Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Precisazioni sulle case da gioco
di P. Q.

Il Mare – 26 marzo 1955

Un lettore del settimanale fa il punto sulla situazione del gioco nel Golfo Tigullio, facendo seguito a un articolo comparso due settimane prima e alla lettera di un altro lettore (A. B.) pubblicata il 19 marzo. chemin
L'articolo traeva spunto dalla necessità di rimediare alla "situazione sfavorevole a cui soggiace, nell'inverno, il Golfo del Tigullio".
Prosegue poi ricordando che "fu verso il 1900, o giù di lì, che venne aperto a Rapallo il Casino con la concessione del gioco.
La concessione ebbe un carattere invernale; dopo la prima guerra mondiale l'attività della casa da gioco venne concessa anche per un periodo estivo.
Roulette, Trente-quarante, Chemin de fer; parole magiche che correvano allora facilmente sulla bocca dei rapallesi e che ci ricordano i nomi dei concessionari di quell'epoca.
Nevil e Allater dal 1900 al 1916, De Santis e Rosano nel 1918-19, ing. Cellè e avv. Fumo nel 1920 (al Trianon, oggi cinema Italia [in via Matteotti]); ing. Cellè e Spaini nel 1920-21 e '22 e '24 fin a quando il gioco venne regolamentato. Precisamente al 31 maggio 1924, data in cui tutta la situazione in Italia venne riveduta.
Un decreto del 27 aprile 1924, n.636 dava facoltà al Ministro dell'Interno di concedere, in misura limitata, per un periodo di tempo determinato, e sotto speciali cautele e condizioni, l'apertura di case da giuoco, in cui era permesso anche il giuoco d'azzardo, in località che fossero da almeno dieci anni sedi di stazioni climatiche, balneari, idrominerali.…
Tale provvedimento veniva a limitare la sopravvivenza dei casino in Italia, limitandola a soli tre centri: San Remo, Venezia, Campione… Rapallo lottò invano per far trionfare la sua candidatura… I provvedimento cessò di avere vigore dopo due anni, non essendo stato nel frattempo il decreto tramutato in legge.…
Si addivenne così al D.L. del 22 dicembre 1927 n.2448, poi convertito in legge 28 dicembre 1928 n.3125.…"
La Gazzetta ha pubblicato sull'argomento l'articolo "Case da gioco" del 17 luglio 2020


La lettera del sig. A. B. ha risollevato un argomento che al pari dì molti altri divide astiosamente ed ostinatamente l'opinione pubblica in due campi opposti, «l'uno contro l'altro armato».
Per fortuna le armi dell'uno sono le palline bianche delle roulettes a sostegno delle quali militano ragioni di opportunità, convenienza e utile, che ne deriverebbero al turismo, se nel Tigullio, funzionasse una regolare casa da giuoco; le armi dell'altra fazione sono ragioni di carattere morale che verrebbero atrocemente offese se il «deprecato» caso si avverasse.
Diciamo subito che noi, una volta tanto ci sentiamo portati a difendere «le juste milieu» persuasi come siamo dell'esagerazione degli uni e degli altri sostenitori delle due contrastanti tesi.
Asserzione azzardata
Prima però di trattare i motivi che ci portarono e ci inducono ancora a restare su questa posizione abbiamo l'obbligo di rettificare un'azzardata asserzione del firmatario della lettera pubblicala sul «Mare» la scorsa settimana.
Non è affatto vero che «nessuna personalità, né un Deputato o un Senatore o un «gerarca» della nostra zona si vorrà interessare di questo problema». L'interessamento c'è stato già un tempo e molto appassionato, parecchio diligente e vorrei dire quasi clamoroso, sia da parte di Deputati, sia da parte di Senatori, sia soprattutto da parte di personalità della nostra zona che del diritto del Tigullio ad avere una «casa da giuoco» avevano fatto quasi un fatto personale. trente
E' necessario un rinverdimento dell'altrui memoria per riportare la discussione sul giusto terreno e per puntualizzare una situazione.
L'anno 1945
Per moltissimi Italiani il 1945 non fu solo l'anno della liberazione dall'invasione tedesca ed il definitivo debellamento della politica fascista, ma quello della rinascita di molte libertà nel campo dello svago e dei divertimenti che una tronfia politica prima e l'austerità ed i pericoli della guerra poi, avevano inibito ai cittadini. Fu così che gli adoratori di Tersicore trasformarono ogni sala in «dancing» e si sfrenarono nei balli più strambi e tante volte grotteschi. Altre 1ibertà si concessero i cittadini, molte altre, che per brevità omettiamo e che i tempi e la rarefazione del denaro hanno di già in gran parte risucchiato.
Una «libertà» che stava per divenire un abuso è stata quella del dilagamento delle case da giuoco. Ogni città che si rispettasse, ogni sobborgo che avesse almeno un paio di alberghi o pensioni trovava immediatamente un gruppo di più o meno scaltri «biscazzieri» che sfruttando l'etichetta di questa o quella associazione apriva la sua bella casa da giuoco.
