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    Pezzi di storia

L'autostrada Rivarolo - Sestri Levante
di Renato Lagomarsino

Genova – marzo 1961

L'Aurelia che fu ed è sempre una grande strada, non può oltre contenere e smaltire il traffico che la congestiona e la ingorga. Per diciannove secoli, adattandosi ai tempi, ha svolto da sola un compito essenziale nell'importante settore delle comunicazioni liguri. Adesso non ce la fa più. Ha bisogno dell'arteria valvola che l'aiuti e le consenta di restare una strada incomparabilmente turistica.

Aurelia, ligure strada dalle molte vite! Così sarebbe il caso di esclamare a proposito di questa arteria dì grande comunicazione che ha resistito alle avversità dei secoli, adattandosi via via alle mutate esigenze dei traffici con soluzioni e modifiche intese a dominare le difficoltà naturali di un territorio fra i più accidentati lungo l'intero suo percorso.

tracciati I due possibili tracciati dell'autostrada Rivarolo-Sestri Levante e la "variante Rapallo-Carasco" proposta per aggirare - nell'eventualitù dell'attuazione del tracciato litoraneo - la zona instabile delle Grazie e per collegare direttamente i centri del Tigullio con l'entroterra appenninico

Ne abbiamo ricercato, alcuni anni or sono sul Bracco, insieme all'avv. Cimaschi, autore di pregevoli studi storici ed archeologici, le poche tracce superstiti e non manomesse del tracciato più antico. E le abbiamo ritrovate, in qualche tratto ancora ben delineate, ai confini del Genovesato e dello Spezzino, dietro le Rocche di Pietracorice, in una zona fra le più pittorescamente orride della Riviera di Levante.
Chi risale l'Aurelia attuale dopo i tornanti di Trigoso, nota facilmente le tre cime rocciose che emergono, nude e ferrigne, dalla vegetazione sempreverde della «macchia» di pini, di lecci e di corbezzoli che ricopre le pendici del Bracco. Poco più avanti, meno brullo e meno aspro, il monte San Nicolao sormontato dal giallo edificio che sorregge le antenne paraboliche del ponte-radio. Ebbene, la Aurelìa, l'antica Aurelìa consolare e militare, era stata costruita lassù per superare la montagna col tragitto più breve e per attestarla saldamente in un punto chiave che dominasse strategicamente sia la costiera che scende al mare sia le giogaie di monti che si inseguono verso lo Zatta, il Penna ed il Gottero.
Sul valico fra le valli del Petronio e del Vara, a quota 800 circa, appena dietro il San Nicolao, su di un terreno che si direbbe spianato artificialmente, i Romani avevano piazzato una delle tante «mansiones», o stazioni con funzione di guardia, di rifugio, di muta per i cavalli e di riposo per i viandanti, e l'avevano chiamata «In Alpe Pennino» forse in omaggio ad una deità dei Liguri o, forse più semplicemente, per indicare, con parola ligure, l'alpe, ossia il punto culminante della montagna su cui transitava la strada appenninica.
Nel Medio Evo sorse, nella stessa località, una chiesa-ospizio dedicata a San Nicolao, che testimonia l'importanza di questo valico obbligato. I ruderi del sacro edificio, ed i resti di costruzioni anteriori, son tornati alla luce in questi ultimi anni. Contemporaneamente, dagli archivi sono scaturite notizie e citazioni che riguardano da vicino questo tratto di Aurelia comprovandone la sua vitalità anche nei secoli più oscuri.
Il tracciato, in certi tratti rettilineo ed uniforme, in altri più ripido e scavato nella roccia, si presenta ormai invaso dalla vegetazione o ridotto a semplice sentiero da boscaioli. Ai piedi delle Rocche di Pietracorice, verso il paese del Bracco e verso Mattarana, questo antico tracciato si confonde con l'Aurelia napoleonica, edizione riveduta e migliorata dell'Aurelia consolare, sostituita a sua volta dal tracciato voluto da Vittorio Emanuele I, che è l'attuale, con centoquarant'anni di vita.

