Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Tra Ruta e Santa Margherita – una volta – il… sipario di ferro
di f. d. l.

Il Mare – 2 giugno 1956

Tra gli antichi valichi d'Italia, uno dei più importanti fu certamente quello di Ruta. Vi passarono eserciti, conquistatori, le stirpi più diverse. foto 1
Già gli antichi Liguri vi stabilirono una loro rudimentale fortificazione.
Fu così che per molti versi quel crinale del monte rappresentò all'incirca lo spartiacque tra antiche genti che si guardavano in cagnesco, e questa situazione durò per lungo tempo. Non è certo storia antica, quella di meno di sessanta anni fa, quando un gruppo deciso ed astuto di camoglini sorprese alcuni sammargheritesi che custodivano i loro animali pascolanti pochi metri al di là delle terre del comune di S. Margherita. Ne nacque una baruffa con bastonate, colpi proibiti ed una decina di contusi. La cosa fece epoca, a quei tempi, quasi come se i sammargheritesi avessero attraversato il… sipario di ferro. Ed allora era già stata fatta l'unità d'Italia.
I romani quando si trovarono alle prese con l'ostacolo del promontorio di Portofino, si comportarono in maniera molto semplice. Da Rapallo salirono a 295 metri sul mare e da questo che era il punto più favorevole, ridiscesero a Recco.
In antico: Rua
Fu così che certamente Ruta ebbe origine. Lo dimostra il suo stesso nome – Rua o Ruga, come è scritto negli antichi documenti – che per gli antichissimi liguri foto 2 doveva significare strada.
La Rue è rimasta ancora ai francesi ad indicare strada; ed anche in Genova antica esisteva una ruga vecchia trasformatasi poi nella attuale Ravecca.
Valico importantissimo, unico tra le stazioni militari di Chiavari e di Recco, Ruta vide così il passaggio delle legioni di Roma lanciate alla conquista della Gallia, e a difendere i presidi di confine, e via via nel susseguirsi dei secoli vicende guerresche e battaglie.
Se un giorno qualche laureando volesse documentarsi per una tesi di ricerca storica, su codeste vicende, potrebbe attingere a centinaia di testi antichi, in cui il passo della Ruta è citato.
Mentre i romani valicavano il monte, giù in basso stava formandosi Camogli, Camogi, che vuol dire terra al basso, contrapposto a Ruta.
>Così sulla strada romana, passarono Dante e Petrarca, che descrisse il passo ed il promontorio in delicati brani di sue prose e poesie.
S. Prospero morì nella faticosa salita e S. Giovanni vi visse da eremita. Vi soggiornò Nietzsche. E Ruta cresceva d'importanza strategica. foto 3
Ma prima di andar rievocando, sfide e pugne, ricordiamo un passo del discorso di Gabriele D'Annunzio, nell'aprile del 1908, quando il crinale prese il nome di Vetta, tralasciando il nome precedente «Kulm».
Le parole di D'Annunzio
Le pronunciò nel sole, guardando la distesa azzurra, con la eloquenza, non certo tacitiana: «…Io imagino su questo Mediterraneo, specchio dell'Ideale, ove splende in eterno la luce delle tre rivelazioni – ove la Grecia rivelò il bello, Roma il giusto, la Giudea il Santo – imagino il Genio della città, simile al Cintraco che giurava sull'anima del popolo levava in alto la leggendaria coppa smeraldina tolta a Cesarea dall'espugnatore Guglielmo Embriaco, levarla ardente di sangue novello e ripetere la semplice rude parola antica: "Cristo ne presta grazia che noi possiamo andare di bene in meglio"».
La storia di quel valico e di quello spalto dal quale si ammirano due golfi stupendi di luce e di bellezza, fu però come dimenticata negli anni più cupi della storia d'Italia. Gli annali genovesi nel secolo XIII accennano qualche notizia importante. Nel 1257 crebbero talmente i ladri di strada e tanti assassinii furono da questi commessi nella strada di Ruta, che era ormai impossibile andare a Rapallo. Fu necessario che Genova vi stabilisse un corpo di guardia per garantire l'incolumità dei viaggiatori, diretti verso il Nord dell'Europa. Ma avvenimenti più importanti sono nel secolo seguente.
foto 4