Gli scopi non erano sempre chiari ed i beneficiari non erano mai coloro che avevano prestato l'etichetta; non tutti avevano, si capisce, profonde ragioni turistiche da far prevalere.
Gara sfrenata
Rapallo, pertanto, non poteva restare estranea a questa sfrenata gara, tanto più che, assieme a Sestri Levante, era stata sede ancor prima di Sanremo di un Casinò.
Con un permesso del Comando Alleato, a Portofino Vetta sorgeva una piccola casa da giuoco, ed un'altra se ne apriva a Nervi cosicché Rapallo ed il Golfo venivano a risentire della mancanza di una tale «attrattiva» tanto più che nel nuovo ambiente venutosi a creare nel dopo guerra, la gente desiderava raccogliersi di preferenza attorno alle tavole coi tappeti verdi, piuttosto che godersi la quiete e il panorama del nostro magnifico golfo.
Aggiungiamo che ognuno aveva bisogno di medicare le ferite che la guerra aveva inferto, e che molti Comuni ebbero veramente dei notevoli profitti da questa smaniosa volontà del giuoco.
Fu così che
Fu così che Rapallo prima e S. Margherita dopo si decisero ad aprire anch'esse il loro casino; troppo tardi però, perché le autorità Centrali riavutesi dal primo sbalordimento e messo ordine nella molta confusione, ordinarono la generale chiusura di tutte le case da giuoco non «regolarmente autorizzate».
Con un giustificato sotterfugio e con una lunga fila di trucchi e patteggiamenti, si riuscì a far rivivere ancora per breve tempo, unendole, le due case da giuoco di Portofino Vetta e di Rapallo, così per circa un mese il Kursaal vide affollate le sue sale illudendosi di rivivere i tempi della sua prestigiosa fama.
L'illusione fu però di breve durata perché da Roma, un definitivo e imperioso ordine troncò il sogno dei «casinotisti» rapallesi.
Retroscena politico
L'ordine di chiusura per Rapallo, e per qualche altra località che aveva resistito alle Ordinanze Prefettizie, fu la conseguenza di un retroscena politico; la coda di una vivace discussione in Consiglio dei Ministri del tempo, dove un progetto di Legge per la regolamentazione delle case da gioco fu fatto precedere, dal suo presentatore, da una dichiarazione contro il giuoco, dimodoché nessuno ebbe più il coraggio di assumerne la difesa. Chi lo avesse fatto sarebbe apparso come un interessato e coi tempi che correvano e con le accuse che si lanciavano reciprocamente i partiti, non sappiamo veramente chi potesse avere il coraggio di farlo.
Fu allora, però, egregio sig. A. B. che incomincia la storia per la rivendicazione del diritto del Golfo Tigullio ad avere una sua casa da giuoco.
Vindice di questo diritto fu l'egr. Avv. Giovanni Maggio, allora per nomina del C.L.N. Sindaco di Rapallo. Avverso a tutte le inframettenze poco chiare; di concessioni storte ed illegali; scettico nei confronti di tutti coloro che promettevano sberci appoggi, si pose a capo dei «crociati» che lottavano per dare a Rapallo la sua casa da giuoco.
Per rispetto alla verità
Dobbiamo dire per rispetto alla verità che l'avv. Maggio fece precedere la sua battagliera presa di posizione da una chiara e non equivocabile dichiarazione, di poi sempre sostenuta nelle numerose conversazioni con noi avute nei lunghi e soventi viaggi, che per la bisogna, dovevamo fare a Roma.
La dichiarazione riguardava la sua coscienza che diceva «contraria al giuoco» per principi morali, ma egualmente persuasa che la morale doveva essere unica ed uguale per tutti e che al rispetto della stessa si dovesse guardare tanto a Rapallo come a Sanremo».
Con questa precisazione e con questa riserva l'avv. Giovanni Maggio operò con vera tenacia per ottenere «giustizia per Rapallo».
Chi scrive si trovò con Lui più di una volta a far visita al Ministro dell'Interno per tentare di strappargli una licenza per il giuoco a Rapallo.
Visite a Roma
Di visite a Roma sempre capitanate dall'avv. Maggio ce ne furono diverse, una anche formata dalla comitiva dei Sindaci dei comuni del Tigullio, tutti concordi e uniti per giungere al successo. Deputai e Senatori della zona ancora oggi in carica, egregio sig. A. B., appoggiarono le valide ragioni di Rapallo e del Tigullio e su per giù gli argomenti a sostegno, tranne la forma e la pungenza erano quelli che lei ora ha usato. In più c'era in tutti, grande amore per la rinascita turistica del Tigullio, alla quale rinascita si volevano dedicare tutti i proventi del giuoco.