Levante La Riviera di Levante da Rapallo a Sestri con la ripida instabile
zona delle Grazie tra Zoagli e Chiavari

L'Aurelia di Pietracorice e del San Nicolao è pertanto da riguardare come una veneranda vestigia di tempi remoti, come un saggio nostrano di antica concezione tecnica e di avvedutezza strategica. Abbiamo voluto ricordarla all'inizio di queste note perché alla sua origine ed agli eventi di cui è stata protagonista è connessa intimamente la storia di casa nostra, dall'affermazione dello jus Latii nelle nostre contrade alle fortune di Genova medievale in espansione verso la Lunigiana, e la vita stessa della Riviera di Levante il cui progresso non fu legato unicamente ai traffici marittimi.
Essa ha retto al suo compito per quasi diciannove secoli, ed ha ceduto il passo solo alle concezioni più moderne di Napoleone ed infine a quelle più ardite dei regnanti sabaudi, dimostratesi valide sino a pochi decenni or sono.
Per la storia recente di questa strada, vale la pena, a questo punto, di rileggere quanto scrisse in proposito lo storico e archivista Arturo Ferretto in uno dei suoi tanti articoli pubblicati su «Il Mare» di Rapallo:
«… Il 16 gennaio 1817 venne fatto l'appalto per il tratto fra Nervi c Bogliasco ed il 23 aprile dello stesso anno le prime vetture potevano raggiungere la chiesa di Bogliasco. Il 5 giugno 1818 andava all'appalto il tratto Recco-Ruta per la somma di Lire 96.007 da eseguirsi in dieci mesi; il 28 luglio venne messo all'appalto il tronco Ruta-Rapallo.

Genova-Recco La Riviera di Levante nel tratto Genova-Recco, dove la costruzione dell'autostrada
presenta difficoltà sia di ordine costruttivo sia per la salvaguardia del tipico ambiente locale

Il primo personaggio illustre che visitò la nuova strada fu - nel maggio del 1819 - Re Vittorio Emanuele I. Il tronco Recco-Rapallo fu aperto al transito in occasione delle feste rapallesi del luglio 1819 e nel manifesto stampato per l'occasione è detto che "la nuova magnifica strada presenta tratto tratto dei colpi di vista che un pittore non saprebbe immaginare né più vaghi né più ridenti" e che, "trattandosi ora di un viaggio delizioso di poco più di tre ore da Genova, è certo che il concorso alle sacre funzioni sarà grandissimo…".
Il 9 settembre 1820 il Re Vittorio Emanuele I, reduce per mare dalla Spezia, percorreva la strada fra Sestri e Genova; il 5 giugno 1821, con quattro carrozze, partiva da Sestri Levante alla volta della Spezia, percorrendo il nuovo tratto in costruzione fra Trigoso e il Bracco. Il 5 settembre 1827 si consentiva, con sovrano decreto, uno "stabilimento dì vetture a cavalli in corso regolare di posta" fra Genova e Chiavari e viceversa, con due partenze al giorno. I prezzi, da Genova a Chiavari, erano Lire 3,40 nell'interno della vettura e 2,90 nel cabriolet, e la corsa doveva farsi in sei ore…».
Queste notizie, che ci riportano in una epoca beata in cui al tempo non si attribuiva ancora eccessivo valore, ci mostrano la nascita dell'Aurelia moderna in un fervore di lavori che, dati i mezzi di allora, ci lascia quasi sbigottiti ed increduli. Era un'epoca, quella, in cui le nuove opere venivano ancora celebrate ed esaltate dai poeti; ed il chiavarese Benedetto Sanguineti cantava infatti:
«Ponti che agevol dien varco sull'onde,
Acque montane entro il lor letto accolte,
Vie che alle tosche region feconde
ed al lombardo suol sieno rivolte.…
»
Ora però l'Aurelia, che con Vittorio Emanuele I aveva superato i tempi, è rimasta indietro, troppo indietro, e rischia ogni giorno di morir soffocata e di danneggiare proprio quelle località che prima aveva largamente beneficato.
Il turismo, la voce che ha assunto così alta importanza nell'economia nazionale ed in quella ligure in particolare, ha trovato nell'Aurelia il mezzo per giungere a contatto delle due Riviere, per espandervisì ed affermarvisi. Ma l'incremento del turismo, sempre più collegato allo sviluppo della circolazione stradale, sarebbe destinato ad arrestarsi se non si adeguassero le strade ai tempi ed alle esigenze in continua evoluzione.
Non è nostra intenzione riportare larghi dati statistici; ci sembra sufficiente ricordare che nel decorso 1960 la media giornaliera dei veicoli transitati dal varco di Ponte San Luigi è stata di 31.300, quella dei veicoli transitati a Recco di 14.600 ed infine quella del Bracco di 9.500. Messe a confronto con i dati degli anni precedenti queste cifre dicono che sull'Aurelia la circolazione è in costante aumento ed è quintuplicata rispetto al 1950.
Prevedere una vera e propria paralisi del traffico nell'immediato futuro sulla strada litoranea ligure non è pertanto né utopistico né fuori luogo. Specialmente poi sull'Aurelia di Levante, che, con le sue tremende strozzature, con le sue pendenze e le sue infinite curve, fa registrare già da tempo rallentamenti e ingorghi fastidiosi, irritanti, snervanti. Ne sanno qualcosa i turisti che tentano di giungere, soprattutto nelle giornate festive, nei centri del Tigullio e quelli che dal Tigullio transitano sull'Aurelia verso Genova.

