Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Riviera
di G. Biondi

Il Mare – 21 luglio 1956

L'illustre scrittore francese Gabriel Fauré1, ammiratore fervente e sincero dell'Italia, alla quale ha dedicato qualcuno dei suoi migliori copertina volumi, ha pubblicato, poche settimane fa, la sua più recente opera: La Riviera: da Ventimiglia a Pisa2.
Nessuno, o ben pochi, anche in Italia avrebbe potuto descrivere altrettanto bene le nostre città ed i nostri paesi rivieraschi, trovando per ognuno un aggettivo, diremmo quasi un vezzeggiativo particolarmente adatto e significativo.
Una recensione del libro è quasi impossibile, perché bisognerebbe… riprodurlo tutto, tanto esso è tutto interessante e, d'altra parte, intelligentemente sintetico.
Per questo, e con ciò intendiamo rendere caldo omaggio a questo coraggioso francese che non ha timore di professarsi e, soprattutto, di dimostrarsi amico dell'Italia, riteniamo opportuno di riprodurre integralmente, scusandoci se le nostre doti di traduttore siano così inferiori ai meriti letterari dell'illustre amico, il capitolo che riguarda la terra ed il mare del nostro cuore: il Tigullio.
Non possiamo riprodurre le magnifiche e numerose illustrazioni in rotocalco che, con tecnica perfetta ed originalità, accompagnano il testo, illuminandolo quasi. Le città ed i punti più caratteristici ci sono parsi più belli del solito, più accoglienti, più riposanti, più attraenti.

La via Aurelia, attraversando il promontorio di Portofino, conduce direttamente (da Camogli) a Portofino. Lungo la strada, una fermata a Ruta permette di prendere una strada che porta a Portofino Vetta, dove da un grande albergo si gode di una magnifica vista su tutto il Golfo di Genova.

Avevo così sovente sentito vantare Portofino che temevo di dover provare una delusione. Vano allarme: lo scenario è molto più «charmant» di quanto lo immaginavo. «Charmant» è il giusto aggettivo che spetta a questo porto in miniatura; con una stretta apertura verso il mare esso dà qualche volta l'illusione di un lago contornato da case a tinte chiare o bellissimamente colorate.

Portofino è uno dei rari cantucci nei quali si possa sempre godere di quella felicità che si fa ogni giorno più rara: il silenzio. Oasi di pace già ammirata da Plinio il Giovane, celebrata durante i secoli, da tanti poeti e scrittori. Nietzsche vi trovò il riposo che gli permise di scrivere «Al di là del bene e del male».

Ritornando sui propri passi, verso Rapallo, si incontra, prima Paraggi, e poi Santa Margherita, città di dodicimila abitanti appiattata in un'anfrattuosità del Golfo Tigullio. Essa è una Stazione invernale molto frequentata, dove ci si reca anche d'estate. Come Portofino anche questa località è stata cantata da numerosi poeti e scrittori, dal Petrarca fino a Valéry Larbaud3.
Continuando la nostra strada, troviamo la romantica e tranquilla cala di San Michele di Pagana. Fra la vita mondana di Santa Margherita e di Rapallo, si può oziare e sognare sotto le querce verdi ed i cipressi che contornano il piccolo porto.
Una tradizione, della quale non assumo responsabilità, vuole che qui sia venuto a riposarsi Annibale, durante la terza guerra punica; sembra invece certo che Van Dyck, uno dei cui «Cristo in Croce» si trova nella locale Chiesa di San Michele, vi abitasse, ospite della famiglia Orero.
Ai piedi di colline coperte prima di olivi e di verdi querce, poi, più in alto, di faggi e di castagni, si presenta Rapallo, località di soggiorno molto frequentata dalla clientela internazionale. Dalla costa alcuni viali salgono dolcemente fra giardini e ville. Grandi e belli alberghi fanno di Rapallo una elegante stazione d'estate e d'inverno, che, a buon diritto, si proclama «regina del Tigullio». Sul lungo mare Vittorio Veneto, fiancheggiato da alberghi e da eleganti negozi, si riuniscono, ogni giorno, come sulla Promenade des Anglais di Nizza, turisti estivi e invernali, il cui numero è in costante aumento.
Dopo aver detto di Zoagli, Chiavari e Lavagna l'autore entra a Sestri Levante, città di sedicimila abitanti, attiva, ridente, molto pittoresca, importante stazione balneare in mezzo a ricchi giardini, con splendidi viali di palme. Fauré
E così, continuando, descrive la città, che è divisa in due parti, una che s'allunga sulla riva, l'altra che, staccandosi dalla prima, si fissa ai piedi di un promontorio boscoso, che unisce questa specie di isola alla riva, è interamente costruita, e le case, costruite su fondazioni profonde, hanno consolidato questo istmo sabbioso. Così Sestri Levante ha due porti, uno orientato verso il nord, guarda Chiavari, l'altro, orientato al sud fino alla punta Manara. Sono come due archi opposti le cui curve quasi si toccano, separati soltanto dalla lunga lingua di terra e dalle cose che le sovrastano.
Una strada per le auto ed un ascensore per i pedoni portano in cima al promontorio, dove, nel parco dell'Isola, sta il grande albergo dei Castelli, lussuoso albergo aperto solo durante i mesi estivi.
Il proprietario compì prodigi d'ingegnosità e spese molto danaro per fare di questo castello una dimora ad un tempo romantica e di conforto moderno. Numerosi frammenti antichi, dei capitelli, degli stipiti romani sono stati reimpiegati ed integrati nelle mura. Dai viali tortuosi e fiancheggiati da cipressi, da verdi querce, da olivi, conducono a località dalle quali si dominano paesaggi veramente grandiosi.
Vicinissima è la cappella romana del XII secolo di San Nicolò, con un piccolo campanile di granito, aperta al pubblico solo due volte all'anno: il giorno dei Morti ed a Natale.
Nel paese, l'ansa volta a sud, è anche chiamata «baia del silenzio». Infatti vi si gode una grande sensazione di pace. Byron, il più inquieto dei poeti l'apprezzò molto, e scrisse a Shelley di andare a raggiungerlo per ammirare un paesaggio degno di Omero, dove avrebbe «visto il vento gonfiare le vele di Ulisse».

Poi l'autore prosegue per la Spezia.


1 Musicista francese (Pamiers 1845 – 1924 Parigi)
2 Gabriel Fauré: Riviera - Arntaud – Paris – éditeur
3 Poeta e romanziere francese (Vichy 1881 - 1957)

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