Solo quando si fece strada la persuasione che «per il momento nulla c'era da fare»; quando in molti nacque il convincimento che solo nuovi tempi e nuove situazioni avrebbero potuto modificare la situazione in atto, coloro che si stavano battendo per il casino a Rapallo, desistettero dalla lotta e smorzarono il loro ardore. Ma io sono convinto che nulla è mutato nel loro modo di pensare e sarebbero pronti a rimettersi in moto, qualora intravvedessero la possibilità di una azione proficua e una speranza di successo.
Siamo noi che dobbiamo batterci
Siamo noi, egr. sig. A. B. che liberi da responsabilità di carattere politico e amministrativo, non vincolati a movimenti che, tradizione scuola e dottrina, pongono alla difesa di una eccessiva e impropria morale (per quanto si riferisce al giuoco naturalmente), siamo noi, diciamo, che dobbiamo batterci perché siano aboliti in materia di giuoco ingiusti e dannosi privilegi.
Noi sappiamo che la «personalità amica» non condivide oggi la riesumazione di questo nostro proposito; sappiamo che ha consigliato di acquetarsi, di attendere che «l'idea del giuoco si faccia strada; di avere fiducia aspettando».
Ma la vita delle aziende alberghiere del Tigullio, le necessità finanziarie dell'immenso settore che agisce attorno al movimento turistico locale; i bilanci economici che languiscono, non possono attendere che l'idea «si faccia strada». Oggi i bisogni di questo centro turistico sono accresciuti, mentre le presenze, se contate ed analizzate sono di parecchio diminuite.
Gramo vivacchiare
Oggi il gramo vivacchiare delle aziende durante i mesi cosiddetti «morti» assorbe i magri utili dei mesi di lavoro ed il Tigullio che un tempo aveva la sua splendida stagione invernale ora deve accontentarsi… di sapere che altre zone lo hanno soppiantato.
Non drammatizziamo, affermiamo cose reali! Tranne rare eccezioni, la frequenza invernale a Rapallo è di parecchio diminuita di quantità e qualità. Le cause sono molte e complesse, ma la principale è che per Rapallo e dintorni mancano i mezzi finanziari per acquistarsi e procurarsi le attrazioni atte a richiamare la clientela ora abituata ad altre esigenze, ad altri metodi di vita.
I nuclei familiari, composti di vecchi e giovani cercano centri turistici dove ognuno possa trovare un proprio svago e nella scelta prevalgono quei centri che possono dare una maggiore soddisfazione a tatti.
Lento, inesorabile declino
Il Golfo Tigullio da questo lato offre ben poco ed è per questo che assistiamo ad un lento, inesorabile declino. Ed è da questa analisi che è nata la nostra profonda convinzione che solo mediante un'azione coraggiosa ed efficace si riuscirà a modificare questo stato di cose.
Così, tra coloro che tutto si attendono dal giuoco e coloro che si abbarbicano al muro della morale che dal giuoco sarebbe mortificata, noi ci mettiamo nel giusto mezzo. Non diamo e non cerchiamo una giustificazione al vizio: non diciamo male né di Garibaldi, né del Governo che gestisce il lotto e permette il Totocalcio; non bestemmiamo contro lo Stato che non si astiene dal favorire l'illusione dei cittadini di svegliarsi al lunedì milionari, avendo azzeccato un fatidico «13»!
Diciamo solo che un Casino…
No, niente di tutto questo, diciamo solo che un Casino procura enormi profitti finanziari e che queste centinaia di milioni permettono di fare belle le città che hanno la fortuna di avere il giuoco; permettono di allestire manifestazioni di grande rilievo che richiamano clientela; permettono di costruire teatri e saloni adatti ad ospitare tali manifestazioni; permettono di sviluppare una pubblicità mastodontica e costosa; permettono di far mettere in ogni occasione dalla televisione (questo nuovo strumento di pubblicità) in mostra la loro attrezzatura, ebbene, noi diciamo che tutto questo è fatto a danno degli altri in concorrenza con gli altri, avvalendosi di un privilegio, che in una Repubblica di cittadini aventi uguali diritti (per scherzo amico A. B.) non è lecito, anzi è molto, ma molto illecito!
Giustizia uguale per tutti
La morale da difendere quindi non è solo quella che si vorrebbe mortificare con la roulette, ma è anche quella che si ferisce concedendo agli uni una licenza che col denaro che da essa si ricava danneggia gli altri.
Quindi continueremo a far suonare le nostre trombe fino a tanto che i peccati degli altri non saranno chiamati a giudizio.
Noi che «quando brigammo per creare la lunga fila di trucchi e patteggiamenti, che valsero a prolungare il giuoco al Kursaal ricevemmo in dono un modestissimo orologio da polso marca Zenith, continuiamo tuttora a consultarlo sempre con la speranza che un bel giorno segni l'ora della «Giustizia uguale per Tutti ».
E in tale attesa, intensamente opereremo perché la campana suoni anche per noi.

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