fondovalle Il fondovalle della Fontanabuona nei pressi di Chiavari e
la catena dei monti che separa la vallata del Tigullio

Per chilometri e chilometri una processione di veicoli incolonnati procede a passo d'uomo. Non di rado la colonna incomincia sulla rampa di Pieve Ligure, a 14 chilometri dal centro di Genova. Ben sì può dire che soltanto la fama di cui le cittadine balneari liguri godono anche all'estero, fa sopportare ai clienti della più importante industria della Riviera di Levante, quella turistica, i disagi sofferti per raggiungerle.
A questo stato di cose, derivante da un tracciato stradale ormai insufficiente, si aggiungono di quando in quando le interruzioni dovute a movimenti franosi. Ricordiamo tutti la grande frana della «Liggia», presso Chiavari, che interruppe l'Aurelia nel 1948, quella di Pieve Ligure nel 1951-52, quella delle Rocche di Sant'Anna nel 1953, quella di Zoagli nel 1960 e quella recentissima delle Grazie (Chiavari) che ha provocato ancora una volta la deviazione del traffico sulle malandate strade dell'entroterra dal 28 febbraio al 2 marzo di quest'anno.
L'Aurelia, la strada che per tanti secoli ha assolto alle sue primarie funzioni, l'arteria che abbiamo detta «dalle molte vite» come la gente stessa che la costruì, ha in queste frane un handicap tremendo, che si ripercuote, subito e direttamente, non solo sulle località che restano isolate ma sull'intera fascia tra Genova e La Spezia.
Purtroppo il movimento franoso delle Grazie, che interessa un notevole tratto di collina ed investe 150 metri di strada, non è fra quelli che bene o male sia possibile arginare. E' da augurare che la catastrofe avvenga al più tardi possibile, ma quando avverrà l'Aurelia e la ferrovia sottostante sembrano destinate a restare per lungo tempo interrotte.
Troppo precaria e pericolosa è dunque la situazione della viabilità nella Riviera di Levante. Il rimedio - veramente radicale e additato ormai nei vari convegni che hanno trattato l'argomento - potrà trovarsi solo in una nuova via di comunicazione che colleghi con maggior sicurezza e rapidità Genova alla Spezia.
Nel «Piano Autostradale Nazionale», approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 dicembre scorso e prossimo ad essere preso in esame dal Senato, è stata a tal fine inclusa l'autostrada Rivarolo-Sestri Levante, la cui costruzione verrebbe affidata all'IRI.
Da parte della Camera di Commercio - che onestamente ha riconosciuto, nel proprio bollettino ufficiale, che «non è stato a suo tempo impostato in modo completo il programma autostradale riferentesi alla nostra regione» - e da parte di tutti gli organi ed enti qualificati - dalla Provincia ai Comuni, dall'Automobil Club all'Ente Turismo, alle aziende di soggiorno, ai partiti politici, alle associazioni dei commercianti e degli industriali - si sta ora compiendo una continua azione per ottenere l'inserimento del detto tronco autostradale nel primo piano triennale.
Sulla stampa e nei consigli comunali sono intanto nate le prime discussioni sul probabile tracciato ed appare sin d'ora evidente che non sarà facile non diciamo accontentare tutti ma trovare una soluzione che non crei troppi scontenti. Senza prendere posizione per nessuno - e formulando voti che sulle decisioni non abbia a prevalere il «mal di campanile» - cercheremo di esaminare e di illustrare obiettivamente le possibilità che si offrono alla realizzazione dell'autostrada Rivarolo-Sestri Levante.