Nel 1366 qualche centinaio di facinorosi, residuo di battelli pirati naufragati e di truppe mercenarie, scorrevano per la riviera devastandola. Quando vollero avviarsi verso Genova capitanati da Leonaldo Montaldo, gli abitanti della podesteria armatisi si opposero alla loro salita a Ruta. Per questa opposizione essi danneggiarono le terre dei Fieschi. Ed è dello stesso anno, il 5 aprile giorno di Pasqua, che i soldati di Nicolò Fieschi, avversario del doge di Genova, incendiarono tutta Camogli ed il borgo di Ruta.
Avventure simili non erano rare in quei tempi di fazioni. Il nome dei Fieschi – questi potenti Liguri che nella nostra regione avevano possedimenti e palazzi – si riferisce quasi sempre a questi avvenimenti.
Luigi Fieschi nel 1477 scendendo dai suoi monti scelse la via di Ruta, per marciare verso Rapallo dove lo attendevano i capitani dello Sforza, allora signore di Genova, e dove dopo qualche scontro egli fu costretto ad arrendersi.
Nel 1494 passano ancora di qui una parte di soldatesche dirette nuovamente a Rapallo, dove quell'anno si svolse la celebre e sanguinosa battaglia di risonanza nazionale, tra Francesi, Aragonesi, Svizzeri ed Italiani. Un'altra battaglia si svolse invece a Ruta stessa nel 1507.
Questa battaglia è collegata ad uno dei più importanti moti popolari genovesi. In Genova predominava allora il re di Francia ed i popolani decisi a far valere la propria parte nelle continue competizioni coi nobili, sostenuti dai francesi, elessero doge Paolo da Novi, uno dei loro, ripristinando il dogato. Questo cambiamento di governo indispettì Luigi XII che scese contro Genova. Tra le altre sciagure sovrastanti ai popolani, accadde che i nobili Gerolamo ed Emanuele Fieschi andarono frattanto rioccupando la riviera già prima a loro tolta. Impadronitisi di Rapallo, stavano per avviarsi verso Genova con tremila uomini di fanteria ed altrettanti di cavalleria, quando la gente inviata loro contro dal doge li incontrò di notte nella strada di Ruta. Narrano gli storici che quella notte fu quanto mai favorevole ai popolani i quali riuscirono a mettere in rotta con grande strepito gli uomini dei Fieschi.
Un altro dei Fieschi, Rolandino, che doveva congiungersi ai primi, uditane la rotta fuggì anch'egli dopo qualche scaramuccia.
Questa vittoria fu assai vantata in Genova, sebbene l'allegria durasse poco per l'avvicinarsi del re francese.
Ed è Filippo Fieschi che nel 1526 dall'alto del monte di Portofino, rompe e sconfigge le truppe austriache.
Napoleone e l'Aurelia
Ma oramai le grandi vicende guerresche esulano col seguire del tempo, in altri luoghi. E' appena nel 1800 che le truppe francesi di passaggio, alloggiarono foto 5 nella chiesa e tanto fu il panico che incuterono agli abitanti che il parroco, imitando l'esempio di tanti altri, se ne fuggì sui monti.
Il valico di Ruta riprende intanto la sua naturale e pacifica funzione: quella economica. La via Romana, antica ormai di quasi due millenni, era insufficiente all'accresciuto traffico. Fu Napoleone che ordinò la costruzione dell'attuale Aurelia. Questa nuova strada ebbe il tracciato ideale della prima accorciato però e reso più pianeggiante. Essa differì invece nell'attraversare la Ruta. Anziché scavalcare il monte, lo attraversò con una galleria e di qui si avviò a Rapallo per il versante marino, invece di scendere attraverso S. Maria del Campo. La galleria larga 6 metri fu però costruita in parte dopo la caduta di Napoleone.
Ma come non era bastata l'antica via consolare, ricca di ricordi poetici, religiosi, guerreschi, nemmeno quella di Napoleone fu sufficiente alle necessità del continuo progresso.
Venne la ferrovia e nuovamente l'antico ostacolo del promontorio si parò innanzi, superato stavolta in modo grandioso con una doppia galleria, quella di Camogli, lunga tre chilometri.
Attualmente il problema della Ruta sta nell'adeguamento delle sue strade che conducono alla Vetta ed a S. Rocco, e del suo risorgere turistico.
Ma di questo parleremo in altra occasione.

© La Gazzetta di Santa