Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

prof. cav. Giovanni Franceschetti
di Arturo Mencacci

Il Mare – 10 ottobre 1954

Cinquant'anni d'arte e di lavoro

Domenica scorsa 3 ottobre ci siamo incontrati alla stazione. Il prof. Franceschetti stava seduto, in attesa del treno per Genova, leggendo il «Corriere della Franc 1 Sera». Strano che fosse arrivato in anticipo, perché, dinamico come è sempre stato, i treni li ha sempre acchiappati all'ultimo momento, quando logicamente non li ha persi. Mi sono seduto vicino a lui, cominciando a parlare del più e del meno. Il sole, generoso ritardatario, ci elargiva sulle spalle la dolcezza dei tepori negatici in agosto. Il prof. Franceschetti, contrariamente al suo solito, aveva la cravatta. Sotto sotto ci doveva dunque essere qualcosa di importante. Ma che cosa? L'ho saputo il giorno dopo, lunedì. La Confederazione Italiana dell'artigianato aveva indetto a Genova una solenne cerimonia per premiare i maggiori e più anziani rappresentanti dell'attività artigiana ligure.
Oh, intendiamoci, il prof. Franceschetti, per quanto parli correttamente il genovese, non è assolutamente ligure, essendo nato a Bassano del Grappa nel 1888. Trasferitosi però a S. Margherita all'età di tredici anni, ha respirato tanta di quell'aria rivierasca che ormai nei suoi polmoni, di veneto, non c'è rimasto più nulla. Egli dunque dev'essere senz'altro considerato un tigullino d'ottima lega, di quelli che della nostra città conoscono a memoria vita e miracoli, di quelli che ne hanno accompagnato le trasformazioni, vivendone attivamente le vicende liete o tristi, comprese le alluvioni, ad una delle quali, quella del 1915, egli scampò per un vero miracolo.
Domenica scorsa dunque a Genova, in Palazzo Tursi, presenti le maggiori autorità della provincia e con l'intervento dell'on. Pignatelli, sottosegretario all'Artigianato, è stata effettuata la consegna dei diplomi e delle medaglie d'oro agli anziani artigiani della nostra provincia. Ad ogni premiato strette di mano e lampi di fotografi. In più al prof. Franceschetti, Presidente degli artigiani di S. Margherita, un'intervista alla Radio. «Si, sono contento di aver ottenuto questa medaglia, perché essa…» ma un'onda di commozione gli trocò in gola le successive parole, gli occhi si inumidirono… In quel momento egli rivide, veloce e nitido, il film della sua vita. Si rivide giovane, pieno di forza e di entusiasmo, a cavalcioni di una bicicletta, lungo la strada Aurelia. Tutti i giorni, d'estate, da S. Margherita a Genova a forza di pedali, a lavorare senza respiro, per guadagnarsi i soldi da continuare gli studi. Si rivide giovane diplomato all'Accademia Albertina di Torino, rivisse le prime battaglie artistiche e le prime affermazioni, ricordò le dure scalate sui ponti di legno nelle chiese e nei palazzi di Sondrio, Torino, Genova, Milano, Roma, Caltanissetta, oltre a quelle, innumerevoli, compiute in tutti i paesi delle due riviere. Riandò col pensiero a tutti gli avvenimenti tristi e lieti della sua carriera e riebbe la visione di un giardino in cui un giorno posò il primo mattone della sua casetta.