Osserviamo anzitutto che il recente appalto del viadotto sul Polcevera della Savona-Genova ha ormai confermato che l'innesto dell'autostrada proveniente da ponente con la camionale di Serravalle avverrà al Campasso anziché nella zona Rivarolo - Bolzaneto come aveva proposto in un primo tempo la Provincia mirando ad un raccordo in galleria tra Bolzaneto e Molassana inserito sulla direttrice naturale della media Val Bisagno e della Val Fontanabuona quale prosecuzione verso levante del sistema autostradale genovese.
Il viadotto del Campasso prelude ad un aggiramento di Genova tramite una serie di gallerie che, secondo un progetto sostenuto dalla Camera di Commercio, dovrebbe unire la Val Polcevera alla Val Bisagno e questa con la zona di Sturla e Nervi. Si tratta di un tracciato che dal Campasso, seguendo il Rio Torbella, dovrebbe entrare in una galleria di 1800 metri destinata a sboccare a Sant'Antonino presso Staglieno; di qui, con altra galleria di circa mille metri, dovrebbe raggiungere Pontecarrega, sorpassare il Bisagno con un viadotto a quota 50 e, ancora con una galleria di un chilometro, raggiungere la valle di Quezzi per poi dirigersi verso le delegazioni di levante.
Oltretutto Genova, in questa soluzione che rappresenta una via di mezzo fra l'attraversamento urbano e il primitivo aggiramento esterno proposto dalla Provincia, ritiene giustamente di trovare parziale rimedio alle difficoltà di collegamento tra le sue Delegazioni. A tal fine è stata avanzata la proposta, considerata anche dagli organi superiori in tutta la sua concretezza ed attuabilità, di creare una «zona franca autostradale» ottenibile con l'arretramento dei caselli agli estremi della circoscrizione comunale e rendendo con ciò possibile il libero transito dei veicoli sui tratti iniziali urbani delle tre autostrade convergenti sulla Città.
Da Genova a Chiavari si offrono ai progettisti dell'autostrada due differenti soluzioni: un tracciato «interno» che segua i solchi vallivi trasversali e conseguenti del basso Bisagno e della Fontanabuona, ed un tracciato «costiero» che potrebbe svolgersi ad una quota più o meno alta sul versante rivierasco.
La galleria Bolzaneto-Molassana alla quale abbiamo dianzi accennato, fin dal 1951 approvata dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, avrebbe dovuto trovare complemento nella costruzione di una galleria fra Traso in Val Bisagno e Ferriere in Val Fontanabuona e nell'ampliamento della strada provinciale Ferriere-Chiavari allo scopo di creare un collegamento diretto tra la zona industriale genovese e la Liguria di Levante.
Come altri problemi di mole notevole, anche questo della «via interna» succursale dell'Aurelia, che se attuato subito avrebbe già dimostrato ad oltranza la propria utilità, è rimasto purtroppo insoluto. Il trasferimento allo Stato della provinciale di Fontanabuona (divenuta la nazionale 225 ma finora trascuratissima) ha passato all'Anas la competenza per la realizzazione della Traso-Ferriere che sarebbe un raccordo di appena quattro chilometri fra due strade statali di primaria importanza.

