimora a chi cerca la pace, lo svago, il benessere!".

Numero esercizi alberghieri
  1893 1905-12 1926 1952
Portofino   3 6 4
S. Margherita 2 6 21 20
Rapallo 5 17 18 42

Ai primi anni del Novecento Rapallo è una stazione climatica che gode già di una doppia stagione turistica, poiché, come osserva ancora Ulisse Grifoni nel suo romanzo: "Il suo cielo, quasi sempre sereno, il suo clima dolce anche durante la stagione invernale, hanno fatto di questa piccola città e del suo golfo una delle più frequentate residenze; e da vari anni in gran numero vengono gli stranieri da ogni parte di Europa, ma più specialmente dalla Germania e dall'Inghilterra, per passarvi l'inverno, mentre dall'alta e media Italia numerosi bagnanti vi accorrono, durante la stagione estiva, per tuffarsi nelle sue acque marine, e per godere del suo bellissimo paesaggio, che è tutto un incanto e un sorriso". Nell'ambientazione geografica di Rapallo il romanziere non manca poi di confrontare il Tigullio con l'intera Riviera [di Levante] e la stessa Rapallo con le altre località vicine, giungendo a conclusioni di questo tenore: "Nella stessa Riviera, così ricca di bellezze naturali, è difficile trovare una località più vaga, più deliziosa, più pittoresca di questo magnifico golfo, e delle piccole città e dei paesi, che in questo si specchiano. Come infatti immaginare paesaggi così belli, come quelli presentati da Zoagli, da Rapallo, dalla vaghissima Santa Margherita e dall'incantevole Portofino? Dove si possono vedere monti così bizzarri, così fantastici, così coperti di ville e di giardini, come quelli che formano questo pittoresco promontorio?".
… Ancora nel 1916 il [professore all'Università di Torino Giuseppe Scipione] Vinaj … per Santa Margherita indica la presenza di "buoni alberghi, moltissime ville e stabilimenti balneari frequentati in estate", così come accenna alla "rapida celebrità" conquistata da Rapallo.

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