Franc 2 Nacque a Bassano del Grappa il 15 aprile 1888 e si trasferì a Santa Margherita nel 1901: il padre, di professione decoratore, lo portò ad avere i primi contatti con la pittura e gli artisti genovesi.
Studiò alla Regia Accademia Albertina di Torino, esercitando contemporaneamente l'attività di restauratore e decoratore: nel periodo tra le due guerre mondiali fu uno dei più importanti di Liguria, grande esperto della tecnica di pittura affresco.
Molto amico del principe Giulio Centurione, per il quale aveva decorato Villa Durazzo a Santa Margherita, fra il 1910 e il 1920 ricevette l'incarico di dipingere anche il Palazzo di Castelnuovo Scrivia 1 e qui, tramite la principessa Camilla, conobbe Ricola Soldini che sposerà nel 1923. Avrà due figli, Didì (1924) e Marco (1929).
Le sue opere come progettista e decoratore di interni ed esterni in Liguria e altrove sono numerose: Soprintendenze e privati di tutta Italia gli affidano decorazioni pittoriche, pavimentali e lignee, esegue manufatti religiosi lignei e marmorei e dipinti a olio su cavalletto. La sua fama è legata soprattutto alle facciate del Tigullio "che hanno in Franceschetti il geniale progettista, l'esecutore creativo e l'artista dai caldi coloro e dalle fantasiose volute decorative".
A Santa Margherita decorò alcune sale di Villa Durazzo (a lui si deve anche il rivestimento con mosaici floreali e ad arabesco della terrazza verso il mare), il trono monumentale per la Madonna della Rosa, le decorazioni pittoriche al piano nobile di Villa Costa Carmagnola e il Chiosco della musica, inaugurato nel 1925. annuncio
L'intitolazione di una strada di Santa Margherita avvenne "in virtù dei notevoli meriti acquisiti nell'abbellimento del paesaggio urbano": a lui va anche il merito di essersi battuto per salvaguardare Santa Margherita dalla speculazione edilizia.
Franceschetti morì a Santa Margherita l'1 aprile 1961; è sepolto nel cimitero di Castelnuovo Scrivia, accanto alla moglie Ricola Soldini.
Dopo la morte di Franceschetti, nel 1961, il torrente nei pressi della sua casa straripò e si persero cartoni, schizzi e progetti che aveva lasciato.

Quella commozione e quelle lacrime avevano dunque la loro giusta origine. In quella medaglia c'erano condensati oltre cinquant'anni di lavoro e di arte. Cinquant'anni d'arte e di lavoro e un riconoscimento ufficiale per quanto il prof. Franceschetti ha fatto per conservare alla Liguria il suo carattere pittorico e architettonico tradizionale. Egli infatti, oltre che il miglior conoscitore attuale del Seicento genovese, è anche il più strenuo difensore del colore e dell'anima artistica della nostra regione. Cinquant'anni d'arte e di attività artigiana non sembrano però avere inciso minimamente sulla fibra di questo nostro concittadino tanto illustre quanto modesto. Il prof. Franceschetti ancora oggi mantiene una giovanile freschezza, provata dal fatto che nonostante i suoi 66 anni suonati, gagliardamente si sposta e circola a cavalcioni della sua fida anche se un po' malandata bicicletta…
Dalle colonne de «Il Mare» siamo lieti di porgere al prof. Franceschetti le congratulazioni più fervide per l'alto riconoscimento ottenuto, che certamente saranno condivise da quanti hanno potuto apprezzare le sue indiscusse qualità di uomo e di artista.


1 Il Palazzo Centurione Scotto di Castelnuovo fu portato in dote da Giovanna Marini che nella prima metà del 1700 sposò il principe Gio Battista Centurione: due dei successori, Giulio (1791-1878, sposato con Anna Costa) e Vittorio Emanuele (1815-1890, sposato con Isabella Spinola), danno al palazzo un'impronta architettonica ligure, in abbinamento con Villa Durazzo di Santa Margherita (acquisita dai Centurione nel 1832).
Nel 1919, dopo una notte trascorsa con l'industriale milanese Chierichetti, Giulio Centurione perse al gioco Villa Durazzo di Santa Margherita e successivamente vendette il Palazzo di Casteluovo: merita raccontare, anche se estraneo alla storia di Franceschetti, un curioso episodio riportato nell'autobiografia del podestà ing. Enrico Scachieri.
«La discussione per il compromesso di vendita del Palazzo Centurione… durò cinque ore, ma il principe non intervenne mai, anzi a un certo punto si addormentò sulla sua poltrona e il suo rumoroso russare ci diede non poco fastidio. … Quando tutto fu pronto l'avv. De Angelis lo svegliò e gli disse "Giulio, firmi qui e qui". Si seppe poi che quando il principe tornò a Santa Margherita e comunicò alla principessa Camilla di aver venduto la villa di Castelnuovo, ne seguì una baruffa, anche perché egli non le seppe dire a quali condizioni l'avesse venduta.» Era il 29 luglio 1926.

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