Fontanabuona Un altro aspetto della Val Fontanabuona, con l'ampio terrazzo alluvionale che si presta ad un agevole passaggio dell'autostrada

Anche agli effetti autostradali il traforo di Traso costituisce un elemento di grande praticità perché la nuova arteria potrebbe sempre agevolmente inserirsi presso Pontecarrega nell'autostrada di aggiramento di Genova. Indubbiamente il tracciato interno Rivarolo-Pontecarrega-Traso-Ferriere-Val Fontanabuona-Sestri Levante possiede favorevoli requisiti di natura tecnica ed economica. Basti pensare alla elevata percentuale di tratti rettilinei ed all'aperto, alla possibilità di pendenze uniformi e di curve a grande raggio, al costo irrisorio delle aree da espropriarsi, al modesto numero di abitazioni da demolire, alle opere d'arte (gallerie, ponti, viadotti, muraglioni) di mole limitata, alla conformazione pianeggiante del fondovalle fontanino che non ne preclude qualsiasi ulteriore ampliamento.
Il necessario raccordo con i centri della Riviera potrebbe ottenersi realizzando quel famoso sbocco al Tigullio auspicato da mezzo secolo dalle popolazioni della Fontanabuona: la galleria per Rapallo, che esiste già, con la modesta sezione di metri due per due ed un percorso di circa 1700 metri, quale cunicolo di servizio per l'acquedotto di Santa Margherita Ligure che attinge l'acqua dal torrente Lavagna ai Piani di Coreglia Ligure. Ne sarebbe complemento, per un accesso a Recco ed al Golfo Paradiso, la galleria Rapallo-Recco già appoggiata su concrete prospettive, e, in un secondo tempo, il traforo del Colle della Spinarola, al di sotto di Uscio, per il quale esiste un consorzio di comuni che ha tracciato due chilometri di rotabile e sta ora costruendo, a Ferrada, il necessario ponte sul Lavagna.
Se pensiamo che il progetto per l'Autostrada dei Fiori, presentato alle Autorità il 27 febbraio scorso, ha suscitato nella Riviera dì Ponente le più vibrate critiche perché prevede un tracciato troppo vicino alla costa che preclude lo sviluppo turistico di ampie zone dell'entroterra, la soluzione «interna» dovrebbe essere, per la Riviera di Levante, quella ideale. Essa infatti consentirebbe un più rapido accesso alla zona appenninica (suscettibile di rapidi progressi turistici grazie anche all'estendersi della viabilità minore) e creerebbe per la Riviera un grande hinterland montano con notevoli reciproci benefici.
Meno semplice si presenta la soluzione secondo un tracciato costiero. Da Pontecarrega a Nervi, stando al progetto esistente, l'autostrada, parte in galleria e parte all'aperto, dovrebbe svolgersi a mezza costa, assai al di sopra della costruenda «Pedemontana» fino a raggiungere il confine comunale al livello di Via Somma Donato. Da qui a Recco - e vi sono da intersecare le profonde incisioni vallive di Bogliasco, di Sori e di Recco - non si potrebbero fare che congetture. Per la Recco-Rapallo l'Anas approntò invece, fin dal 1955, un progetto allo scopo di eliminare la salita di Ruta.
Ora l'impresa Lodigiani, in collaborazione con i due Comuni interessati, vi ha apportato sostanziali modifiche per conferirgli caratteristiche autostradali e ne avrebbe intrapreso già la costruzione se nel frattempo non fosse giunto l'annuncio del nuovo piano nazionale e la notizia che il tronco Rivarolo-Sestri Levante dovrebbe essere costruito a cura dell'IRI.
Data la conformazione della zona da attraversare, ben il 48 per cento del tracciato predisposto dall'impresa Lodigiani sarebbe rappresentato da gallerie, previste in numero di otto per giungere da Recco, con 9581 metri di percorso, alla valletta che scende da Sant'Ambrogio di Zoagli presso il «Parco Tigullio».
Secondo questo progetto il raccordo con la viabilità ordinaria ed una eventuale diramazione per Santa Margherita Ligure troverebbero posto nella valle di Sant'Anna vicino al campo di golf, mentre il centro di Rapallo sarebbe aggirato alla distanza media di circa un chilometro.
La minaccia costante di nuove frane in prossimità della galleria delle Grazie e la conformazione tettonica (strati scisto-calcarei profondamente inclinati verso il mare) del colle interposto fra Zoagli e Chiavari, rende assai problematico il raccordo con la piana dell'Entella. Aprire su questa costiera precipite sul mare il grande solco di una autostrada equivarrebbe senza dubbio a renderne sempre più instabile il già precario equilibrio col rischio di generare altre interruzioni e danni maggiori. Una soluzione in galleria, che utilizzasse nella parte finale la valletta di Campodonico, vorrebbe dire portare l'autostrada sotto terra per almeno altri tre chilometri.
Dalla Val Fontanabuona le Autorità comunali si sono interessate al problema segnalando una soluzione felice che potrebbe dirsi di compromesso perché concilierebbe le tendenze a favore del trac-ciato «costiero» con le aspirazioni per un tracciato «interno».
Si tratterebbe di far compiere alla Genova - Recco - Rapallo una deviazione lungo il Rio Tuia - breve torrente che sfocia ad est di Rapallo - per sottopassare con 1600 metri di galleria il crinale di Monte Castello e proseguire quindi verso Carasco ed il corso inferiore dell'Entella. Questa, che chiameremo la «variante Rapallo-Carasco», presenta il duplice pregio di svolgersi su terreni non accidentati e di dotare il Tigullio di un allacciamento diretto col retroterra appenninico e con la Valle di Fontanabuona dove, stando a quanto ci ha comunicato recentemente il pilota Glorialanza, fondatore della Sezione chiavarese dell'Aereo Club d'Italia, sussistono concrete possibilità tecniche per la costruzione dì un piccolo aereoscalo per apparecchi da turismo.
Passati così in rassegna i possibili tracciati dell'autostrada Rivarolo-Sestri Levante e segnalati per ognuno di essi lati positivi e difetti, ci sembra opportuno richiamare l'attenzione delle Autorità locali, e quella vigile delle competenti Soprintendenze, sulla necessità di salvaguardare il paesaggio, l'inconfondibile paesaggio rivierasco, nel caso venisse prescelto il tracciato litoraneo. Purtroppo le autostrade creano tutta una nuova estetica (non sempre… estetica) fatta di ponti, viadotti, occhiaie nere di gallerie e di bianchi interminabili muraglioni che alterano le peculiari caratteristiche ambientali. Per la Riviera i tecnici debbono trovare accorgimenti particolari, diversi da quelli tradizionalmente adottati in altre zone. L'ambiente naturale della costa va infatti preservato da manomissioni inconsulte che arrecherebbero all'economia locale, basata in prevalenza sul turismo, un danno irreparabile e forse superiore agli stessi vantaggi portati dall'autostrada.
Infine - è doveroso dirlo - occorre anche volgere lo sguardo alla via Aurelia, all'antica pittoresca Aurelia destinata, dopo l'attuazione della nuova strada di traffico veloce, ad assumere sempre più spiccate funzioni turistiche. Il traffico, infatti, si dividerà spontaneamente fra le due arterie: su di una andrà quello pesante, commerciale, di transito; sull'altra quello turistico che amerà, nonostante il maggior percorso, salire ancora alla Ruta e alle Grazie e compiere quel tragitto tortuoso, ricco di panorami suggestivi, che oggi è pericoloso data la promiscuità di veicoli che se ne servono.
L'autostrada non deve pertanto farci perdere di vista le necessità della vecchia litoranea: essa va ancora migliorata affinché, alleggerita, possa poi diventare il vero biglietto da visita della nostra Riviera.

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